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“La traviata” al Coccia di Novara… nonostante i tanti cambi

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La bellezza dell’opera sta nella centralità delle voci che al contrario degli strumenti non sempre riescono a sostenere un ruolo in quanto soggette a turbolenze esterne…. Così è stato per La traviata al Teatro Coccia di Novara che ha visto susseguirsi diversi interpreti finché poi il tenore Danilo Formaggia ha salvato la situazione. Ma le prove sono fondamentali in quanto per realizzare un bell’allestimento bisogna amalgamarsi, arrivare a percepirsi come un unico cuore. E quest’allestimento in questo senso, non per sua responsabilità, ha vissuto non poche difficoltà. Nella recita di domenica 5 maggio, al di là dei necessari preamboli, abbiamo apprezzato la rilettura personale di Renato Bonajuto che…

ok_FNT3004 La bellezza dell’opera sta nella centralità delle voci che al contrario degli strumenti non sempre riescono a sostenere un ruolo in quanto soggette a turbolenze esterne…. Così è stato per La traviata al Teatro Coccia di Novara che ha visto susseguirsi diversi interpreti finché poi il tenore Danilo Formaggia ha salvato la situazione. Ma le prove sono fondamentali in quanto per realizzare un bell’allestimento bisogna amalgamarsi, arrivare a percepirsi come un unico cuore. E quest’allestimento in questo senso, non per sua responsabilità, ha vissuto non poche difficoltà.
Nella recita di domenica 5 maggio, al di là dei necessari preamboli, abbiamo apprezzato la rilettura personale di Renato Bonajuto che ha curato bene le interazioni tra i personaggi, che ha voluto ambientare la prima parte dell’opera a Novara e che poi ha presentato l’ultimo atto come un’interazione di Violetta con gli spettri e non con le persone, come se ok_FNT3224fosse sopravvissuta a tutti, come se comunque avesse vinto il voyeurismo borghese di cui evidentemente la protagonista è vittima. Abbiamo trovato una provocazione fine a se stessa la relazione omosessuale ostentata ben due volte di Gastone, poco credibile nella Novara di cinquanta anni or sono, e forse anche oggi. Si tratta certo della messinscena di una festa privata già caratterizzata da uno striptease maschile e femminile che manda in ok_FNT3957visibilio i presenti e quindi forse per questo già sufficientemente aggressiva nello stile. Nel complesso quindi senza dubbio originale innovativa la sua regia supportata da scene funzionali e bei costumi.
Il Maestro Matteo Beltrami rilegge l’opera verdiana con grande attenzione e trasporto. Guida con sapienza l’Orchestra del Teatro Coccia, con cui collabora il Conservatorio Cantelli, e realizza un ottimo rapporto con ok_FNT3998la buca. La parte strumentale è assolutamente a sostegno dei solisti. Più che discreta la resa del Coro San Gregorio Magno, a volte non preciso, ma comunque compatto.
Passando ai solisti, scenicamente tutti all’altezza, sicuramente il migliore è stato Danilo Formaggia che ha reso con un verve brillante e con una buona tenuta di voce il ruolo di Alfredo, muovendosi con personalità e determinazione su tutto il registro vocale. Buona la sua tecnica e perfetto il suo fraseggio. Notevole la performance di Alessandro Luongo che ha interpretato con eleganza il complesso ruolo di Giorgio Germont. A nostro avviso, la sua voce è più belcantistica che non verdiana, ma la resa del personaggio è stata senza subbio più che apprezzabile e la sua interpretazione si è distinta per un fraseggio signorile. Klára Kilonits è stata una ok_FNT3110Violetta altalenante. Nonostante sia valido il suo strumento vocale, la sua performance è stata irregolare e nelle pagine di insieme il suo essere calante rendeva poco chiaro il risultato.
Tra i comprimari, spiccano Blagoj Nacoski elegante e raffinato Gastone e preciso Giuseppe, di cui abbiamo già apprezzare lo strumentale vocale, e Rocco Cavalluzzi che ha reso in modo eccellente il ruolo del Dottor Grenvil, attraverso il quale abbiamo potuto ok_FNT2602apprezzare la bellezza della sua vocalità, l’ottima tecnica e il buon fraseggio.
Regolari le perfomance di Carlotta Vichi (Flora), Marta Calcaterra (Annina), Roberto Gentili (Barone Douphol / Commissionario) e Claudio Mannino (Marchese d’Obigny).
E si chiude la stagione operistica del Coccia di Novara con un cartello di qualità. Aspettiamo cosa ci riserva l’anno prossimo…
Annunziato Gentiluomo

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