Il 23 novembre scorso, abbiamo goduto, al Piccolo Regio Puccini, dell’allestimento ben assortito di Hänsel e Gretel di Engelbert Humperdinck, nel rifacimento drammaturgico e versione ritmica italiana di Lorenzo Arruga, dal libretto originale tedesco di Adelheid Wette tratto dall’omonima fiaba di Jacob e Wilhelm Grimm. In tal modo si è puntato a facilitare l’immersione del pubblico e a inneggiare alla leggerezza! Proprio un
Il 23 novembre scorso, abbiamo goduto, al Piccolo Regio Puccini, dell’allestimento ben assortito di Hänsel e Gretel di Engelbert Humperdinck, nel rifacimento drammaturgico e versione ritmica italiana di Lorenzo Arruga, dal libretto originale tedesco di Adelheid Wette tratto dall’omonima fiaba di Jacob e Wilhelm Grimm. In tal modo si è puntato a facilitare l’immersione del pubblico e a inneggiare alla leggerezza!


Proprio un bell’allestimento dove la firma di Gianmaria Aliverta e il estro creativo fanno la differenza. La fiaba musicale diventa un viaggio nei desideri e nelle paure dei bambini e in questo percorso la strega rappresenta le loro illusioni, affrontate le quali possono emanciparsi e finalmente riappacificarsi con l’integrità della famiglia di origine, al di là dello stato sociale. Nella visione di Aliverta è la madre a incarnare la non accettazione, il senso di ingiustizia per la propria condizione economico-finanziaria, madre che diventerà la “strega”, che ha proiettato sui figli il proprio senso di inadeguatezza. Soltanto una volta “sconfitta” la sua figura e tutto ciò di negativo che rappresenta, i bambini potranno vivere in serenità, afferma il regista. Aliverta punta sul colore che è uno dei protagonisti dell’allestimento. Si nota subito il passaggio dal grigio della povertà della casa di famiglia alle tinte sfarzose dell’opulenza della casa della strega, nonostante la location rimanga sostanzialmente la stessa. Sono gli oggetti di scena, curati da curate da Francesca Donati, e i bei costumi di Sara Marcucci a ravvivare e animare la stanza, mentre le perfette luci, firmate da Andrea Rizzitelli, contribuiscono nell’esplorazione del colore e della profondità dei personaggi. Gli abiti a un certo punto diventano un caleidoscopio rifulgente, in cui spicca il rosso della Strega, una Jessica Rabbit, in azione, affiancato dal celeste di Hänsel, il giallo di Gretel, il blu, il fucsia e il verde degli aiutanti topini della Strega. Originale è il gioco con i guanti della strega indossati dai due fratelli, il destro da Hänsel e il sinistro da Gretel, a marcare la parte maschile e quella femminile, e a ricordare come la vittoria sia frutto del gioco di squadra. Una regia dunque curatissima, attenta ai movimenti scenici e basata su un lavoro magistrale sui personaggi, palpabile.


Buona la prova del Simon Krečič che ha saputo ben puntellare la partitura e guidare con disinvoltura l’Orchestra del Teatro Regio, valorizzando le parti solistiche e attenzionando il rapporto tra buca e palco.
Ottima la prova del Coro di voci bianche del teatro, istruito dal maestro Claudio Fenoglio, sempre preciso, pertinente e coeso.


Questa nuova produzione dell’ente lirico torinese, realizzata in collaborazione col Conservatorio A. Vivaldi di Alessandria, ha visti come protagonisti gli artisti del Regio Ensemble Martina Myskholid (Hänsel), Albina Tonkikh (Gretel) e Eduardo Martínez (Peter).
La Myskholid ha tratteggiato, in modo scandito, il ruolo di Hänsel, facendo ricorso a un’ottima verve scenica e una valida tecnica vocale. Buona la sua emissione e luminosa la sua voce.


La Tonkikh è stata una Gretel assolutamente credibile. Si è mossa con leggiadria nella sua partitura: esegue con naturalezza anche le parti nel registro acuto. Melodiose le pagine di insieme col fratello scenico.
Martínez ha vestito i panni del padre in modo molto accurato, anche se, a tratti, la voce non era pienamente proiettata. Buon colore di voce e bel fraseggio sono tratti distintivi più evidenti.
Un bello squillo è riscontrabile in Natalia Gavrilan che interpreta il doppio ruolo di Madre e Strega. Ottimo il suo occupare la scena e convincente anche nelle interazioni. La sua voce è ben proiettata.
Buona anche la prova di Flavia Pedilarco, allieva del Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria, nel ruolo di Sandmann (l’Omino della sabbia): la sua presenza scenica è energica e dà un significativo contributo allo spettacolo.


Un bello spettacolo che si è chiuso col seguente messaggio quando cresce più il dolor la sua mano ti dà il Signor, un invito a non abbattersi e ad affrontare le avversità, a vedere il dolore come un volano evolutivo e ad affidarsi a Dio.
Annunziato Gentiluomo
[Foto di Mattia Gaido e Daniele Ratti]















