Author: ArtInMovimento

 

Al via il percorso di formazione in guarigione medianica…

Da, domani, mercoledì 20 marzo, prende l’avvio un progetto innovativo, votato alla cura e al servizio. Da un’amicizia fraterna e dalla stima che nutre i protagonisti, si è creato un ponte tra l’Italia e il Brasile per generare amore e per stimolare processi di guarigione su tutti i piani per chi ne avrà bisogno.

L’Università Popolare ArtInMovimento, con sede operativa in via Roma, 34 a Pino Torinese (TO), in collaborazione con la Sociedade Beneficiente Bezerra de Menezes, dedicata alla divulgazione della dottrina spiritista, e con la sua emittente web, la Tv Alvorada Espírita (Tv Alba Spiritica), propone un percorso misto, in blended learning, di Guarigione Medianica. Tutto il percorso, indirizzato in Italia, ai soci di ArtInMovimento, è ad offerta libera. Prevede una parte teorica gestita da André Luiz Ruiz e tradotta da Annunziato Gentiluomo, e una parte pratica proposta da quest’ultimo. Gli URL per assistere alla sessione sono:
http://www.tvalvoradaespirita.com.br/ e https://www.facebook.com/tvalvoradaespirita. Si tratta
del canale YouTube e della pagina Facebook della realtà brasiliana.

Dopo il primo incontro del 20 marzo con André online, dalle 19.00 alle 21.15, gli appuntamenti già fissati sono i seguenti: il 26 marzo con Annunziato al Centro Olistico Radhadesh a Pino Torinese dalle 19.30 alle 21.30; il 3 aprile con André online dalle 19.00 alle 21.15; 9 aprile con Annunziato in presenza dalle 19.30 alle 21.30; e il 10 aprile dalle 19.00 alle 21.15 con André. Seguiranno altri due incontri con Annunziato in date in via di definizione e un incontro online con André di follow up presumibilmente l’8 maggio, ma comunque sempre di mercoledì.

Rispetto ai realizzatori del progetto…

André Luiz Ruiz è nato a Bauru (Stato di San Paolo, Brasile), da famiglia spiritista, avvocato di professione, formazione anche in disegno architettonico, musica (pianoforte classico) e tecniche infermieristiche.
In ambito Spiritista [Cristiano] è medium psicografo, Guaritore e Chirurgo Spiritista, ha pubblicato 13 libri psicografati (scrittura automatica), tra cui il noto O amor jamais te esquece, per l’editrice IDE.

Andre

È presidente della Sociedade Beneficente Bezerra de Menezes, a Campinas (SP – Stato di San Paolo, Brasile] e collabora con la Sociedade Espírita Mensaje Fraternal(Società Spiritista Messaggio Fraterno) di Caracas(Venezuela) e con l’Istituto de Difusão Espírita (Istituto di Diffusione Spiritista) di Araras (SP – Stato di San Paolo, Brasile).
Presenta inoltre ogni sabato alle ore 11.30 un programma presso la TV JORNAL di Limeira (Brasile). Presenta dal lunedì al venerdì, il programma O ESPÍRITO DA LETRA (www.espiritodaletra.com.br) sul libro NOSSO LAR [psicografato da Chico Xavier] presso www.tvmundomaior.com.br. È responsabile della web-tv TV ALVORADA ESPÍRITA presso www.tvalvoradaespirita.com.br. Conduce un programma radiofonico insieme alla moglie Solange Godoy ALEGRIA DE VIVER, presso la radio Boa Nova di Guarulhos [Brasile].

Annunziato Gentiluomo è dottore di ricerca in Scienze e Progetto della Comunicazione, insegnante, saggista, formatore, giornalista ed esperto in discipline bio-naturali. È invitato come relatore e docente da diverse realtà, anche universitarie. Accanto a diversi articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali, è autore di “La qualità televisiva. Definizioni sociali e prospettive di analisi” (Edizioni Aracne), di “Sapere, Saper Fare e Saper Essere nel Reiki” (Psiche 2), “Come ‘cavalcare’ spiritualmente la pandemia” e dei primi due volumi di “Dialoghi con un Arconte” (Psiche 2). Sta ultimando un secondo volume operativo focalizzato sul Reiki che insegna dal 2008 e che pratica dal 2005.

Direttore dei corsi e Presidente della Scuola Accreditata ASI Università Popolare ArtInMovimento APS, è docente di diversi stili di Reiki presso l’ASI Settore Arti olistiche e Orientali ed è iscritto al registro dei formazione nazionale di Reiki dell’ASI. È uno dei primi Reikologi iscritti al PRAI, di cui è socio fondatore, realtà che ha visto crescere e che dal 4 marzo 2024 presiede. Annunziato Gentiluomo propone corsi di Reiki da oltre tredici anni. Attualmente insegna tre stili tradizionali di Reiki (Usui Reiki Ryojo, Komyo Reiki e Japanese Reiki Style), l’Osho Reiki e l’Holy Fire Reiki III; propone percorsi di meditazione e pratiche bioenergetiche, trattamenti di HadoShiatsu, Suonoterapeuta, Radioestesia, e sessioni di Hypno Coaching e fa Massaggio Ayurvedico. È il direttore del Convegno Internazionale Andare Oltre. Uniti nella Luce e l’ideatore del Life Beyond Life Film Festival. È un insegnante di ruolo della Scuola Primaria e dirige la testata ArtInMovimento Magazine.

Si tratta di un’occasione da non perdere per poter fare del bene e dedicarsi agli altri. Si precisa che le sessioni di guarigione medianica non dovranno mai essere a pagamento giacché sono opera di maestri/guaritori che stanno nell’Oltre. Proprio per questo, anche la formazione è ad offerta.

Come ArtInMovimento, appena avremo un numero di operatori sufficienti, procederemo ad aprire il Centro Olistico Radhadesh, una volta al mese, per quattro ore, per offrire gratuitamente, a chi lo desidererà e ne avrà bisogno, il nostro aiuto energetico, afferma Annunziato Gentiluomo.

Per prendere parte alle sessioni pratiche del percorso, bisogna essere soci di ArtInMovimento. Si ricorda che la quota associativa annua (dal 1° gennaio al 31 dicembre) per l’iscrizione all’Università Popolare ArtInMovimento APS è di 20 euro e va versata all’IBAN IT39Q030 6967 6845 10749159647 [Banca Intesa San Paolo] intestato appunto all’Università Popolare ArtInMovimento con la seguente causale: Quota associativa di Nome e Cognome per anno 2024. Per eventuali altre donazioni, la causale puà essere: contributo volontario a sostegno delle attività associative. Bisognerà inoltrare le ricevute del o dei bonifici ad andareoltre@artinmovimento.com e procedere all’iscrizione alla realtà associativa, con la compilazione dei moduli predisposti.

Al momento per questa prima edizione siamo circa una dozzina: speriamo il numero aumenti, conclude Gentiluomo.

Francesco Romeo

Da domani al Coccia Madama Butterfly del duo Pérez Sierra e Bonajuto

Prende il via con Madama Butterfly di Giacomo Puccini la Stagione 2024, del Teatro Coccia di Novara. Da, domani, venerdì 19, a domenica 21 gennaio 2024 verrà proposto il capolavoro immortale del compositore lucchese, diretto dal Maestro spagnolo José Miguel Pérez Sierra con la regia di Renato Bonajuto, che porta con sé Artemio Cabassi che firma i costumi. Le scene sono a curate da Laura Marocchino mentre le luci sono di Ivan Pastrovicchio.

Nel cast spiccano artisti del calibro di Francesca Sassu al debutto nel ruolo di Cio Cio- San; Anna Malavasi grande interprete di Suzuki, ruolo che ha portato in tanti grandi teatri italiani; Eleonora Filipponiche debutta il ruolo di Kate Pinterton; Valerio Borgione sarà per la prima volta nella sua carriera F.B. Pinkerton; Angelo Veccia è Sharpless; debutta il ruolo anche Marco Miglietta che veste i panni di Goro; Xiaosen Su che debutta nel doppio ruolo del Principe Yamadori e del Commissario Imperiale; lo zio Bonzo è interpretato da Emil Abdulllaiev, al debutto nel ruolo, l’ufficiale del registro è Antonio Baratti, in scena poi il giovanissimo Romeo Lunedei per interpretare Dolore.

