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Violet come viola, il femminile a teatro nell’anno 2019

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Il viola riserva sorprese. Colore da sempre spirituale, se dell’immaginario simbolico rappresenta la magia e il mistero, del reale corporeo riporta al livido e alle sue ragioni, in molti casi assai poco ragionevoli, prive di fascino, di magia e tantomeno di mistero. Tra simbolo e realtà il viola porta con sé il bagaglio di una lunga tradizione di scaramanzia teatrale, forse la più famosa “sfortuna” legata a un colore, dovuta ad un’antichità in cui il viola quaresimale impediva in tutto il viola teatrale. Altre sorprese ci raggiungono invece dalla modernità, come il “Movimento Viola” che, nel 2009, manifestò in nome…

Il viola riserva sorprese. Colore da sempre spirituale, se dell’immaginario simbolico rappresenta la magia e il mistero, del reale corporeo riporta al livido e alle sue ragioni, in molti casi assai poco ragionevoli, prive di fascino, di magia e tantomeno di mistero. Tra simbolo e realtà il viola porta con sé il bagaglio di una lunga tradizione di scaramanzia teatrale, forse la più famosa “sfortuna” legata a un colore, dovuta ad un’antichità in cui il viola quaresimale impediva in tutto il viola teatrale.
Altre sorprese ci raggiungono invece dalla modernità, come il “Movimento Viola” che, nel 2009, manifestò in nome dell’autodeterminazione collegandosi al colore per eccellenza del femminismo, il viola, come ben scritto da Bruna Baldassarre in Noi Donne: «Gli anni del femminismo furono accompagnati da un viola imperante nella moda e nei costumi. Il viola è colore dei mondi diversi e innovativi della creatività, dell’intuizione artistica, dell’invenzione. Il viola è colore di sintesi, tra umano e divino, tra conoscenza e intuizione. Uno dei tre Magi, con la pelle scura, vestiva di viola, e mai come in questo periodo s’impone il collegamento tra la conoscenza dei percorsi degli uomini, proprio come era naturale per i Magi: questa è l’epoca dell’anima cosciente, che rinnega la delega!»

Collettivo ErranteAffascinati da tante premesse, le Parole di Stagione hanno risposto all’invito di una giovane compagnia teatrale, giovane per formazione (2019) e giovane per età dei componenti, Collettivo Errante, partecipando al primo allestimento di Violet, opera prima drammaturgica, scenica, grafica, coreografica, aerea, circense e teatrale del quartetto formato da Giulia Mela (artista), Davide Bertorello (tecnico rigger), Samuele Huynh Hong (visual designer) e Carla Carucci (regista).

A fornire l’occasione di questa opera sotto tanti aspetti innovativa composta di tante prime volte, che aveva bisogno anche di molta fiducia per trovare un teatro/casa in cui prendere forma, la cooperativa Officine della Cultura, con sede ad Arezzo, attraverso la propria residenza teatrale, il Teatro Verdi di Monte San Savino, in collaborazione con il Comune di Monte San Savino e A.S. MonteServizi, nell’ambito del progetto “Artisti nei Territori” promosso da MiBAC e Regione Toscana. Tanti nomi che servono a ricordare alle giovani generazioni e ai giovani lettori che esistono ancora riferimenti, luoghi e possibilità per una reale sperimentazione artistica libera da compromessi e da qualsiasi forma di scambio.

claudia federica pacini merliRaccontare la visione di Violet non è ancora possibile – lo spettacolo è in formazione (possiamo dirvi che ci è piaciuto assai)! Tuttavia, in quel piccolo gioiello della Val di Chiana che è il Teatro Verdi, abbiamo avuto modo di scambiare parole e impressioni con i protagonisti di Collettivo Errante per restituire ai lettori di ArtInMovimento.com e delle Parole di Stagione il senso, i perché e le necessità di una costruzione artistica nel 2019. L’intervista è a cura di Claudia Federica Pacini Merli (nella foto a destra) donna giovane e intelligente che ha raccolto insieme al sottoscritto l’invito della compagnia errante. Gli scatti sono stati realizzati in teatro in occasione della rappresentazione.

