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L’enfant terrible Borsellino e la Settima Arte: storia di un viaggio appena iniziato

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Vincenzo Borsellino (1 febbraio 1994, Sannicandro di Bari) è un giovane regista in rampa di lancio. Un coraggioso ventenne che sta imparando a raccontarci il mondo con i propri occhi. A farlo con poche, sincere, parole. Matricola damsiana a Bologna, Vincenzo firma qualche tempo fa, enfant terrible ancora tra i banchi di scuola, un cortometraggio indipendente, Mosaico Noir (2013): visionario, a tratti surreale corto d’autore che, tra i rimandi pittorico-figurativi alla lezione scenografica dell’espressionismo tedesco, i chiari debiti a uno degli ultimi noir storici, firmato O. W. (The Touch of Evil, 1957), nondimeno il metalinguismo del finale girato a colori,…

Vincenzo Borsellino (1 febbraio10609500_786359054758966_2817263453175110794_n 1994, Sannicandro di Bari) è un giovane regista in rampa di lancio. Un coraggioso ventenne che sta imparando a raccontarci il mondo con i propri occhi. A farlo con poche, sincere, parole.
Matricola damsiana a Bologna, Vincenzo firma qualche tempo fa, enfant terrible ancora tra i banchi di scuola, un cortometraggio indipendente, Mosaico Noir (2013): visionario, a tratti surreale corto d’autore che, tra i rimandi pittorico-figurativi alla lezione scenografica dell’espressionismo tedesco, i chiari debiti a uno degli ultimi noir storici, firmato O. W. (The Touch of Evil, 1957), nondimeno il metalinguismo del finale girato a colori, in una pastiche volutamente kitsch ripercorre l’ormai secolare viaggio del nero dal b/n delle origini alla moderna iconografia neo-noir.

Il percorso artistico di Vincenzo continua oggi con la direzione del videoclip del nuovo brano musicale del gruppo Mudra, La regina di nonsense, lanciato in rete lo scorso 14 febbraio.

Questo è quello che il giovane regista ci racconta…

La prima domanda è forse la più scontata: chi è Vincenzo Borsellino? Com’è nata la passione per la Settimimagea Arte?
Per prima cosa un sincero grazie a voi di ArtinMovimento per il gentile invito!
Sono uno studente di Cinema al DAMS di Bologna, ma sono originario della Puglia, Bari. La passione è nata anni fa. Come tutte le passioni – credo – un po’ per caso. Quando da ragazzino vidi per la prima volta Profondo rosso (Dario Argento, 1975) mi dissi: da grande farai il regista!.

Mosaico Noir è il tuo primo cortometraggio. Da poco è uscito il video musicale che hai diretto per i Mudra. Cosa ci sveli sulla genesi delle idee?
Mosaico noir nasce dalla passione mia e di Adriano Donato Lavitola, co-regista del corto, per il genere nero. Il videoclip, invece, è ambientato in una Bari notturna che ho cercato di raccontare in un’atmosfera allucinata ispirandomi alla pittura di Edvard Munch.
Quanto alleindex idee, sono in realtà parecchio distanti fra loro. Appartengono a due periodi molto diversi della mia vita.
Mosaico noir è nato tra i banchi del liceo. Da Pulp fiction, Il fantasma dell’opera, L’infernale Quinlan che citavi. Ci abbiamo lavorato per più di un anno. È stato un lavoro lungo, difficile, ma fantastico. Ci siamo divertiti tantissimo. L’idea era mettere a confronto, nello stesso ambiente, tre tendenze estetiche diverse: espressionismo tedesco, noir e pulp.
Il videoclip, invece, è stato strutturato sulle tematiche psicologico-esistenziale che il testo della canzone ben riassume: l’inadeguatezza, il non sentirsi se stessi nel posto in cui si vive, il disadattamento. Avevo un forte desiderio di “esplorare” Bari di notte, i suoi viali più noti, il suo lungo mare. Per costruire tutto questo, dunque, ho unito molti stimoli e input diversi. Per creare la trama e la figura del protagonista, ad esempio, mi è stata molto utile la lettura della novella verghiana Rosso malpelo. Il mio personaggio, infatti, è un Malpelo dei nostri giorni, costretto a fare cose che non vorrebbe fare per sapravvivere. Vorrebbe evadere dalla sua gabbia, per questo cerca sempre la luna. Il suo sguardo è malinconico nell’ammirarla.

Soprattutto nell’opera prima, quale film ha, più degli altri, guidato la realizzazione?images
Per Mosaico Noir ci siamo ispirati particolarmente al capolavoro di Robert Wiene, manifesto del cinema tedesco anni ’20, Il gabinetto del dottor Caligari (1920); così come alla femme fatale del pulp tarantiniano. In realtà, però, abbiamo unito tutte le nostre conoscenze o suggestioni sul genere.

