Month: June 2014

 

Cena in bianco, in 11mila in Piazza San Carlo a Torino

HLBCC0DK4352-U10301772212775RbF--990x556@LaStampa.itNon un’improvvisa nevicata estiva ma bensì Unconventional Dinner. Ieri sera, nella suggestiva cornice di Piazza San Carlo a Torino, è andata in scena “la cena in bianco”, evento creato sulle ceneri degli antichi flash mob -ma più vicino ad uno slow mob- che ha portato nello stesso luogo 11mila persone vestite di bianco. Poche ma ferree regole, nel rispetto della convivialità, della tradizione del territorio e di cinque grandi “E” quali Etica, Estetica, Eleganza, Educazione ed Ecologia: bianco è il codice del colore per allestire la tavola e per gli abiti, ci si porta tutto da casa (anche i tavoli e le sedie), sono assolutamente banditi piatti, bicchieri e posate di plastica e, soprattutto, ognuno deve lasciare il luogo che ha occupato come l’ha trovato. Una cena a bassissimo impatto ambientale.
Ogni commensale ha declinato a piacimento il bianco del proprio abbigliamento, facendo diventare la cena anche YLYBY1VE6560-U10301772212775LeG--990x556@LaStampa.itun evento di moda oltre che culinario. Dai gentiluomini con tuba in stile inglese ai ragazzi in jeans e polo, dagli abiti da cocktail a veri e propri costumi di ogni epoca, elegantissime signore anni ’20 hanno cenato con altrettanto eleganti nobildonne del secolo precedente. Un crogiuolo di epoche, stili e tradizioni culinarie che hanno accentuato il garbo del salotto di Torino grazie a raffinati tavoli imbanditi con stoviglie impeccabili, centrotavola di fiori bianchi e candelabri d’argento.
L’ideatrice dell’evento è Antonella Bentivoglio D’Afflitto che, con la sua esperienza trentennale nell’ambito della comunicazione, ha creato uno dei migliori eventi torinesi, capace in pochissimi anni di raggiungere un richiamo non solo nazionale ma anche internazionale.
DRN25EVC7160-U10301772212775lf--990x556@LaStampa.itSul suo blog, la white lady torinese afferma di aver voluto creare qualcosa in città che fosse “per la città”, che fosse dinamico nei modi (ecco perché il flash mob), moderno nella comunicazione (ecco perché i contest, i social media, il coinvolgimento della rete), tradizionale nel concept (la tavola, la famiglia, l’eleganza), che portasse in sé la tradizione di una grande città che è stata Capitale d’Italia, che avesse valori di sobrietà etica ma al contempo creasse grande suggestione.
Una magia che attraesse i media, che non costasse nulla al partecipante, che portasse le persone a passare una bella serata tutti insieme e ogni volta in un posto diverso. Ha unito i balli in bianco del ‘500, le feste in spiaggia anni ’60, gli aperitivi in white anni ‘90, gli eventi glamour in bianco in giro per il mondo ma soprattutto, volendo celebrare la tradizione italiana, le feste di paese in strada per il Santo Patrono tipiche del Sud Italia.
Voleva che quest’evento fosse qualcosa di diverso e, visti i risultati, ci è riuscita.
Mirko Ghiani

[Immagini da: lastampa.it]