Chi siete voi del Collettivo Errante? Perché avete scelto questo nome così particolare?

violetcomeviola-5Giulia Mela: Io, Samuele e Davide abbiamo fondato il Collettivo Errante recentemente. È dal mese di gennaio che abbiamo deciso di fare questa avventura. L’abbiamo chiamato Collettivo Errante perché, quando abbiamo preso questa decisione, eravamo tutti da una parte opposta del mondo; eravamo una in Turchia, uno in India e uno in Vietnam. Essendo dei vagabondi penso che l’appellativo cada a pennello.
Il progetto nasce da un’idea che ho avuto modo di elaborare nel tempo. Avevo però bisogno di professionisti, non solo che mi offrissero le loro competenze tecniche ma che proprio credessero nel progetto e volessero farne parte ed essere coinvolti a 360 gradi. Tutto quello che esce fuori non è solo farina del mio sacco, ma è anche tanta decisione di tutti quanti insieme.
Per farci aiutare a mettere in ordine le idee e a rendere tutto questo possibile, abbiamo deciso di chiamare Carla che è una splendida regista, nonché attrice. Carla sta facendo un ottimo lavoro per indirizzarci sulla strada giusta e trasformare quello che c’è in testa in qualcosa di concreto.
Questa settimana di residenza è il nostro primo incontro per poter generare quello che sarà l’inizio dello spettacolo che, in totale, dovrebbe durare un’ora circa.
Lo spettacolo include tecniche di Circo contemporaneo, dato che io sono un’acrobata aerea, e Visual design, grazie a Samuele che si occupa di Visual Mapping, e proiezioni interattive con quello che succede sul palco, quindi non semplicemente un’immagine statica ma che, a seconda dei miei movimenti, si muove anch’essa.
Davide è il nostro angelo custode: sa fare tutto, qualunque bisogno risolve sempre la situazione.
Soprattutto è quello che insieme a me costruisce parte delle coreografie. Abbiamo una grande sinergia, anche sul palco. Fa parte anche lui della creazione.

Cosa intendi per angelo custode riferendoti a Davide, quale è il suo ruolo?

Davide è un Rigger professionista, ossia, collabora con Orion Riggers che è una realtà di riggers professionisti i quali formano le persone che lavorano in altezza lasciando anche Certificazioni. La sicurezza è il suo mestiere. Per tanti anni ha fatto il tecnico di teatro, quindi il teatro è il suo ambiente, lo conosce molto bene. Nello specifico, in questo spettacolo, utilizziamo un imbrago che si usa di solito nei film per gli Stuntman: io sono legata da una parte, lui è legato a me dall’altra, insieme ci bilanciamo per fare dei movimenti e creare una sequenza di danza tra terra e aria.

Di cosa parla lo spettacolo?

violetcomeviola-3Lo spettacolo si chiama Violet ed ha un tema prettamente femminista, abbraccia più che altro il trans-femminismo che è la nuova ondata di femminismo che tende ad includere tutte quelle minoranze che vengono poi sminuite dal patriarcato, dal machismo, che si tende a negare, anche nelle piccolo cose, ma che in realtà c’è, è presente.
Lo spettacolo non vuole assolutamente essere un manifesto politico. Vuole più che altro concentrarsi sulla presa di coscienza di ognuno di noi e capire che ci si può liberare veramente da questi schemi e si può fare tutto quello che si vuole, basta decidere di volerlo; anzi, basta vederlo, perché ci sono tutti gli strumenti per farlo, è solo questione di fare quel passo al di fuori della propria gabbia.
L’ambientazione è un po’ onirica, poi non so adesso come evolverà, però tendenzialmente vuole portare sulla scena proprio questo processo che si sfasa tra la realtà e l’immaginario, il sogno. Esplorare mondi diversi e alla fine trovare il proprio spazio nel mondo in cui si ha diritto.

Come avete fatto da tre parti del mondo lontane a trovarvi e decidere di fare questa esperienza?

