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La bohème ad Asti con Erika Grimaldi nei panni di Mimì

La bohème ad Asti con Erika Grimaldi nei panni di Mimì

L’impresa Lirica Tamagno presenta ad Asti, in prima nazionale, la nuova produzione del Circuito Lirico Piemontese 2026, La bohème di Giacomo Puccini, sabato 14 febbraio, alle ore 21.00 presso il Teatro Alfieri. Un titolo fra i più rappresentati al mondo che torna a vivere in un allestimento pensato per coniugare intensità teatrale, qualità musicale e attenzione al

L’impresa Lirica Tamagno presenta ad Asti, in prima nazionale, la nuova produzione del Circuito Lirico Piemontese 2026La bohème di Giacomo Puccini, sabato 14 febbraio, alle ore 21.00 presso il Teatro Alfieri. Un titolo fra i più rappresentati al mondo che torna a vivere in un allestimento pensato per coniugare intensità teatrale, qualità musicale e attenzione al pubblico del territorio.

La vicenda di Mimì e Rodolfo, tra slanci giovanili e fragilità, si fa racconto universale di amore, amicizia e speranza, sostenuto da una scrittura musicale tra le più emozionanti del compositore lucchese.
Protagonista d’eccezione dell’allestimento, la cui regia è firmata da Stefano Ferrara, è il soprano Erika Grimaldi, artista astigiana di rilievo internazionale, che interpreterà Mimì. Sarà affiancata da Aleksandrina Mihaylova (Musetta) che è stata apprezzata per una notevole Violetta Valery; Haiyang Guo (Rodolfo); William Allione (Marcello); Francesco Cascione (Schaunard) e Davide Sodini (Colline). 
Completano il cast Armando Ariostini (Benoit/Alcindoro), Franco Berto (Parpignol), Gino Sforza (Un venditore), Mario Gaudino (Un sergente) e Stefano Zanna (Un Doganiere).

Dirige l’Orchestra Fondazione Fossano Musica Aldo Salvagno mentre il Coro Lirico Tamagno e Il Coro delle voci bianche Gocce d’oro dell’Istituto Compresi Caduti di Cefalonia sono istruiti da Entela Kulla. La direzione artistica è di Renato Bonajuto.
L’allestimento, la cui recita è già sold out, è prodotto da Lirica Tamagno col sostegno del Comune di Asti, del Ministero della Cultura, della Fondazione CRT e della Regione Piemonte.

La mia regia investiga profondamente l’essenza dei bohémien di ieri e cerca di trasportarla a quelli di oggi. Per farlo ho iniziato col chiedermi cosa significa essere un bohémien. Dalla mia ricerca, il bohémien è quella figura chimerica che vive “alla giornata”, non guadagna grandi somme, anzi spesso non guadagna per giorni o settimane, e non appena mette sotto le mani un piccolo capitale lo investe in oggetti o esperienze assurde e fuori dal comune. Tale figura mitica viene spesso fraintesa, spesso è rappresentata in abiti signorili, sì, ma senza una particolare inquietudine o frustrazione, frequenta gli ambienti più in e vive indefessamente con il suo aplomb del buon gusto. Viene erroneamente rappresentato dunque come giovane borghese, educato nei gesti, garbato nei movimenti, cortese nel suo eloquio, che dall’alto della sua soffitta è inconsapevole della necessità di lottare per la propria sopravvivenza.
Le soffitte dei “veri” bohémien non hanno mobili con incastonature preziose e non sono dunque confortevoli. In queste soffitte si muore di freddo e di fame, ogni cosa è usata all’occorrenza per soddisfare un’altra funzione. I bohémien si arrabattano ogni giorno, vivono nel momento presente ma con un occhio teso verso il futuro. È il futuro dunque l’unica arma che ha il bohémien per sopravvivere a questa vita desolante, la speranza di finalmente un giorno potersi girare e guardare tutto dietro di sé, l’orgoglioso grido di chi dopo anni di abnegazione può finalmente dire “ce l’ho fatta”.
Il bohémien di ieri è molto simile al giovane di oggi che ha un obiettivo, un’aspirazione, non ha niente in mano, se non il proprio sogno e la propria determinazione, vive di lampi nelle sue personali montagne russe ed è alla continua ricerca di una collocazione o di un riconoscimento.

C’è però, come vuole la teoria della selezione naturale, chi ce la fa e chi non ce la fa, chi sogna un avvenire migliore ma alla fine cade nel dimenticatoio. Nella mia regia, Mimì rappresenta dunque colei che in qualche modo riesce a migliorare il suo status, ma solo per un breve periodo, venendo poi risucchiata dagli eventi. Ecco un’altra artista che se ne va dalla porta di servizio, oggi siamo tristi, ma domani ci chiederemo “chi era questa Mimì”?
Bohémien è dunque chi non si rassegna, chi spera un giorno di poter dare una sterzata alla propria esistenza e finalmente tirare quel tanto agognato sospiro di sollievo. Bohémien è chi si nutre di speranze e chi ha appetito di un riconoscimento.
E ancora l’amore. Ma che tipo di amore è quello che abita i cuori dei protagonisti?
Le coppie Mimì-Rodolfo e Musetta-Marcello non hanno i presupposti per essere felici. Se tra Musetta e Marcello si manifesta fin da subito, visto lo stile di vita libertino che conduce la donna e il loro trascorso burrascoso, tra Mimì e Rodolfo è meno evidente. Siamo nel primo atto e la frase di Mimì “Ma i fior ch’io faccio, ahimè! non hanno odore”, sembra quasi presagire che l’avvicinamento che sta avvenendo tra i due giovani non lenirà il suo dolore, c’è un impedimento interiore che non può essere facilmente accudito.
È un fiore che suo malgrado non può sbocciare.
“La bohéme” è dunque un’opera per chi non si rassegna ma anche per chi si è rassegnato; una definitiva rinuncia dei nostri sogni e aspirazioni, che forse hanno dato forma a delle storie d’amore non ancora pronte a sbocciare, ed è così che voglio rappresentarla ad Asti
, precisa Stefano Ferrara.

Sono onorato, in qualità di Direttore Artistico della stagione lirica, di poter accogliere in questa produzione, artisti di straordinario valore come Erika Grimaldi e Armando Ariostini, cantanti di grandissima esperienza e raffinata sensibilità interpretativa. Accanto a loro, sono felice di presentare dei giovani protagonisti di grande talento, molti dei quali provengono dall’Accademia del Teatro alla Scala e hanno già intrapreso un percorso professionale di notevole rilievo.
Credo profondamente nell’importanza del dialogo tra generazioni artistiche diverse. L’incontro tra esperienza e gioventù non rappresenta soltanto un’occasione fondamentale di crescita e trasmissione per i giovani interpreti, ma contribuisce soprattutto a costruire un risultato estetico più ricco, vitale e autentico. La condivisione del palcoscenico tra artisti affermati e nuove promesse genera infatti un’energia creativa capace di rinnovare la tradizione e di restituirla al pubblico con freschezza, passione e consapevolezza stilistica
, conclude Renato Bonajuto.
Francesco Romeo

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