E ieri, 24 aprile, il Teatre Principal de Palma de Mallorca, all’interno della sua quarantesima stagione operistica, ha proposto La Voix Humaine de Francis Poulenc. Immediatamente lo spettatore entra dentro la scena che si presenta elegante, sontuosa, ben costruita. Un’ambientazione in stile belle epoque con luci soffuse, generate da lampade in ferro battuto di primo
E ieri, 24 aprile, il Teatre Principal de Palma de Mallorca, all’interno della sua quarantesima stagione operistica, ha proposto La Voix Humaine de Francis Poulenc.



Immediatamente lo spettatore entra dentro la scena che si presenta elegante, sontuosa, ben costruita. Un’ambientazione in stile belle epoque con luci soffuse, generate da lampade in ferro battuto di primo Novecento. Un grande open-space con un letto, anch’esso in ferro battuto, a sinistra, un divano al centro, un armadio spogliatoio più in fondo verso il centro e uno scrittoio a destra.

Nella proposta di Roberto G. Alonso, che firma regia, scene e costumi, Ella si muove ciclicamente: la sua performance inizia dal letto, destandosi, e ivi vi fa ritorno nel finale, assopendosi. L’ingresso del fumo, negli ultimi dieci minuti, crea un’atmosfera atemporale, sfumando i contorni e spostando la narrazione a livello più archetipico. Le tende che scendono dal soffitto come le lettere e le stesse tende che si abbandonano alla fine al suolo danno coerenza drammaturgica, ma non rappresentano un tratto registico originale. Invece abbiamo molto apprezzato l’intenso lavoro del doppio. Il mimo, la ballerina Paloma Camprodon, seguendo l’interazione telefonica, tratteggia l’emotività della protagonista, fa realmente quel che vorrebbe fare Ella, radica profondamente l’evoluzione. Difatti, danza con la giacca dell’amante, la graffia e poi la indossa anche, a indicare il cambiamento di tensione verso Joseph. Si muove leggiadra, a volte vicino al soprano, altre volte allestendo un proprio spazio magico, autentico. Segue con cura la musica e la narrazione: la sua capacità espressiva è evidente e raggiunge il pubblico, quasi ipnotizzato dalla classe e dalla delicatezza, sempre opportuna e mai invadente… La sua plasticità arriva carica di senso. La relazione con Ella è perfettamente costruita, in una sinergia assoluta, in una complementarietà armonica. Il telefono diviene uno strumento di comunicazione tra loro: spesso, infatti, è l’alter ego a passare la cornetta alla protagonista. Non sappiamo se, in determinati passaggi, il regista le faccia incarnare Marthe o qualche altro personaggio citato da Ella: potrebbe essere.

I costumi sono belli come le scene, perfettamente coerenti e funzionali. Si nota che la firma è una e che tutto si muove verso la medesima intenzione drammaturgica. Il disegno delle luci, a tinte rosse e gialle, di Dani Noceda dà profondità e impreziosisce lo spazio emozionale proposte.

La direzione musicale di Gemma Camps è partecipata, attenta, scrupolosa nella valorizzazione dei professori e, in particolare, delle prime parti, non sempre, però, precisamente all’unisono col soprano. Soprattutto nei centri la voce viene quasi coperta dalla musica.
Passando proprio a Marga Cloquell, ciò che va subito sottolineato è la sua voce importante, ben sostenuta, la corretta esecuzione e una valida tecnica. Nella sua interpretazione di Ella, però, mancano i chiaroscuri e le mezze voci che avrebbero dato maggiore sospensione alla linea melodica e avrebbero offerto maggiori sfumature al personaggio: si passa, infatti, da momenti silenziosi a esplosioni vocali in modo troppo repentino, quasi isterico. Il risultato è un eccesso di monotonia musicale che alla lunga non aggancia.

Registriamo una limitata presenza numerica di pubblico: un vero peccato! I pochi presenti hanno però apprezzato!
Nel complesso uno spettacolo apprezzabile che invito a vedere nella sua ultima recita di oggi, 25 aprile, alle ore 19.00.
Annunziato Gentiluomo














