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“Un’imprecisa cosa felice”, il primo romanzo di Silvia Greco

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Un’opera prima è sempre qualcosa di speciale e delicato, un atto di fiducia dello scrittore che, attraverso di essa, si presenta a noi lettori. La scelta delle citazioni già dice molto dell’autore che ci apprestiamo a leggere e a conoscere, e questo primo romanzo di Silvia Greco ne contiene due, di Fernando Pessoa (Fu un incanto) e di Wislawa Szymborska (La fiera dei miracoli), che inquadrano l’opera in una cornice di visioni poetiche. Una nota a parte è per la dedica all’amico libraio Beppe Marchetti: “ovunque tu sia”. Nella sua libreria in Torino, la celebre Luna’s Torta, il libro verrà…

copertinadefUn’opera prima è sempre qualcosa di speciale e delicato, un atto di fiducia dello scrittore che, attraverso di essa, si presenta a noi lettori.
La scelta delle citazioni già dice molto dell’autore che ci apprestiamo a leggere e a conoscere, e questo primo romanzo di Silvia Greco ne contiene due, di Fernando Pessoa (Fu un incanto) e di Wislawa Szymborska (La fiera dei miracoli), che inquadrano l’opera in una cornice di visioni poetiche.
Una nota a parte è per la dedica all’amico libraio Beppe Marchetti: “ovunque tu sia”. Nella sua libreria in Torino, la celebre Luna’s Torta, il libro verrà presentato questa sera, per la prima volta.

“Un’imprecisa cosa felice” è un mondo fatto di personaggi un po’ strambi, che ti diventano amici pagina dopo pagina. Ciò che li accomuna è essere rimasti soli dopo la morte assurda, quasi comica, di un loro familiare.
Che cos’è, allora, quell’imprecisa cosa felice? È imprecisa, sì, è una cosa, non importa cosa, un gesto una parola una decisione, ma è felice, questo è l’importante. È ciò che ti rimane se, dopo la morte assurda di una persona amata, riesci a riprendere il sorriso che quella persona ti ha lasciato fino a un attimo prima di andarsene, e anche nel modo stesso in cui se n’è andata. Il coraggio di “rimettersi in bocca” quel sorriso ti rende capace di essere nuovamente felice, di più, di fare qualcosa di felice.
E così Marta, Nino, Ernesto, Elvira trovano quel coraggio. Sono buffi, si riesce a immaginarli come personaggi di una commedia in teatro, ma sono più che mai veri e vivi nei loro sentimenti ed emozioni, nei quali non si può non immedesimarsi.silvia08
Sono rimasti soli, ma non abbandonati, sono sfortunati, ma non arresi, sono malinconici, ma non perdono la voglia di sorridere, pronti ancora una volta a essere presenti “se il destino ti prende e ti dice ehi, tu sì, proprio tu, con il mio potere immenso io, ora, adesso, subito, ti nomino sovrano dei felici”.
Nelle loro case, nei loro gesti quotidiani, tra abbandoni, fughe e ritorni, ci mostrano come sia possibile, davvero, nonostante tutto, trovare e fare qualcosa di felice.

Silvia Greco, classe ’72, è nata a Genova ma vive da sempre a Torino. Si è occupata di poesia per la rivista letteraria di ateneo “Baretti” ai tempi dell’università, è stata tra le fondatrici del trio femminile di cabaret “Le Spaventapassere”, e infine ha gestito per diversi anni il mitico circolo arci “Pueblo”.
“Un’imprecisa cosa felice” è il suo primo romanzo ed è edito da Hacca Edizioni.

Chiara Trompetto

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