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In Costa Rica un tucano salvato grazie a una stampante 3D

tucano

Le stampanti 3D sono l’innovazione del momento, possono stampare dal bicchiere alla posata in pochi minuti e perfino biscotti personalizzati da informare. Pochi sanno che la tecnologia 3D che permette di creare oggetti incredibili può essere impiegata nella realizzazione di protesi sia per umani che per animali. Questo è il caso del tucano salvato in Costa Rica. Per riparare il becco spezzatogli da alcuni ragazzini. Una vicenda che nel paese ha suscitato forte indignazione e solidarietà nei confronti dell’uccello, tanto che diverse associazioni e aziende locali stanno sostenendo economicamente il progetto. L’esemplare, un maschio giovane, è stato portato in un…

tucano-1Le stampanti 3D sono l’innovazione del momento, possono stampare dal bicchiere alla posata in pochi minuti e perfino biscotti personalizzati da informare. Pochi sanno che la tecnologia 3D che permette di creare oggetti incredibili può essere impiegata nella realizzazione di protesi sia per umani che per animali.
Questo è il caso del tucano salvato in Costa Rica. Per riparare il becco spezzatogli da alcuni ragazzini. Una vicenda che nel paese ha suscitato forte indignazione e solidarietà nei confronti dell’uccello, tanto che diverse associazioni e aziende locali stanno sostenendo economicamente il progetto.
L’esemplare, un maschio giovane, è stato portato in un centro veterinario in condizioni gravi. Il becco spezzato rappresenta una delle principali cause di morte per i volatili ma, per il tucano in particolar modo funge anche da termoregolatore.
I veterinari, da Gennaio ad oggi, hanno curato la ferita e cicatrizzato il becco nonostante quest’ultimo non ricrescerà mai più.
Ecco dunque entrare in gioco le stampanti 3D. Un team di quatto aziende locali ha progettato e realizzato una protesi per il becco del tucano affinché possa ristabilirsi completamente e avere una vita il più normale possibile.
tucano-2Rimedi di questo tipo sono già stati sperimentati in passato negli Stati Uniti, su un’aquila e un pinguino, ma anche in Europa su di un’oca con risultati incoraggianti.
L’incognita principale rimane comunque legata a come l’uccello reagirà al corpo estraneo, se lo accetterà come proprio imparando nel tempo ad utilizzarlo oppure se soffrirà quella che potrebbe a tutti gli effetti essere definita come una sorta di sindrome da rigetto.
Intanto il tucano ha ripreso ad alimentarsi in autonomia nonostante il buffo becco stampato in casa.
Paolo Ernesto Sussi
[Fonte immagini – startupitalia.eu, amazzonia.wwf.it]

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