violetcomeviola-7Giulia: Io ho fatto l’accademia di Circo a Torino dove ho conosciuto Davide che ha lavorato anche lì come tecnico e per un periodo abbiamo collaborato sul palco insieme e mi sono trovata molto bene.
La prima persona infatti che ho contattato è stata lui. Ne abbiamo parlato e lui era entusiasta mentre io non lo credevo possibile. Poi abbiamo deciso di provarci e ho capito che c’era qualcuno che ci credeva insieme a me, allora ci ho creduto un po’ di più e ho preso coraggio.
Avevo questa idea delle proiezioni e mi piaceva tantissimo, ho cercato un po’ di professionisti che però non erano convinti, avevano altre priorità. Casualmente per un periodo ho vissuto a Reggio Emilia e chiacchierando con i miei coinquilini è saltato fuori che un caro amico del giro faceva proprio questo lavoro, Samuele.
Mi sono fatta dare il numero, l’ho chiamato e anche lui ha creduto in questa cosa. Samuele ha lavorato tanti anni in tour anche con musicisti, il suo lavoro lo appassiona tanto e si vede. Poi ci siamo incontrati per capire se questa cosa poteva essere fattibile.
Successivamente ho chiamato Carla che conoscevo già come artista e della quale conosco la poetica che mi piace tantissimo. Sapevo che faceva delle consulenze di regia e le ho chiesto se le interessava questo progetto. Le è piaciuto tanto e ha deciso di farne parte.
Ho inviato mail a tutti i teatri italiani con tutto il nostro materiale e Officine della Cultura sono stati i primi che hanno fatto questo atto di fiducia nei nostri confronti. Come collettivo non abbiamo mai lavorato ancora insieme, abbiamo lavorato come singoli e avevamo bisogno di uno spazio che avesse le tecniche giuste per poterci dare libertà alla fantasia e questo è stato veramente un bellissimo inizio.

violetcomeviola-4Carla: Se posso intervenire secondo me è stata la grande determinazione di Giulia, la sua energia che ha messo insieme queste persone ed ha portato avanti con caparbietà l’idea. Alla fine i risultati arrivano, perché quando ci si sbatte la testa, alla fine è così, e bisogna dare tanto merito a questa cosa, un valore in più.

Da quanto tempo avevi in mente questo progetto?

Giulia: Il progetto è nato nella mia testa due annetti fa più o meno, nel 2017.
Avevo già elaborato una piccola performance che però non ho potuto approfondire per vari motivi ed è rimasta lì a fermentare. Tendenzialmente a me le idee vengono di notte e alla mattina mi sveglio e decido di doverle attuare. Dopo un periodo che non avevo lavorato tanto, mi sono decisa di scrivere. Ho raccolto un po’ di materiale e ho iniziato a scrivere un piccolo testo per capire che cosa mi ispirava a fare questa cosa e perché, e pian piano è nata l’ idea e ha preso forma.

Si sta realizzando come ti aspettavi? Quali sono le aspirazioni che all’inizio tu e poi tutti avete per questo progetto?

Incredibilmente si sta realizzando anche meglio del previsto. Sta venendo veramente bene.
Abbiamo lavorato tantissimo e a parer mio molto bene perché innanzi tutto la sinergia che ho con Carla mi piace molto, è esattamente quello che volevo e quello di cui avevo bisogno per mettere in moto queste cose.
Riesce a capirmi e a tirare fuori ciò che è necessario. Poi l’amore e la passione che ci mettono Davide e Samuele nel fare il loro, la premura ai dettagli. I dettagli sono importanti, sono fondamentali ed è un’idea che condividiamo tutti perfettamente. Andare a lavorare minuziosamente uno spettacolo per creare un prodotto che sia preciso.
Siamo in sintonia su questo tipo di pensiero.
Mi piacerebbe lavorare a contatto con delle realtà dove ci sono delle minoranze discriminate e quindi portare, non per forza un messaggio, ma un’emozione che rimanga e che fermenti dentro una persona.
Un’altra cosa che mi piacerebbe molto è scambiare qualcosa con chi viene a vedere questo spettacolo, cioè che il pubblico poi venga a chiacchierare con noi e a dirci cosa ha vissuto e rivissuto e sentire le storie e le esperienze.
Per me il teatro è questo, avere l’importanza di trasmettere qualcosa, ma anche ricevere qualcosa dal pubblico. Che ci sia quindi il contatto.

