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“Sulle ali del presente. Il coraggio di agire”, una presentazione che non lascia indifferente

“Sulle ali del presente. Il coraggio di agire”, una presentazione che non lascia indifferente

Coraggio. Scelta. Gratitudine. Tre parole. Parole che sentiamo spesso. Molto più raramente vediamo incarnate.Il 9 marzo 2026, presso l’Unione Industriale VCO, ho ascoltato Sara Isabella D’Este, coach, formatrice e scrittrice, durante la presentazione del suo libro Sulle ali del presente. Il coraggio di agire. L’incontro si è aperto con l’introduzione di Rino Porini, vicepresidente della

Coraggio. Scelta. Gratitudine. Tre parole. Parole che sentiamo spesso. Molto più raramente vediamo incarnate.
Il 9 marzo 2026, presso l’Unione Industriale VCO, ho ascoltato Sara Isabella D’Este, coach, formatrice e scrittrice, durante la presentazione del suo libro Sulle ali del presente. Il coraggio di agire. L’incontro si è aperto con l’introduzione di Rino Porini, vicepresidente della Provincia del VCO e vicepresidente dell’Unione Industriale VCO.
L’evento è stato condotto da Silvia Magistrini del Comitato Dante Alighieri, all’interno del percorso dei 126 anni dello stesso, che oggi apre una nuova fase con una nuova sede e nuove partnership.

Ascoltando l’autrice ho avuto una sensazione precisa: raramente ho incontrato qualcuno che riuscisse, con una precisione quasi chirurgica, a dare voce a parole che sento profondamente mie.
Si parte da un gesto. Un regalo. Un tessuto ricamato con una frase: Il punto di partenza. Quel tessuto arriva dalle suore di clausura ed è stato cucito e ricamato dai sarti della casa circondariale. Un oggetto semplice, ma potente. Dentro quel gesto c’è già una metafora che attraverserà tutta la presentazione: la vita come una sartoria. Pezzi diversi, storie diverse, fili diversi che qualcuno, con pazienza, cuce insieme. Ed è esattamente ciò che fa Sara Isabella D’Este con le parole.

Il suo libro è breve, concentrato. Una sequenza di episodi che scorrono veloci: momenti belli, momenti difficili, ancora momenti belli e poi di nuovo difficoltà. In altre parole: la vita. L’autrice incomincia a scriverlo nel 2018. All’inizio non è un progetto editoriale, ma una necessità: svuotare la mente. Solo dopo quelle pagine iniziano ad assumere un senso anche per gli altri. Nella nuova versione del libro compaiono anche degli allenamenti: piccoli esercizi, strumenti per migliorare la propria vita. Perché il tempo passa e spesso passa senza che ci alleniamo davvero a vivere.

Nel racconto di Sara c’è una parola che torna spesso: coraggio. Non quello retorico, non quello da citazione. Quello concreto. Il coraggio di non aspettare che sia l’esterno a spingerti, ma di muoverti tu. Di agire. Nel libro non vengono nascoste le parti difficili: diagnosi sgarbate, fragilità, il ricovero a vent’anni, la rottura con un modello di vita che sembrava già scritto. Sara racconta di aver tolto dalla propria vita, uno alla volta, tutti i “non”. Non tutti abbiamo la stessa reattività, non tutti abbiamo gli stessi tempi, ma una cosa emerge con chiarezza: una strada esiste sempre.
A un certo punto lo dice con una semplicità disarmante: Fino a quando mi lamentavo andava tutto male. Quando ho deciso di affrontare quello che stavo vivendo è cambiato tutto.

Da lì riparte. E inizia un allenamento quotidiano: la gratitudine. Non come parola astratta, ma come pratica. La capacità di trattenere dentro di sé la forza di un grazie, anche quando viene detto velocemente o quasi distrattamente. Un’altra parola attraversa tutto il libro: scegliere. Scegliere le persone, scegliere il proprio tempo, scegliere come reagire a ciò che accade. Perché il tempo — lo ricorda più volte — è prezioso.

Nel libro Sara usa immagini concrete, azioni quotidiane, esempi semplici. C’è una cosa che colpisce più di tutte: la coerenza tra quello che racconta e quello che vive. Ed è forse proprio questo il punto. Le parole, quando sono vere, smettono di essere teoria e diventano allenamento di vita.
A un certo punto Sara esprime così tale concetto: Perché un essere diventi un essere umano serve un percorso.
Ed è difficile uscire da questo incontro senza portarsi via una domanda: qual è, oggi, il nostro punto di partenza?
Maria Giusy Rocco

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