Prosegue anche nel 2024 la nuova buona pratica del Teatro Coccia: consegnare a giovani debuttanti la seconda recita (quella del sabato sera, fuori abbonamento), a concreto sostegno delle nuove generazioni. Così il ruolo di Madama Butterfly Cio-Cio-San sarà debuttato da Yo Otahara e quello F.B. Pinkerton da Oronzo D’Urso. Sharpless sarà interpretato da Giacomo Medici.

In buca l’Orchestra Filarmonica Italiana, da diverse stagioni protagonista dell’opera di apertura del cartellone del Coccia. Il Coro è la Schola Cantorum San Gregorio Magno di Trecate, guidata da Alberto Sala.

Racconta l’opera il regista Renato Bonajuto “La Butterfly, specchio incrinato del Novecento. Basterebbe questo per definire il grande capolavoro di Giacomo Puccini.

In realtà questo straordinario ritratto femminile non manca mai di affascinarci, con la sua crudezza e la sua spietata realtà molto lontana dallo zucchero filato con il quale normalmente si ammanta la produzione del sommo Lucchese. Una storia di sfruttamento minorile, di compiacente turismo sessuale, di maternità negata e ferita, di sentimenti derisi e calpestati.

E il tutto intessuto da una musica in cui i lampi e le inquietudini del Secolo Breve sono tutti lì, in una modernità di racconto che ha dello stupefacente. Cio-Cio-San è la fotografia sgranata di un io femminile frantumato e incapace di vedere la realtà. Quando se la troverà di fronte, senza possibilità di mentire e di mentirsi, sarà la fine.

L’universo figurativo Liberty in cui Madama Butterfly nasce è restituito dal fascino delle tele dipinte che ci riportano a un Giappone primo Novecento. In questo contesto ho lavorato sullo scavo del personaggio, una ragazzina che diventa forzatamente donna a causa del cinismo e dell’aridità del mondo che la circonda. Lo sguardo è di ieri ma si parla di oggi, e il grido d’aiuto di Butterfly, senza voce (e non paia un ossimoro trattandosi di opera) e senza lacrime, trattenuto da un’angoscia che non ha né sostegno né vie d’uscita, parla alle nostre coscienze infeltrite ieri come oggi. Come un atto di accusa e una faticosa, livida luce di un diverso futuro, forse. Come quella dell’ultima alba che si accende sulla vita spezzata dell’infelice geisha”.

I biglietti per le recite di venerdì e domenica vanno dai 26,00 ai 50,00 euro, mentre per la recita di sabato dai 15,00 ai 30,00 euro.

Un allestimento che ci incuriosisce. Lo vedremo domani!

Redazione di ArtInMovimento

Divine istruzioni di Swami sul volto del male detto debolezza innocente

Il mio primo darshan del 2024 con Swami Roberto, oggi 14 gennaio, è stato semplicemente magico, ricco di istruzioni capaci di arrivare dritte all’anima, destarla e rimetterla nel giusto cammino.

Essendo in prima fila, al suo arrivo sono stato pervaso da un’ondata di profumo di rosa, e dalla sua energia potente e dolce al contempo, un’energia che è un amalgama perfetto di autorevolezza (maschile) e di comprensione (femminile).

Dopo aver rammentato come siamo, fummo e saremo uno con Dio e ricordata l’eternità del nostro spirito, ha proclamato una rivelazione tratta dal Nuovo Testamento: I vostri nomi sono scritti nei cieli (Luca 10,2), affermazione di Gesù con cui pare andare oltre il perimetro della condizione e della storia umana. Per il figlio di Dio è un modo per rammentarci quanto siamo importanti per il Padre, quanto ciascuno di noi per Lui abbia un valore unico e grande. Adorando il nome di Dio, e quindi il Cielo, di riflesso stiamo cantando la nostra gloria perché dentro il nome di Dio c’è il nome di ciascuno. Accedendo con la preghiera all’inesauribile archivio della memoria di Dio, possiamo ricordare e celebrare tutti gli esseri umani, dare valore, anche i dimenticati e gli oppressi, in quanto solo nel Dio dei viventi (Mt 22,32), si vince la morte e si vive per l’eternità.

Swami si è focalizzato quindi sull’importanza di uscire dall’illusione per entrare nella Verità di Dio. Ha fornito per questo un potente mantra, capace di dissipare le ombre che la mente che mente dipana in noi, confondendoci e depotenziandoti, distogliendoci dal giusto cammino: Om Asato ma sat gamaya, (Dall’irreale conducimi alla realtà vera), tamaso ma jyotir gamaya (dalle tenebre alla luce), mrityur ma amritam gamaya  – (dalla morte all’immortalità). Ha invitato nel recitarlo a fare cerchi concentrici in senso orario sulla corona affinché venga sollecitata questa capacità di vedere oltre, e sviluppato il discernimento, quel filtro necessario che separa il bene dal male.

La vita spirituale, che è un percorso che si sceglie e che ha da essere vissuto giornalmente, si colloca in una dimensione quasi parallela alla vita materiale. La prima è l’espressione della Libertà divina, del contatto con la Sapienza divina ed è orientata alla Verità; la seconda, invece, è legata alla saggezza fallace dell’uomo, al contingente, alle preoccupazioni, alle paure, alle illusioni. La vita spirituale va nutrita con costanza, coerenza e perseveranza: se non la si nutre si diventa freddi e ciechi davanti alla Verità, arrivando a ritenere che i problemi siano l’unica verità. La Verità autentica, invece, è Dio che è la Via spirituale, che è la Luce. Inoltre la vita spirituale va tutelata perché le insidie del male hanno diverse forme e vestono differenti maschere. Quella più subdola è la debolezza innocente su cui Swami si è soffermato tantissimo quest’oggi. Tale tipo di male spinge l’individuo a trascurare la propria vita spirituale, in particolare la preghiera, facendolo cadere nell’egoismo e nell’autoreferenzialità. Ogni volta che procrastiniamo, ogni qual volta che ci diciamo Cosa vuoi così… Oggi va così… o ancora tutte le volte che diciamo Sono fatto così entriamo in un loop mentale, un meccanismo psicologico perverso che interrompe la comunicazione con l’Amore che non conosce questi alibi perché l’Amore si basta, perché l’Amore è. In quei momenti decidi di non assumere l’unica medicina, l’Amore, l’unica leva che cura il corpo, l’anima e lo spirito.

È rischioso  abituarsi a queste forme di auto-giustificazione perché in quelle si insinua il male che ti frega, ti distrugge la mente, la vita, la dignità, non ti consente di essere divino e ti depotenzia, ti rende debole, schiavo.

Quelle forme di debolezza innocente fanno inciampare l’individuo, lo fanno scivolare, lo rendono cattivello, facendo in modo che esprima veleno per tutto e tutti, in modo spiacevole. Questo è umano, può succedere, non bisogna entrare nel senso di colpa per questo, ma è necessario riconoscere quando accade, vigilare su quando questi meccanismi hanno la meglio su di noi, dominarli e non permettere loro di gestire la nostra vita. Gesù afferma Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate! (Marco 13, 35-37). Bisogna vigilare per non essere colti di sorpresa e non offrire il fianco alle insidie di chi non ci vuole luminosi. Ci vogliono volontà e determinazione per superare la pigrizia, la tendenza alla lamentala, per mettersi da parte soprattutto quando si sta male e quando percepiamo che tutto ci sia dovuto. Bisogna, ogni tanto, mettere da parte la parte problematica di noi, smantellare la consuetudine che abbiamo a esacerbare i nostri problemi, avere il coraggio di vedere il bello e il positivo, e vivere la leggerezza, anch’essa manifestazione della divina Consapevolezza e di chi veramente si fida del Padre. Rendiamo dunque più muscolosa la nostra volontà: impegniamoci con un pizzico di sana follia per riuscire, per realizzarci, per avere successo, per fare il bene della società in cui viviamo.

