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Mario De Carlo di nuovo in Romania. Debutta a Cluj con “Lucia di Lammermoor”

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Mario De Carlo, reggino d’origine, milanese di adozione, dopo l’avventura locrese con La traviata, ritorna in Romania, terra che l’ha valorizzato, apprezzato e continua a tenerlo in grande considerazione. Non possiamo dimenticare, infatti, due momenti di notevole rilevanza artistica che lo hanno visto protagonista. Nel 2012, al Teatro dell’Opera di Bucharest, gli viene conferito il Premio “Gala Artele Spectaculului Muzical (Opera, Operetta e Musical), promosso dal Ministero della Cultura di Romania, come miglior Regista d’Opera e il Premio Speciale come miglior Scenografo/Costumista per la sua produzione del “Faust”, che ha ottenuto il riconoscimento come Miglior Spettacolo per la sezione Opera. L’anno successivo, invece, all’Opera…

IMG_6251_2Mario De Carlo, reggino d’origine, milanese di adozione, dopo l’avventura locrese con La traviata, ritorna in Romania, terra che l’ha valorizzato, apprezzato e continua a tenerlo in grande considerazione. Non possiamo dimenticare, infatti, due momenti di notevole rilevanza artistica che lo hanno visto protagonista. Nel 2012, al Teatro dell’Opera di Bucharest, gli viene conferito il Premio “Gala Artele Spectaculului Muzical (Opera, Operetta e Musical), promosso dal Ministero della Cultura di Romania, come miglior Regista d’Opera e il Premio Speciale come miglior Scenografo/Costumista per la sua produzione del “Faust”, che ha ottenuto il riconoscimento come Miglior Spettacolo per la sezione Opera. L’anno successivo, invece, all’Opera Nazionale Romena di Iaşi, nella serata “Gala Premiilor Operelei Nationale” (Oscar per l’Opera), Mario De Carlo ha ottenuto ben quattro nominations, portando a casa il premio come miglior Costumista dell’anno.
Opera di Cluj - internoQuesta volta il suo ritorno in terra rumena porta il nome di uno dei più amati e conosciuti titoli di Donizetti, Lucia di Lammermoor. Stavolta non a Timișoara, ma debutta all’Opera di Cluj l’1 di ottobre alle ore 18.30 locali. Mario De Carlo firma la regia, le scene e i costumi. Il cast è composto da Lucia Bulutz (Lucia), Cosmin Ifrim (Edgardo), Geani Brad (Enrico), Petru Burca (Raimondo), Stefan Korch (Arturo), Liliana Neciu (Alisa), Florin Pop (Normanno) e Adrian Morar (Direttore). La maggior parte di loro sono artisti stabili dell’Opera di Cluj, ad eccezione di Korch che è un giovane esordiente, promessa della lirica locale, e Ifrim che vanta una carriera internazionale, costruitasi soprattutto a Vienna e in Germania.
099 Lucia_NIK_3020_C’è molta attesa a Cluj-Napoca e in tutta la Romania per questo nuovissimo allestimento. Le aspettative sono altissime dati i successi passati del regista reggino. Inoltre tutto il cast ha tessuto solo lodi per il metodo e la professionalità del regista: ciascun solista si sente molto cresciuto dopo l’esperienza con De Carlo in cui hanno trovato un vero artista e un grande uomo che è stato capace di sostenerli in modo impeccabile.
Secondo De Carlo, Lucia “è una giovane donna risoluta che, pur vivendo in un’epoca buia dominata dal cieco potere maschilista, ha il coraggio di compiere scelte anticonformiste, contrarie alla morale consolidata. È lei, anima sensibile, che sceglie l’uomo a cui appartenere per la vita, contravvenendo a codici sociali di ferro che la vorrebbero unicamente sottoposta al volere di uomini spietati”.
“In Lucia – prosegue il regista – si dipana una progressiva e insanabile dicotomia fra la sfera del pubblico e quella del suo privato. Ella avverte la distanza che la separa dagli uomini che la circondano e la opprimono — Enrico, Normanno, Raimondo, Arturo — i quali, ciascuno per scopi diversi e con diverse strategie, la sospingono verso l’annientamento”.108 Lucia_NIK_3034_ Rispetto agli altri personaggi, De Carlo riporta le seguenti descrizioni: “Enrico è un violento, un collerico che agisce prima di pensare: abituato ad essere il giovin signore della sua casata, non ammette sconfitte o rifiuti da parte di alcuno. Nelle occasioni pubbliche è detentore