728 x 90

“Nabucco” al Teatro Greco di Siracusa: luce e ombre

“Nabucco” al Teatro Greco di Siracusa: luce e ombre

Ieri, 18 luglio, il Festival Lirico dei Teatri di Pietra ha portato in scena, nella suggestiva cornice del Teatro Greco di Siracusa, la prima di Nabucco di Giuseppe Verdi, opera che, per la sua forza teatrale, la complessità della scrittura vocale e il carattere monumentale della partitura, richiede una compagine di assoluto rilievo.L’allestimento proposto lascia

Ieri, 18 luglio, il Festival Lirico dei Teatri di Pietra ha portato in scena, nella suggestiva cornice del Teatro Greco di Siracusa, la prima di Nabucco di Giuseppe Verdi, opera che, per la sua forza teatrale, la complessità della scrittura vocale e il carattere monumentale della partitura, richiede una compagine di assoluto rilievo.
L’allestimento proposto lascia una sensazione ambivalente. Da un lato, non mancano intuizioni sceniche interessanti, immagini di forte suggestione e una regia capace di costruire momenti di autentica efficacia teatrale; dall’altro, l’esecuzione musicale non sempre appare sostenuta da una compagnia pienamente pronta ad affrontare un’opera di tale spessore e di tale impegno vocale e drammaturgico.

Sul podio, Salvador Vázquez ha fatto ciò che poteva, lavorando con una compagine – la Catania Philharmonic Orchestra – non sempre adeguata alle esigenze della partitura. La sua direzione è stata comunque chiara, precisa e attenta a sostenere i solisti, cercando di mantenere un equilibrio tra buca e palcoscenico. Il Maestro ha accompagnato con professionalità i cantanti, intervenendo con sensibilità nei momenti più delicati e cercando di dare ordine e coerenza al tessuto musicale.

Il Coro Lirico Siciliano, istruito da Francesco Costa, non ha brillato come in altre occasioni. La compagine corale è apparsa talvolta poco energica e non sempre adeguatamente presente sul piano drammatico. Il celeberrimo Va’, pensiero, soprattutto, è stato affrontato con una lieve tensione emotiva e poca progressiva intensificazione, aspetti che costituiscono l’essenza stessa del brano. Un momento che, per la sua importanza simbolica e musicale, avrebbe richiesto maggiore partecipazione, ampiezza e compattezza. Non sarà forse stato l’effetto del ridotto spazio scenico rispetto all’Aida dello scorso anno?

La regia di  Salvo Dolce dimostra una certa attenzione alla disposizione scenica. Le masse appaiono distribuite con un certo ordine, evitando la staticità e ricorrendo a semplici movimenti scenici e coreografici per rappresentare i conflitti e le lotte. Se nei primi atti tali soluzioni appaiono talvolta un po’ schematiche, acquistano maggiore efficacia nel quarto atto, soprattutto con Nabucco in catene, immagine di forte impatto teatrale. Molto bella è la gabbia costruita con le lance nel terzo atto, che diventa una sorta di spazio di prigionia e di isolamento per Nabucco, con una simbologia immediatamente leggibile. Suggestivo anche il ricorso alle fiaccole e al fumo rosso sul fondale, utilizzato per evocare e rimarcare il sangue versato, la violenza e il clima di guerra che attraversa l’opera. Centrale nella concezione scenica è la porta-specchio, elemento dotato di diverse funzioni e capace di assumere, nel corso dell’azione, significati molteplici. Particolarmente felice è la trovata del terzo atto, quando il coro ripete il Va’, pensiero nel proscenio e poi volge le spalle al pubblico per ascoltare il Grande Sacerdote. In questo modo il pubblico viene quasi inglobato nell’azione e diventa parte integrante della scena: una soluzione semplice, ma davvero efficace, che rompe la tradizionale separazione tra palcoscenico e platea.

Sul fronte vocale, Elena Mosuc, alle prese con l’impervio ruolo di Abigaille, appare affaticata. Nei primi due atti mostra difficoltà soprattutto nella zona centrale, che non sempre possiede la necessaria consistenza e spessore. La sua lama belcantista, inoltre, in uno spazio all’aperto come quello del Teatro Greco, non sembra trovare le condizioni ideali per esprimersi al meglio. Il soprano recupera tuttavia nei due atti conclusivi, nei quali riesce a risolvere con maggiore efficacia il personaggio e a restituirne meglio la ferocia, la determinazione e la progressiva trasformazione drammatica.

La vera star della serata è Badral Chuluunbaatar, un Nabucco potente e magnetico. La voce possiede una lama robusta, un buon fraseggio e una notevole capacità di proiezione. A ciò si aggiunge una gravitas scenica imponente, che gli consente di dominare la scena e di rendere con efficacia il percorso del personaggio, dal sovrano superbo e autoritario all’uomo sconfitto e infine riconquistato alla ragione e alla fede. Una presenza scenica di grande rilievo.

Khurelbaatar Oyunchimeg è uno Zaccaria autorevole sul piano scenico. La vocalità è luminosa e dotata di una buona proiezione, anche se non sempre conserva la medesima rotondità nel registro grave, dove tende talvolta a perdere appoggio e consistenza. Nel complesso, comunque, costruisce un personaggio credibile e di adeguata statura sacerdotale.

Molto convincente Enea Scala nei panni di Ismaele. Il tenore sfoggia una bella linea di canto e proietta con efficacia una voce luminosa e ricca di armonici. Scenicamente risulta intenso e appassionato, sempre elegante e assolutamente convincente. Ottimo anche il fraseggio, curato e capace di restituire con chiarezza la dimensione sentimentale e drammatica del personaggio.

Anna Pennisi è una Fenena di raffinata eleganza. Il suo è un recitar cantando ineccepibile, sostenuto da un importante controllo dello strumento. Il mezzosoprano affronta il ruolo con grande misura, senza mai eccedere, e costruisce una figura di notevole nobiltà espressiva anche se a tratti può apparire fredda. Buono anche il fraseggio, sempre attento e musicalmente sorvegliato.

Completano il cast Xue Jia, che rende bene il personaggio di Anna, sfoggiando un bel colore di voce; Jiajian Lin, che offre una versione dignitosa del Grande Sacerdote di Belo; e Pietro Di Paola, che nei panni di Abdallo appare invece impreciso.

In definitiva, questo Nabucco siracusano presenta luci e ombre. Un allestimento, dunque, che avrebbe potuto sviluppare ulteriormente alcune delle sue intuizioni più felici e che, pur offrendo spunti di interesse, non è riuscito pienamente a restituire tutta la potenza drammatica e musicale del capolavoro verdiano.
Il pubblico presente invece ha decisamente apprezzato rispondendo con copiosi applausi spesso, però, impulsivi e non sempre rispettosi del momento musicale.
Le repliche dell’opera saranno al Teatro Greco di Tindari il 4 agosto e il 7 agosto al Teatro Antico di Taormina. Continuiamo comunque a consigliarne la visione e a sostenere un progetto che con risorse minima riesce a offrire meraviglie!
Annunziato Gentiluomo

Posts Carousel

Latest Posts

Top Authors

Most Commented

Featured Videos