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Manon Lescaut a Parma: un gran cast

Manon Lescaut a Parma: un gran cast

Ieri, sabato 28 marzo, abbiamo potuto godere di una versione di Manon Lescaut di Giacomo Puccini veramente intensa e scenicamente impattante al Teatro Regio di Parma. Massimo Pizzi Gasparon Contarini firma regia, scene, costumi e luci, e ciò dona all’allestimento una coerenza e un’intenzione assolutamente riconoscibili. Le scene, nel complesso anche semplici e funzionali (una

Ieri, sabato 28 marzo, abbiamo potuto godere di una versione di Manon Lescaut di Giacomo Puccini veramente intensa e scenicamente impattante al Teatro Regio di Parma.

Massimo Pizzi Gasparon Contarini firma regia, scene, costumi e luci, e ciò dona all’allestimento una coerenza e un’intenzione assolutamente riconoscibili. Le scene, nel complesso anche semplici e funzionali (una statua centrale alle spalle della quale è ubicato un letto, uno scrittoio, un tavolo, delle gabbie e poco più) sono arricchite da scenovideografie di grande impatto: una tridimensionalità eccezionale e un uso magistrale del colore, capace di convertirsi in un elemento determinate, foriere di atmosfere che seguono la narrazione e danno struttura alla storia emotiva dei protagonisti. Dal punto di vista registico, sono ben tratteggiate le relazioni tra gli attori e i movimenti delle masse…

Le coreografie del Balletto di Venezia di Gheorghe Iancu, riprese da Letizia Giuliani, sono basiche e poco avvincenti, eccetto il passo a due nell’ouverture del III atto, durante la quale i ballerini hanno dato prova di grande precisione e dedizione.

Il nocchiere della Filarmonica di Parma, Francesco Ivan Ciampa, ha saputo interpretare con precisione e forza travolgente la complessa partitura pucciniana, valorizzando i solisti che ha seguito in modo impeccabile. Forse, in alcuni momenti, avremmo desiderato una maggiore attenzione ai volumi della pagine di insieme, considerando l’imponente voce del soprano. Non sempre è apparso compatto il Coro del Teatro Regio di Parma, istruito quest’ultimo dal maestro Martino Faggiani: la sua prova nel complesso risulta altalenante.

Un cast senza dubbio di grande livello. Tutti hanno saputo contribuire alla buona riuscita dell’opera, molto apprezzata dal pubblico che non ha certo elemosinato applausi e manifestazione di compiacimento.
In primis, svetta Anastasia Bartoli, che ha debuttato il ruolo di Manon Lescaut in modo sorprendente, con una maturità artistica notevole. Una voce importante per la sua giovanissima età – circa 35 anni – una tecnica solida, un ottimo sostegno, dei buoni filati e un plastico fraseggio che le hanno consentito di muoversi agilmente nella tutt’altro che semplice partitura pucciana. Riesce a ben rendere le sfumature del suo personaggio, forse perdendo in intensità alla fine dell’ultimo atto, probabilmente per la complessità della prova. Raggiunge il suo climax nell’esecuzioneIn quelle trine morbide, pennellandola di superba nostalgia e creando una certa sospensione.

Al suo fianco ha avuto un imponente spalla: ha vestito i panni di Renato Des Grieux il tenore romano Luciano Ganci che ha onorato il suo personaggio, confrontandosi con morbidezza e chiara intenzione, con la complessa partitura del grande compositore. Interpreta la romanza Donna non vidi mai con giovanil ardore, lasciando ampio spazio alla sua capacità espressiva, ma senza mai perdere il controllo dello strumento. Vocalità luminosa, fraseggio nobile e articolato e grande generosità lo confermano un eccellente artista.
Sicuramente emozionante e dolcemente ironico Tu, tu, amore? Tu?!, il duetto appassionato in cui Manon e Des Grieux si riconciliano e pianificano la fuga.

Alessandro Luongo è stato un perfetto Lescaut. Preciso sia vocalmente sia scenicamente. Elegante il suo fraseggiare, timbro rotondo e voce ben proiettata: un ruolo che non rende però giustizia al suo notevole strumento.
A tratti poco incisivo è parso Andrea Concetti nei panni di Geronte di Ravoir. Buona la voce, ben legato il fraseggio, ma un po’ privo di energia: una certa stanchezza ha influenzato la sua resa scenica.

Brillante e anfitrionico è parso Davide Tuscano che ha trattato con bello squillo ed espressività il ruolo di Edmondo. Tuscano si muove con sicurezza, propone con eleganza la sua bella voce e onora il suo personaggio, dandogli una certa pienezza e solarità.
Anche Saverio Pugliese ben si distingue, vestendo con precisione i panni di Un lampionaio e de Il Maestro di ballo. In particolare è stata interessante la sua interpretazione di quest’ultimo: ha saputo, infatti, ben scandire ritmicamente la sua partitura, manifestando un valido sostegno e un fraseggio incisivo, assolutamente coerente col suo personaggio.

Non sempre precisa è parsa Arlene Miatto Albeldas: la sua interpretazione di Un musico, infatti, risulta irregolare, quasi deficitasse, a tratti, della coerenza tra intenzione vocale e gestico scenico.
Nel complesso buona l’interpretazione di Eugenio Maria Degiacomi (Un oste / Il Comandante di Marina) e valida quella di Cesare Lana come Il Sergente degli Arcieri. Soddisfacenti le Madrigaliste Alessandra Maniccia, Giulia Gabrielli, Giulia Zaniboni, Lorelay Solis, Ewa Maria Lusnia, Laura Rivolta, Maria Vittoria Primavera, Gloria Petrini.

Senza dubbio un gran bello spettacolo dove emerge con forza l’espressività estrema e travolgente della musica pucciniana… La triade stellare – il soprano Anastasia Bartoli, il tenore Luciano Ganci e il baritono Alessandro Luongo – è stata pienamente all’altezza delle aspettative!
Annunziato Gentiluomo

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