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Formalibera, Grotowski e i bambini: voglia di “Teatro Laboratorio”

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Si è svolto ormai qualche giorno fa (domenica 2 novembre), organizzato dalla compagnia Formalibera, il laboratorio di teatro e danza per bambini dai 7 ai 12 anni dal titolo Il gioco dell’attore. Diretto dalla danzatrice e perfomer Alessandra Lai in occasione di un nuovo ciclo di prove per lo spettacolo Nat e la stanza segreta, la compagnia ha messo a disposizione dei giovanissimi partecipanti i personaggi della storia. Un pomeriggio gioioso che ha coinvolto i piccoli attori in semplici esercizi e brevi drammatizzazioni; e in cui Alice, Il Bianconiglio, l’Orco, Il Cappellaio Matto e, naturalmente, Nat, li hanno trasportati nel…

Si è svolto ormai qualche giorno fa (domenica 2 novembre), organizzato dalla compagnia Formalibera, il laboratorio di teatro e danza per bambini dai 7 ai 12 anni dal titolo Il gioco dell’attore. Diretto dalla danzatrice e perfomer Alessandra Lai in occasione di un nuovo ciclo di prove per lo spettacolo Nat e la stanza segreta, la compagnia ha messo a disposizione dei giovanissimi partecipanti i personaggi della storia. Un pomeriggio gioioso che ha coinvolto i piccoli attori in semplici esercizi e brevi drammatizzazioni; e in cui Alice, Il Bianconiglio, l’Orco, Il Cappellaio Matto e, naturalmente, Nat, li hanno trasportati nel magico mondo delle fiabe.

Leggere a scuola, leggere a casa, inventare delle maglia1038-1038x576storie, creare dei personaggi, giocare con la fantasia, condividere storie, raccontare storie, incrociare storie che ne creano altre:  interessi che, da sempre al centro del progetto Laboratori per Bambini, sono sempre stati fondamentali soprattutto nella poetica, nella filosofia della compagnia.

Formalibera nasce nel 2008, dopo 3 anni di collaborazioni come semplice compagnia, decidendo di strutturarsi in associazione culturale. Obiettivo principale e dichiarato quello di “esplorare artisticamente il mondo delle relazioni umane come tematica determinante a livello individuale, sociale e culturale: tutto passa da lì”. La ricerca esistenziale, insomma, è un fattore determinante per la crescita morale, spirituale e artistica dell’individuo. Ogni ricerca, però, necessita della sua concretizzazione; e questa avviene tramite le relazioni umane. Di qui allora la definizione di arti performative: “abbiamo definito così il nostro ambito di lavoro perché, pur avendo come riferimento d’origine il Teatro-Danza, siamo convinti del superamento delle obsolete definizioni di stili in direzione di un’integrazione libera delle diverse modalità e linguaggi artistici”.

Aldilà del Teatro-Danza dunque, una grimagesande attenzione, pedagogica soprattutto, è rivolta al mondo dei più piccoli. Attenzione che si concretizza, per il secondo anno consecutivo, in un grotowskiano “Teatr laboratorium”: luogo di autenticità, ricerca teatrale ma soprattutto spirituale, scoperta degli altri e di se stessi. Un teatro però, quello di Formalibera, che non esclude gli “altri” più piccoli, proponendosi di mettere al primo posto un obiettivo: quello cioè di “comunicare con i bambini con diversi linguaggi espressivi che nascano direttamente da loro e che non abbiano bisogno di stimoli artificiali se non da noi ricercati in maniera mirata”. Il progetto superiore e lodevole di guardare al corpo come a uno “strumento operativo, espressivo e vivo elemento comunicativo che permette ai bambini di esprimersi nelle loro differenze e, accettandole, di mettersi al servizio dei propri sentimenti ed emozioni”; considerare la musica “lo sviluppo di un ascolto delle differenze dei suoni, i toni, i volumi e le armonie” che, interagendo con il movimento, creano la “musica del corpo”. Insomma, Jerzy Grotowski, il canto e l’”arte come veicolo”: veicolo di scoperta, non d’invenzione.index

Un invito rivolto a tutti i bambini. Un gruppo con il quale scambiare idee, piccoli progetti e – questo è certo – grandi gratificazioni. È un modalità di lavoro poi, volta a sostenere i ragazzi che, nell’attività scolastica, relazionale e di comunicazione sociale in generale, manifestino difficoltà di concentrazione.

Tante idee, tanta teoria, ma soprattutto tanto lavoro, tanta performance. Parola d’ordine, “riconoscerci”.
Riconoscerci in quello che incontriamo. Riconoscerci in quello che tocchiamo. Riconoscerci in quello che cambiamo.
Giuseppe Parasporo

[Fonti immagini: www.formalibera.org; www.tactuacion.blogspot.it; www.artcurel.it]

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