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“Sbuffi e Sberleffi (quasi un’autobiografia intellettuale)”… proprio un bello spettacolo

“Sbuffi e Sberleffi (quasi un’autobiografia intellettuale)”… proprio un bello spettacolo

Girando i grandi teatri e occupandomi, soprattutto, di opera lirica, mi trovo a snobbare, per mancanza di tempo, le piccole produzioni dove, invece, spesso è la linfa vera ad animare la “macchina”, dove fa da padrona l’anima popolare che è parte integrante del teatro. Così è stato per lo spettacolo di ieri, SBUFFI E SBERLEFFI

Girando i grandi teatri e occupandomi, soprattutto, di opera lirica, mi trovo a snobbare, per mancanza di tempo, le piccole produzioni dove, invece, spesso è la linfa vera ad animare la “macchina”, dove fa da padrona l’anima popolare che è parte integrante del teatro.

Così è stato per lo spettacolo di ieri, SBUFFI E SBERLEFFI (quasi un’autobiografia intellettuale), andato in scena presso l’APS Cascina Macondo, in Borgata Madonna della Rovere 4, a Riva presso Chieri (TO). Il focus della serata è stato Enzo Pesante, attore e formatore, che conosco da anni e con cui ho avuto l’onore di lavorare a scuola. Ci teneva ci fossi e ricevetti l’invito a fine agosto, circa tre mesi prima. Non potevo mancare. Percepivo quanto tenesse ad avere vicine persone a lui care per condividere quel momento, per celebrare la sua esistenza, in cui molti dei presenti potevano riconoscersi o, addirittura, ne erano stati astanti importanti.

Scoprii la sinossi, giunto alla location designata, abbastanza sperduta nel chierese: C’era un volta “Scritturalia”, una straordinaria iniziativa organizzata dall’APS “Cascina Macondo”. Ci si trovava la domenica mattina in cascina e dopo un buon caffè ogni partecipante scriveva su un foglietto un titolo. Ognuno poi ne pescava uno a caso e durante la giornata scriveva un racconto, una poesia, un pezzo teatrale, comico, drammatico, sarcastico… per poi leggerlo di fronte ai compagni di scrittura. I brani scritti da Enzo Pesante in quelle domeniche, proposti in una raccolta che varia dal tono comico al drammatico, dalle filastrocche in rima a contenuti esistenziali, compongono uno spettacolo che rappresenta una sorta di autobiografia intellettuale e che rivela un fil rouge di matrice esistenziale, un lavoro maniacale che fa emergere, dal testo, valori, vissuti, sentimenti e voli pindarici sui massimi sistemi dell’autore, da cui fa capolino un bagaglio culturale ed esperienziale notevoli.

Cosa è stato? Un collage di ricordi che hanno percorso tutta la storia di Enzo Pesante; un mosaico ben orchestrato di suoi brevi testi teatrali, veramente intensi, di grande effetto e ricchi di suggestioni; uno spettacolo di quasi due ore con una drammaturgia organica e capace di reggersi da sola; un susseguirsi di sketch teatrali, costellati da minimi oggetti di scena, il cui focus è stato l’espressività mimica; un’occasione per coinvolgere altri colleghi – Claudio Capra, Fabio Di Marco, Fabrizio Mossetti, Matteo Obino, Maria Perlino, Michele Paolo Pesante, Tony Ruggiero, Annette Seimer, Patrizia Siniscalchi – e per diffondere bellezza; e un modo per far riflettere sull’Esistenza, sulla Vita e sulla Morte, sulla notte, sul buio e sulla luce, sulla barbarità dell’uomo, sulle regole e sulle tradizioni, inneggiando all’autenticità come unica vera via. Il tutto è iniziato con un appello che si è concluso con i poveri accompagnatori… strepitoso!

Sono tornato a casa soddisfatto, sempre più conscio del fatto che per fare arte ci vuole poco: competenza, cuore e una bella energia! Non servono grandi teatri o effetti speciali dirompenti… qualche luce, un po’ di musica azzeccata e la propria verità. Il pubblico avverte e si allinea subitamente a tale qualità vibrazionale.
Annunziato Gentiluomo

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