Un’apertura intensa e a tinte forti per la Stagione 2026 del Teatro Coccia di Novara. Tre recite (dal 23 al 25 gennaio), tutte sold out, per il Macbeth, del duo Bernacer-Piscopo, uno spettacolo tecnicamente molto ben riuscito. Quello che immediatamente colpisce del Macbeth è l’unitarietà scenica dell’allestimento, dal bel gusto fantasy. Daniele Piscopo, assicurando la sua assoluta fedeltà al libretto,
Un’apertura intensa e a tinte forti per la Stagione 2026 del Teatro Coccia di Novara. Tre recite (dal 23 al 25 gennaio), tutte sold out, per il Macbeth, del duo Bernacer-Piscopo, uno spettacolo tecnicamente molto ben riuscito.

Quello che immediatamente colpisce del Macbeth è l’unitarietà scenica dell’allestimento, dal bel gusto fantasy. Daniele Piscopo, assicurando la sua assoluta fedeltà al libretto, ri-interpreta, avvalendosi di tecnologie e animazioni, la narrazione, ubicando la storia in un mondo oscuro, sospeso, attraversato da una dimensione inquietante e visionaria, dove il sapore medievale è evidente. I boschi, le ombre, le presenze gli spiriti diventano gli elementi che costruiscono uno spazio in cui realtà e visione si confondono. Le streghe sono presenti quasi ossessivamente, rappresentando una forza – al contempo magica ed eterica – che osserva e condiziona l’azione. Sono loro a gestire gli intrecci e le relazioni, e sono sempre loro a tagliare i fili quando giunge per un personaggio la sua ora. Lo si comprende dal video iniziale che le ritrae impegnate a operare sulle esistenze, proprio maneggiando i fili, al pari delle tre Parche classiche: Cloto che filava, Lachesi che assegnava il destino e Atropo che tagliava il filo, decretando così la morte. Quanto avviene scenicamente è una manifestazione dell’interiorità dei personaggi, in preda a un progressivo smarrimento. E tutte le parti del giorno vengono rappresentate, con un gioco di luce geniale firmato da Ivan Pastrovicchio, atto appunto a seguire da vicino le parabole esistenziali degli attori. Inoltre il soprannaturale, in tutte le sue manifestazioni – le streghe, le profezie, l’idea di un destino già scritto – diventa un attore disvelatore che porta alla superficie il male, il vero oggetto del maniacale lavoro di ricerca di Piscopo, focalizzato proprio sugli anfratti più oscuri dell’animo umano. In particolare si concentra sulla fragilità di Macbeth, in balia delle parole rivelate e della brama di potere della moglie; sulla perversione di Lady Macbeth, la cui ambizione la porterà alla rovina; e sull’equilibrio e l’intuito di Banco.


Gestisce abilmente la brillante Orchestra Filarmonica Italiana il direttore d’orchestra spagnolo Jordi Bernàcer che interpreta in modo magistrale la partitura verdiana. Con una direzione dinamica e partecipata, riesce a pennellare ogni moto emotivo a regola d’arte, ricorrendo a dei magnifici chiaro-scuri, ed esplodendo con forza nella pagine corali. Risulta altresì attento alla gestione del rapporto fra buca e solisti, a sostegno di questi ultimi.
Valida pure la prova della Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate: un coro coeso, robusto e presente, ben istruito da Mauro Trombetta.

Passando al cast, si percepisce soprattutto nei due protagonisti una certa stanchezza generale che si riverbera sugli equilibri energetici del resto dei cantanti sebbene la qualità dell’apporto dei singoli sia stato alla fine molto diverso.

Iniziando dal ruolo del titolo, bisogna evidenziare che la performance di Sergio Vitale sia stata irregolare. Il suo Macbeth non convince fino in fondo in quanto gli acuti non sono ben sostenuti, la linea di canto appare monotona e la voce, a tratti, un po’ ingolata. Meglio scenicamente anche se non sempre all’altezza del piglio richiesto al suo personaggio. Validi il suo fraseggio e la sua arte declamatoria.

Maria Cristina Bellantuono appare, nel complesso, ancora non matura per il ruolo di Lady Macbeth. Sostiene la partitura nelle parti centrali, ma negli acuti sembra abbandonarsi in slanci più intuitivi-impulsivi che non frutto di una solida tecnica. Ciò che non convince è la ricerca di una voce arcigna che rende il personaggio nel complesso monotono, opacizzando la grandezza espressiva del personaggio, eccezion fatta per l’ultimo atto, prima della morte scenica. A nostro avviso, il lavoro non è quello di camuffare la voce che ha come deriva il suo diventare macchiettistica e il suo perdere in articolazione del testo, ma è appoggiarsi a un’operazione di pura intenzionalità.
Nei duetti dei due consorti manca lo spessore drammatico e l’intensa miscela di perfidia e strategia che sono disegnati per loro.


Molto valida la prova del grande Roberto Scandiuzzi che rende magistralmente tutte le sfumature di Banco. La sua voce cavernosa e rotonda, la sua eccellente tecnica, il suo perfetto fraseggio, la sua energia ben canalizzata, il suo luminoso carisma, la sua generosità e la sua verve scenica sono evidenti, realmente una spanna sopra tutti. Assolutamente elegante, fluida e partecipata risulta essere Como dal ciel precipita che strappa un copioso e strameritato applauso.

Ivan Magrì veste con impeto e precisione i panni di Macduff, caratterizzandosi per un bello squillo, una voce ben proiettata, una lama argentea, un ottimo fraseggio e una grande intenzione scenica, visibile da già dalle sue prime battute, anche se raggiunge il climax nell’ultimo atto. Precisa e potente la sua Ah, la paterna mano, receduta dal recitativo perfettamente scandito O figli, figli miei.

Xiaosen Su, dotato di un bel colore di voce, interpreta con regolarità e attenzione il ruolo di Malcolm. Omar Cepparolli veste alla perfezione i panni del Medico, sfoggiando un’ottima proiezione di voce, un timbro molto profondo e rotondo, un elegante fraseggio e una tecnica solida. Elena Malakhovskaya non è certo da me e interpreta con naturalezza il ruolo della Dama di Lady Macbeth dimostrandosi scenicamente e vocalmente sempre pertinente. Si distingue per una vocalità luminosa, una voce ben proiettata e un ottimo fraseggio, frutto di una tecnica imponente.


Completano il cast, con una performance corretta, Piero Santi nei ruoli di Domestico/Araldo, il Sicario Luigi Varriale, Roberto Messina, Erika Fornero, Agnese Jurkovska quali apparizioni e nel ruolo di Re Duncano Marco Baldino. Valido e pertinente l’apporto dei figuranti Anna Copertino, Diego Di Leo, Sabrina Di Iorio, Laura Mesiti e Michele Soldo.
Quindi un bello spettacolo con molte luci e qualche ombra…
Annunziato Gentiluomo














