Ci sono esperienze professionali che non si limitano ad arricchire il curriculum, ma che incidono profondamente sul modo di pensare la scuola, di abitarla e di progettarla. Il periodo di job shadowing che ho svolto a Palma de Mallorca, dal 20 al 24 aprile 2026, all’interno del Col·legi Sant Josep Obrer, si colloca per me
Ci sono esperienze professionali che non si limitano ad arricchire il curriculum, ma che incidono profondamente sul modo di pensare la scuola, di abitarla e di progettarla. Il periodo di job shadowing che ho svolto a Palma de Mallorca, dal 20 al 24 aprile 2026, all’interno del Col·legi Sant Josep Obrer, si colloca per me esattamente in questa categoria: una settimana intensa, densa di osservazioni, dialoghi, riflessioni e apprendimenti, che ha messo in discussione alcune “credenze” e ne ha rafforzate molte altre, stimolando le infinità possibilità che la relazione didattica consente agli insegnanti che se lo permettono.
Il Col·legi Sant Josep Obrer è una realtà educativa complessa e articolata: scuola dell’infanzia, primaria, secondaria, bachillerato e formazione professionale convivono in un unico progetto pedagogico coerente, capace di coniugare tradizione e innovazione, radicamento territoriale e apertura internazionale. La direzione illuminata di Joan Moll Servera si percepisce a partire dalla stima che i docenti nutrono nei suoi confronti: un uomo con qualità di ascolto rare e col desiderio di far crescere la realtà in cui opera.
Fin dal primo ingresso nell’edificio scolastico della primaria, situato in carrer dels Reis Catòlics, 89 a Palma si percepisce chiaramente di trovarsi in un luogo pensato, curato e vissuto, non semplicemente utilizzato.
Uno degli elementi che più mi ha colpito è stata la qualità degli spazi. Non si tratta solo di ambienti ampi e luminosi, ma di una progettazione architettonica funzionale a una precisa idea di educazione. Le aule della primaria, spesso separate da pannelli trasparenti, restituiscono immediatamente il senso di una scuola che lavora per comunità di apprendimento e non per compartimenti stagni. La trasparenza non è solo fisica, ma simbolica: ciò che accade in una classe è potenzialmente condivisibile, osservabile, integrabile con il lavoro delle altre.
I corridoi, le sale dedicate alla musica, le aule per il supporto e l’inclusione, gli spazi per il lavoro individuale e per quello di gruppo raccontano un’attenzione costante alla dimensione pedagogica degli ambienti. Nulla è lasciato al caso: i colori, gli aforismi alle pareti, i materiali, la disposizione degli arredi parlano un linguaggio educativo chiaro, coerente e intenzionale.

È nella scuola primaria che il progetto del Col·legi Sant Josep Obrer mostra forse la sua espressione più compiuta. Sei anni di percorso che non si limitano alla trasmissione di saperi, ma mirano alla costruzione armonica della persona, attraverso un equilibrio sapiente tra competenze cognitive, emotive, linguistiche e sociali.
La giornata di lunedì è stata dedicata alla conoscenza istituzionale e metodologica della primaria, accompagnato costantemente dalla direttrice pedagogica Mercedes Jaume Bosch, la cui presenza attenta e discreta è stata per me una guida preziosa. Ho potuto comprendere a fondo l’organizzazione del sistema scolastico spagnolo e, soprattutto, la declinazione specifica che questa scuola ne propone.

Colpisce immediatamente la centralità attribuita alla musica, non come disciplina accessoria, ma come vero e proprio asse portante del curricolo. Si arriva a sei ore settimanali di educazione musicale, articolate tra solfeggio, linguaggio musicale, strumento, coro e pratica d’insieme, in quanto il lungo lavoro sul curriculum ha intersecato il percorso scolastico con quello di una scuola di musica: una perfetta integrazione, direi. Non si tratta solo di formare musicisti, ma di educare attraverso la musica: attenzione, ascolto, rigore, collaborazione, consapevolezza corporea ed emotiva diventano competenze trasversali che si riverberano su tutte le altre discipline.

L’incontro col direttore del dipartimento di musica, Joan Pastor, e l’osservazione diretta delle sue lezioni sono stati tra i momenti più significativi dell’intera esperienza. Il livello raggiunto dagli alunni, già a partire dalla terza primaria, è sorprendente. Ma ciò che più impressiona non è tanto la competenza tecnica quanto la qualità del processo: lezioni ritmate, dense, fortemente interattive, capaci di integrare musica e matematica, corpo e mente, teoria e pratica. Venerdì 24 aprile partecipo alla Diada Pere Garau, con Joan, Pedro José Ortiz Muñoz e Marco Antonio Valero Vega, iniziativa territoriale che ha coinvolto quattro scuole e diversi enti del quartiere. Il Col·legi ha contribuito con performance musicali individuali e di gruppo (combo rock e sax), offrendo un’importante restituzione alla comunità. Il livello? Semplicemente impressionante. Arte pura!
Nelle classi più alte della primaria, la musica diventa spazio di meta-riflessione: si riflette sul ritmo, sul movimento, sul volume, sulla relazione tra gesto e suono. Gli strumenti – dall’ukulele al pianoforte, dal violino al sax – non sono oggetti da usare, ma “presenze” da rispettare e conoscere. Il Violin Project, dell’infanzia, in particolare, rappresenta un esempio emblematico di questa visione: lo strumento viene vissuto come un essere vivente, da curare, ascoltare, comprendere, e la classe, dove l’armonia domina sovrana, è in inglese.