Virtù della storia. Rileggendo la seconda Inattuale di Friedrich Nietzsche

HL74Ci sono testi della storia del pensiero che dimostrano tutta la loro effettualità nelle più impensate tra le congiunture storico-culturali in cui si trovano ad essere recepiti. Quella in cui viviamo, ad esempio, è una di queste, una congiuntura nella quale riprendere la seconda delle Considerazioni inattuali di F. Nietzsche (1844-1900) può risultare un esercizio critico dai risvolti etico-pratici davvero inaspettati e utili, osiamo dire anche necessari. Quelle che andremo chiosando sono le pagine di un giovanissimo professore di filologia classica quale era, almeno da un punto di visto sociologico e professionale, il Nietzsche degli anni di Basilea, che lentamente faceva il suo outing filosofico, declinando la sua attitudine al pensiero come attitudine alla Kulturkritik.
Quello di essere inattuale, ovvero di possedere un sentire e un pensare non misurabile con il metro della propria epoca – è questo il senso letterale dell’aggettivo unzeitgemäβe che campeggia nel titolo di queste Betrachtungen –, fu un’intuizione di sé e del proprio lavoro che Nietzsche portò con sé per quasi tutta la vita, forse fin dentro la follia degli ultimi anni di vita: «[…] questo devo potermelo concedere già per professione, come filologo classico: non saprei infatti che senso avrebbe mai la filologia classica nel nostro tempo, se non quello di agire in esso in modo inattuale – ossia contro il tempo, e in tal modo sul tempo e, speriamolo, a favore di un tempo venturo» (F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, Milano 2009, 4-5). Nietzsche1882Questa inattualità, questo suo sconfinare/de-lirare con animo presago oltre i confini della propria epoca, egli la sentì sempre su di sé riversandola con pathos ed ethos straordinari in quelle fisionomie di uomini postumi e uomini cercatori che troviamo descritte nelle opere successive, dallo Zarathustra a La gaia scienza e oltre. Inutile dire quanto questo stile di pensiero e di vita, nutrito di solitudine, erranza, conflitto, abbia rappresentato una forma di profetismo laico di grande fortuna che, se da alcuni fu davvero perseguito con pari se non superiore serietà – «Wer seiner Zeit nur voraus ist, den holt sie einmal ein» diceva l’inattuale Wittgenstein –, da altri fu totalmente frainteso e vissuto come una forma di dandismo velleitario o snobismo à la mode. Chi non ricorda quanti fiori decadenti produsse la diffusione delle opere di Nietzsche in Italia negli anni ‘60 e ’70?.
Eppure in Nietzsche questa inattualità era una conditio sine qua non esistenziale da cui nasceva e in cui si inverava – ambedue i movimenti risultano coessenziali – ogni tentativo di critica della società tedesca del suo tempo. Ci pare di poter dire che per il filosofo di Röcken soltanto il non essere misurabile dalle categorie del proprio tempo e il necessario sconfinare in epoche nuove potevano consentire una critica positiva, effettuale della società. Certamente, anche in Nietzsche, ci fu sempre qualcosa di mitobiografico nel concepire e, di volta in volta, assecondare e perseguire questo ideale, ma viste le realizzazioni letterarie che ne sono venute non si farà fatica a perdonarglielo.
Di queste Unzeitgemäβe Betrachtungen Nietzsche ne scrisse ben quattro. La seconda di esse, oggetto di queste nostre note a margine, riflette Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben, ovvero dell’utilità e del danno della storia per la vita, titolo che basterebbe già a dimostrare quanto ingenerosa sia la classificazione di questo scritto a mero manifesto di antistoricismo. In realtà quello di Nietzsche è il tentativo di riconciliare la coscienza storica e l’erudizione su base storica con le esigenze della vita fattuale e di stabilire – in una cultura a forte impianto storicistico come era quella tedesca del XIX – un corretto modo di intendere i rapporti tra storia e vita. In particolare, il problema del rapporto tra sapere storico e forza della prassi del singolo come della collettività: «In essa [nella seconda inattuale] si esporrà […] perché un’istruzione senza vivificazione, perché un sapere in cui l’attività si infiacchisce, perché la storia in quanto preziosa superfluità di conoscenza e in quanto lusso, ci debbano essere sul serio, secondo il detto di Goethe, odiosi – per il fatto cioè che mancano ancora del più necessario, e che il superfluo è nemico del necessario» (Ibidem, 3).
Il fatto che la storia e il sentire storico, ovvero la consapevolezza della genesi storica della realtà, delle idee e della loro interpretazione, fosse necessario per l’azione concreta e che la storia debba servire la vita e, viceversa, la vita la storia costituiva l’intima certezza che mosse Nietzsche a scrivere quelle pagine.
HL_Fr_30-2-Il tema dei rapporti della storia con la vita ha un primo e intuibile senso in rapporto alla vita personale, alle dinamiche identitarie del soggetto. In questo caso la storia si declina come ricostruzione della memoria, una ricostruzione che è sintesi dell’Historisches – il lavoro storico come la possibilità di ordinare sull’immaginaria linea di un tempo monodirezionale i fatti della propria biografia – e della Geschichktlichkeit – ovvero la storia personale in quanto caricata di un senso o di una plurivocità di sensi che la interpretano –. Nel fondersi di queste prospettive ogni ricostruzione della memoria diventa il linguaggio della propria autocomprensione ultima, diventa identità. Il rischio è quello di non avere un rapporto libero e liberante con la memoria e, quindi, con la propria storia. Si arriva a pensare che il rapporto tra felicità e ricordo e tra felicità e passato sia destinato a un inesorabile cortocircuito. Nelle prime battute del testo Nietzsche, sulla scia di alcuni versi di Leopardi, elogiava la felicità degli animali, i soli, a suo dire, felici perché incapaci di ricordo:
«Osserva il gregge che ti pascola innanzi: esso non sa cosa sia ieri, cosa oggi, salta intorno, mangia, riposa, digerisce, torna a saltare, e così dall’alba al tramonto e di giorno in giorno, legato brevemente con il suo piacere e dolore, attaccato cioè al piuolo dell’istante, e perciò né triste né tediato. Il veder ciò fa male all’uomo, poiché al confronto dell’animale egli si vanta della sua umanità e tuttavia guarda con invidia alla felicità di quello – giacché questo soltanto egli vuole, vivere come l’animale né tediato né fra dolori, e lo vuole però invano, perché non lo vuole come l’animale. L’uomo chiese una volta all’animale: perché non mi parli della tua felicità e soltanto mi guardi? L’animale dal canto suo voleva rispondere e dire: ciò deriva dal fatto che dimentico subito quel che volevo dire – ma subito dimenticò»[1].
Il rapporto infranto con la propria memoria e con la propria biografia personale ed epocale genera questa strana invidia per gli esseri che non ricordano e che coltivano la virtù (apparente) dell’oblio. Il ricordare, allora viene vissuto come un incubo, un peso, un fardello, una zavorra; si cerca di espungerlo dalle proprie possibilità e capacità, ci si impegna a cancellarne i contenuti, a sostituirli con gli “oggi” e gli “ora”, innalzando così la bandiera del presente o tutt’al più del passato prossimo. Non si crede più alla possibilità di collegare ricordo – anche sofferto – e felicità kairologica dell’istante presente, ricordo e inserimento in una prospettiva di futuro. Chi si ostina in questa attitudine negativa verso il proprio passato, chi cerca di mandare all’inferno la propria biografia e chi aggredisce il solo presente ad esso solo chiedendo felicità constata, lentamente ma inesorabilmente, la perdita della propria identità: essa comincia a vacillare, a sfilacciarsi, a perdere la nitidezza dei contorni; la vita esangue mostra il suo pallore, il futuro è mera esposizione a ciò che sarà senza nessun sicuro appoggio su ciò che è stato; una catena infinita di negazioni viene tentata nel vano tentativo di far sparire tutto il pregresso: è la figura evanescente di un uomo senza passato. Nelle parole di Nietzsche: nella vita personale l’assenza di senso storico, ovvero l’assenza di memoria, non permette all’uomo di circoscrivere la propria biografia entro un orizzonte che sia per lui spazio di crescita: «E questa è una legge generale: ogni vivente può diventare sano, forte e fecondo solo entro un orizzonte; se esso è impotente a tracciare un orizzonte intorno a sé, e d’altra parte troppo egocentrico per rinchiudere il suo sguardo in uno estraneo, si avvia in fiacchezza o in concitazione a fine prematura» (Ibidem, 9)
Nietzsche declina in positivo – facendone, appunto, una virtù – gli effetti del senso storico distinguendo tre tipi di storia e ponendola in relazione diretta con tre attitudini del soggetto: in quanto l’uomo «è attivo e ha aspirazioni» avrà bisogno della storia monumentale; in quanto «preserva e venera» di quella antiquaria; in quanto, infine «soffre e ha bisogno di liberazione» una storia critica. Ovviamente sono partizioni dell’unica storia che si riguardano, co-implicano e contrappesano a vicenda, in modo tale – questo Nietzsche lo sa bene e lo ripete in lungo e in largo nella prima parte dello scritto – che l’una non risulti intellegibile e “fruibile” senza l’altra.