È buona cosa, secondo Swami, non trattenere dentro i propri problemi perché così facendo si rischia di avvelenarsi e di ammalarsi. Bisogna esprimere ciò che si ha dentro, permettere a quelle inquietudini, a quelle paure, a quelle idiosincrasie, a quei retaggi di traumi passati di fluire, di esteriorizzarsi: bisogna, in sintesi, liberarsene con un confronto con una persona cara o anche con un professionista.

Quindi il Maestro di Leinì (TO) riporta un’altra divina informazione: i demoni vanno alla ricerca dei punti deboli, delle abitudini sbagliate e delle negligenze dell’individuo, e si infiltrano nelle pieghe del suo carattere.

Quindi bisogna lavorare su di noi partendo proprio dal nostro carattere, dal fatto che in nome di quello giustifichiamo azioni non propriamente edificanti, crediamo di avere ragione. Inoltre bisogna impegnarsi per realizzare qualcosa e non confondere la Divina Provvidenza come una mera complice della propria pigrizia. Siamo costruttori, trasformatori, ambasciatori in movimento e non dobbiamo rimanere inermi aspettando che le cose cambino da sole: se non modifichiamo gli elementi con cui prepariamo un piatto, sicuramente non potrà venire migliore e nemmeno diverso dal precedente.

E già con tutte queste istruzioni, saremmo tutti tornati satolli a casa. Ma questa domenica Swami ha dato generosamente ancora di più.

Il fondatore di Anima Universale ha sottolineato, difatti, che i mistici cristiani, i padri del deserto, dicevano: Ogni eccesso proviene dai demoni. Le pericolosità del loro agire è duplice: se da una parte possono affascinare gli uomini perché sono in grado di compiere miracoli, opere capaci di stupire, dall’altro rafforzano i punti deboli, le negligenze e le abitudine malsane del singolo portandole all’accesso. Quindi il male porta all’accesso tutto ciò che è negativo, esacerba le ombre dell’inconscio che poi iniziano a condurre la nostra vita. Per fortuna però entra in gioco il libero arbitrio, la capacità dell’individuo di scegliere e dire di no con la propria coscienza e con la propria libertà.

Il male è privo di misura, sottolinea il Maestro: tutti i fanatismi, gli estremismi, i totalitarismi hanno in seme il germe della violenza e del disequilibrio. Ogni eccesso è diabolico ed è pericoloso. L’eccesso del cibo porta scompensi fisici, l’eccesso dei social network ci proietta in una realtà altra e distorce la nostra percezione. Anche la sregolatezze e le lamentale ripetute sono pericolose. Anche il troppo amore lo è in quanto genera dipendenza e quindi alla fine dolore per chi lo sente (poiché non percepisce le proprie aspettative soddisfatte) e per chi lo riceve (perché si sente in gabbia, soggiogato da forme di sottile manipolazione mascherata da richieste di attenzioni). Gli antichi dicevano, infatti, in medio stat, ovvero la virtù sta nel mezzo, nel punto di equilibrio.

I demoni, che hanno il compito di entrare negli eccessi, fanno anche questo gioco dunque: portano l’essere umano ad eccedere, a perdere il senso della misura, il senso della realtà, ad allontanarsi dalla verità, dall’equilibrio, e quindi da Dio.

Tutto ciò che non è in equilibrio è male, è caos, è disordine, è confusione, ci separa dalla realtà, ci fa perdere la misura della realtà, ci fa smarrire Dio che è equilibrio. Grazie all’equilibrio posso avere la realtà davanti a me chiara, posso capirla, posso investigarla. in quanto l’equilibrio genera in me serenità e chiarezza. Invochiamo quindi il Sacro Equilibrio di Dio, rifugiamoci in Lui che è il fanatico dell’Amore, che non smette mai di amare ogni Suo figlio. Solo Lui basta, solo Lui ci libera, solo Lui ci protegge da ogni forma di turbamento, solo Lui comprende meglio di qualsiasi le umane debolezze e ci ama anche per quelle…

Torno a casa pieno di giubilo. Questo sermone ha rinvigorito la mia forza e la mia scelta a vivere con coraggio, entusiasmo e nella Verità la mia Esistenza nel servizio a cui sono stato chiamato. Ascoltando i divini insegnamenti di Swami mi sono sentito pienamente nel Qui e Ora, pienamente nel mio percorso, pienamente dove devo stare, sempre più pronto a scegliere la Luce, a rinascere ogni giorni, a manifestare la Resurrezione.

Desideravo un gesto
di Swami Roberto, un’attenzione come ciliegina sulla torta, ed è arrivato: il suo tocco amorevole sulla fronte con la mano bagnato e il suo sorriso che apre il cuore solo per me, prima di tornare sull’altare alla fine del Darshan…

Grazie! Grazie! Grazie, ambasciatore di Conoscenza e di Bellezza! Grazie, dispensatore dell’Amore divino! Grazie, Maestro amorevole e severo per quanto stai nutrendo questo piano di esistenza e chi lo abita.

Annunziato Gentiluomo

Mario Venuti a Locri On Ice: gradiente emozionale altissimo

Un appuntamento intenso, una serata ricca di emozioni, una ventata di cultura, un viaggio nella storia e nei ricordi… questo in estrema sintesi è stato il concerto di ieri sera, 27 dicembre, di Mario Venuti all’interno del fitto programma di Locri on ice, primo evento della rassegna Ai Confini del Sud Winter, nella sua prima edizione invernale. Artefici di questo capolavoro Massimo Cusato, direttore artistico della manifestazione giunta al suo decimo anno, il sindaco Giuseppe Fontana e l’assessore alla cultura ed eventi Domenica Bumbaca.

Mario Venuti, habitué estivo della Locride, ha proposto il suo spettacolo 60+40 100% Mario Venuti Tour Club e Teatri, in formazione ‘quartet’ con Pierpaolo Latina al pianoforte, Giuseppe Tringali alla batteria e Vincenzo Virgillito al contrabasso.

60 anni di vita e 40 anni di carriera amalgamati insieme per raccontare la sua storia, costellata da grandi successi che lo hanno più volte portato a Festival di Sanremo e che si sono imposti come tormentoni estivi, fra i quali Crudele, Veramente, Mai come ieri, e per rivisitare i grandi successi della musica italiana, tra cui Io che amo solo te, Figli delle stelle, Il mondo.

Sonorità taglienti, ibridazioni al confine tra il jazz, l’etnico di matrice brasiliana e sudamericana, e quell’intimismo non lontano dal pop più melodico e delicato. Un genere tutto suo, figlio della sua musicalità, dei suoi interessi, della sua natura polistrumentista che crea coinvolgimento e ipnotizza i presenti.

E poi, affiancato da musicisti di grande livello in un quartet tutto siciliano, Venuti interagisce con discrezione ricorrendo alla parola e con immediatezza usando la sua mimica faccia, il suo sorriso e il suo corpo, sinuoso come il suo stile e il suo modo di cantare.

Uno spettacolo speciale, che forse avrebbe reso ancora di più in un teatro data la tipologia dei brillanti arrangiamenti proposti. Bisogna comunque precisare che i presenti sono stati capaci di creare una cornice che quasi proteggeva la musica del cantautore, dando vita a una struttura umana di grande impatto emotivo.

Emozioni dunque su emozioni. Libertà di eseguire e di esprimersi. Grande potere alla musica e al canto. Movimenti di grande sensualità.

Annunziato Gentiluomo

Il Cimento Invernale della Locride: quest’anno in 30

Si conclude intorno alle 12.30 il XII Cimento Invernale della Locride, baciato da un magnifico sole e accarezzato da una piacevole brezza.

