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Su 40 paesi, al 25° posto la Scuola Italiana…

bimbi a scuola

L’istituto di ricerca inglese The Economist Intelligence Unit ha condotto un’indagine su sul sistema scolastico di quaranta paesi. La classifica che emerge si basa sulla “curva di apprendimento”, indicatore sintetico di diversi fattori come la considerazione del ruolo del’insegnante, l’attenzione per la formazione continua e per quella di base, l’interesse per materie tradizionali, fra cui italiano, matematica e scienze, e per quelle del futuro, tra le quali l’uso della tecnologia, il problem solving e il team working. Nell’analisi viene considerato pure il fattore “comunità”, frutto della collaborazione tra i protagonisti del sistema scolastico, ovvero i genitori, gli insegnanti e gli…

the-economistL’istituto di ricerca inglese The Economist Intelligence Unit ha condotto un’indagine su sul sistema scolastico di quaranta paesi. La classifica che emerge si basa sulla “curva di apprendimento”, indicatore sintetico di diversi fattori come la considerazione del ruolo del’insegnante, l’attenzione per la formazione continua e per quella di base, l’interesse per materie tradizionali, fra cui italiano, matematica e scienze, e per quelle del futuro, tra le quali l’uso della tecnologia, il problem solving e il team working. Nell’analisi viene considerato pure il fattore “comunità”, frutto della collaborazione tra i protagonisti del sistema scolastico, ovvero i genitori, gli insegnanti e gli alunni. Le scuole possono salire in classifica qualora superino alcuni test internazionali, come quello sulle competenze matematiche o quello sulla lettura. La ricerca valuta anche la spesa pro-capite per l’educazione, il Pil, il livello di disoccupazione e lo stile di vita.
bimbi a scuolaFra i quaranta paesi considerati, l’Italia si piazza al venticinquesimo posto, preceduta dalle scuole dell’Est asiatico e da quelle dell’Europa del Nord. Le scuole ubicate nel fondo della classifica sono in Colombia, Argentina, Brasile, Messico e ultima Indonesia.
Qual è il punto debole della scuola italiana? Sembra essere il ruolo dell’insegnante, una professione spesso vista come ripiego, una delle maggiori oggetto di burn out.
Roberto Gulli, presidente di Pearson italiana, spiega al Corriere della Sera: “Quando il ruolo dei professori è riconosciuto, la scuola funziona meglio. Non si tratta solo della retribuzione: per avere buoni insegnanti bisogna offrire una formazione continua. Fare il professore deve essere un privilegio per chi si laurea, non meno prestigioso di altre professioni come l’avvocato e l’ingegnere”.
“Investire sull’istruzione vuol dire aumentare il Pil – afferma Roberto Gulli – l’educazione non è solo un diritto acquisito ma un bene da far crescere”.
burned-outConcordo con il dott. Gulli, ma oggi ci troviamo realmente in un momento critico per la scuola, composta da tanti insegnanti di buona volontà, schiacciati dalle richieste di competenze sempre più alte. Il profilo professionale, leggendo l’articolo 26 dell’ultimo Contratto Collettivo Nazionale Lavoro (CCNL), “è costituito da competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica”.
Il docente svolge dunque una molteplicità di ruoli, tra cui quello del “trasmissore” di conoscenza, di psicologo, di mediatore culturale, di sociologo, di educatore, di sessuologo, di assistente sociale, di genitore, di mediatore famigliare, di assistente sociale, di amministrativo, di progettista, e se mi soffermo a pensare anche di altro. insegnate e altri mestieriQuesto perché si trova di fronte a una complessità che avanza, a bisogni dei discenti sempre diversi che lo costringono a una continua ridefinizione, e in questo processo è solo e poco gratificato anche dal punto di vista monetario. Reputo necessario oggi più che mai un nuovo investimento nella cultura e nella scuola, quale importante agenzia di socializzazione. Servono fondi per far fronte al numero sempre maggiore di DSA, fondi per rendere gli ambienti più consoni all’istruzione e meno affollati, ed è necessaria una politica che sostenga l’istituzione scolastica per permetterle di svolgere al meglio il suo compito, formare gli uomini di domani e sviluppare in loro autonomia e senso critico. E non dimentichiamo che l’insegnante è il mestiere senza cui non esisterebbero gli altri mestieri….
Annunziato Gentiluomo

 

[Fonti delle immagini: www.informagiovanibiella.it e talentbitsandbytes.com]

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