La storia, infatti, in quanto monumentum e insieme di monumenta – proprio nel senso con cui la classicità la pratica e la tramanda – offrirà quei «modelli, maestri e consolatori che [l’uomo attivo] non può trovare fra i suoi compagni e nel presente», a patto che la sua attualizzazione non sia un «trapiantare sconsideratamente i vegetali». La storia in quanto antiqua e latrice di antiquitates – cioè in quanto si propone come il negozio antico di un antiquario – è coltivata dall’uomo in quanto vi trova la sua propria origo in prospettiva, a partire quindi dalla storia di ciò che lo circonda. Esemplificando: «La storia della sua città diventa per lui la storia di se stesso; egli concepisce le mura, la porta turrita, l’ordinanza municipale, la festa popolare come un diario illustrato della sua gioventù, e in tutte queste cose ritrova se stesso, la sua forza, la sua diligenza, il suo piacere, il suo giudizio, la sua follia e le sue cattive maniere. Qui si poteva vivere, egli si dice, giacché si può vivere; qui si potrà vivere; giacché siamo tenaci e non ci si può spezzare da un giorno all’altro». Lo storico pratica e gode egli stesso della storia antiquaria in modo tale che l’anima dei secoli passati sia in certo modo la sua stessa anima ma evitando il rischio dell’idolatria che coincide con il rischio di considerarla l’unica sua anima.
Infine, la storia critica che, nelle pagine nietzschiane, si era incontrata si qui solo come il necessario correttivo delle precedenti. Di essa dice essere, inaspettatamente e apparentemente in direzione contraria al ragionamento fatto, quella storia che coincide con il presente colto nella sua necessità di abolire la storia, con la vita colta come forza che si mantiene viva annullando e annullandosi in quanto storia. Una specie, la storia critica, che così Nietzsche descrive: «Egli [l’uomo] deve avere, e di tempo in tempo impiegare, la forza di infrangere e di dissolvere un passato per poter vivere: egli ottiene ciò traendo quel passato innanzi a un tribunale, interrogandolo minuziosamente, e alla fine condannandolo; ogni passato merita invero di essere condannato – giacché così vanno appunto le cose umane […]» (Ibidem, 16-30). La critica è, in fondo, un obliare la storia non per superficialità o smemoratezza ma perché la si è portata davanti al tribunale della ragione – e, ancor più della vita – che ha decretato la necessità del suo oblio, pena la stessa sopravvivenza.
Inutile ribadire o, per i più distratti, proporre una ripresa delle suggestioni nietzschiane quale compito per il nostro tempo. Inutile, poi, decifrare quella congiuntura che rendere quel testo oggi così “inattualmente attuale”, far emergere le diagnosi sul rapporto infranto che la nostra epoca ha con la sua storia non mancano. Eppure «sono questi i servigi che la storia può rendere alla vita; ogni uomo e ogni popolo ha bisogno, secondo le sue mete, forze e necessità, di una certa conoscenza del passato, ora come storia monumentale, ora come storia antiquaria e ora come storia critica» (Ibidem, 30). Anche perché risulta essere una dura legge della storia quella per cui ciò che l’uomo non riesce a fare per virtù propria sarà costretto a farlo incalzato dall’ineluttabilità degli eventi.
Francesco Contento

Note:

1. F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita, Milano 2009, 6. La suggestione veniva a Nietzsche dal leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia del 1829 che egli leggeva nella traduzione tedesca di R. Hamerling del 1866. Il testo del poeta di Recanati suonava così: «O greggia mia che posi, oh te beata/ che la miseria tu, credo, non sai!/ Quanta invidia ti porto!/ Non sol perché d’affanno/ quasi libera vai;/ ch’ogni stento, ogni danno,/ ogni estremo timor subito scordi;/ ma più perché giammai tedio non provi./ Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,/ tu se’ queta e contenta;/ e gran parte dell’anno/ senza noia consumi in quello stato. /Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,/ e un fastidio m’ingombra/ la mente, ed uno spron quasi mi punge/ sì che, sedendo, più che mai son lunge/ da trovar pace e loco/ […] Se tu parlar sapessi, io chiederei:/ dimmi: perché giacendo/ a bell’agio, ozioso,/ s’appaga ogni animale;/ me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?» (G. Leopardi, Canti, Torino 1993, 193-194).

[Fonti delle immagini: wikipedia.org/wiki/Friedrich_Nietzsche, wikipedia.org/wiki/Considerazioni_inattuali e freeyourmindfym.wordpress.com]

L’ITALIA nei dati OCSE-TALIS 2013: il 94% del campione degli insegnanti afferma che tutto sommato è soddisfatta del proprio lavoro…

48099381brochure cover englishEcco l’Italia che emerge dai dati dell’Indagine Internazionale sull’Insegnamento e Apprendimento Ocse – TALIS 2013.
Come primo dato decisamente confortante, risulta che gli insegnanti nel bel Paese sono soddisfatti del loro lavoro e sentono di riuscire a motivare gli studenti anche nei contesti più difficili. Pensano tuttavia che l’insegnamento non sia valorizzato nella società. Nella loro percezione il proprio ruolo ha perso di considerazione sociale.

