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Una vivace versione de “Il barbiere di Siviglia” dove spicca Antonino Giacobbe

Una vivace versione de “Il barbiere di Siviglia” dove spicca Antonino Giacobbe

Presso il Centro Culturale Amaya di Irun, nei Paesi Baschi in Spagna, l’Associazione Luis Mariano ha proposto, la serata del 10 maggio, una versione de Il barbiere di Siviglia vivace e complessivamente riuscito, capace di coniugare tradizione musicale e freschezza scenica, pur con qualche disomogeneità nel cast, dove si distacca di almeno due spanne rispetto

Presso il Centro Culturale Amaya di Irun, nei Paesi Baschi in Spagna, l’Associazione Luis Mariano ha proposto, la serata del 10 maggio, una versione de Il barbiere di Siviglia vivace e complessivamente riuscito, capace di coniugare tradizione musicale e freschezza scenica, pur con qualche disomogeneità nel cast, dove si distacca di almeno due spanne rispetto agli altri, il baritono Antonino Giacobbe.

Sul podio, Aldo Savagno ha guidato l’orchestra con gesto sicuro e consapevole. La sua direzione si è distinta per equilibrio e brillantezza, senza mai indulgere in eccessi di velocità o in letture superficiali della partitura rossiniana. Savagno ha saputo costruire un tessuto sonoro elegante, sostenendo con attenzione i cantanti e valorizzando i dettagli strumentali, in particolare nei momenti concertati, dove l’intreccio delle voci e dell’orchestra è risultato sempre chiaro e ben calibrato.

La regia di Linda Rodrigues (già proposta al teatro Coliseu do Porto nel settembre 2024) ha scelto di trasportare l’azione negli anni Settanta, soluzione che si è rivelata efficace per restituire un’atmosfera leggera e colorata. Scene e costumi vivaci hanno contribuito a creare un contesto fresco e dinamico, mentre la regista ha richiesto ai cantanti un’intensa attività scenica, fatta di movimenti continui e ben orchestrati. Questo approccio ha reso lo spettacolo particolarmente godibile dal punto di vista visivo, pur talvolta rischiando di sovraccaricare l’azione.

Nel ruolo del titolo, Antonino Giacobbe ha offerto una prova di grande rilievo. Il giovane baritono, già apprezzato in precedenti produzioni, ha dimostrato piena padronanza del personaggio di Figaro, affrontandone con sicurezza le insidie vocali e interpretative. La celebre cavatina Largo al factotum è stata eseguita con brillantezza e precisione, guadagnandosi convinti applausi. Ma è nell’arco dell’intera opera che Giacobbe ha convinto maggiormente: il suo Figaro è risultato vivace, credibile e sempre ben centrato, capace di sostenere con naturalezza il peso scenico del ruolo.

Più che buona la prova di Francesca Bruni nei panni di Rosina. La cantante ha saputo delineare il personaggio con una certa efficacia, mostrando buone intenzioni interpretative. La vocalità è apparsa talvolta meno incisiva, soprattutto nei passaggi più virtuosistici, ma nel complesso la sua Rosina si è difesa con dignità, risultando piacevole all’ascolto.

Meno convincente il Conte d’Almaviva di Dinis Rodrígues. Il giovane tenore, pur dotato di un timbro potenzialmente interessante, ha evidenziato alcune difficoltà nell’emissione vocale, con suoni talvolta poco a fuoco e una linea di canto non sempre stabile. L’interpretazione è apparsa priva di quella brillantezza necessaria al personaggio, lasciando l’impressione di una prova ancora acerba e bisognosa di maturazione.

Discreta e scenicamente efficace la prestazione di Isidro Anaya nel ruolo di Don Bartolo. L’artista ha saputo rendere con chiarezza i tratti caricaturali del personaggio, ottenendo un buon risultato sul piano teatrale. Vocalmente la prova è stata corretta, senza particolari slanci ma comunque solida e affidabile.

Il Don Basilio di Emil Abdullaiev ha offerto una prova nel complesso sufficiente: ben presente scenicamente e adeguato nel delineare il personaggio, pur con una vocalità non particolarmente ampia o sonora per le esigenze del ruolo.
Corretta la Berta di Irene Branchi, giovane interprete che ha affrontato con sicurezza e buon esito la celebre aria Il vecchiotto cerca moglie, contribuendo con professionalità all’equilibrio complessivo dello spettacolo, a cui si è aggiunto il Fiorello di Hodei Yanez, ben reso e funzionale nell’economia dell’insieme. Buona, infine, la prova del Coro Luis Mariano e del Coro Eragiyok, che ha partecipato con precisione e compattezza, integrandosi efficacemente nel disegno musicale della serata.

In definitiva, una produzione che ha trovato i suoi punti di forza nella direzione musicale e in un Figaro di grande qualità, sostenuta da una regia vivace e accattivante, pur con qualche limite nel cast che ne ha leggermente ridimensionato l’impatto complessivo.
Maria Giusy Rocco

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