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Buona e applaudita la prima de “Le nozze di Figaro” al Coccia di Novara

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Nel complesso buona la prima di venerdì 15 febbraio de Le Nozze Di Figaro di Mozart, opera proposta dal Teatro Coccia di Novara. Pulita, convinta e precisa la bacchetta di Erina Yashima che con garbo ha diretto l’Orchestra GiovanileLuigi Cherubini che ben ha risposto alle intenzioni del maestro. L’allieva di Muti, senza artefici, è stata capace di ben costruire un’impalcatura musicale sostenitiva per i solisti in scena. Il Coro San Gregorio Magno invece è stato altalenante: più preciso con la presenza della compagine maschile, anche se le imprecisioni non sono certo mancate. È pur vero che il ruolo del coro…

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Nel complesso buona la prima di venerdì 15 febbraio de Le Nozze Di Figaro di Mozart, opera proposta dal Teatro Coccia di Novara. Pulita, convinta e precisa la bacchetta di Erina Yashima che con garbo ha diretto l’Orchestra GiovanileLuigi Cherubini che ben ha risposto alle intenzioni del maestro. L’allieva di Muti, senza artefici, è stata capace di ben costruire un’impalcatura musicale sostenitiva per i solisti in scena. Il Coro San Gregorio Magno invece è stato altalenante: più preciso con la presenza della compagine maschile, anche se le imprecisioni non sono certo mancate. È pur vero

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che il ruolo del coro in questa opera mozartiana non è rilevante.
Quasi assente la regia di Giorgio Ferrara: i protagonisti ci sono sembrati, a volte, addirittura imbarazzati, in quanto tutto è stato lasciato all’iniziativa personale, in quanto l’allestimento era deficitario di una chiara intenzione registica. Mentre abbiamo apprezzato le scene semplici, ma al contempo efficaci che portano la firma di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. Tutti i momenti scenici erano costellati da particolari da fondali cangianti che offrivano evidentemente il senso dello sviluppo della vicenda, di questa folle giornata di preparativi per le nozze di Susanna e Figaro. Apprezzabile l’idea del finto tendaggio che occupava il proemio della scena che veicolava l’idea di rendere il teatro nel teatro, sicuramente non originale. Coerenti nel loro essere, ma per noi poco accattivanti i costumi di Maurizio Galante e soprattutto le parrucche quasi aliene.

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Prima di passare alla disamina dell’esecuzione dei cantanti solisti, un doveroso plauso va fatto a chi ha scelto il cast, in quanto nonostante i grandi distinguo tecnici e di maturità artistica, è stato caratterizzato da un’amalgama di sonorità e di un equilibro vocale notevoli, aspetto per nulla scontato.
Sicuramente le star della serata sono stati baritono Vittorio Prato, Lucrezia Drei e Simone Del Savio. Questi

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tre artisti, i primi due anche musicisti di spessore, hanno retto l’opera con un’attenzione maniacale e una verve scenica veramente impressionante. Lucrezia Drei ha vestito con padronanza il ruolo di Susanna con una magnifica mimica, una bella lama, una grande agilità nel muoversi nei registri gravi e in quelli acuti, una consapevolezza del proprio strumento e una naturale capacità di arrivare al pubblico. Simpatica, spigliata e colorata.

Simone Del Savio è stato un potente Figaro. La sua vocalità è rotonda, i

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l suo fraseggio perfetto e nel complesso pare che questo ruolo gli sia fatto su misura. Si muove con estrema naturalezza in tutta la partitura, riuscendo a conquistare i presenti, esprimendo superbamente tutte le sfumature del suo personaggio.

Vittorio Prato, che seguiamo dagli esordi della sua carriera, continua a convincerci e a stupirci perché

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ha raggiunto livelli di perfezione vocale e di brillantezza di lama veramente notevoli. Il suo è stato un Conte di Almaviva suadente ed elegante. Emissione di voce magistrale, perfetto fraseggio, eloquente il suo incedere in scena e nelle interazioni con i personaggi. Sentiamo di poter dire che, al contrario di quanto è avvenuto col collega Del Savio, questo ruolo non valorizza il grande artista leccese, in quanto la sua vocalità si muove con più rotondità nelle parti più acute del registro baritonale. Detto questo, ce ne fossero di Conti del genere, capaci di rendere con disinvoltura ogni parte, esprimendo con lucentezza l’evoluzione di questo personaggio che crede di essere il grande burattinaio, mentre alla fine scopre di essere stato raggirato e manovrato.

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Superba l’esecuzione dell’aria Hai già vinta la causa che ha riscosso tanti consensi.

Francesca Sassu che ha vestito i panni della Contessa di Almaviva, si è mossa come un diesel. Poco convincente nella prima parte in quanto è apparsa poco presente, mentre da dopo la sua aria Dove sono i bei momenti ha manifestato la bellezza della sua voce: rotonda, piena, ricca di armonici, capace di notevoli virtuosismi. Quindi nel complesso molto buona la sua performance.
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Aurora Faggioli, interprete di Cherubino, è stata altalenante: in momenti è parsa pienamente nel ruolo, altri invece a tratti meno sicura e convinta delle proprie capacità. Nel duetto con la Drei è scomparsa completamente. Gradevole la voce di Isabel De Paol (Marcellina), mentre poco convincenti Ion Stancu (Bartolo), Jorge Juan Morata (Basilio) e Riccardo Benlodi (Don Curzio). Soprattutto il primo dei tre è risultato privo di quella cavità vocale prevista dalla partitura. Regolare l’interpretazione di Leonora Tess (Barbarina) e di Jonathan Kim (Antonio).

Nel complesso un bello spettacolo seguito con attenzione dai presenti che ne hanno riconosciuto la qualità premiandolo con copiosi applausi.
Annunziato Gentiluomo

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