Alla presenza del sindaco, Giuseppe Fontana, dell’assessore Domenica Bumbaca, di alcune emittenti locali e di tanti affezionati dell’evento, si è consumata in una bella giornata di sole, la dodicesima edizione del  Cimento Invernale della Locride, proposta dall’Associazione Zephyria, dalla realtà Salvamento Locride Mare e dall’Università Popolare ArtInMovimento, patrocinata dal Comune di Locri, in collaborazione col dott. Roberto Barillaro di Mammola – medico sociale della Salvamento Locride Mare, per il servizio sanitario.

Alla fine ben trenta persone Annunziato, Agostino, Martina, Sandro, Elena, Leonardo, Mirko, Pino, Tony, Eliseo, Beatrice, Cesare, Min, Miriam, Margherita, Francesco, Emiliano, Bruno, Francesco, Angela, Pina, Silvana, Giovanni, Vincenzo, Camillo, Carmine, Serena, Giulio, Federica e Filippo – di differenti età, fino ai 67 anni, hanno sfidato, oggi, 26  dicembre, le acque del Mar Ionio, in due in più dello scorso anno. In diversi sono stati quasi 15 minuti in acqua, dichiarando che, dopo il primo minuto, il corpo riusciva velocemente ad acclimatarsi. Inoltre tutti soddisfatti per la sfida superata, tutti felici per questo momento di condivisione e tutti tonificati dalla pratica di benessere, insieme si sono gustati la tisana calda offerta dagli organizzatori.

Una grande mano l’hanno data Saverio Aversa e Andrea Cavallo, referenti della Salvamento Locride Mare.

Buona anche quest’anno la presenza femminile. La più grande era proprio Angela. Continuiamo a dare una sapore internazionale: l’anno scorso il messicano Hector, quest’anno il sedicenne tailandese Phurinat, soprannominato Min.

Sono felice e grato. L’energia che si è diffusa ha contagiato tutti. Sorrisi e senso di fraternità. Si respirava un senso di armonia collettiva, garantita anche dalla campana tibetana che aveva generato frequenze armonizzanti. Fino all’ultimo non si sa mai chi parteciperà all’evento. Quest’anno in quattro ci hanno raggiunto quando eravamo già in acqua, ma sono venuti e questo è l’importante. Un grazie a chi ha dato risonanza all’evento e in particolare ad Adele Attisani, afferma Annunziato Gentiluomo, ideatore dell’evento.

La Locride si conferma territorio di turismo per tutto l’anno e il Cimento ne ribadisce l’autenticità del concetto. Celebriamo così la bellezza del microclima che caratterizza l’intera costa jonica e il nostro mare, gioiello di turismo crescente, che è il nostro autentico tesoro. Al mio amico Nunzio mi sento solo di dire ad maiora, precisa Giuseppe Pelle.

Un risultato veramente impressionante considerando che in tanti sono stati bloccati a casa dall’influenza. La maggior parte della zona, ma residenti altrove. Dobbiamo lavorare affinché questo numero cresca e si raggiunga il centinaio che partecipa ai cimenti liguri da anni. Ma ce la faremo. Possiamo contare su validi compagni di viaggio, fra cui Carmine Mazzone, Eliseo Sorbara e Alfonso Pellegrino, conclude Giulio Gentiluomo.

Cosa aggiungere? Facciamola crescere questa iniziativa benefica perché crea benessere, condivisione e gioia. Nutriamola: è a costo zero e produce tantissimo. Complimenti agli organizzatori e continuate!!!

Arrivederci al prossimo anno. Stessa data. Stesso mare! All’altezza di Piazza Nosside a Locri, alle ore 11.40 per tuffarsi alle 12.00.

Francesco Romeo

Al via il XII Cimento Invernale della Locri il 26 dicembre

Come da tradizione, l’associazione Zephyria, nella figura del suo Presidente, Annunziato Gentiluomo, la realtà associativa Salvamento Locride Mare, attraverso il suo Direttore di sezione, Giuseppe Pelle, e l’Università Popolare ArtInMovimento APS grazie alla sensibilità del suo Vice Presidente Giulio Gentiluomo, propongono la dodicesima edizione del Cimento invernale della Locride per lunedì 26 dicembre 2023 all’altezza di Piazza Nosside del Lungomare di Locri, con ritrovo alle 11.40.

Il cimento invernale è un semplice tuffo in mare d’inverno a cui possono partecipare tutti, dai bambini agli anziani e la sua storia è legata al mondo del nuoto. La sua evoluzione lo ha convertito in un rituale dagli interessanti effetti benefici, collocandosi, a pieno titolo, fra le pratiche di benessere globale.

I partecipanti al Cimento invernale della Locride, patrocinato dal Comune di Locri, dopo un momento di socializzazione e di ascolto corporeo, alle ore 12.00, in punto, si immergeranno nelle acque del mar Jonio per il tempo che ciascuno stabilirà, anche se sarebbe opportuno fossero almeno cinque. L’iniziativa è inserita nel circuito de “I cimenti invernali di nuoto” a livello nazionale.

Continuiamo a impegnarci in questa iniziativa dopo il grande successo dello scorso anno. Ci crediamo e siamo certi che l’accoglienza dei nostri sostenitori e dei curiosi certamente non mancherà. Vediamo in quanti si cimenteranno, sfidando le fredde acque del nostro mare. Molto dipenderà dal tempo e anche dal desiderio di mettersi in gioco. Garantisco sui benefici della pratica, afferma Annunziato Gentiluomo. 

Le previsioni sono buone: una condizione che può rendere appetibile il tuffo. Il nostro sole e il nostro mare sono risorse importanti per la Locride che potrebbe diventare il centro di pratiche di elioterapia e imporsi per questo a livello nazionale, sottolinea Giuseppe Pelle.

Dopo gli innumerevoli inviti di mio fratello, dall’anno scorso anche io ho preso parte al bagno e devo dire che è stata un’esperienza veramente fantastica, che ripeterò senza dubbio. Si crea tra i partecipanti una magia: è un’energia che ti spinge a non tirarti indietro. Lo consiglio vivamente, conclude Giulio Gentiluomo.

Quindi da non perdere… Uniamoci in questa iniziativa così originale e piena di allegria…

Francesco Romeo

Il significato profondo del Natale per Swami Roberto

Abbiamo da pochissimo passato il Solstizio d’inverno o Yule (quest’anno il 22 dicembre), simbolo di cambiamento, di ripresa, di rigenerazione cosmica per l’universo intero e quindi di rinascita spirituale. Rappresenta simbolicamente la morte con la conseguente vittoria della Luce sulle tenebre della Notte: proprio quando la notte raggiunge la sua massima estensione, deve cedere al ritorno della luce, manifestazione dell’eternità. Il Vecchio Sole muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce nel grembo della grande Madre Terra. Si tratta di momento speciale in cui si accoglie il nuovo, con forza e vitalità, e si lascia andare il superfluo, che impedisce la nostra evoluzione spirituale, che si appesantisce e non ci permette; di un momento in cui poter esprimere i desideri del cuore, gettando i semi che germoglieranno con abbondanza in primavera. E domani celebreremo il Santo Natale. Proprio per questo riteniamo importante condividere l’intensa e coinvolgente lectio di Swami Roberto del 17 dicembre scorso, per prepararci al meglio a questa rinascita.

In primis, ci ha invitato a riconciliarci col Padre per tutte le volte che non ci si è amati, che non si è agito in modo proattivo e che si è atteso invano, come se fossimo semplici spettatori passivi di un’Esistenza che ci invita a essere ambasciatori di bellezza, costruttori di pace, edificatori di progetti divini su questo piano. Il non movimento, la non azione non è sicuramente vita e non è caratteristica di chi si definisce figlio di Dio. Peccare significa, infatti, rinnegare la propria natura eterna, voltare le spalle a Dio e lasciarsi andare, farsi abbattere rifiutando il nostro regalo status di figli di un Re, non amarsi come Lui ci ama, rinnegare la propria bellezza, disconoscere i nostri talenti e non metterli a disposizione del bene collettivo. Abbattersi, trascurarsi, crollare senza dignità sono atti che dimostrano il nostro arrenderci, il nostro non crederci degni della nostra stessa regalità, la nostra assenza, il nostro rimanere in un limbo sospeso in attesa dell’intervento di Colui che non abbiamo nemmeno il coraggio di invocare e di cui probabilmente non ci fidiamo abbastanza.