Accanto alla musica, un altro pilastro della primaria è rappresentato dal lavoro sulle lingue. Il contesto balearico, caratterizzato dalla coesistenza di catalano e castigliano, viene affrontato non come un problema, ma come una risorsa educativa. Le discipline antropologiche sono veicolate in catalano, con una progettazione collegiale che garantisce equità formativa e coerenza didattica.
Il progetto ComunicaLAB, di cui ho avuto modo di parlare con Joana Gual e con Tolo Berrocal, che ho avuto modo di osservare in più momenti, rappresenta una delle pratiche più interessanti. Si tratta di un modello per itinerari, basato su un metodo misto (globale e analitico), che mette al centro la comprensione e l’espressione orale e scritta. I materiali, elaborati dagli stessi docenti, sono graduali, flessibili e fortemente contestualizzati. Grande attenzione è riservata alla consapevolezza fonologica, alla fluidità di lettura, alle funzioni esecutive e alla distinzione tra errori fisiologici ed errori già oggetto di insegnamento.
Anche l’inglese occupa uno spazio significativo, ben tre ore settimanali, di cui due di conversazione con esperti madrelingua, sempre in compresenza col docente curricolare, che permettono un’esposizione autentica e continua alla lingua. Le lezioni osservate mostrano un uso sapiente di ritualità, musica, video e interazione, in un clima sereno e altamente motivante.
Un altro aspetto qualificante del Col·legi Sant Josep Obrer è l’approccio all’inclusione, su cui ho potuto confrontarmi con Bernat Gual. Circa un terzo della popolazione studentesca presenta bisogni educativi speciali di varia natura: DSA, BES, alte capacità, bisogni complessi. L’organizzazione dei servizi di supporto è strutturata, flessibile e ben integrata nel curricolo ordinario.

Laboratori linguistici, logico-matematici, di grafomotricità, di funzioni esecutive e di immersione linguistica in catalano permettono interventi mirati senza stigmatizzazione. L’inclusione non è delegata a spazi separati, ma attraversa l’intera vita scolastica.
Anche le procedure di sicurezza, osservate durante una prova di evacuazione, restituiscono l’immagine di una scuola preparata, attenta e capace di agire in modo coordinato e responsabile. Nonostante il rapporto con la diocesi sia evidentemente stretto – è una realtà concertada, un collegio diocesano – , non ho percepito alcun tipo di volontà di “evangelizzazione”: la spiritualità si avverte a livello di valori, in termini di accoglienza, di valorizzazione delle diversità. Hanno solo un’ora settimanale di Religione cattolica in confronto delle nostre due presenti nelle istituzioni pubbliche.

Ciò che rende questa scuola particolarmente significativa è il forte lavoro di équipe. La progettazione è condivisa, le decisioni sono discusse collegialmente, il confronto è continuo. La scuola si percepisce come una vera e propria comunità professionale che apprende, riflette e si mette in discussione. Tutti docenti super competenti e motivati. Tra questi, un pittore Tomeu Coll con cui immediatamente è nata una simpatia artistica significativa.
Il dialogo costante con i docenti, con i referenti dei diversi dipartimenti e con la direzione ha reso il processo di integrazione semplice e naturale. Non mi sono mai sentito un osservatore esterno, ma parte di un percorso comune, seppur temporaneo.

Al termine di questa esperienza, torno al mio contesto professionale con uno sguardo arricchito e trasformato. Il Col·legi Sant Josep Obrer rappresenta un esempio concreto di come sia possibile coniugare qualità educativa, attenzione alla persona, rigore metodologico e apertura culturale. La scuola primaria, in particolare, emerge come un laboratorio vivo di pratiche efficaci, trasferibili e adattabili.
L’Erasmus Plus, in questo senso, si conferma non solo come opportunità di mobilità, ma come dispositivo potente di crescita professionale e umana. Le prospettive di collaborazione futura e di disseminazione delle buone pratiche osservate non sono semplici auspici, ma possibilità concrete, fondate su una visione condivisa di scuola come luogo di senso, relazione e trasformazione.
È in esperienze come questa che la parola “educazione” recupera tutta la sua densità: educare come accompagnare, come dare forma, come rendere possibile. E, tornando a casa, porto con me la certezza che abitare la scuola in questo modo è non solo necessario, ma profondamente umano.
Desidero, in chiosa, ringraziare la mia dirigente, Antonjeta Strollo, la mia referente Erasmus, Susanna Del Maestro, e Tomeu Llinas che mi ha ospitato a Palma de Mallorca e che mi ha messo in contatto con la magnifica realtà che vi ho racconto e in cui mi sono sentito da subito veramente in famiglia.
Annunziato Gentiluomo

