L’87 % dei docenti Italiani di secondaria di I grado ha fiducia nelle proprie capacità di saper motivare gli studenti che hanno scarso interesse per le attività scolastiche (70% Paesi TALIS, 71% Paesi UE); il 98% sente di saper portare gli studenti a credere nelle loro capacità di raggiungere buoni risultati (86% Paesi TALIS). La grande maggioranza degli insegnanti italiani (94%) afferma che tutto sommato è soddisfatta del proprio lavoro (91% media Paesi TALIS).
In contrasto con queste dichiarazioni, l’88% degli insegnanti italiani percepisce che l’insegnamento sia scarsamente valorizzato nella società (69% Paesi TALIS, 81% Paesi UE), percezione condivisa dal 92% dei nostri dirigenti scolastici (56% Paesi TALIS). Invece, in Finlandia, nei Paesi Bassi, Singapore e Alberta (Canada) una percentuale tra 40-68% dei docenti sente che l’insegnamento è adeguatamente valorizzato. Questa percezione negativa sembra diminuire allorché aumenta la partecipazione degli insegnanti ai processi decisionali a livello di scuola.
Gli insegnanti italiani riportano bassi livelli di sostegno e scarsi incentivi alla loro partecipazione ad attività di sviluppo professionale, ma esprimono un forte bisogno di formazione sulle TIC
La partecipazione alle attività di sviluppo professionale degli insegnanti italiani in TALIS 2013 è una delle più basse tra i paesi partecipanti all’indagine (75% Italia, 88% media TALIS), con un calo di 10% punti percentuali rispetto al 2008. Altrettanto bassa la percentuale dei docenti che riportano di aver potuto usufruire di opportunità di sostegno allo sviluppo professionale nel periodo di riferimento. Tra gli ostacoli alla partecipazione, il problema della mancanza di incentivi è avvertito da oltre l’80% dei docenti.
La formazione sulle TIC è diventata una questione di assoluto rilievo per gli insegnanti italiani. È ai primi posti nelle attività di sviluppo professionale svolte nei 12 mesi precedenti l’indagine. È uno dei bisogni formativi più segnalati dai docenti, sia con riguardo alle competenze per l’uso didattico di queste tecnologie, sia per l’uso delle TIC nel contesto lavorativo.
talis-site-logoAumentare la partecipazione dei docenti ad alcuni tipi di attività di sviluppo professionale può favorire l’uso da parte loro di pratiche didattiche innovative docenti italiani, pur utilizzando un’ampia gamma di metodi di valutazione degli studenti, in modo simile ai colleghi dei Paesi TALIS, ricorrono prevalentemente all’interrogazione davanti a tutta la classe come principale modalità di valutazione degli studenti (80% Italia, 49% Paesi TALIS).
L’appartenenza attiva a una rete d’insegnanti come opportunità di sviluppo professionale può essere un modo per favorire l’uso di diverse pratiche di insegnamento. Gli insegnanti italiani che hanno partecipato a queste attività di networking sono risultati più propensi a utilizzare le TIC e a far lavorare gli studenti su attività progettuali.
Una minoranza di insegnanti in Italia riceve una valutazione formale del proprio operato, anche se oltre la metà dichiara di ricevere forme di feedback da una o più fonti
In Italia si conferma che non sono praticati sistemi di valutazione formale del lavoro degli insegnanti. Solo il 30% degli insegnanti lavora in scuole dove i dirigenti riportano la pratica di una qualche valutazione formale (vs il 93% dei docenti dei Paesi TALIS). Oltre all’Italia sono privi di sistemi di valutazione anche Finlandia e Svezia.
A livello informale, il 57% dei docenti dichiara di aver ricevuto una qualche forma di feedback da una o più fonti nella scuola in cui lavorano (vs 88% dei docenti dei Paesi TALIS)
Accanto a questi risultati più significativi e generali, reputiamo importante riportarne altri più contestuali, localistici e puntuali.
In primis, bisogna evidenziare che il corpo insegnante italiano è decisamente più femminilizzato rispetto alla media internazionale. Infatti, con il 79% di donne insegnanti l’Italia si colloca al quinto posto nella graduatoria complessiva del tasso di femminilizzazione. Se poi si considerano solo i paesi più industrializzati, il corpo docente italiano è quello più femminilizzato.
Nell’ambito dei 33 paesi TALIS, l’Italia detiene il primato della classe insegnante più anziana (6 anni in più rispetto alla media TALIS). Alla maggiore anzianità media fa da contrappeso un maggior patrimonio di esperienza professionale. Gli insegnanti italiani hanno in media 20 anni di esperienza di insegnamento.
In linea con gli altri paesi, la maggior parte dei nostri docenti ha condotto studi di livello universitario. Più distante dalla media internazionale, invece, il dato che si riferisce alla formazione specifica finalizzata all’insegnamento (79% Italia vs 90% nei Paesi TALIS). Inoltre, una quota consistente dei nostri docenti di secondaria di I grado è entrata nell’insegnamento senza aver ricevuto una specifica formazione nella pratica didattica in una o più delle materie insegnate ( 52% Italia vs 11% Paesi TALIS).
La percentuale degli insegnanti italiani con contratto a tempo indeterminato che riporta la partecipazione a un programma formale di avvio alla professione in occasione del primo rapporto regolare di lavoro è sopra la media TALIS (59 % Italia; 49% Paesi TALIS), mentre è molto più bassa rispetto alla media TALIS, la percentuale dei docenti a tempo determinato che avrebbe fruito di questa opportunità formativa (9 % Italia; 46% Paesi TALIS).
I docenti italiani lavorano in scuole di dimensioni mediamente più grandi rispetto alla situazione tipo dei paesi TALIS. A fronte di queste maggiori dimensioni in termini di studenti e insegnanti, le scuole registrano un numero medio di personale non docente uguale alla media TALIS (24 unità). In particolare emerge nelle nostre scuole la carenza di personale di supporto alla didattica. In Italia c’è 1 unità di personale di supporto alla didattica ogni 60 docenti, mentre per la media TALIS il rapporto è 1 a 14.
La proporzione del tempo che i dirigenti scolastici italiani dicono di impiegare nelle attività di carattere burocratico-amministrativo è inferiore alla media TALIS (36% Italia; 41% Paesi TALIS). Tuttavia, rispetto al ‘dirigente medio TALIS’, i nostri dirigenti scolastici dichiarano di dedicare una quota maggiore del loro tempo ad attività legate alla gestione del curricolo e della didattica (25% Italia; 21% Paesi TALIS).
La partecipazione dichiarata alle attività di sviluppo professionale (SP) da parte dei dirigenti scolastici è piuttosto alta: solo il 5,4% dei DS negli ultimi 12 mesi non ha partecipato ad alcuna attività specifica di SP, contro una media TALIS di 9,5%. Quasi tutti i DS italiani, quindi, affermano di partecipare ad attività di SP soprattutto in corsi di formazione, conferenze e visite professionali (93% Italia; 83%TALIS) per una media di 9 giorni l’anno, più bassa della media TALIS di 13 giornate.
Questa è la realtà della scuola dell’Italia di oggi…
Redazione ArtInMovimento Magazine