In secundis, il Maestro di Leinì ha illustrato chiaramente il significato profondo del segno della Croce ramirico, segno che diventa resurrezione se lo si vive con coscienza. Difatti, all’inizio – nel nome del Padre – bisogna aprirsi verso ciò che esiste, quindi Dio, e proiettarlo nella mente, portando tutti gli universi dentro (braccia aperte che si uniscono all’altezza della fronte). Poi si punta – nel nome di Cristo – verso il cuore, Anahata Chakra: è l’amore di Dio che si rende visibile. Il Padre, infatti, esprime la propria esistenza attraverso il Dio, il Cristo.

Dal Vangelo di Giovanni si legge:
In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (Giovanni, 1, 1-4). Il Cristo si sacrifica per noi e diventa amore, come lo possiamo essere anche noi ogni qual volta ci “sacrifichiamo” per gli altri, facciamo spazio agli altri, li accogliamo e serviamo il progetto. E. infine, le braccia si incrociano (dello Spirito Santo) per ricordare la croce a cui segue immediatamente la resurrezione, la rinascita e l’apertura verso l’eternità: alla fine, quindi, come i chiodi, anche le sofferenze vengono meno perché si trasformano per opera dello Spirito che ci irrora.

E in conclusione, essendo in una domenica di Avvento, Swami Roberto si è focalizzato sullo Spirito del Natale. Tale festa è spesso associata al freddo, alla neve, al clima gioioso e famigliare. Ritornando al Solstizio d’inverno qualcuno lo avvicina alla vittoria del Sole sull’oscurità, della vita sulla morte. Il fondatore di Anima Universale ci invita ad associarlo al Cristo, ovvero al Dio visibile, al Dio che si fece e si fa carne. Ma ci chiede di fare uno sforzo ancora più grande, ovvero di associarlo al bambino Gesù che è dentro di noi. Gesù è dunque il nostro bambino interiore che ci riporta alla libertà di sentire, alla nostra infanzia al di là di come realmente sia stata. Quindi non bisogna smarrire questo così profondo senso del Natale. Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli (Matteo, 18, 3) ci ricorda Yeshua. Teniamo tutti a mente quanto sia importante ritornare bambini, nutrire l’ingenuità e la nostra purezza. Viviamo il Natale come festa dei bambini per ricordare e celebrare quella libertà di essere e quella spontaneità che oggi sono sepolte dietro tante sovrastrutture, sotto i nostri ruoli e sotto quello che non ci permettiamo. Riscopriamo la nostra natura di bambini capaci di meravigliarsi e di stupirsi davanti alla bellezza. Invochiamo il nostro wondering. Così facendo interiorizziamo una pratica salvifica: facendo nascere in ogni istante Cristo in noi, Cristo bambino, portiamo la luce della conoscenza in noi; sviluppiamo la nostra consapevolezza; ci innalziamo dal punto di vista energetico; ci ripuliamo e purifichiamo; ed espandiamo la nostra capacità di vedere e discernere. Possiamo realmente modificare dall’interno ogni situazione che viviamo, realizzando che Natale è sempre, perché Cristo nasce in ogni attimo. E così integriamo le parole Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Giovanni 14: 6) e Dio diventa la vita in noi.

Partendo da queste considerazioni, Swami Roberto invita i presenti a destare il proprio bambino interiore, a prendersene cura e lenire e guarire le sue ferite. Tanti traumi vengono proprio dal periodo dell’infanzia e forse addirittura dal lungo periodo della gravidanza. Bisogna dare al nostro bambino interiore la possibilità di lasciare andare quanto ha vissuto anche tramite l’amata Miryam che è la grande madre dentro al cui grembo non ci sono traumi. Avendo potenzialmente partorito tutti noi, immergiamoci in Lei, nella Madonna, perché possiamo guarire quel bambino e di riflesso la nostra mente e la nostra vita. Si superano in tal modo titubanze, paure, timori, timidezze ingiustificati, situazioni nate proprio dai traumi infantili. E siamo uomini nuovi, regali e pronti a collaborare con Lui che nasce ogni istante in noi. Vivere non significa essere imperturbabili, freddi e cinici, ma manifestare anche delle tensioni che ci spingono a ricercare, ad anelare Dio.

Ritengo che sia un magnifico modo per augurare a tutti i nostri lettori delle amene festività natalizie durante le quali celebrare quel bambino Gesù che nasce ogni giorno in noi, trasformandoci e permettendoci di superare tutti i nostri limiti. Un modo meraviglioso per, citando San Paolo, rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità (Ef 4, 24 ).

Annunziato Gentiluomo



Elio e la Madonna della Conversione

Sono anni che ne sento parlare, incuriosito anche dal numero 14 – data della mia nascita -, ma i miei soggiorni nella Locride sono sempre impegnati e soprattutto fortemente legati al 14 luglio e al 14 agosto che spesso mi vedevano impegnato o impossibilitato.

Quest’anno però al mattino del 14 agosto tutta la mia intenzione è stata focalizzata a conoscere Elio Walter Barillaro e la Madonna della Conversione. Quindi sento la mia amica Veronica che è impegnato col lavoro. Mi dice di contattare Elio e un’altra conoscente su Messenger di Facebook, ma i risultati sperati non giungono. Penso: Avrà un numero di telefono!. Lo cerco e mi risponde la moglie che subito me lo passa. Vengo accolto con una certa delicatezza mista a un po’ di timore giacché mi presento come ricercatore spirituale e giornalista. Ci saremmo parlati dopo il momento del contatto.

Certo, bisogna evidenziare che dal 1998 vive dei fenomeni soprannaturali, anche se i primi contatti hanno inizio nel 1968, quando dopo aver ricevuto la Cresima, nel periodo del suo servizio militare, sente una pace profonda e necessita di appartarsi in solitudine. Il giorno dopo torna nella Chiesa e si confronta col cappellano confidandogli che l’adorazione del Santissimo Sacramento gli recava una profonda serenità. Il consiglio che gli fu dato era di continuare quotidianamente la pratica. Un venerdì il Crocifisso verso cui rivolgeva la sua contemplazione divenne di carne e fissandolo negli occhi gli domanda: Figlio mio, vuoi sacrificarti per me? Atterrito non risponde nulla. Lo stesso accade l’indomani e poi domenica la risposta avviene. Elio esprime la sua disponibilità e Gesù continua Se tu vorrai, ti farò diventare mio tempo; e il tempio, lo sai, si costruisce dalla fondamenta.

