728 x 90

Da stasera a Busseto “Macbeth” di Verdi

Da stasera a Busseto “Macbeth” di Verdi

Al XXV Festival Verdi Macbeth, versione 1847, debutta al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto sabato 27 settembre 2025, ore 20.00 (recite sabato 4 ottobre ore 20.00, giovedì 9 ottobre ore 20.00, venerdì 17 ottobre ore 17.00) in un nuovo allestimento realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, firmato da Manuel

Al XXV Festival Verdi Macbeth, versione 1847, debutta al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto sabato 27 settembre 2025, ore 20.00 (recite sabato 4 ottobre ore 20.00, giovedì 9 ottobre ore 20.00, venerdì 17 ottobre ore 17.00) in un nuovo allestimento realizzato nei laboratori di scenografia e sartoria del Teatro Regio di Parma, firmato da Manuel Renga, con le scene e i costumi di Aurelio Colombo, le luci di Emanuele Agliati, le coreografie di Paola Lattanzi.
Francesco Lanzillotta sul podio dell’Orchestra Giovanile Italiana e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani.

Sono diversi i motivi di interesse relativi a questa nuova produzione di Macbeth. Innanzitutto l’occasione di assistere alla prima edizione, del 1847, di quello che è stato il primo approccio di Verdi al teatro shakespeariano, cui si aggiunge la possibilità di un confronto con l’edizione definitiva del 1865 realizzata nella scorsa edizione del Festival nella versione francese. Poi l’opportunità di accedere a condizioni ideali per quanto riguarda l’ascolto e il rapporto con l’azione scenica definiti dalla dimensione raccolta del teatro di Busseto; dimensioni in qualche modo riconducibili a quelle della prima rappresentazione avvenuta in un teatro di grandezza contenuta come la Pergola di Firenze e che metteranno in risalto l’approfondimento della parola cantata.
La proposta al pubblico, inoltre, di una compagnia che vede cantanti di nuova generazione come Marily Santoro e Maria Cristina Bellantuono, che si alterneranno nel ruolo della Lady, accanto a cantanti di importante carriera come Vito Priante che però affrontano il titolo per la prima volta. Il regista Manuel Renga, dopo il risultato felice del Falstaff di due anni fa, si misura ancora una volta con un’opera verdiana ispirata al lavoro di Shakespeare. La partitura di Verdi sarà eseguita nella sua forma originale con solamente dei piccoli accorpamenti nelle parti degli ottoni a causa delle dimensioni della buca orchestrale, racconta il direttore artistico Alessio Vlad.

Se l’ascolto di Macbeth è oggi un piacere particolare per chi ama il colore bruno e la potenza cupa e maschia di un certo Verdi – quello delle voci scure, quello profetico e sentenzioso di Boccanegra e Don Carlo per intenderci – l’ascolto del Macbeth fiorentino accentua le componenti in cui i meccanismi del realismo stridono ancora più forte perché percuotono a ripetizione certe corde, quelle stesse che Verdi crederà bene correggere poco meno di vent’anni dopo – secondo molti, come si comincia a credere di quasi tutte le revisioni verdiane, sbagliando. Altri enfatizzando il fatale incontro di Verdi con il Bardo di Stratford giudicherebbero Macbeth con il metro di Don Carlo, sbagliando: il più autentico Verdi lo si sorprende nella genialata della musica villereccia all’arrivo di Duncano, che sta a Macbeth come il valzerino degli spiritelli sta a Giovanna d’Arco, cioè manifestazione delle abiezioni dell’esistenza, scrive Giuseppe Martini.

Una delle partiture più stupefacenti della produzione operistica di metà Ottocento è, senza alcun dubbio, Macbeth di Giuseppe Verdi. Nonostante i numeri chiusi a cui Verdi è ancora legato, alcune scene si sviluppano attraverso una struttura meno definita e più libera; ma ciò che realmente colpisce, è la complessità con cui viene costruita la partitura, attraverso un enorme lavoro di scavo psicologico, con una connessione costante fra personaggi e segno musicale. Gli abissi della psiche sono scandagliati in profondità e il rapporto fra Macbeth e la sua coscienza è, senza dubbio, uno dei pilastri su cui poggia l’intera struttura drammaturgica, commenta il direttore Francesco Lanzillotta.

Questo allestimento attinge fortemente dalla teatralità shakespeariana concretizzando sul palcoscenico l’incubo terrifico di Macbeth, la spirale di discesa verso il baratro che una volta avviata non si arresterà più fino al terribile esito della tragedia. In Macbeth coesistono un mondo umano dell’aldiqua e un mondo antico dell’aldilà, radicato nella terra che ha leggi sconosciute. Una Natura “magica”, capace di andare oltre il concetto di vita e di morte, capace di incutere paura, terrore per l’inconoscibile: più questo elemento sconosciuto si nasconde in ciò che ci è vicino tanto più ci fa paura, perché potrebbe apparire dietro un filo d’erba, in ogni ombra, sotto ogni pietra. L’uomo per sua natura è portato ad esorcizzare questo mondo che non riesce a cogliere e a dargli forma attraverso il folklore, viatico per comunicare con le streghe e con gli spiriti. In questo allestimento gli elementi in scena sono simbolici, non descrittivi, crudi. La musica evoca l’interiorità dei personaggi, le loro travagliate decisioni. Le parole cantate, declamate, scritte, generano immagini che determinano gli accadimenti. La parola è potente. Così come lo è il vaticinio delle streghe, racconta il regista Manuel Renga.

Ci sono tutti gli ingredienti per un magnifico spettacolo.
Francesco Romeo

Posts Carousel

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos