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Natuzza Evolo verso la Beatificazione

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Inizia ufficialmente il processo di Beatificazione di Natuzza Evolo. L’iter sarà così avviato sabato 6 aprile alle 17 con una celebrazione eucaristica nel Duomo di Mileto. Il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, ha pubblicato l’editto con il quale annuncia che il prossimo 6 aprile, alle ore 17, nella cattedrale miletese, verrà aperta la causa di beatificazione e canonizzazione di Fortunata (Natuzza) Evolo, mistica di Paravati (Vv). Fortunata Evolo, “Mamma Natuzza” come la chiamava chi la conosceva, era nata, in Calabria, a Paravati il 23 agosto 1924, in una realtà desolata e povera dove la crisi agricola che interessava tutto…

natuzza evoloInizia ufficialmente il processo di Beatificazione di Natuzza Evolo. L’iter sarà così avviato sabato 6 aprile alle 17 con una celebrazione eucaristica nel Duomo di Mileto. Il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, ha pubblicato l’editto con il quale annuncia che il prossimo 6 aprile, alle ore 17, nella cattedrale miletese, verrà aperta la causa di beatificazione e canonizzazione di Fortunata (Natuzza) Evolo, mistica di Paravati (Vv). Fortunata Evolo, “Mamma Natuzza” come la chiamava chi la conosceva, era nata, in Calabria, a Paravati il 23 agosto 1924, in una realtà desolata e povera dove la crisi agricola che interessava tutto il Sud costringeva molti ad emigrare. Tra questi c’era il padre, Fortunato Evolo, partito per l’Argentina a un mese dalla sua nascita e mai più tornato.Per questo l’infanzia di Natuzza è stata molto difficile; spesso in casa non c’era nulla da mangiare, neppure un pezzo di pane. Inoltre la gente mormorava: “Come può la madre di Natuzza, da sola, crescere tutti quei figli nati dopo la partenza del marito?”. Fin da piccolissima, Natuzza sviluppa un istinto protettivo non solo verso i fratelli, di cui riesce a prendersi cura perfettamente durante le assenze della mamma, ma anche verso tutti i piccoli amici. All’età di 5-6 anni iniziarono per lei una serie di visioni e altri inspiegabili fenomeni come i primi contatti con quella realtà soprannaturale che ne avrebbe pervaso l’intera esistenza, anche se, come molti anni dopo spiegherà lei stessa ai suoi padri spirituali, non aveva capito che quella bella ragazza che le appariva era la Madonna, mentre aveva sempre sospettato che quel bambino bellissimo che giocava con lei e con i suoi fratellini fosse Gesù. Quando riceve il Sacramento dell’Eucarestia, la bocca le si riempie di sangue; è il primo segno di quelle sofferenze mistiche che cominceranno a manifestarsi di lì a poco sul suo corpo. Su segnalazione di Vincenzo Cirianni, un massaro di buon cuore, arrivò alla ragazzina la provvidenziale offerta dell’avvocato Silvio Colloca, un affermato professionista della vicina Mileto, il quale aveva bisogno di una collaboratrice domestica per la moglie, Alba. Natuzza avrebbe avuto vitto e alloggio, più una modesta paga con cui poter aiutare i familiari. Ed è in questa casa che si accentueranno i fenomeni della visione dei defunti, della bilocazione e dei dialoghi con l’Angelo Custode al punto che Natuzza comunica “messaggi” inauditi e impossibili per un’analfabeta. A far precipitare gli eventi in questa direzione, subentra un fatto nuovo: la Madonna dice a Natuzza che il 26 luglio farà la “morte apparente”. Era il 26 luglio del 1938. Natuzza non comprende il significato della parola “apparente” e avvisa la signora Alba che finalmente raggiungerà il suo Gesù. Cadrà in un lungo sonno che durerà sette ore, attorniata da tanti medici, che erano là ad aspettare la morte… Racconterà al suo risveglio che si è trovata in Paradiso, al cospetto di Gesù, che le chiese di dividersi i compiti: portare a lui le anime, amare e compatire, amare e soffrire. Questo è il giorno più bello della sua vita, il giorno della promessa, che la segnerà per sempre. Il 29 giugno 1940, festa dei SS. Pietro e Paolo, mentre Natuzza ariceve dal Vescovo, mons. Paolo Albera, il sacramento della Cresima, avverte un brivido profondo su tutto il corpo  e qualcosa di gelido scorrerle dietro: una croce di sangue si era stampata sulla sua camicia. La sua vita è stata umile e semplice, ma al tempo stesso straordinaria. Fin da bambina comprese che il suo compito in questa vita per lei era dare conforto alla gente. Ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggi. “La fama di santità della serva di Dio, mamma esemplare di cinque figli, è viva tra i fedeli di questa diocesi e aumenta sempre più”, scrive mons. Renzo nel suo editto. Il documento fa seguito al “nihil obstat” della Congregazione per le cause dei santi, ottenuto il 17 ottobre 2018, e alla costituzione del Tribunale diocesano (13 dicembre 2018) che avrà il compito di istruire una formale inchiesta sulla vita, le virtù e la fama di santità della serva di Dio. natuzza-evolo-defunti-735x400“Le sue virtù, che tutti ammirano, il suo sconfinato amore per il Cuore di Gesù e per il Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime, oltre che per i poveri e i bisognosi, l’accettazione della sofferenza eroica sul modello del Crocifisso, la sua fede incrollabile ed il profondo senso di obbedienza alla Chiesa, ne sono la chiara testimonianza”. Monsignor Renzo evidenzia che Natuzza, “donna divinamente ispirata, ha intuito l’importanza del servizio di carità e della preghiera favorendo, in spirito ecclesiale e con la generosa e fattiva collaborazione di sacerdoti e laici, sia la promozione di diverse opere di assistenza sociale (Centro anziani, Casa cura, ecc.), sia il moltiplicarsi di Cenacoli di preghiera in piocesi ed in tutto il mondo”. Il postulatore della causa è don Enzo Gabrieli, del clero di Cosenza-Bisignano.

Redazione ArtInMovimento Magazine

 

 

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