A quel punto, racconta Elio, mentre mi sorrideva, dal chiodo che fissava i suoi piedi alla Croce sono partiti due raggi luminosissimi che hanno raggiunto i miei piedi e li hanno trafitti. Il dolore è stato straziante, mentre sentivo il sangue sgorgare abbondantemente fino a vederlo fuoriuscire dalle scarpe. Ero terrificato. Ad un certo punto l’emorragia si è fermata, ma il dolore diventava sempre più acuto. Camminando a gran fatica, ho lasciato la chiesetta e ho raggiunto la camerata, dove mi sono steso sul mio lettino. Approfittando di un attimo di sollievo, mi son tolto le scarpe e le calze, notando che i miei piedi presentavano ciascuno una trafittura, che dalla parte superiore era piccola, mentre sulla pianta c’era una ferita più larga. Ho fasciato tutto con della carta igienica che tenevo nel mio zaino e mi son messo sotto le lenzuola. Quel giorno non pranzò, né cenò e non chiuse occhio per tutta la notte. Prosegue dicendo che la mattina del giorno dopo, non riuscendo a camminare per recarmi al raduno che ogni giorno si faceva nel piazzale per l’appello, ho marcato visita, dichiarando che sentivo “forti dolori alle gambe avendo marciato troppo”. Poi, siccome i dolori (ai piedi e non alle gambe come avevo falsamente dichiarato) si protraevano anche nei giorni successivi, l’ufficiale medico mi ha prescritto una pomata per massaggiare le parti doloranti. Naturalmente non ho neppure stappato il tubetto del farmaco. Trascorsa una settimana, visto che il problema persisteva, il medico ha deciso che avrei dovuto farmi ricoverare all’Ospedale Militare. Il pensiero che si sarebbe scoperta la verità, ma anche lo strazio che provavo per quelle ferite, mi hanno spinto a recarmi ancora nella chiesetta della caserma; questa volta, però, con l’intenzione di chiedere al Signore di far cessare ogni cosa. Non posso descrivere la fatica che ho dovuto sostenere per raggiungerla. Il Crocifisso, che sapeva già tutto, mi ha domandato: “Sei ancora disposto a sacrificarti per me?”. Ma io, nonostante fossi andato lì deciso a gridare il mio “no!”, non ho avuto la forza di rispondergli. Egli, però, leggendomi dentro, ha compiuto ugualmente il prodigio che io (purtroppo!) desideravo: dal chiodo dei suoi piedi si sono sprigionati, di nuovo, due raggi luminosissimi, che hanno raggiunto le ferite dei miei piedi. Questa volta, però, non ho avvertito alcun dolore, anzi, mentre si ritiravano, quei raggi hanno come “risucchiato” lo spasimo e subito non ho sentito più nulla. Tornato in camerata, camminando ormai senza alcun problema, ho tolto le scarpe e le calze, notando che le piaghe erano completamente sparite. Le sofferenze, è vero, non c’erano più; ma da quel giorno si è creato in me un vuoto profondo: mi sentivo un fantoccio di cartapesta!

Passano 30 anni in cui si dichiara ateo.

Una persona nobile, dal cuore puro, ma ateo fino ad allora. Probabilmente le preghiere della moglie sono state esaudite e la conversione è avvenuta.

Intensa è la forza che proviene dalla statuetta proveniente da Lourdes, arrivata tra le mani della moglie di Elio dalla commessa di Lourdes che sosteneva fosse già stata pagata. Quella statua ha pianto sangue, liquido analizzato da due medici inviati dal vescovo che lo hanno definito sangue umano, privo di emoglobina. Per tre volte è successo e la terza volta davanti a quaranta persone. A quel punto agli occhi di Elio era chiaro il messaggio: la Vergine voleva da lui una conversione. Inizia ad andare a messa tre volte al giorno fino a quando, la notte del venerdì santo, avverte un intenso calore e dolore nelle mani: va a sciacquarsi e si accorge del sangue. Riceve la stimmate e da lì a poco, il 14 Maggio di quell’anno, alle ore 20.30, si verifica uno degli eventi più straordinari di tutta questa storia. Ero da qualche ora tornato dalla Santa Messa, celebrata nella chiesa dell’Annunziata. Dopo aver pregato intensamente (ormai dedicavo molto tempo alla preghiera), nella mia camera da letto mi è apparsa la Madonna, seduta su una poltrona, avvolta in una splendente luce. Immediatamente la camera si è inondata di un intenso profumo di rose. La Santa Vergine, vestita di bianco e scalza, teneva fra le mani una colomba bianca e la accarezzava dolcemente: era una colomba “pavoncella” (tre colombe di questo tipo, come ho saputo poi da mons. Nadile, vicario del Vescovo, sono apparse anche a Fatima). Dapprima sono rimasto pietrificato; poi, senza neppure rendermi conto, mi son trovato inginocchiato ai piedi di quella giovane donna dall’apparente età di 20-22 anni, che mi guardava con i suoi bellissimi occhi color castano chiaro e mi sorrideva. Dopo qualche attimo, con una voce dolcissima e quasi scandendo le parole, mi ha affidato il suo primo messaggio, riporta nella sua storia.

Sono 35 anni che Elio, affiancato dalla moglie Maria Rosa, presta servizio a Gioiosa Superiore, con momenti di preghiera, contemplazione, meditazione e di raccoglimento, e condividendo, ogni 14 del mese, il messaggio che gli giunge puntuale dalla Mamma Purissima.

Gli chiedo cosa avverte in quel momento e mi dice che si trova in mezzo a un prato verde magnifico e a un certo punto arriva la Vergine accompagnata da due angeli. È su una nuvola e da lì gli parla: mi parla di colori soprannaturali, indescrivibili.

Nel momento in cui, il 14 agosto, giunge la Madonna, percepisco un cambio vibrazionale iniziato tre minuti prima della trance del veggente (che cade in ginocchio davanti alle effige soprannaturale) e durato un paio di minuti dopo il suo risveglio. Sento una sospensione profonda e ricca di significato. Entro anche io in uno stato alterato. C’è qualcosa di forte: ne sono sicuro. Il mio settimo chakra ruota a mille come tutte le volte che percepisco entità elevate.

Ritorna e condivide un messaggio che suona così: I tempi odierni sono molto brutti, forse i più brutti dalla creazione del mondo, tempi in cui l’umanità cammina verso l’autodistruzione. Per salvarvi, dovete mantenere le dovute distanze dai falsi insegnamenti e dalle false tecnologie.

Un messaggio assolutamente condivisibile che fotografa uno status quo fortemente problematico e mette in allerta. L’intelligenza artificiale, risorsa preziosa, può nascondere dei pericoli rispetto all’abbattimento del senso critico e soprattutto alla generazione della pigrizia mentale che potrebbe mantenere in essere soprattutto nei nativi digitali, già influenzati da un abuso di esposizione a device elettronici che sta minando la concentrazione e la capacità di focalizzazione.

Riesco a rivedere Elio qualche giorno dopo e, dopo una lunga chiacchierata, in cui scopro che entra in contatto anche con Gesù e che le sue canalizzazioni non sono solo il 14 di ogni mese, ma anche nei giorni speciali – cattolicamente parlando – dell’anno. Mi presenta, in modo molto rispettoso, il rapporto con la Diocesi e quanto abbia sofferto per una comunicazione in cui si invitava a diffidare di lui, in seguito a dei messaggi inerenti al vaccino per il Covid. Inoltre mi fa leggere qualche scritto e vedere i suoi quadri. Per me è chiaro che la sua anima artistica, talento naturale, è messa a disposizione del soprannaturale. I quadri più impattanti sono raffiguranti persone dagli occhi assolutamente non umani. Sono quadri medianici, portali che ti fanno accedere a mondi altri.

Un incontro speciale. Una persona onesta e piena di grazia. Un tramite col divino. Un servo di Dio. Un uomo saggio che porta un messaggio fedele. Un ambasciatore della Madonna, una Madonna che ci ama come una purissima madre può fare e che in tempi non sospetti aveva definito il vaccino Sars-Cov19 il vomito del demonio e aveva aggiunto se potete farne a meno, è meglio. Però ascoltate i consigli dei virologi e lasciatevi guidare dalla Madre Chiesa. Figliuoli cari, sarò ancora con voi. Vi benedico. Qualche settimana dopo alla domanda Mamma cara, miliardi di persone nel mondo faranno il vaccino anti-Covid-19; poiché esso è il “vomito del demonio”, cosa potrà accadere a costoro?, la Vergine risponde Dovete formare un numeroso esercito di oranti e pregare intensamente, poiché questo vaccino non solo non giova a nulla, ma, nel tempo, può causare problemi più gravi di quelli causati dallo stesso virus, che è frutto di una criminalità dai malvagi scopi politici, ideologici e sociali. Figliuoli cari, sarò ancora con voi. Vi benedico.

