Oggi i nostri riflettori sono puntati su Andrea Piazza, baritono palermitano di quasi 27 anni, che abbiamo molto apprezzato nei panni di Silvio nei Pagliacci di Leoncavallo, del duo Rizzi-Aliverta al Teatro Rendano di Cosenza, dove ha sfoggiato un bel timbro, una voce rotonda e ben proiettata, e una presenza scenica carica della giusta energia.Un
Oggi i nostri riflettori sono puntati su Andrea Piazza, baritono palermitano di quasi 27 anni, che abbiamo molto apprezzato nei panni di Silvio nei Pagliacci di Leoncavallo, del duo Rizzi-Aliverta al Teatro Rendano di Cosenza, dove ha sfoggiato un bel timbro, una voce rotonda e ben proiettata, e una presenza scenica carica della giusta energia.
Un capricorno doc, con tanti pianeti in acquario, determinato e consapevole del suo valore, e al contempo una piacevole ed elegante persona che ti guarda negli occhi ed è animata da valori famigliari significativi.
Siamo riusciti a intervistarlo. Vediamo cosa ci racconta…

Maestro Piazza, sappiamo che la musica entra nella sua vita prima che i suoi occhi potessero ammirare la bellezza della luce…
Innanzitutto, vorrei ringraziare il dott. Gentiluomo per questa opportunità offertami per poter esprimere brevemente il mio percorso artistico.
Ho avuto la fortuna di avere un papà pianista, attualmente docente di Pianoforte al Conservatorio di Musica “A. Scarlatti” di Palermo e fondatore del Trio cameristico “Siciliano”, adesso “In Artrio”, ascoltando da sempre i principali trii cameristici dei grandi compositori. Questo costante ascolto ha sempre suscitato in me grande curiosità e forti emozioni tanto da passare ore nascosto sotto il pianoforte di papà ascoltandolo.
Una carriera, Maestro, che si sta dipanando davanti ai suoi occhi, nonostante la giovane età. Quali sono stati i momenti dove si è sentito nel posto giusto al momento giusto?
Il tempismo in questa carriera può essere fondamentale. Fra i momenti dove mi sono sentito al posto giusto ricordo quando conobbi il mio insegnante entrando in una dimensione reale di quello che significa il percorso lirico e avvertendo una situazione a me congeniale.

Secondo Lei, quanto conta e perché un insegnante per un cantante lirico? Ed è proprio vero che non si finisce mai di studiare?
Ho la fortuna di studiare e perfezionarmi col baritono di fama mondiale Lucio Gallo, col quale posso vantare ormai dieci anni di approfondito studio e ricercatezza nello sviscerare, nei particolari, i ruoli che dovrò affrontare.
Avere l’opportunità di studiare con grandi maestri può certamente aiutare molto, “non tutti i grandi cantanti sono grandi insegnanti”: io sono stato molto fortunato! L’apprendimento della corretta tecnica vocale è fondamentale per preservare questo delicatissimo strumento che ha la magia di essere all’interno del nostro corpo.
Ovviamente occorre un enorme spirito di sacrificio e voglia di mettersi in gioco: posso, difatti, confermare che non si finisce mai di studiare e di imparare nuove cose. Quando mi capita di ripetere un ruolo c’è sempre qualcosa di nuovo che mi stupisce e mi spinge alla ricerca, per tendere a migliorare la mia resa.

Dal suo punto di vista, quanto è importante oggi essere “nelle mani sapienti” di un grande agente per lavorare e crescere professionalmente?
L’importanza di una agenzia è basilare perché svolge la funzione di una vetrina che dà la possibilità di far conoscere i cantanti nei vari teatri per la scelta dei ruoli. Inoltre affidarsi ad agenti competenti è utile per la scelta dei ruoli in linea alla vocalità di ogni cantante, affinché si possa affrontare il ruolo in maniera adeguata.
Affinché si compia la magia del teatro operistico in un allestimento, quali sono le condizioni che, a suo avviso, devono verificarsi?
Le condizioni, affinché si verifichi la magia a cui si riferisce, sono diverse: la prima è sicuramente essere a proprio agio col repertorio che si sta affrontando; la seconda è avere un buon feeling con i componenti del cast; e, infine, è necessario armonizzare il lavoro di regia affinché canto, musica, scenografia e movimenti possano fondersi in una cosa sola e far apparire al pubblico tutto questo nel modo più naturale possibile. Non deve mai mancare una grande emozione.


Se dovesse definirsi, utilizzerebbe la nomenclatura di “baritono palermitano”, quella di “baritono siciliano” o quella di “baritono italiano”, e perché questa scelta?
Se proprio dovessi definirmi, Andrea Piazza andrebbe benissimo, ma mi attengo alla domanda. La Sicilia è la mia anima, così come il suo capoluogo Palermo, la mia città natale, quindi andrebbe benissimo definirmi baritono palermitano. Oltre tutto è un orgoglio con me allinearmi alla storia musicale della mia città natale, tra tutti Marco Betta, Dario Palermo e Luciano Chailly.
Parlando della sua vocalità, notiamo una versatilità notevole, una potenza nei centri, una comodità naturale nel registro acuto e una particolare luminosità. Trova che queste caratteristiche possano rappresentare un limite per lei?
Spero proprio di no! Anzi mi auguro che possano crescere ancora e regalarmi meravigliosi momenti sul palco. Comunque La ringrazio per un’analisi così precisa nella sua sintesi della mia vocalità.

