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“L’Italiana in Algeri” al Coccia di Novara

“L’Italiana in Algeri” al Coccia di Novara

La Stagione 2026 del Teatro Coccia di Novara prosegue con un titolo d’opera prodotto dalla Fondazione stessa. Venerdì 15 alle 20.30 e domenica 17 maggio alle 16.00 va in scena, infatti, la nuova produzione dell’opera L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, titolo che manca nel cartellone del Teatro Coccia dal 2013. La direzione è affidata

La Stagione 2026 del Teatro Coccia di Novara prosegue con un titolo d’opera prodotto dalla Fondazione stessa. Venerdì 15 alle 20.30 e domenica 17 maggio alle 16.00 va in scena, infatti, la nuova produzione dell’opera L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, titolo che manca nel cartellone del Teatro Coccia dal 2013.

La direzione è affidata dal Maestro Alessandro Cadario, che torna a Novara dopo La Traviata dello scorso autunno, la regia è di Marco Gandini, altro felice ritorno dopo La Bohème del 2023; le scene sono di Italo Grassi e costumi di Anna Biagiotti: un team creativo affiatato, presente sia in Traviata che in Bohème per Italo Grassi e in Traviata per Anna Biagiotti, disegno luci di Ivan Pastrovicchio.

Nel cast grandi voci del repertorio rossiniano affiancano giovani talenti: nel ruolo di Mustafà Giorgio Caoduro, Elvira è – al debutto nel ruolo – Paola Leoci, Zulma Danbi Lee che debutta il ruolo, Haly Lorenzo Liberali, Lindoro Chuan Wang, Isabella Mara Gaudenzi al debutto nel ruolo, Taddeo Emmanuel Franco.

In buca l’Orchestra Filarmonica Italiana e Mirco Godio al fortepiano. La Schola Cantorum San Gregorio Magno, guidata dal Maestro Elvis Zini, completa l’allestimento.

L’Italiana in Algeri è una delle opere che amo di più, appartiene alla mia giovinezza, quando l’amore per l’opera lirica prendeva posto nel mio cuore per non lasciarlo mai più. Era l’epoca indimenticabile della Rossini Renaissance, quegli anni 80 che, grazie a cantanti straordinari e unici, ripresentarono al mondo le opere serie e semiserie di Rossini da tempo dimenticate, Ermione, Zelmira, Maometto II, La Donna del Lago, Tancredi con il suo finale tragico, Viaggio a Reims. Anche le opere comiche, sempre grazie a questi artisti indimenticabili, e a certi direttori d’orchestra e registi, acquistarono uno smalto differente destando la grande ammirazione per Rossini. Italiana in Algeri fa parte delle opere della maturità, successiva al periodo veneziano caratterizzato delle farse di un atto unico: prima di Italiana, Rossini scrive 10 componimenti in soli due anni e mezzo, testimonianza di una eccezionale esuberanza creativa, sufficienti a saggiare ed esplorare le possibilità del linguaggio e drammaturgia musicale per crearne una nuova fase. Nel 1812, con la Pietra del Paragone al Teatro alla Scala, il grande successo che decretò una immensa celebrità, ha inizio una vera e propria lista di capolavori: Tancredi nel febbraio del 13, Italiana nel maggio del ‘13, Turco in Italia nel ‘14, Barbiere nel ‘16, e infine Cenerentola nel ‘17, capitoli di un rinnovamento teatrale e di un cambiamento radicale della concezione stessa dell’opera buffa. L’Italiana in Algeri colpisce per la sua folgorante essenzialità e sintesi, dove la contrapposizione dei due mondi, uno violento, primitivo, barbarico rappresentato da Mustafà e l’altro civilizzato ed evoluto rappresentato da Isabella, si scontrano in una esilarantissima catena di avvenimenti e colpi di scena che producono i grandi momenti comici assoluti dell’opera, come il quintetto e terzetto del secondo atto, l’introduzione e i due duetti del primo atto e soprattutto il finale primo, il più memorabile smarrimento collettivo lasciateci da Rossini, assieme al sestetto di Cenerentola. Oltre al comico, l’opera presenta pagine di gradevole sentimentalismo e acceso patriottismo, nel finale secondo, sempre filtrato da una divertente comicità, in quel caso, la scena famosa dei Pappataci. Soprattutto l’opera offre, nella figura della protagonista, un personaggio tutto nuovo, derivato dalla grande tradizione delle “donne scaltre” della commedia italiana, ma di maggiore contemporaneità nella sua innovativa professione e imposizione di libertà. La libertà di donna contemporanea è il fulcro geniale di questa opera, una condizione di emancipazione che il mondo occidentale vedeva per la prima volta negli anni ‘20 e ‘30. Ecco allora Isabella farsi archeologa intraprendente: una scienziata, colta, civilizzata e libera in un ambiente esotico magrebino, così come lo fecero vedere le spedizioni napoleoniche, coeve di Rossini, che ritrassero in magnifiche e dettagliate stampe ed incisioni quei panorami e mondo meraviglioso, proposto e reinventato nella nostra produzione in una articolazione di bellissimi fondali arredati di volta in volta a mo’ di tendaggi beduini o di grandi saloni dai decori arabeggianti, scrive Marco Gandini nelle note di regia.

Tra i momenti introduttivi che procedono l’opera, ricordiamo l’incontro Parliamo d’Opera tra Amici di domani, martedì 12 maggio alle 18.30 alla Caffetteria del Broletto incontro, curato dall’Associazione Amici del Teatro Coccia di Novara, presieduta da Cinzia Fenini. Si approfondisce L’Italiana in Algeri tra aneddoti, storia, guide all’ascolto e spunti interpretativi con il compositore e direttore d’orchestra Vito Lo Re. Evento a ingresso libero e gratuito.

Inoltre mercoledì 13 maggio alle 21.00 su Sipario Virtuale per la rubrica Obiettivo Opera, aspettando L’Italiana in Algeri, il fotografo Mario Finotti con la giornalista Eleonora Groppetti dialogano, prendendo ispirazione dalla foto scelta dal suo archivio come immagine per il titolo.

Al giornalista, critico e scrittore Giorgio Appolonia è affidata l’introduzione al programma di sala che sarà distribuito in sede di evento e scaricabile online.

Il costo dei biglietti varia dai 32,00 ai 62,00 euro, e si possono acquistare sul sito e presso la biglietteria del Teatro.
Sicuramente un appuntamento da non perdere. Un momento intenso e divertente, di grande raffinatezza.
Maria Giusy Rocco

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