Da allora sto meditando anche su questo e sulla grande manto della Vergine con cui ci avvolge…e giunga il mio grazie a questo essere speciale, onesto e in grazia di Dio e alla magnifica creatura che è la moglie. Insieme stanno raccogliendo i fondi per un vero e proprio santuario per la Madonna della Conversione che sarà, a nostro avviso, un centro pieno della luce di Dio.

Annunziato Gentiluomo

Una versione de La bohème al Coccia realmente discutibile

Una conclusione di Stagione lirica al Teatro Coccia di Novara realmente discutibile. Quella a cui abbiamo assistito venerdì 15 dicembre non pareva certo una prima, ma al massimo una generale.

La musica de La bohème è trascinante e la storia sicuramente è stimolante. Inoltre, essendo un’opera corale dove tanti personaggi svolgono ruoli significativi, è difficile che il risultato sia così opinabile, ma sappiamo bene che non tutte le torte vengono col buco.

Ma scomponiamo le parti per comprendere meglio perché un giudizio tanto negativo.

Della regia di Marco Gandini, abbiamo apprezzato il secondo atto e l’ultima scena del terzo atto dove percepiamo un buon equilibrio dei volumi e una buona organizzazione degli spazi. In particolare l’ultima scena risulta intensa, trascinante: funzionale, dunque, la scelta di spogliare la scena e lasciare solo una poltrona dove adagiare Mimì in fin di vita. Poco curato risulta invece il movimento delle masse della fine del secondo atto, dove emerge una reale confusione e una non chiara considerazione degli spazi veramente ristretti, non idonei alla quantità di figuranti e coristi presenti.

Gradevoli le scene di Italo Grassi, realmente belli i costumi di Anna Biagiotti, mentre non sempre pertinente la direzione delle luci di Ivan Pastrovicchio, che avrebbe potuto dare maggiore spessore emotivo a quanto proposto.

La direzione di José Luis Goméz appare solipsistica: il maestro venezuelano stimola in modo poco chiaro l’Orchestra Filarmonica Italiana che pare muoversi senza un nocchiero convincente. Difatti, non è sempre abile a riportare le aperture della partitura pucciniana e riesce ad emergere solo nel finale. Inoltre il direttore è poco attento al rapporto tra buca e cantanti: il Coro As.Li.Co. e il Coro delle Voci Bianche del Teatro Sociale di Como, istruiti dal M. Massimo Fiocchi Malaspina, anche per questo, non convincono, e risultano imprecisi in più punti. Disintonato pure l’intervento della voce bianca. Graziosa e colorata, invece, la partecipazione della Banda Filarmonica di Oleggio.

Gravi limiti si registrano nel cast. I solisti mediamente non sono all’altezza del proprio ruolo.


Valentina Mastrangelo ha indubbiamente una vocalità interessante e si muove degnamente nella complessa partitura pucciniana, ma appare preoccupata di far bene tecnicamente e tralascia l’intensità patetica del personaggio di Mimì, pieno di contraddizioni che dovrebbero emergere in un’interpretazione consapevole. I suoi filati non sono soddisfacenti e ciò non le permette di inserire la sua performance in quel mood di sospensione previsto. Attorialmente è ancora immatura.

Bisogna ammettere che la Signora Mastrangelo non è certo ben affiancata e sostenuta. Difatti, Mario Rojas non appare per nulla all’altezza del ruolo di Rodolfo. Non vanta una solida tecnica, la sua voce è spesso nasalizzata, i suoi acuti sono instabili ed è impreciso in diversi momenti. In sintesi, è un belloccio che cerca disperatamente il suo posto in scena. Per fortuna in più occasioni veniva sostenuto e anche coperto dall’orchestra. Tale ruolo pucciniano ancora è lontano da lui: insistere in questo repertorio è prematura, a nostro avviso.

Il debutto di Eleonora Boaretto è soddisfacente. Sicuramente buono il suo squillo e gradevole la vocalità: avremmo desiderato che la sua Musetta osasse di più e che potesse espandere maggiormente la voce, che a nostro avviso, c’è.

Opportuna e regolare la performance di Simone Alberghini. Il suo Marcello scenicamente funziona molto bene, mentre vocalmente avremmo gradito maggiore proiezione: la voce pareva ingolata. Buono il suo fraseggio.

Le pagine di insieme tra i quattro protagonisti non risultano ben armonizzate: sono poco chiare e non arrivano.

Italo Proferisce, nei panni di Schaunard,risulta scenicamente valido: si muove bene e con intenzioni sempre precise. Dal punto di vista vocale porta a casa il risultato, senza troppe imprecisioni.

Abramo Rosalen è, invece, un Colline privo di spessore. Scenicamente immaturo e musicalmente ancora troppo acerbo. La sua interpretazione di Vecchia Zimarra, senti è didascalica e priva di pianezza e rotondità: passa senza suscitare la minima emozione. Non riteniamo la sua vocalità idonea al ruolo.

La performance di Matteo Mollica è regolare e pertinente nel doppio ruolo di Alcindoro e Benoît mentre veramente poco funzionale Zheng Hui nei panni di Parpignol.

Si torna a casa non soddisfatti e chiedendosi perché uno spettacolo di tale basso spessore…

Annunziato Gentiluomo

Un boom di iscrizioni per l’undicesimo Torino Underground Cinefest

Col vento in poppa le iscrizioni per l’undicesima edizione del Torino Underground Cinefest, festival del cinema indie, ideato e diretto dal regista Mauro Russo Rouge. Ben 420 i film giunti da tutto il mondo e il comitato di selezione è già impegnato nella visione e nell’opera di scrematura per la line up del prossimo anno. Le iscrizioni, tramite la piattaforma FilmFreeway all’URL https://filmfreeway.com/TUCFEST, sono aperte fino alla fine di luglio 2024: quindi ben sette mesi ancora per presentare il proprio film al vaglio del TUC.

Saranno di nuovo dieci i giorni di programmazione, dal 26 settembre al 5 ottobre 2024, sempre presso il CineTeatro Baretti, sito in via Baretti, 4 a Torino.

Da poco il Torino Underground, organizzato e gestito dall’Associazione Culturale SystemOut e dall’Università Popolare ArtInMovimento, si è dotato di un nuovo sito, visibile all’URL https://www.tucfest.com/: più immediata, più diretta e più accattivante, in sintesi più giovane come il mood giovanile del nostro festival, la vetrina virtuale del nostro festival, commenta Annunziato Gentiluomo, presidente di ArtInMovimento.

Al lavoro con la consueta passione che ci anima da sempre per una nuova edizione smaniosa di confermare gli ottimi risultati di settembre 2023. Gli oltre 400 film ricevuti finora in queste ultime tre-quattro settimane, indicano quanto interesse ci sia verso il Torino Underground e quanto sia cresciuta la sua reputazione a livello italiano e internazionale. È con sommo piacere che il nostro bel paese, con 93 film già iscritti, detiene ad oggi il primato, superando addirittura gli Stati Uniti. Non era mai successo nei primi 10 anni di TUC. Tanto grato per questo risultato che ci inorgoglisce e che ci impone di tenere sempre ben alta e tesa l’asticella, dichiara il direttore artistico Mauro Russo Rouge.

Si tratta di un dato importante che denota l’aumento di interesse verso il TUC e soprattutto la fiducia che molti videomaker stanno dando al festival, appurate la qualità della programmazione e la coerenza alla mission.

Francesco Romeo

Da stasera “La bohème” al Coccia di Novara

Chiude il cartellone Opera 2023 del Teatro Coccia di Novara un classico intramontabile pucciniano: La bohème, in scena da, oggi, venerdì 15 a domenica 17 Dicembre. Titolo che è anche preludio delle celebrazioni per i cent’anni dalla scomparsa di Giacomo Puccini a cui è dedicata gran parte della programmazione 2024.

