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Medioevo vegetariano

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L’orto medievale presenta un’interessante lettura del giardino di un tempo. Esso era infatti una realtà economica importante e segnava un divario netto fra agricoltura e orticoltura: posto nelle vicinanze della casa, era l’unica area coltivata che beneficiava sempre della presenza dell’uomo che con la sua costante attività rendeva altissimo il livello di fertilità e produttività. Insomma, l’orto non era mai senza frutto. Soprattutto era una zona franca a disposizione del colono, che non doveva su quella produzione nessun canone. Questo tipo di impostazione ha fatto sì che la produzione, e quindi il consumo di ortaggi, fosse alla base dell’alimentazione del…

BM-giardino-4L’orto medievale presenta un’interessante lettura del giardino di un tempo. Esso era infatti una realtà economica importante e segnava un divario netto fra agricoltura e orticoltura: posto nelle vicinanze della casa, era l’unica area coltivata che beneficiava sempre della presenza dell’uomo che con la sua costante attività rendeva altissimo il livello di fertilità e produttività. Insomma, l’orto non era mai senza frutto. Soprattutto era una zona franca a disposizione del colono, che non doveva su quella produzione nessun canone.
Questo tipo di impostazione ha fatto sì che la produzione, e quindi il consumo di ortaggi, fosse alla base dell’alimentazione del contadino che, nella peggiore delle ipotesi poteva contare su circa 1.330 mq di appezzamento. Insomma, il Medioevo è pressoché vegetariano tenendo conto anche della regola monastica che imponeva un largo consumo di ortaggi e legumi, al primo posto fra gli alimenti consentiti.
L’orto era un luogo evocativo, tra giardino e spazio ameno, e divideva in tre ambiti la propria produzione: quella alimentare (fagioli, ceci, fave, meloni, zucche, lattuga, finocchio, carote, porri, ravanelli, aglio, scalogno, spinaci), quella medicinale (giglio, salvia, aneto, fieno greco, senape, prezzemolo, rosa, sartoreggia..) e industriale (robbia per tingere, cardone per cardare appunto). La scelta di cosa produrre ricadeva sempre sulla resa, oltre che sui gusti personali. Inoltre, gli statuti comunali ne definirono regole e consigli, dalle recinzioni scrupolose, qualora gli orti confinassero con strade comunali, per mezzo di siepi, steccati e cancelli, fino alle ammende per i danni derivanti da animali liberi.
Infine, non mancano i trattati i materia, dall’arcinota Regola Benedettina che definisce obbligatorio l’orto per ogni cenobio, al “Capitulare de villis”, emanato negli ultimi anni del regno di Carlo Magno (fine VIII secolo), che elenca le 72 piante da coltivare, ma anche gli attrezzi e le indicazioni per la gestione dell’azienda agricola.
In Italia sono diverse le realtà che ripropongono l’orto di concezione medievale, giardini bellissimi a disposizione del pubblico, come quello che è possibile visitare a Torino al Borgo Medievale; tre itinerari, il Giardino delle Delizie, il Giardino dei Semplici e l’Orto alla scoperta delle principali piante utili coltivate tra il 1000 e il 1400.
Elena Miglietti
[Fonte immagini: google immagini]

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