Sappiamo che nonostante la sua giovine età, si è misurato con ruoli importanti del repertorio pucciniano, fra cui Marcello al Coccia di Novara e Schaunard al Nouveau di Bologna. La sua voce ben si adatta a tali ruoli, ma non è meglio, a suo avviso, muoversi, almeno per qualche anno, su altro tipo di repertorio? A nostro avviso sarebbe un magnifico Belcore, ad esempio…
Sì, ho affrontato alcuni ruoli pucciniani, che fra l’altro amo molto. Ho avuto il privilegio di debuttare il ruolo di “Belcore” al Teatro Massimo di Palermo ed è fondamentale restare su un repertorio più “giovanile”, così da maturare esperienza e tecnica per poi far fronte a ruoli più complessi. Tengo ad aggiungere, inoltre, che, in alcuni casi, mettersi alla prova con grande attenzione in ruoli più complessi possa essere estremamente formativo per comprendere davvero quali sono le difficoltà tecnico-interpretative da dovere affrontare.
Cosa può raccontarci dell’esperienza dei Pagliacci al Rendano di Cosenza dove ha rappresentato in modo eccellente il personaggio di Silvio?
L’esperienza al Rendano è stata molto interessante e costruttiva. Bellissima coesione con il cast, con il Direttore d’orchestra e con il Regista: questo ha creato un amalgama che ha permesso l’ottima riuscita dello spettacolo. Quello cosentino è un Teatro che sta ripartendo che vanta un pubblico attento e caloroso. Tutti presupposti per far tornare il Rendano dei tempi passati.

Quali sono comunque i ruoli che non si stanca mai di interpretare e perché? E quali sono quelli che vorrebbe debuttare presto?
Un ruolo che al momento porto nel cuore, probabilmente per la giovane età, è quello di “Marello” ne “La bohème”. Amo molto “Don Giovanni” e le mille sfumature che porta con sé. Mi piacerebbe molto debuttare il “Conte d’Almaviva” ne “Le nozze di Figaro”. Trovo molto stimolante l’idea di vestire i panni di un nobile aristocratico arrogante e libertino, che abusa del suo potere in vario modo, ma che mostra profondamente tratti di vulnerabilità. Inoltre vocalmente, richiede una canna robusta, capace di esprimere sia la sua autorità sia la sua frustrazione e gelosia.

Anche se Lei ne ha da vendere, come, a Suo avviso, si sviluppa la competenza scenica per un cantante lirico?
La fortuna di lavorare vicino a grandi artisti permette di apprendere alcune nozioni base molto importanti, ma la componente innata è di basilare importanza. Credo che la comprensione del testo sia fondamentale per la completa riuscita scenica del personaggio. La musica allora diventerà una complice meravigliosa.
Ogni teatro trasuda di storia. Ce n’è uno in cui si sente a casa? E se sì, perché?
Il teatro che preferisco è la mia vita, in campagna o in montagna, dove posso essere qualsiasi personaggio dal cantante al direttore d’orchestra, dal protagonista allo spettatore.
A sua percezione, quanto è importante oggi la presenza e la cura della propria immagine sui social?
Certo che riconosco la grande importanza dell’utilizzo dei social, in quanto questi oggi rappresentano il mezzo di diffusione più veloce e utilizzato da tutti. Ti permettono una visibilità immediata potenzialmente infinita: in un attimo sei sulla cresta dell’onda e in un altro puoi rischiare tutto. È bene dunque utilizzarli con intelligenza ed eventualmente farli gestire da chi ne ha la competenza professionale.
È evidente che sia un ragazzo di rara bellezza. Quanto ciò può essere una leva per favorire la Sua carriera nel campo dell’opera?
Un bell’aspetto su un palco scenico è sicuramente gradito, ma se ciò non è accompagnato dalla preparazione, dal sacrificio e dal talento, conterà ben poco. Per quanto mi riguarda preferisco sentirmi dire bravo al posto di bello.
Oggi, in alcuni allestimenti, anche in enti lirici importanti, ci troviamo di fronte a scelte di solisti incomprensibili, non all’altezza delle produzioni o assolutamente lontani vocalmente dal registro richiesto per quel ruolo. Se La ravveda, a cosa si deve, a Suo avviso, tale stortura che rischia di mettere in ombra talenti come il Suo?
Non sta a me giudicare le scelte dei solisti: ormai tutte le vocalità cantano tutti i ruoli cosa estremamente iniqua. Ognuno di noi ha un repertorio più congeniale alla propria natura e forzare laddove non si ha, non può che creare difficoltà.
Ritengo, in ultimo, che fornire più spazio ai giovani talenti emergenti di calcare i palcoscenici dei teatri è molto importante alfine di dare ad ognuno l’opportunità di accrescere in esperienza e conoscenza artistica.
Può darci qualche anticipazione rispetto ai suoi impegni?
Bolle molto in pentola, ma un po’ per scaramanzia preferisco non parlarne prima della firma dei contratti.
Annunziato Gentiluomo
















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