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“La Cenerentola” di Lalli e D’Agostini… vivace e colorato, ma confusivo

“La Cenerentola” di Lalli e D’Agostini… vivace e colorato, ma confusivo

Al Piccolo Regio di Torino, la riduzione per famiglie e bambini de La Cenerentola di Gioachino Rossini si presenta come un’operazione ambiziosa, che alterna scelte felici ad altre più discutibili sul piano drammaturgico ed educativo. La direzione del Maestro Alessandro D’Agostini è risultata attenta, precisa e sinceramente partecipata. Particolarmente apprezzabile la gestione del rapporto con

Al Piccolo Regio di Torino, la riduzione per famiglie e bambini de La Cenerentola di Gioachino Rossini si presenta come un’operazione ambiziosa, che alterna scelte felici ad altre più discutibili sul piano drammaturgico ed educativo.

La direzione del Maestro Alessandro D’Agostini è risultata attenta, precisa e sinceramente partecipata. Particolarmente apprezzabile la gestione del rapporto con la buca e la disponibilità ad accogliere accorgimenti registici non sempre valorizzanti la magnifica partitura del Cigno di Pesaro. Proprio nella sintesi finale, registicamente ridondante, si è però riusciti a ritagliare uno spazio quasi “sacro” per dare il giusto risalto all’ouverture rossiniana, uno dei momenti musicalmente più riusciti dell’intero spettacolo.

La regia de La Cenerentola. Una fiaba di musica, amore, fate e scarpette! di Manu Lalli appare nel complesso valida e coerente, soprattutto nella costruzione dei personaggi e nei numerosi siparietti scenici che animano la narrazione. Ben costruite le pagine d’insieme, anche se talvolta alcuni gesti risultano ripetitivi, come quelli di Don Magnifico che scaraventa a terra le figlie e Cenerentola. Molto efficace la scelta di affidare i ruoli di Tisbe e Clorinda a interpreti maschili: una soluzione che sottolinea con forza la distanza totale dal personaggio di Cenerentola, che significativamente non viene mai chiamata Angelina, come invece accade nel libretto rossiniano.

Suggestiva la rappresentazione della tempesta e riuscita l’interazione con il pubblico, grazie al fazzoletto che simula il vento e alle lettere che diventano inviti per il ballo. Meno convincente risulta invece la drammaturgia complessiva, che finisce per apparire ambigua e poco educativa, almeno dal punto di vista musicale. La sovrapposizione tra la fiaba popolare (filtrata anche dalla tradizione dei Grimm e da fonti antiche) e l’opera di Rossini crea confusione, anche perché Alidoro viene citato ma non compare mai nella drammaturgia proposta. Inoltre la presenza dell’elemento magico – la fata -, eliminato da Rossini, e il ritorno alla scarpetta di cristallo, in luogo del bracciale, alimentano la confusione senza ragione alcuna.
Piacevoli e pertinenti le scene di Claudia Boasso, belli i costumi di Laura Viglione ed efficaci le luci di Vladi Spigarolo, che contribuiscono a rendere visivamente fluida e colorata la messinscena.

Nel cast, composto dagli artisti del Regio Ensemble, spicca il mezzosoprano Martina Myskohlid nei panni di Angelina dalla voce ben proiettata, rotonda e ferma. Meno convincenti le parti recitate, dove l’accento straniero risulta marcato e a tratti disturbante.
Validi sia scenicamente sia vocalmente il Dandini del baritono Eduardo Martínez e il Don Magnifico del basso Tyler Zimmerman, anche se il primo mostra forse una vocalità troppo robusta per il repertorio belcantistico rossiniano.
L’anello debole dell’allestimeno è Daniel Umbelino, che non riesce a restituire le sfumature di Don Ramiro: voce fiacca, poco proiettata, acuti instabili ed energia scenica limitata.

Di segno opposto la prova dei due attori Davide Bussolino e Domenico Sfredda, rispettivamente Clorinda e Tisbe: freschi, dinamici, ironici e plastici, autentiche dinamo dello spettacolo.
Sicuramente ben reso il personaggio della fata interpretato da Chiara Casalbuoni: è il deus ex-machina di tutta la narrazione. Infatti, si muove leggiadra in scena, spiega quanto avviene, interagisce col pubblico, muovendone l’azione, e partecipa con brio.  

Nel complesso, una versione de La Cenerentola pensata per avvicinare i più giovani all’opera, con momenti di indubbia riuscita teatrale e musicale, caratterizzati da una certa vivacità, ma anche con scelte drammaturgiche che hanno indebolito, a nostro avviso, la chiarezza e la forza educativa dell’originale rossiniano.
Annunziato Gentiluomo

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