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“Birth” di Dardust: la recensione

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In un’intervista a Dario Faini, anima e corpo del progetto Dardust, pubblicata su ArtInMovimento in occasione dell’uscita di “7“, primo album della trilogia progettata dall’artista ascolano, gli chiesi quanto fosse importante escludere le parole e il cantato dall’album, orientando il lavoro verso un ambiente completamente strumentale. Mi rispose che il lavoro di autore e compositore lo impegnava molto e che Dardust nasceva proprio dall’esigenza creativa di decomprimersi, di uscire fuori dagli schemi. Sicuramente, dopo diversi e attenti ascolti, in “Birth” – nuovo lavoro della trilogia che unisce Berlino, Reykjavic e ­Londra in musica – la mancanza delle parole e del…


In un’intervista a Dario Faini, anima e corpo del progetto Dardust, pubblicata su ArtInMovimento in occasione dell’uscita di “7“, primo album della trilogia progettata dall’artista ascolano, gli chiesi quanto fosse importante escludere le parole e il cantato dall’album, orientando il lavoro verso un ambiente completamente strumentale. Mi rispose che il lavoro di autore e compositore lo impegnava molto e che Dardust nasceva proprio dall’esigenza creativa di decomprimersi, di uscire fuori dagli schemi. Sicuramente, dopo diversi e attenti ascolti, in “Birth” – nuovo lavoro della trilogia che unisce Berlino, Reykjavic e ­Londra in musica – la mancanza delle parole e del cantato è pari al nulla. Il lavoro creativo sulla musica è Immagine 5talmente elevato e coinvolgente da far assopire nell’ascoltatore la voglia di cantare a favore della voglia di ballare e sognare grazie soprattutto al pianoforte di Faini che è ad alti livelli compositivi. “The Wolf“, singolo di lancio dell’album, è un continuo saliscendi tra onirici breakdown pianistici ed esplosioni elettroniche, perfetta fotografia musicale della “terra del ghiaccio e del fuoco”: l’Islanda è tutta qui. La narrativa dell’album è una lotta continua tra “slow” e “loud”, le tracce si snocciolano piacevolmente su questa impronta fino alla potentissima e ipnotica “Don’t Skip (Beautiful things always happen in the end)”: prendete il titolo come un consiglio, questo pezzo vi conquisterà ascolto dopo ascolto, come un amore cresciuto nel tempo.
Piccola perla incastonata nelle dieci tracce dell’album è sicuramente “Slow is the new loud“, un pezzo malinconico dove il pianoforte e una splendida partitura di archi si intrecciano e ci accompagnano verso un finale contaminato dall’elettronica.
Gran Finale” (che immagino già potentissima nei live) e “Nëturflug” – due tracce epiche, perfette per il mondo cinematografico come colonna sonora – ci accompagnano verso la fine di questo viaggio. Ma la voglia di rimanere è ancora più forte della voglia di partire: per Londra c’è ancora tempo.
Mirko Ghiani

“Birth”
Produzione artistica Dario Faini
Prodotto e arrangiato in Reykjavik, Islanda
Registrato ai Sundlaugin Studios – Reykjavik, Islanda da Dario Faini & Vanni Casagrande
Tutti brani sono stati composti da Dario Faini ad eccezione del brano “Take the Crown” scritto da Dario Faini e Sir Bob Cornelius Rifo aka SBCR aka The Bloody Beetroots
Dario Faini: piano,voci and electronics
Vanni Casagrande: electronics, programming and drumming
Carmelo Patti: strings
mixed by Nacor Fischetti al Biplano Studio Roma e Francesco Lo Cascio al Shin Tokyo Sound
mastered by Sam John at Precise Mastering
Album Artwork by Marco Fausti
Foto di Alessio Panichi
Published by Universal Music Publishing Ricordi / Metatron srl except for “Take the Crown” published by Universal Music Publishing Ricordi / Metatron srl / Coffin Publishing / Off Limits Publishing

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