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“Il Corsaro” di Verdi chiude la stagione lirica al Teatro Municipale di Piacenza

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Con Il Corsaro di Giuseppe Verdi si è chiusa la Stagione Lirica 2017-18 al Teatro Municipale di Piacenza, con due appuntamenti, il 4 e il 6 maggio. Una stagione che possiamo definire di grande successo per il teatro della città emiliana che si è aperta e chiusa proprio celebrando Verdi, compositore amatissimo dal pubblico piacentino, richiamato anche da opere minori solitamente poco rappresentate del grande maestro. Affascinante l’allestimento di Lamberto Puggelli, ideato per il Teatro Regio di Parma e curato dalla moglie Grazia Pulvirenti, a 5 anni dalla morte del regista milanese. Un allestimento fascinoso e misterioso, magnifiche le luci curate da Andrea Borelli che…

corsaro2Con Il Corsaro di Giuseppe Verdi si è chiusa la Stagione Lirica 2017-18 al Teatro Municipale di Piacenza, con due appuntamenti, il 4 e il 6 maggio. Una stagione che possiamo definire di grande successo per il teatro della città emiliana che si è aperta e chiusa proprio celebrando Verdi, compositore amatissimo dal pubblico piacentino, richiamato anche da opere minori solitamente poco rappresentate del grande maestro. Affascinante l’allestimento di Lamberto Puggelliideato per il Teatro Regio di Parma e curato dalla moglie Grazia Pulvirenti, a 5 anni dalla morte del regista milanese. Un allestimento fascinoso e misterioso, magnifiche le luci curate da Andrea Borelli che richiamano le atmosfere marinare del Mar Egeo. Puggelli ambienta l’intera vicenda su una nave, quella dei corsari prima e poi quella dei Turchi, con il mare che affiora delicatamente senza diventare protagonista sulla scena. Un allestimento semplice, ma elegante, immerso in un clima marino, sostenuto dalla presenza imponente di tre alberi, corde e numerose vele che contribuiscono a definire i diversi ambienti della narrazione. Il merito delle scenografie vacorsaro3Marco Capuana e i bei costumi a Vera Marzot. Un allestimento sicuramente riproposto più volte nel circuito dei teatri dell’Emilia, che affascina per la sua funzionalità e semplicità. Pochi gli elementi scenici e nessun effetto speciale, a parte la sapiente arte di manovrare dietro le quinte le tradizionali attrezzerie per innalzare e abbassare le vele che danno forma agli ambienti, dei veli per l’Harem di Seid e Gulnara, funi intrecciate per dare le sembianza di una prigione. Il libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal poema di George Byron e messo in musica da Vera Marzot, Marco Capuananel 1848, abbandona le idee libertarie degli eroi byroniani per trasformarsi in un romanzo d’avventura. Molto affascinante il momento dello scontro tra corsari e turchi, risolto con un vero e proprio duello tra spadaccini, molto ben rappresentato, la cui formazione è stata curata dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco. La Direzione d’Orchestra è stata corsaro1affidata al Maestro Matteo Beltrami, neo-direttore musicale del Teatro Coccia di Novara.  Il coro ha cantato bene parti per nulla facili, anche se nei primi due atti tutto il cast, incluso il  coro, sembrava cantare veramente troppo forte. Il giovanissimo tenore peruviano Ivàn Ayon Rivas, scuola di Juan Florez e studi in corso in Italia, ha impersonato Corrado Il Corsaro con impulsività, apprezzato per la sua capacità interpretativa ed emotiva in tutte le parti che richiedevano tecnica e partecipazione, sostenute dalla sua voce potente. Il baritono Simone Piazzola nel ruolo di Seid, il cattivo dell’opera,corsaro4 ha conquistato il pubblico con Cento leggiadre vergini … S’avvicina il tuo momento. Leggermente contratto vocalmente, ma molto efficace nei recitativi, ha espresso al meglio la sua capacità interpretativa nell’invettiva “Fiera morte..”, risolta sulla linea del bel cantoOttima la prova della Medora di Serena Gamberoni, voce soprana calibrata e notevole nella complessa aria, Non so le tetre immagini,  nel primo atto, un’aria rarefatta e ricca d’inquietudine, sostenuta dall’accompagnamento dell’arpa. Il soprano Roberta Mantegna interpretava il ruolo di Gulnara, giovane soprano che si sta inserendo in questo repertorio del “primo Verdi”. Mantegna è in possesso di un’ottima voce, sicura in acuto e nelle agilità, riuscendo a risolvere la non facile parte di Gulnara. Buone le parti comprimarie di Matteo Mezzaro (Selimo), Cristian Saitta (Giovanni) e Raffaele Feo (un eunuco/uno schiavo). Completava il cast l’ottimo coro del Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati.

Odette Alloati

 

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