 

[Fonti delle immagini: oecd.org, talis.org.uk e echeion.it]

Niente da fare per la Grecia, passa la Costa Rica

imagen-costa-rica-greciaEra l’ottavo di finale più difficile da pronosticare di questo Mondiale, in campo ad affrontarsi due squadre che, in qualunque caso, hanno rappresentato il sogno di aver disputato una manifestazione di altissimo livello. Per la Grecia si è trattato del primo ottavo di finale, mentre la Costa Rica aveva raggiunto questo traguardo a Italia ’90. Qualcuno aveva definito questo incontro “il ballo delle debuttanti”, molti lo avevano liquidato come l’ottavo meno interessante fra quelli in programma, certo che dopo Olanda – Messico si sperava che almeno un’altra squadra del vecchio continente potesse passare il turno, magari la Cenerentola (in tutti i sensi) d’Europa. E invece la Grecia non ha realizzato il sogno della riscossa, è uscita a testa alta da questo mondiale e ha aperto la porta della storia alla Costa Rica, che ha conquistato per la prima volta i quarti di finale, grazie al gol del capitano Bryan Ruiz al 52′ e alle ottime prestazioni di Joel Campbell e del portiere Keylor Navas.62673
E’ davvero un peccato per la Grecia, che ha indubbiamente giocato meglio, corso di più e realizzato le azioni migliori, ma non è bastato. Dopo l’espulsione di Duarte al 66′, la Grecia è tornata in corsa e con il gol di Socratis Papastathopoulos a tempo ormai scaduto, ha tenuto duro per i due tempi supplementari con un’energia che neanche i giocatori sapevano di avere, per poi capitolare ai rigori, quando Theofanis Gekas si è fatto parare da Navas.
I Ticos accedono dunque alla fase successiva dove ad attenderli c’è l’Olanda. Comunque sia andata, stasera una debuttante ha regalato un sogno.
Elena Miglietti
[Fonte immagini: daringtodo.com, larepublica.pe, laprensa.pe]

