Per un giornalista non è deontologicamente corretto recensire gli spettacoli di cui si è curato l’ufficio stampa, ma la rivista ArtInMovimento Magazine nasce per celebrare il bello e quindi mi prendo la libertà di inneggiare ai due protagonisti assoluti dell’allestimento de La traviata di Giuseppe Verdi, andato in scena ieri, 14 novembre, presso il Teatro Milanollo di
Per un giornalista non è deontologicamente corretto recensire gli spettacoli di cui si è curato l’ufficio stampa, ma la rivista ArtInMovimento Magazine nasce per celebrare il bello e quindi mi prendo la libertà di inneggiare ai due protagonisti assoluti dell’allestimento de La traviata di Giuseppe Verdi, andato in scena ieri, 14 novembre, presso il Teatro Milanollo di Savigliano, e prodotto da Lirica Tamagno.


Si tratta del maestro Sirio Scacchetti e del soprano Aleksandrina Mihaylova.


Il primo, il M. Scacchetti, è stato un nocchiere maniacale per l’Orchestra Bartolomeo Bruni, contenendone l’esplosività, valorizzando le parti solistiche e permettendole di poter eseguire al meglio la complessa partitura verdiana. Il suo incedere miscelava armoniosamente il piglio autorevole di un capo carismatico e la dolcezza di un padre presente. Abbiamo apprezzato la sua capacità di far emergere i contrasti presenti ne La traviata e soprattutto come ha saputo muoversi, con grazia e dedizione, all’interno di una gamma di colori veramente straordinaria. C’erano l’anima sinfonica ampia e rilassata, e il dinamismo più autentico, pizzicato e ben scandito, che valorizzava le più insidiose figurazioni ritmiche. Abbiamo percepito il suo cuore e il suo partecipare al dramma, sostenendo con cura i giovanissimi cantanti. Un debutto verdiamo a cinque stelle!



La seconda, Aleksandrina Mihaylova, è stata una superba Violetta Valery. La sua interpretazione è stata notevole, toccando momenti di un’intensità drammatica realmente da diva. Una fuoriclasse, dotata di grande umiltà e umanità. La sua lama è argentea, luminosa, e la sua voce è ben proiettata. Si contraddistingue per una tecnica solidissima, alla base della quale vi sono un appoggio forte, una chiara emissione e un perfetto fraseggio. Musicale, dolce e bella, domina con sicurezza e plasticità il palcoscenico, esprimendo delle eccelse modulazioni e una verve interpretativa matura. In tutti e tre gli atti, ha saputo stupirci incarnando le tre anime del suo personaggio e confrontandosi con naturalezza col registro del soprano di coloratura, di quello lirico spinto e di quello drammatico, raggiungendo il suo climax espressivo in Amami, Alfredo e in Addio, del passato.

Per il sottoscritto è stato un onore poter godere dell’arte raffinata di questi due giovani talenti che mi auguro il mondo della musica sappia valorizzare.
In vena di libertà… avrei desiderato poter riascoltare Antonino Giacobbe che debuttò il ruolo ad Asti: avrei citato anche lui in questo mio spazio di intimità e verità, ambasciatore di bellezza, eleganza e professionalità.
Annunziato Gentiluomo