della morale consolidata e degli antichi codici d’onore, nel suo gabinetto privato trascorre le ore concedendosi ogni sfrenatezza. Normanno ne è il contraltare: pur condividendo con Enrico la stessa età e gli stessi giochi infantili, lui è figlio di servi, si è dovuto abituare a piegare la schiena e ha sviluppato un obliquo e insano rapporto di amore/odio e rancore nei confronti del suo padrone e della 196 Lucia_NIK_3169_casata tutta. Raimondo, pur pronunciando parole amorevoli all’indirizzo di Lucia, in realtà serve unicamente la “ragion di stato”, in nome della quale è disposto a sacrificare la felicità della giovane: perfino quando riconosce in lei i sintomi evidenti di smarrimento della ragione non arresta il proprio operato, piuttosto ricorre all’intervento taumaturgico della bambola, per ottenere una sedazione nervosa e indurre Lucia alla resa definitiva. Arturo è un imbelle damerino, un parvenue arrivato chi sa come al titolo nobiliare. È vacuo e irritante nel suo ostentare ricchezza, lusso e lussuria, idolatrato e adulato dalla sua piccola corte di favoriti, impegnati ad esaltarne l’immagine e l’epifania del potere.
Lucia, con diverse sfaccettature, prova disgusto per quegli uomini disumani, ne prende le distanze e adotta 333 Lucia_NIC_9953_nei loro confronti maniere sempre più scontrose e brusche. Per converso, si rifugia nel suo mondo privato, nascosto, umbratile, ovattato, nel quale ritrova con gioia unicamente Edgardo e la bambola. Ma quando Edgardo le svela il progetto di un incontro chiarificatore con il fratello di lei, per placare i dissidi e chiedere la mano dell’amata, lei reagisce in modo inaspettato, opponendo un netto rifiuto alla proposta di lui. È questo, forse, il momento in cui si possono intuire le prime avvisaglie della distorsione che il fragore delle armi che ha funestato l’infanzia di Lucia ha prodotto nella sua psiche. Da qui in poi lo squilibrio procede a grandi passi, tanto da palesarsi alla fine del sestetto, in conseguenza dell’abbandono conclamato da parte di Edgardo e da arrivare all’esplosione della crisi nella scena del delirio”.
023 Lucia_NIK_2878_Tra le scelte registiche sono degne di nota l’uso metaforico del colore-totem per gli abiti di Lucia e la presenza della bambola, feticcio che accompagna per tutta l’opera la protagonista. La bambola sta ad indicare il legame con la sua infanzia serena, rifugio sicuro grazie al quale prende simbolicamente le distanze dal mondo “malato” in cui vive, dove serpeggia l’odio, ed è caratterizzato dall’eterno duello tra due opposte famiglie, da distruzione e morte. Il feticcio diventa dunque “icona di una felicità infantile che non è riuscita a realizzarsi compiutamente nell’età adulta”. Mario De Carlo precisa che “all’inizio dell’opera, in braccio a Lucia bambina, la bambola possiede unicamente la dimensione denotativa oggettiva di giocattolo infantile, ispira sentimenti di candore e serenità come ogni giocattolo nel contesto che gli è proprio.245 Lucia_NIC_9898_ Rivedendo lo stesso oggetto fra le mani di Lucia adulta percepiamo che qualcosa non ha funzionato nella naturale evoluzione della personalità, evidentemente rimasta ancorata ad un passato di innocenza. Il connonato soggettivo di cui l’oggetto si riveste lo rende via via più torbido e disturbante, tanto da consegnarcelo, alla fine, quale rappresentazione e metafora di infanzia negata, la quale, incompiuta e abortita, giganteggia orrorifica quale immagine deviata e distorta della stessa protagonista. La bambola, oggetto inerte, se è piccola desta tenerezza; moltiplicata, ingigantita e 225 Lucia_NIK_3211_putrescente desta orrore. Fantasma minaccioso, da una parte rimpianto di un mondo irrealizzato e, pertanto, perduto; dall’altra, simulacro di più tragico, imminente, inevitabile epilogo”.
Che aggiungere? Bisognerebbe prendere un aereo a raggiungere Cluj-Napoca e godere di questo spettacolo, dove sarà in scena l’archetipo femminile romantico per eccellenza, esempio e ispirazione per tutte le eroine dalla psiche instabile che l’hanno seguita…
Annunziato Gentiluomo

 

[Foto di Nicu Cherciu]

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