Per quanto riguarda il tema dello spettacolo, secondo la vostra opinione vengono capite queste situazioni dalla stessa donna e dalle minoranze in generale?

violetcomeviola-2Secondo me questo qua è un argomento estremamente grande che necessita di ore ed ore di rivisitazioni storiche, di bagagli culturali per poterne parlare, di cui anche io non mi sento all’altezza. Conosco le lotte femministe e tutti gli obiettivi raggiunti. Quello in cui credo è che anche oggi nella nostra società, nella nostra realtà, ci sono grandi conquiste ma piccole sconfitte nelle piccole cose, nelle parole, nei modi di fare. Motivo per cui mi tocca questo spettacolo e per cui è nato, sono le esperienze quotidiane in cui tu ti rapporti con delle persone e vedi che ancora ci sono dei blocchi, ci si blocca su delle tradizioni, su dell’ignoranza, dei modi di pensare che non sono legati esclusivamente alla donna, mentre invece sarebbe semplice superarli.
Ho scelto la donna, in questo caso, perché la rappresento, perché io sono donna e io ho vissuto delle esperienze che mi hanno costretto e mi hanno incasellato in determinati schemi di cui fortunatamente spero di liberarmi nel tempo.
In realtà è una condizione che si applica a tutti gli esseri umani, perché nel momento in cui c’è una differenza e c’è qualche piccola cosa che si distacca da quello che dovrebbe essere il giusto, allora ci sono modi di pensare, parole pesanti.
È veramente un argomento complicato.

Quali sono i punti di forza dello spettacolo?

Giulia: Sicuramente l’acrobatica è una cosa che stupisce sempre. Inoltre anche la grafica visuale delle proiezioni. Sono due elementi che combinati insieme danno la possibilità di esplorare delle dimensioni diverse: geometrie, spazzi che cambiano. Quella è sicuramente la cosa più suggestiva.

Quali sono le difficoltà che vi aspettate affrontando tematiche così delicate?

violetcomeviola-8Giulia: Sicuramente la paura di cadere nel cliché e che quindi venga accolto un certo tipo di stereotipo che non è quello che si vuole assolutamente trasmettere. È tutto molto intellettuale, adesso è molto complesso riuscire a prendere queste cose e fare in modo che le persone le leggano nel giusto senso.
È la sfida di questo percorso.

Carla: per noi è chiaro che vogliamo stare attenti a questo rischio e questo ci aiuterà e ci guiderà. Sapere che potremmo cadere in questo pericolo ci fa porre tante domande.
Sì: ci facciamo molte domande! L’importante è proprio continuare a farsele.

Carla, con tutte le esperienze hai vissuto nel corso della tua carriera, cosa ti ha colpito di questo progetto?

Carla: Sicuramente, come diceva Giulia, la sinergia che si è creata con lei. Mi ricordo quando mi ha parlato di questo progetto la prima volta a grandi linee nella cucina di casa sua, e già lì mi aveva intrigato l’idea.
Anche solo la tematica, sono una donna, quindi mi tocca; e poi la sfida di lavorare con un’acrobata in aria, in modo teatrale, utilizzando le proiezioni. Queste cose per me sono nuove, in realtà, quindi è una grande sfida questo progetto.

Mi rivolgo anche a voi, Samuele e Davide, voi questo progetto, da uomini, come lo avete abbracciato, cosa vi ha conquistato?

Samuele: riuscire a fare qualcosa di nuovo e dal mio punto di vista anche raffigurarlo. Cercare di trasmettere queste emozioni al pubblico e questo messaggio che condivido assolutamente. Mi ci rivedo anche io perché comunque non si riferisce soltanto al femminismo.

E a te Davide?

Davide: A me ha convinto la grande determinazione di Giulia. La trovo contagiosa.

Come vivete tutto questo?

violetcomeviola-6Giulia: Per me è anche commovente vedere tutto questo che funziona, che nasce, cresce e che siamo tutti molto tranquilli nel farlo, non c’è fretta, non c’è ansia, non c’è male.
Facciamo, e quello che succede succede, proviamo!!

Carla: Per me è fondamentale nella creazione la tranquillità. La creatività funziona molto meglio in un ambiente tranquillo, in cui ci si rispetta e questo non è assolutamente scontato.

Giulia: Sono tre anni che lavoro in questo ambito, che faccio questo come professione, però ho avuto modo di vedere diverse compagnie. Ti assicuro che in molti casi c’è una gerarchia, legata a una questione di soldi principalmente. Per questa compagnia voglio cercare delle realtà dove vengano coperte le spese, dove possiamo essere tranquilli. In questo momento a me non interessa guadagnare da questa cosa, non mi interessa che i miei collaboratori siano i miei dipendenti. Mi interessa essere tutti quanti alla pari e trovarci nella condizione in cui si possa stare bene per lavorare ognuno con le proprie esigenze. Così si lavora bene.

@GianniMicheli

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