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Racconto di una serata emozionante al Regio di Torino con Giovanni Sollima e 100 Cello: TORINO incontra BERLINO 2015

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Mi siedo comodamente in una delle poltrone del Teatro Regio, ansiosa di potermi godere lo spettacolo di inaugurazione dell’anno dedicato a “Torino incontra Berlino 2015”. È un giorno speciale per Berlino e per la Germania. È una data da ricordare. È un giorno che ha cambiato la configurazione d’Europa nel mondo, un giorno che, come dice in un’intervista, proiettata durante la serata, Dubravka Ugresic, del crollo del comunismo ma anche l’inizio di un’era digitale che annulla le distanze ma che, in fondo, ci ha tolto una libertà di “essere” sostituita dalla cultura dell’imitazione. È un giorno da festeggiare e da ricordare!…

Mi siedo comodamente in una delle poltrone del Teatro Regio, ansiosa di potermi godere lo spettacolo di inaugurazione dell’anno dedicato a “Torino incontra Berlino 2015”.unnamed

È un giorno speciale per Berlino e per la Germania. È una data da ricordare. È un giorno che ha cambiato la configurazione d’Europa nel mondo, un giorno che, come dice in un’intervista, proiettata durante la serata, Dubravka Ugresic, del crollo del comunismo ma anche l’inizio di un’era digitale che annulla le distanze ma che, in fondo, ci ha tolto una libertà di “essere” sostituita dalla cultura dell’imitazione.

È un giorno da festeggiare e da ricordare! È il 25esimo anniversario della caduta del muro di Berlino.

Un crollo! Un mutamento di stato, un evento complesso, per certi versi una catastrofe, in cui è venuto meno l’equilibrio che si era stabilito, come ci ricorderà durante la serata Massimo Cacciari, intervistato per l’occasione.

Tra le letture che Andrea Bajani e Michela Cescon quella che mi ha lasciato un segno, nonché un bisogno di capire è “La valigia” di Sergej Dovlatov. Il cambiamento è un momento epocale nella vita di tutti…poi ci sono persone che faticano di più. Sono quelle più rigide, ordinate, quelle la cui vita è gestita da altri. Per chi è abituato ad un regime di vita senza cambiamenti, statico, fatica di più…Ed anche la libertà diventa stridente…perché non sai vivere nella libertà! E non sai scegliere.

E come ogni cambiamento storico è da ricordare…a

Mi guardo intorno. Mi piace osservare la gente. A volte ne immagino la vita, anche solo lo stile. Cosa ho visto?

Sicuramente gente di classe, abituata ad una vita agiata, gente raffinata…capace di cogliere il significato più profondo di una serata da ricordare.

Il mio sguardo si è fermato ad un uomo distinto, un uomo di stile e con stile… Un uomo garbato, raffinato, ben vestito…e sicuramente colto.

Visi familiari, sguardi intelligenti.

E poi mi fermo a guardare un gruppo di ragazzi, li immagino nella loro quotidianità. Sembrano fuori posto, in quel teatro gremito di persone… Saranno studenti del conservatorio, universitari… Perché sono qui? Ormai gran parte dei giovani di quell’età cerca i divertimenti… ma questa serata presagisce un momento pieno di commozione… Forse mi sono lasciata trascinare dai luoghi comuni sui giovani?

E le famiglie… ci sono anche loro… accompagnati da ragazzini incuriositi. Cosa si aspetteranno da questa serata?

Finalmente sul palco c’è movimento. Prendono posto ben 100 violoncellisti, i 100 Cellos, accompagnati da Giovanni Sollima.unnameda

Mi aspetto un’orchestra in giacca e cravatta… Non lo è! Sarà un momento di prove? Del resto sono arrivata in largo anticipo.

Le prime note riempiono il teatro… Il maestro Sollima saluta il pubblico, che si mette in ordine e pronto allo spettacolo.

Il saluto è coinvolgente. I 100 Cellos ci salutano in una maniera rumorosa: violoncelli in alto e risa allegre.

La serata sarà coinvolgente.

Tra un’intervista e una lettura, il maestro e la sua orchestra ci presentano un programma musicale di tutto rispetto: Bach, Beethoven, Brahms, Bruch, Webern; Leonard Cohen, i Pink Floyd e tanti altri pezzi musicali.

Mi sconvolge e mi diverte, allo stesso tempo, questa modalità allegra, divertita, giocosa dell’orchestra.

Ma poi del resto la musica è libertà, e se sei libero sei felice. Avete mai visto un bambino correre tra i campi e non sorridere? O un uomo riavvicinarsi ad un amico, un parente e non sorridere?

Non c’era altro modo, se non questo, di ricordare la caduta del muro di Berlino.

Sorrisi, allegria, divertimento con un tocco di nostalgia.

Musica, poesia, fotografia a testimonianza di ciò che ha portato al cambiamento.

Adelasia C. Lo Sardo

[Fonte delle immagini: Adelasia C. Lo Sardo Ph; www.mole24.it]

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