La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese?
Durante le riprese, anche ai nostri livelli di autoproduzione, non c’è quasi nulla di semplice. Difficile è l’organizzazione, perchè non possiamo contare su una produzione che organizzi per noi la lavorazione. Bisogna concigliare i tempi della luce, se siamo in esterno; oppure il tempo della disponibilità della struttura con le esigenze di riprese, se si tratta di interni.
Ciononostante però, è sempre emozionante e divertente confrontarsi con nuova gente. L’emozione particolare, quella meno frequente, la provi quando realizzi qualcosa di complesso in un modo che magari non avevi privisto sino in fondo, ma che ti convince. Ti convince più di ogni altra cosa.

Come nasce l’amore per il nero? Il tuo film e/o regista noir preferito?
Direi in concomitanza con la “vocazione” cinefila. Non so ben spiegare il perchè, ma la visione di Argento mi ha aperto le porte su un mondo pieno di incubi e forti emozioni.
Quando si tratta di indicare un possibile regista guida o preferito sono il meno indicato. Non riesco a sceglierne uno in particolare. In base alla mia età e alle varie esigenze mi sono appassionato molto al
lavoro di alcuni grandi autori. Penso a Lui, Kubrick; e naturalmente a Fellini, Hitchcock, Tarkovskij, Sorrentino

Quanto sono durate le riprese? Ci racconti, se esiste, qualche aneddoto?
Le riprese di Mosaico hanno ri1375068_581226665272207_950779898_nchiesto due giorni di lavoro da dieci-undici ore a giornata. Per il video abbiamo lavorato di notte per quattro-cinque giorni. Aneddoti? Sicuramente curioso il racconto del primo incontro con Elena Martellotta, l’interprete del killer nel corto. Ci siamo incontrati per la prima volta a una festa. Rimasi subito colpito dal suo sguardo. L’immaginai subito nel contesto: era perfetta. Ma è stato solo dopo averle visto mandar giù a vuoto tre birre di seguito che capì che, sì, aveva anche il temperamento giusto!

 

Sei un giovane regista e muovi i primi passi in questo mondo. Qual è, secondo te, la situazione del cinema
italiano, di quello di genere in particolare?
Sul cinema italiano dei nostri giorni pesa, sicuramente, la mancanza di cifre stabili. È un periodo storico in cui è sempre più difficile, per chiunque, trovare fondi. Eppure, dal punto di vista qualitativo abbiamo film belli e attuali: mi riferisco a Terraferma, Diaz, Il villaggio di cartone, Il giovane favoloso
Penso che b-movie, film impegnati, giallo, polizzesco, horror siano stati i grandi filoni di genere in italia diverse decine di anni fa. Ma grandi filoni come questi ormai non esistono più. È rimasta, certo, la forza identitaria del genere. Tuttavia, questa si può tramutare solo in progetti singoli, con proprie autonomie e finalità.

Per Vincenzo Borsellino il cinema è…197110_155978457797032_1730815_n
Una mia definizione di cinema? Caspita! Nel mio piccolo credo che il cinema sia prima di tutto amore per le cose, per le persone, per la realtà. Uno slancio incontrollabile verso il racconto. La volontà massima, eterna, di raccontare.

Perchè, secondo Vincenzo Borsellino, il cinema italiano, parafrasando il capolavoro dei Coen, non è un paese per vecchi
Credo, in realtà, che per i circuiti indipendenti che si sono venuti a creare negli ultimi 10 anni c’è una sovrabbondanza di avanguardia. La difficoltà semmai sta nel secondo gradino: la consacrazione. Pochi registi oggi, sfortunatamente, riescono ad arrivare a un autentico riconoscimento della propria bravura…

Un’ultima domanda per chiudere: qualche progetto futuro già in cantiere?
Progetti futuri… per ora solo in stato embrionale! – sorride. È evidente: ci sta nascondendo qualcosa…
Il mio ringraziamento nuovamente a voi di ArtinMovimento per la disponibilità, a tutti coloro che hanno collaborato ai miei progetti, a tutti quelli che continuano (e continueranno) a farlo.

La Redazione ringrazia ancora Vincenzo per il tempo dedicato, rinnovandogli l’augurio per il miglior proseguimento del suo percorso nella Settima Arte. Lo merita, davvero.
Perchè in fondo il cinemala regia su tutto – così chiosava Mr. Tarantino tempo fa, intervistato da La Repubblica – è un gioco: un gioco per gente giovane.

Giuseppe Parasporo
[Fonti delle immagini: facebook.com; iltempo.it; autunnonero.com; francescomorante.it]

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