Que viva Mexico cabron! Ma è l’Olanda ad andare avanti.

Guillermo+Ochoa+CONCACAF+Cup+Semi+Finals+6wSzd8XACbhlE’ l’Olanda a staccare il biglietto per Salvador de Bahia.

Dopo aver chiuso il girone con tre vittorie su tre, l’Olanda di Van Gaal ha affrontato il Messico nel terzo ottavo di finale. A Fortaleza, in un clima non proprio congeniale (un caldo terribile con due interruzioni per tempo per trovare requie dalla canicola, il primo time out nella storia del calcio) si sono affrontati il miglior attacco e la miglior difesa dei Mondiali: gli Oranje nella fase a gironi non hanno sbagliato niente: 10 gol fatti divisi tra Spagna, Australia e Cile; la Tricolor di Herrera, invece, si è qualificata come seconda nel girone A, quello del Brasile, subendo una sola rete, contro la Croazia, grazie all’abilità di Ochoa, diventato il portiere protagonista del torneo. Bello e bravo!20h69s0 Ci ha creduto il Messico, giocando la partita perfetta e portandosi in vantaggio con Giovani dos Santos al 48′, ma un Robben pazzesco nell’ultimo quarto d’ora ha trascinato la squadra Olandese verso una rivalsa incredibile, capace di pareggiare con una sassata di Sneijder all’88’ e di sovvertire le sorti del match al quarto minuto di recupero con un rigore di Huntelaar.
Elena Miglietti
Fonte immagini: [forumcommunity.net, notiziein.it, zimbio.com]

Questa sera a Roma La Girandola di Castel Sant’Angelo

Pietro_Fabris_La_Girandola_di_Castel_Sant'AngeloCome ogni anno, anche questa sera i cieli di Roma si coloreranno dello spettacolo pirotecnico per festeggiare il giorno dei Santi Pietro e Paolo, una ricorrenza che si passa il testimone da Torino a Roma, passando per Genova, per festeggiare i patroni illuminando il firmamento notturno.

La Girandola di Castel Sant’Angelo, ispirata alle eruzioni dello Stromboli, fortemente voluta nel 1461 da Papa Sisto IV, prenderà vita fra poche ore per la gioia delle migliaia di nasi all’insù di Romani e Turisti.

Roma, Girandola di Castel Sant'Angelo

L’evento romano ha fra i patrocinatori, oltre al Comune e al Mibact, Federalberghi, per dimostrare come un evento culturale e folkloristico possa essere di grande interesse e forte richiamo turistico. Appuntamento quindi questa sera su Ponte Sant’Angelo, su tutto il Lungo Tevere circostante fino a Ponte Vittorio Emanuele, per assistere a questo coacervo di scenografia e ingegneria, frutto dell’ingegno di grandi architetti. Primo botto alle ore 20.30.

Elena Miglietti

[Fonte Immagini: nonainvicta.it, castelsant’angelo.com, giornalettismo.com]