Un parterre di artisti internazionali per questa produzione, a iniziare dalla direzione d’orchestra affidata al venezuelano José Luis Goméz, Direttore Musicale dell’Orchestra di Tucson, per passare alla regia di Marco Gandini, alle scene di Italo Grassi e ai costumi di Anna Biagiotti, impegnati in uno storico allestimento del Teatro del Giglio di Lucca.

Nel cast, delle recite di Venerdì e Domenica, importanti voci del panorama internazionale quali Valentina Mastrangelo che debutta al Coccia il ruolo di Mimì,così come Eleonora Boaretto che debutta Musetta, Mario Rojas è Rodolfo, Marcello è interpretato da Simone Alberghini,che ha già interpretato il ruolo, tra gli altri al Teatro San Carlo di Napoli e al Teatro Massimo di Palermo, Italo Proferisce sarà Schaunard, Abramo Rosalen Colline, Matteo Mollica nel doppio ruolo diAlcindoro e Benoît e Zheng Hui debutta nel ruolo di Parpignol.

La serata del sabato è affidata a giovani voci del panorama lirico internazionale in ascesa: Mimì segna ancora un debutto quello di Claudia Mavilia mentre Gloria Giurgola è Musetta. Giuseppe Infantino al suo debutto in un Teatro di Tradizione italiano sarà Rodolfo e Andrea Piazza interpreta al suo debutto nel ruolo Marcello. Ranyi Jiang, allievo dell’Accademia dei Mestieri d’Opera del Teatro Coccia AMO debutta il ruolo di Schaunard. Restano invariati gli altri ruoli.

In buca l’Orchestra Filarmonica Italiana.

Coro As.Li.Co. e Coro delle Voci Bianche del Teatro Sociale di Como diretti dal Maestro Massimo Fiocchi Malaspina, sul palco anche la Banda Filarmonica di Oleggio.

Alcuni allestimenti passati hanno puntato sulla specificità «giovanile» della vicenda e hanno trovato nella sua ricollocazione temporale in epoca moderna un giusto mezzo per giustificare l’universalità dell’opera, la sua «attualità». Il percorso logico che sosteneva tali progetti era fondato sul principio che, essendo i protagonisti dei giovani artisti, ed essendo l’«artista» una figura speciale, quasi un «tipo» sempre simile a se stesso in tutte le epoche, anche questi artisti così come descritti da Puccini potessero essere presentati in epoca moderna, se non addirittura contemporanea: da questo derivarono allora le scene degli «squatters» di oggi, dei luoghi periferici abbandonati al degrado della urbanizzazione, della morte di Mimi per le malattie più disparate e in luoghi stravaganti, camere di motel, roulottes ecc.

In alcuni casi, si è pensato di avvicinare i personaggi di Puccini ai personaggi di Murger, e quindi le Musette e Mimi che ne sono derivate hanno assunto dei caratteri forti di lascivia, godimento, infedeltà, frustrazione. Sappiamo bene come i personaggi del romanzo siano lontani non solo da quelli del dramma (da esso derivato e pur scritto dallo stesso autore in collaborazione con altro), ma anche e maggiormente come siano lontani da quelli delineati da Illica-Giacosa-Puccini, i quali presero spunto dal romanzo-dramma per concepire personaggi nuovi, per molti aspetti diversi dal romanzo-dramma, così come anche chiarito dalle stesse dichiarazioni degli autori.

Non sono contrario al processo di attualizzazione delle vicende e libretti delle opere e io stesso ho adottato questo procedimento in alcuni casi e per alcune opere ove questo non avesse travolto la comprensione dei caratteri, e ove il linguaggio musicale lo avesse permesso, come se a vestire i panni di un’epoca siano non tanto personaggi del dramma, piuttosto la lingua stessa con cui essi si esprimono. Ma ho sempre ritenuto che le giustificazioni (la condizione dell’artista sempre uguale a se stessa nei secoli e il realismo della musica in Bohème) non fossero gli argomenti sufficienti o giustificativi di quelle operazioni di attualizzazione dell’opera così come veniva addotto.

Sulla condizione dell’artista possiamo dire che se da un lato questa sia per certi versi “simile” a se stessa (per quel che riguarda il “tipo”) nelle varie epoche storiche, possiamo altrettanto affermare che la condizione dell’artista è assolutamente diversa secondo i contesti sociali storici, e quindi anche l’artista stesso non può essere ricondotto a un “tipo’’ universalmente identico. Mozart, Verdi e Rossini non sono semplicemente musicisti di diversa natura, ma anche e soprattutto diversissimi artisti, così come un ritrattista del settecento non è omologabile a un pittore delle avanguardie o ad un artista della Pop Art – i contesti sociali sono diversi, lo sono quindi gli uomini e gli artisti in quanto uomini.

Per quanto riguarda il realismo della musica di Puccini, che ha giustificato nella sua parte le attualizzazioni di Bohème, gli ormai moltissimi saggi e studi critici hanno ben spiegato come questo rappresenti un argomento complesso, e come il realismo pucciniano non possa essere ricondotto a “quotidianità”.

Per la rappresentazione di questa Bohème sono stati tenuti in oggetto l’analisi dettagliata delle dinamiche drammaturgiche e musicali del testo e una collocazione temporale della vicenda nell’epoca della composizione, avvicinando quindi lo status di giovani artisti a quello dell’artista Puccini nella Milano degli 80 del novecento.

Ritornando all’argomento del “realismo” in Bohème, l’allestimento ha considerato la valenza molteplice di quel cosiddetto realismo musicale, e quindi anche il suo carico “simbolico”. Il percorso drammaturgico che conduce Rodolfo e Mimì dalla condizione di speranza all’esperienza di morte, alla consapevolezza della morte che trasforma lo status di “giovinezza”, la reminescenza come tema drammaturgico e musicale, la sopravvivenza dello spirito umano come ricordo, il peso della colpa seppur ingiustificatamente che viene lasciata a Rodolfo – questo percorso drammaturgico, dunque, si colloca in uno spazio esso stesso luogo del ricordo, uguale a se stesso, reiterato nei quattro quadri dell’azione con leggere variazioni. La barriera d’Enfer, piuttosto che ambiente cittadino periferico realisticamente connotato, rappresenta lo spazio e il tempo antecedente quello della morte, una specie di anticamera del quadro quarto in cui quella morte si realizza. Lo stesso quadro quarto ha valenza realistica e simbolica assieme, è reminescenza del primo quadro, contiene i temi musicali degli atri quadri e la loro elaborazione armonica, è luogo della morte di Miri e insieme anche di tutti gli altri personaggi, ma altresì luogo della rinascita, momentanea per Mimi e in tempi futuri per gli altri, per i quali la vita continua. Nell’ultimo quadro viene quindi presentato un processo di «sottrazione» degli oggetti e dello spazio stesso che si rarefa, come pure nel quarto quadro, nel momento in cui muore Mimi, si scompone sciogliendosi il tema della felicità del primo quadro – ma allo stesso tempo è luogo altrettanto pronto a ricomporsi, a riarredarsi, il luogo in cui i personaggi inizieranno nuova vita seppur diversa dalla «leggezza» di una gioventù che non ritorna.

Il cast di giovani cantanti offre quindi una buona possibilità non tanto di una rappresentazione «quotidiana» – attualizzata, così come potrebbe farsi nei loro modi di essere e di comportarsi oggi, ma piuttosto viene offerta una possibilità di verità degli affetti, così come nei giovani Rodolfo e Mimi, e così come nell’altrettanto giovane Puccini. La speciale sensibilità da ragazzi è di per sé la sensibilità di Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline, Musetta e Mimi – la sottesa purezza e «ingenuità» (nel senso di genuinità) dei sentimenti scritti nell’opera, le linee melodiche, la parola, i cambi tonali, le «piccole cose» e il dramma da vera e grande tragedia, tutti acquistano la tinta speciale di quella «jeunesse qui n’a qu’un temps», commenta Marco Gandini.

Sicuramente uno spettacolo da non perdere!

Redazione di ArtInMovimento Magazine

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