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OCD Love e Love Chapter 2 alle Fonderie Limone per il Torinodanza Festival

4 OCD LOVE photo by Regina Brocke

Per la Rassegna Torinodanza Festival 2018, presso le Fonderie Limone di Moncalieri, il 29 settembre alle ore 20.45 verrà presentato lo spettacolo OCD Love, una creazione di Sharon Eyal e Gai Behar, con interpreti Gon Biran, Rebecca Hytting, Mariko Kakizaki, Keren Lurie Pardes, Darren Devaney, sound artist e musica dal vivo Ori Lichtik, luci Thierry Dreyfus, costumi Odelia Arnold, in collaborazione con Rebecca Hytting, Gon Biran, Sharon Eyal, Gai Behar. La prima ispirazione per la creazione di questo spettacolo proviene dall’omonima poesia di Neil Hilborn, una storia d’amore potente e lacerata, condizionata dal Disturbo Ossessivo Compulsivo. Una creazione che parla…

Love-Chapter-2- Photo- André-Le-Corre-007Per la Rassegna Torinodanza Festival 2018, presso le Fonderie Limone di Moncalieri, il 29 settembre alle ore 20.45 verrà presentato lo spettacolo OCD Love, una creazione di Sharon Eyal e Gai Behar, con interpreti Gon Biran, Rebecca Hytting, Mariko Kakizaki, Keren Lurie Pardes, Darren Devaney, sound artist e musica dal vivo Ori Lichtik, luci Thierry Dreyfus, costumi Odelia Arnold, in collaborazione con Rebecca Hytting, Gon Biran, Sharon Eyal, Gai Behar. La prima ispirazione per la creazione di questo spettacolo proviene dall’omonima poesia di Neil Hilborn, una storia d’amore potente e lacerata, condizionata dal Disturbo Ossessivo Compulsivo. Una creazione che parla di amore, amore che manca, amore che si dissolve lentamente, come un processo che solo apparentemente è integro, ma nasconde molte zone oscure. Una partitura drammaturgica sofferta che riflette la dimensione più profonda della coreografa, come una sorta di “palude, nella quale immergersi e attingere per la creazione. Il testo di Hilborn era già una coreografia nella mia testa” afferma Sharon Eyal tanto da averla trasmessa come un virus ai suoi danzatori, che danzano sulle note martellanti create dal DJ Ori Lichtik. OCD Love è considerato il capolavoro di Sharon Eyal, una sorta di manifesto della sua poetica: movimento, luce e suono in un’unica grande esperienza creativa e sensoriale: il corpo è modellato da trasformazioni interiori, interpreta il mistero di vuoto e perdizione di un amore impossibile, terminato nel dolore. Sharon Eyal costruisce un ambiente emotivo in cui i movimenti a tratti liquidi, a tratti sincopati, formano con le luci e l’ambiente sonoro composto dalle pulsazioni techno create dal DJ Ori Lichtik in cui spettatori e performers sembrano agire con il fiato sospeso per l’intera durata dello spettacolo. 4 OCD LOVE photo by Regina BrockeIl 30 settembre alle 20.45,  invece, sempre alle Fonderie Limone, verrà presentato lo spettacolo Love Chapter 2, una creazione di Sharon Eyal, in collaborazione con Gai Behar, interpreti Gon Biran, Rebecca Hytting, Mariko Kakizaki, Keren Lurie Pardes, Darren Devaney, musica dal vivo Ori Lichtik, luci Alon Cohen, costumi Odelia Arnold, Rebecca Hytting, Gon Biran. È lo stato di chi si trova solo, dopo una disperata storia d’amore. Il clima coreografico è la perfetta conseguenza di OCD Love: i danzatori esplorano la dissolvenza di un’esperienza dolorosa attraverso il medesimo stile coreografico raccontando un vuoto assoluto e devastante a cui il corpo reagisce con gesti inquieti, specchio ingrato di una solitudine esistenziale. I movimenti e i muscoli si estendono fino alla rottura, per ritrarsi poi in piccoli gesti spezzati: gli interpreti si trovano in perenne equilibrio tra estetismo ed espressionismo, sublime e grottesco. I danzatori formano un corpo unico, un coro tragico e moderno che esprime una sola voce. La differenza tra i generi è annullata dai costumi uguali fra loro quasi a gridare che di fronte al dolore siamo tutti uguali, tutti ugualmente trasformati dalle nostre stesse esperienze. Questa à la danza di Sharon Eyal, pura emotività e sentimento. Anche in questo caso le sonorità di Ori Lichtik disegnano una scenografia sonora di cui luci ed ombre ne disegnano i confini. “Abbiamo fondato la nostra compagnia proprio per darci quegli strumenti necessari che consentono di realizzare ciò che un coreografo ha dentro. Scegliere gli interpreti giusti, lavorare su una precisa tecnica espressiva, comporre all’unisono con luci e suono. Sharon aveva questi pezzi vivi nella sua mente e li ha realizzati proprio con i danzatori che ne potevano interpretare forma e sostanza” racconta Gai Behar. “Le modalità produttive sono fondamentali per realizzare ciò che si sente nel profondo e trasformarlo in spettacolo”. Se i due spettacoli hanno in comune il tema dell’amore, il vero collante tra le due opere è proprio la personalità forte e prorompente di Sharon Eyal che arriva a trasmettere, quasi per osmosi, stile e composizione coreografica. Gli spettacoli sono presentati con il sostegno dell’Ambasciata di Israele in Italia.

Redazione ArtInMovimento Magazine

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