Il Palazzo Ducale di Genova fino al 19 luglio 2026 propone la mostra Van Dyck l’Europeo, focalizzata sul grande genio belga. Un viaggio alla scoperta e all’approfondimento di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico. Forse la mostra più imponente degli ultimi venticinque anni a lui dedicata, con 60
Il Palazzo Ducale di Genova fino al 19 luglio 2026 propone la mostra Van Dyck l’Europeo, focalizzata sul grande genio belga. Un viaggio alla scoperta e all’approfondimento di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico. Forse la mostra più imponente degli ultimi venticinque anni a lui dedicata, con 60 opere suddivise in dieci sezioni tematiche, prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, i Musei Reali di Torino, oltre che da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum.

La mostra si concentra sulle opere dell’importante periodo italiano, composte tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale, ma anche su numerose opere eseguite nei diversi momenti della carriera del pittore, ad Anversa, nelle Fiandre, sua patria, e a Londra. Un viaggio alla scoperta del Anton van Dyck di “tre patrie” e di “tre stagioni” distinte, al suo modularsi, evolvere e farsi “contaminare” dalle differenti sensibilità dei luoghi in cui si viene a trovare. Innegabile il suo essere il miglior discepolo di Rubens, anche se nella sua evoluzione riesce a trovare la sua specificità e il suo punto di vista diventa unico e poi eterno per i posteri.

Siamo rimasti piacevolmente impressionati dalla ricchezza della mostra, dal percorso più tematico che cronologico in senso stretto realizzato che accompagna il visitatore in un’immersione totale nell’opera di Van Dyck e soprattutto dalla bellezza delle tele presenti, da cui emergono la tensione e il pathos del pittore, la sua volumetrica materialità, il suo innovativo modo di rappresentare il movimento (come in Ritratto di Lucas e Cornelis de Wael) e la sua assoluta originalità. La rappresentazione di alcune espressioni facciali – come in Ritratto di Isabella Clara Eugenia, infanta di Spagna, in abito da suora del Terzo Ordine di San Francesco (1628), in Ritratto di Philippe Le Roy (1630) e in Ritratto di Henricus Libetti (1627-1632 circa)- la resa dei panneggi materici, delle armature e dei gioielli – come in Sansone e Dalila (1620), ne Le tre età dell’uomo come Vanitas (1625-1626) e ne Giovane emigero (1626 circa), nel Ritratto di George Digby, II conte di Bristol (1638 circa) e in Mrs Howard (1638-1639 circa)- e il leitmotiv del drappo, in particolare rosso, presente, ad esempio, nel Ritratto di Marcello Durazzo (1624), in Susanna Fourment e sua figlia Clara del Monte (1620 circa), in Susanna e i vecchioni (1625), nel Ritratto postumo di Raffaele Raggi (1626-1627) e nel maestro Ritratto equestre dell’imperatore Carlo V (1620-1621 circa) – ci hanno ipnotizzato, catapultandoci ai tempi dell’artista ed entrando nel suo sentire, nella sua visione, nel suo particolare modo di osservare la realtà. Forse però l’aspetto che ha nutrito di più il nostro animo è la scoperta delle opere sacre del pittore fiammingo: un vero mix di teatro e pathos, di religione e sentimento, altamente coinvolgente per la pura bellezza e per il personalissimo sentimento caratterizzante. Fra tutte il sospeso ed eterno Cristo spirante (Crocifisso) (1625-1626 circa) e poi l’Estasi di santa Rosalia (1625), il Martirio di san Sebastiano (1619 circa), San Sebastiano medicato dagli angeli (1610-1620 circa) e Madonna col Bambino e sant’Antonio da Padova (1629-1630 circa). Infine impressionanti i due autoritratti presenti: sublimi.


Una mostra dunque che merita di essere vista. L’unico neo? Forse un’illuminazione che a tratti non permette di godere pienamente di alcune opere. Ma davanti a tanta ricchezza, si può soprassedere!
Annunziato Gentiluomo














