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“Il giovane favoloso”: la favola della giovinezza di Giacomo Leopardi

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L’ultimo film di Mario Martone racconta Giacomo Leopardi e l’Italia, riprendendo un discorso già cominciato con il precedente Noi credevamo (2010), il provocatorio film sul Risorgimento italiano, l’ambientazione ottocentesca ricostruisce il quadro più vero del nostro presente, di cui si individuano le radici storiche e di costume. Il giovane favoloso è un film biografico, che mette in scena la vita di uno dei più grandi poeti italiani. lìLe aspettative del pubblico colto (gli spettatori/lettori) sono ovviamente altissime, ma la precisione filologica, l’ampia documentazione e la scelta significativa dei testi soddisfano pure gli spettatori più esigenti, i quali non dimenticano neanche…

50393L’ultimo film di Mario Martone racconta Giacomo Leopardi e l’Italia, riprendendo un discorso già cominciato con il precedente Noi credevamo (2010), il provocatorio film sul Risorgimento italiano, l’ambientazione ottocentesca ricostruisce il quadro più vero del nostro presente, di cui si individuano le radici storiche e di costume.
Il giovane favoloso è un film biografico, che mette in scena la vita di uno dei più grandi poeti italiani. lìLe aspettative del pubblico colto (gli spettatori/lettori) sono ovviamente altissime, ma la precisione filologica, l’ampia documentazione e la scelta significativa dei testi soddisfano pure gli spettatori più esigenti, i quali non dimenticano neanche per un attimo di essere di fronte a un prodotto culturale autonomo, anche se vorrebbero ritrovare sullo schermo il loro Leopardi. Nel buio della sala cinematografica l’incontro con Giacomo Leopardi si realizza: sono sue le parole messe in bocca ad uno straordinario Elio Germano – ricavate tutte dalle Operette morali, dalle lettere, dallo Zibaldone di pensieri. La sua vita, sintetizzata negli eventi principali, è quella che risulta dall’epistolario e (nel caso del periodo fiorentino e napoletano) dalla biografia Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, scritta dall’amico Antonio Ranieri, qui interpretato da Michele Riondino.
La prima scena è leggera, quasi onirica: una corsa di bambini in un giardino avvolto in una leggera nebbiolina. Sono Giacomo, sorridente e con una corona d’alloro in testa, il fratello 20141023185559-11416-Il_giovane_favoloso_5-Elio_Germano-_Mario_SpadaCarlo (Edoardo Natoli) e la sorella Paolina (Isabella Ragonese). Questa corsa giocosa ritorna come memoria dolce, parecchi anni dopo, quando l’infanzia, ormai lontana nel tempo, resiste come favola viva del cuore. Immediatamente dopo, i tre bambini sono esibiti dal padre, conte Monaldo (Massimo Popolizio), davanti a un pubblico di austeri parenti: Giacomo, bambino prodigio suo malgrado, è capace di svolgere a mente inutili calcoli complicatissimi. L’infanzia è quindi condensata in queste due sole immagini: una corsa spensierata e un precoce desiderio di compiacere il proprio padre.
Il ragazzo Leopardi è poi nella gabbia della biblioteca paterna: studia sotto il suo sguardo. I campi lunghi restituiscono lo sguardo “lungo” del padre, che controlla i figli mentre studiano: le stanze infilate una dietro l’altra consentono questa silenziosa prevaricazione, cui Giacomo impara a sfuggire guardando dalla finestra. Il suo scrittoio è sempre sotto la finestra, alla ricerca di un orizzonte più lontano da vedere con gli occhi aperti o con gli occhi chiusi. Recanati è tutta qui: la biblioteca, un padre orgoglioso ma spaventato dalla libera genialità del figlio, una madre anaffettiva, congelata in una fede senza amore; l’amicizia a distanza con Giordani, vissuta con struggente malinconia e desiderio (di gloria? di fuga?). Un urlo silenzioso, liberatorio – unica concessione espressionistica del film – chiude questa prima parte recanatese.
Firenze è Fanny e Antonio Ranieri: si aprono nuovi spazi, e arriva il confronto con un ambiente culturale inizialmente favorevole e poi ostile. Emerge Il_giovane_favoloso_leopardidrammaticamente la mediocrità di una intellighenzia italiana che teme il confronto con la verità e soprattutto con il dubbio, con l’assenza di certezze. Napoli rappresenterà poi la discesa impossibile nel mondo infero del “vivere a caso”, con qualche ambiguità sessuale appena accennata vissuta in un corpo sempre più curvo e sofferente, in contrasto con uno sguardo che invece si fa sempre più goloso e ironico.
Il linguaggio cinematografico di Martone, in questo film, è classico. La vicenda si sviluppa nelle sue tappe cronologiche senza significative manipolazioni della linea del tempo. La scelta è quella di raccontare una vita, con grazia, senza morbosità. La biografia del poeta è necessariamente in primo piano: la modernità di Leopardi è tutta qui, nell’aver messo la propria soggettività (mente, cuore e corpo) al centro di una esperienza creativa e intellettuale straordinaria.
Il commento musicale varia da Rossini alla musica elettronica di Sasha Ring: le sonorità contemporanee accentuano l’effetto di straniamento e attualizzazione che si vuole ottenere. E Leopardi è infatti presentato come giovane senza tempo (del resto Elio Germano nel film non “invecchia”): la giovinezza è una categoria dello spirito, che il poeta di Recanati incarna FIRENZE_10perfettamente, se per giovinezza si intende la forza dell’immaginazione sulla ragione e soprattutto l’odio, come dice il protagonista in una scena intensissima, verso la “vile prudenza” (della famiglia Leopardi, dell’Italia…).
Elio Germano si è preparato a interpretare Giacomo Leopardi, lo raccontava a Venezia, immergendosi per mesi nelle “sudate carte” del poeta con i maggiori studiosi contemporanei. Ha dormito nel suo letto, ne ha imitato la grafia: ha colto il nucleo emotivo, erotico ed entusiastico di un poeta troppo in anticipo sui tempi. L’interpretazione di Elio Germano è perfetta, quando il rischio sarebbe stato quello di caricare troppo o di trasformare in macchietta. Nel suo viso si rispecchiano, con misura, con grazia, i moti leopardiani e le sue metamorfosi interne: e così la curiosità intellettuale diventa golosità, l’emotività ansiosa diventa ironia e distacco sorridente.
Il Leopardi di Martone convince: è un film didattico, ma non didascalico, che è piaciuto anche ai molti studenti che l’hanno visto e che potrebbe causare una commossa sindrome di Stendhal nelle loro insegnanti.
Gianna Cannì

Scheda
Un film di Mario Martone. Con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco,Paolo Graziosi, Iaia Forte, Sandro Lombardi, Raffaella Giordano, Edoardo Natoli, Giovanni Ludeno, Federica de Cola, Giorgia Salari, Isabella Ragonese.
Biografico, durata 137 min-Italia 2014-01 Distribution.
Fotografia: Renato Berta
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Sascha Ring
Scenografia: Giancarlo Muselli
Costumi: Ursula Patzak
Trucco: Maurizio Silvi

[Immagini: Palomaronline.com, comingsoon.com, primocanale.it, italiafilmcommission.it]

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