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Con “Lettere di un amore americano” Ideateatro fa centro!

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E anche questa volta Ideateatro fa centro! Il 26 Marzo scorso, presso il Teatro Giulia Di Barolo, abbiamo assistito a uno spettacolo ben confezionato e con un buon ritmo. Lettere di un amore americano, atti unici di Tennessee Williams, diretto da Sandro Calabrò, affiancato da Giorgio Fissore (Aiuto regia), Dorella Apa (Assistente alla regia), con le scenografie firmate da Rosita Ginger Mezzela, ha fatto il sold out, conquistando i presenti che hanno sostenuto copiosamente tutti gli attori in scena. Scene essenziali e al contempo funzionali in cui il fil rouge è un divano trasformista che scandisce le quattro storie e che introduce il loro mood. “Una lettera d’amore” di Lord…

FB_IMG_1492416050207E anche questa volta Ideateatro fa centro! Il 26 Marzo scorso, presso il Teatro Giulia Di Barolo, abbiamo assistito a uno spettacolo ben confezionato e con un buon ritmo. Lettere di un amore americano, atti unici di Tennessee Williams, diretto da Sandro Calabrò, affiancato da Giorgio Fissore (Aiuto regia), Dorella Apa (Assistente alla regia), con le scenografie firmate da Rosita Ginger Mezzela, ha fatto il sold out, conquistando i presenti che hanno sostenuto copiosamente tutti gli attori in scena.FB_IMG_1492416030915
Scene essenziali e al contempo funzionali in cui il fil rouge è un divano trasformista che scandisce le quattro storie e che introduce il loro mood“Una lettera d’amore” di Lord Byron, interpretata da Mariagrazia Graziano, Tiziana Romano, Arianna Zucco e Paolo Agazzi in cui ricorre l’azzurro per la fugacità di un incontro, reso eterno nelle parole di una lettera, con l’eroe poeta venuto dal mare. Segue Saluti da Bertha con Maria Elvira Rao, Michela Vitale, Sabrina Morrone, Giorgia Pansa, Serena Attanasio, Pia Molinari e Flavia Moschetto in cui vige il rosso per la passione soffocata nel disincanto di un bordello. Poi La lunga permanenza interrFB_IMG_1492415734584otta con Piero Ribiscini, Franca Scoppa, Malvyna Lasepo, Alex Bar, Riccardo Battaglia, Gianni Comite e Gianluca Mellia in cui domina il rosa, simbolo per eccellenza, colore fiore e donna insieme. Rosa anche in riferimento forse alla folle sorella dell’autore per sottolineare che la bellezza abita in ciò che è fragile e caduco e in questo vuole essere amata. E infine Ritratto di Madonna con Sandra Pecoraro, Paolo Agazzi, Alberto Palma, Antonello Driutti, Paola Di Bernardo, Sandro Calabrò, Guido Traversa, Matteo Paradiso e Cesare SuccFB_IMG_1492415716331o in cui emerge il Giallo per la nostalgia di un’estate di luce abbagliante, unica testimone di un amore tanto più presente quanto mai esistito. Il gioco sul colore è sicuramente uno degli aspetti più interessanti dello spettacolo, in quanto, come la musica, rappresenta un linguaggio universale, un elemento che arricchisce emotivamente la piéce. Colore dei bei costumi, colore delle atmosfere alla creazione delle quali partecipano le efficaci e ben gestite luci. Suggestivo è il leit motiv conclusivo di ogni singolo atto dove entrano in scena dei figuranti che traghettano il pubblico da una storia all’altra, fungendo pure da trait d’union e da trasfFB_IMG_1492415804641ormatori delle scene. Sia le musiche, tra cui spicca una soave Summertine, sia questi movimenti scenici scandiscono molto bene il ritmo dello spettacolo che scorre raggiungendo il proprio climax al finale di ogni quadro.
Ambientate tra la fine dell‘Ottocento e la prima metà del Novecento queste storie hanno come protagoniste quattro donne che si trovano a fare i conti con amori non ricambiati, immaginari o impossibili, accomunate da un analogo destino di solitudine e di follia. Esistenze le loro che restano tuttavia irriducibili l’una all’altra.FB_IMG_1492415780411
La regia di Calabrò è ben curata. Nulla è lasciato al caso, come neanche la ripresa nel finale di ogni singolo quadro utilizzando il divano che alla fine sarà grigio, quindi neutro in quanto ha finito di assolvere alla sua funzione caratterizzante dei singoli qFB_IMG_1492415954214uadri, rappresentando invece il grigiore dell’esistenza dei personaggi in cui tutti alla fine cadono. Semplice e al contempo raffinato che grazie anche a un gioco di luce risultano istantanee che si imprimono nelle mente del pubblico tra ricordo della scena e ricordo delle emozioni che quella aveva suscitato. Buono è il lavoro sui singoli personaggi ben caratterizzati e apprezzabile la continuità e gli elementi di ricorsività che costellano lo spettacolo.
Il cast, nonostante l’inesperienza di alcuni attori, risponde bene a quanto indicato per il suo ruolo, evidentemente con dei distinguo. Tra tutti brilla una grande stella che da molto aveva deciso di appendere “il copione” al chiodo: Sandra Pecoraro che all’età di 82 anni ha vestito i panni della signora Lucrezia Collins in modo luminoso. Riempie con la sua performance la scena, trasmettendo la sua saggezza artistica al resto del cast che viene contagiata da tanta cura e bellezza del singolo gesto. Superba! Artisticamente precisa, attenta, pregnante, mai eccessiva. Un faro che attraeva gli spettatori incantati nell’osservarla e nell’ascoltarla. Un imponente e discreto cameo…
Molto convincenti le interpretazione di Mariagrazia Graziano (Irénée Marguerite de Poitevent) e di Maria Elvira Rao (Bertha). Per entrambe buono il controllo di voce, bella intensità scenica e grande gestione del proprio spazio.
IFB_IMG_1492417626856l giovanissimo Alberto Palma emerge, forse anche grazie al costume color bordeaux, proponendo uno stimolante e preciso Frank: potente la sua mimica e grande espressività.
Franca Scoppa interpreta con grande cura il personaggio della zia Rosa. Naturale, sempre presente e centrata, arriva al pubblico col suo candore.
PertineFB_IMG_1492417224652nte e preciso l’intervento attoriale dello stesso regista Sandro Calabrò nei panni di Abrams e buona la prova di Malvyna Lasepo come Baby Doll.
Solo soddisfacente la performance di Paolo Agazzi nei panni di Mr Tutwiler e di Nick, il portiere: avremmo desiderato vedere in lui maggiore energia, quella verve che lo contraddistingue solitamente.
Proprio da sistemare in particolare per dizione e controllo di voce Piero Ribiscini che ha reso il ruolo di Archie Lee spingengo troppo e risultando veramente artefatto.
Un piacevole spettacolo che si lascia amabilmente gustare e che scalda il cuore…
Annunziato Gentiluomo

 

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