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L’arte incontra lo spirito. Pistoletto e Tirtha Maharaja a confronto a Biella

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Ieri abbiamo assistito a un momento pregno di significati. Organizzato dalla Città dell’Arte in collaborazione con l’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta (per la comprensione e la diffusione della cultura Vedica), è andato in scena un incontro tra il guru indiano, Tirtha Maharaja, e uno dei più grandi Maestri dell’arte apprezzati in tutto il mondo, Michelangelo Pistoletto. Moderava l’incontro il critico d’arte, Fortunato D’Amico, e traduceva gli interventi dall’inglese Maria Grazia Panizza (Krishna Devi Dasi). Paolo Tofani (Krsna Prema das) scandiva le diverse fasi del confronto con performance musicali dalle sonorità molto ricercate. Il tema della serata è stato l’arte nella spiritualità…

20140913_185916Ieri abbiamo assistito a un momento pregno di significati. Organizzato dalla Città dell’Arte in collaborazione con l’Associazione Vaisnava Gaudiya Vedanta (per la comprensione e la diffusione della cultura Vedica), è andato in scena un incontro tra il guru indiano, Tirtha Maharaja, e uno dei più grandi Maestri dell’arte apprezzati in tutto il mondo, Michelangelo Pistoletto.
Moderava l’incontro il critico d’arte, Fortunato D’Amico, e traduceva gli interventi dall’inglese Maria Grazia Panizza (Krishna Devi Dasi). Paolo Tofani (Krsna Prema das) scandiva le diverse fasi del confronto con performance musicali dalle sonorità molto ricercate.
20140913_183100Il tema della serata è stato l’arte nella spiritualità declinabile come l’arte nello spirito. È emerso a chiare lettere come l’arte debba includere in sé la conoscenza, il percorso di ricerca anche interiore, l’etica e non possa ridursi all’estetica. Arte che contempla tutti gli aspetti della vita della società, e quindi che racchiude in sé la spiritualità, il sociale, la politica, l’economia, i costumi.
Come fondale per il confronto due pannelli: da una parte la rappresentazione della Divina Coppia (Krishna e Radharani) insieme alle otto Gopi, amiche e confidenti della parte interna e femminile di Dio; dall’altra il simbolo del Terzo Paradiso, concetto che riprende l’idea del giardino persiano, di un luogo protetto, costruito, coltivato, un primo passaggio dal naturale al sociale. I tre cerchi, infatti, rappresentano pistoletto_terzo_paradisoproprio la natura, l’artificio e l’uomo. Descrivono l’incrocio tra forma e contenuto, un rapporto che si espande all’infinito per poi ritornare al presente. Tale sintesi comprende ciò che era prima e ciò che sarà dopo, in un tempo circolare, in un tempo che si dilata in una sorta di eternità, portando con sé, nel concetto di durata, anche la sostenibilità e la possibilità del mantenimento durevole degli opposti per un ritrovato equilibrio con la natura.
Pistoletto, dopo aver descritto in primis il Terzo Paradiso e condiviso con tutti i presenti il suo percorso di ricerca interiore, avvenuto grazie all’arte, ha precisato che l’elemento spirituale è fortemente presente in quanto crea e produce. Secondo la sua visione, la spiritualità non è definibile con dei parametri, in quanto è qualcosa di fluido e al tempo stesso complesso e articolato. La spiritualità conferisce pienezza all’artista, rendendolo comprensivo, capace di tradurre l’esistente, codificarlo e restituirlo alla società. L’arte per lui deve essere elemento di innovazione che ha da riflettersi nel sociale, permettendo l’evoluzione e la crescita. La definisce agente del mutamento sociale e conclude dichiarando che l’opera perfetta è quella che fonde armoniosamente tecnica e spirito.
20140913_211721Tirtha Maharaja, invece, parla dell’anima (soul) e dell’Anima Suprema (Super Soul), dell’immortalità della stessa che si contrappone alla caducità del corpo. Il mondo spirituale, precisa, è eterno, è in uno stato di immobilità divina, di eterno presente, mentre il mondo materiale passa, è la sede delle trasformazioni e delle processualità. Invita i presenti a contattarsi in profondità, a intraprendere percorsi spirituali, a incarnare stili di vita salubri perché questi incidono profondamente sulle persone e sulle possibilità che ciascuno ha. Propone ai presenti la meditazione perché meditando si harekrishnamantraraccoglie maggiore energia nel corpo, si allunga la vita e diffonde con gioia il Maha Mantra, la formula che tutto può nel tempo del Kali Yuga (letteralmente era del punteggio perdente) che stiamo vivendo. Intona Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, coinvolgendo gli accorsi. Conclude facendo riferimento all’opera d’arte più perfetta che è appunto la Divina Coppia, stimolando tutti alla contemplazione di quella rappresentazione dell’armonia, della grandezza e della bellezza.
In due ore i due “grandi” hanno discusso, con il pretesto dell’arte, anche di fede, della società odierna, del potere della tecnologia, definita da Pistoletto come “magia non magica, scientifica” e del significato del progresso. La tecnologia non deve essere fine a se stessa, sottolinea Tirtha Maharaja, facendo presente come nei Veda si faccia riferimento a strumentazioni finissime ed evolutissime. 20140913_183016Secondo il Sadhu (“uomo di bene, sant’uomo”) indiano, si deve avere il coraggio di distruggere una tecnologia che sia funzionale al male e alla distruzione e non contribuisca dunque alla fratellanza e all’amore.
Bisogna guardare a Dio e alla Natura… questo è in sintesi quanto emerge. Proprio in loro ha sede la perfezione e l’armonia che ha da essere ritrovata e ripristinata.
Un momento alto, trasformatore dove Occidente e Oriente hanno dialogato con profondo rispetto, riscoprendosi vicini al di là dei paradigmi e dei lessici specialistici.
Un’occasione per costruire, crescere e dare nutrimento alle menti, esaltando le forme alte dell’essenza dell’Amore…
Annunziato Gentiluomo

 

[Fonte dell’immagine: www.iskcondelhi.com]
[Le foto sono realizzate da Annunziato Gentiluomo]

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