Dal 4 al 27 luglio, in scena il Festival di Avignon

cour-honneur-avignon.avignon-et-provence-comÈ impossibile pensare alla città di Avignon e non pensare al suo Festival di Teatro. Il sipario si alzerà quest’anno dal 4 al 27 luglio, per la 68esima edizione. Appuntamento conosciuto in tutto il mondo, dal quale sono passati i più grandi nomi del teatro internazionale, che merita di essere visto almeno una volta se amate il teatro e amate il sud della Francia. Dalla Corte d’Onore del Palazzo dei Papi alle piazze e ai vicoli, tutto diventa spazio scenico, e per tre settimane la vita della città ruota intorno a questo straordinario evento. Ho avuto la fortuna di viverlo nel 2006, come animatrice culturale nell’ambito di un programma europeo. Alcune scuole erano state utilizzate come centro per il soggiorno di gruppi di giovani e meno giovani, che si avvicendavano nel corso dell’intero periodo. Bello accompagnare i ragazzi alla scoperta dell’arte, scegliere gli spettacoli e poi discuterne insieme, cimentarsi con loro nella recitazione e nell’allestimento di una scenografia. Bello, nei momenti liberi, girovagare per la città e intrattenersi a parlare con turisti e artisti. Ricordo l’incontro con un gruppo di ragazzi italiani, più vecchi di me, che ricordavano i loro vent’anni e l’appuntamento fisso con il Festival. Soggiornare in campeggio fuori città e fare il possibile per non perdersi neanche uno spettacolo. Una volta era davvero un festival diffuso – dicevano – la cittadinanza era davvero tutta coinvolta, economicamente era più accessibile, anche per i giovanissimi che arrivavano qui con pochi soldi e tanta affiche_off_2014passione per il teatro. Al di là dei ricordi, i miei e quelli dei quarantenni nostalgici con cui ho chiacchierato, sorseggiando pastis in una torrida sera di luglio, il Festival d’Avignon rimane un punto di riferimento per il mondo del teatro e della cultura in generale. Arti visive e performative, mostre fotografiche, l’immancabile Festival Off per le compagnie indipendenti. L’edizione di quest’anno è tenuta in scacco dalle associazioni dei lavoratori del settore, che lamentano l’aumento di precarietà e incertezza economica, e minacciano scioperi per boicottare la manifestazione. È il momento storico, ineludibile per certi versi. I valori del Festival di Avignone sono quelli di universalismo. Il destino della Francia è universalismo e questo destino si esprime attraverso la cultura”. Con queste parole il direttore Olivier Py presenta il Festival, e con questa immagine vi diamo appuntamento all’inizio di luglio per raccontarvi qualcosa di più di questa edizione 2014.

Chiara Trompetto

[Fonti delle immagini: festival-avignon.com, avignonleoff.com, avignon-et-provence.com]

La diversità è un diritto, l’uguaglianza un dovere

PulminoUna moltitudine festante ha invaso oggi le strade del centro di Torino per il Pride LGTB, in questo simbolico 28 giugno, data in cui 45 anni fa, nasceva il movimento di liberazione lesbico, gay, bisessuale e transgender con la “rivolta di Stonewall”. Il capoluogo piemontese non ha disatteso le aspettative, accogliendo fra le sue strade le centinaia e centinaia di persone che rappresentano un’Italia diversa da quella che si pone fra gli ultimi posti in Europa per i diritti negati alle persone LGBT.

 



La manifestazione di oggi si inserisce nell’Onda Pride che è iniziata a Roma il 7 giugno e si concluderà a Reggio Calabria il 19 luglio, dopo aver attraversato l’Italia e coinvolto 13 città, un’onda spinta dallo slogan “La diversità è un diritto, l’uguaglianza è un dovere”.
Elena Miglietti
[Fonte immagini: Elena Miglietti ph]

 


 Anche i cani al Pride…

Cani

 

 

 

 


 

 

 

Realtà associative….

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Ancora associazioni

Gialli

Genitori

E poi… molta molta gente

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Tra Locri e Gerace “Il Cero della Pace e della Solidarietà” per il dialogo multietnico e multiculturale

FiaccolataIl 3 luglio nei Comuni di Locri e Gerace si terrà la Fiaccolata della Pace. Il raduno sarà in Piazza dei Martiri in Locri alle ore 18:00, per poi partire in gruppo alle successive ore 19:00 verso Gerace.
La manifestazione è stata organizzata, prevalentemente per cercare di diffondere e rafforzare, in particolare nei giovani, il senso della pace, che si declina in una sorta di ecumenismo religioso, e una sinergia effettiva fra le associazioni e fra i cittadini, con una ricaduta positiva sulla popolazione della Locride.
In questa prima edizione de “IL CERO DELLA PACE E DELLA SOLIDARIETA’”, giornata di volontariato per la pace e per il dialogo multietnico e multiculturale, s’intende, in un momento storico particolare, far partire dal comprensorio jonico regginoun messaggio concreto di solidarietà che dovrà rinnovarsi ogni anno – sempre nella stessa zona- con la graduale partecipazione, possibilmente, anche di rappresentanti di altre regioni italiane”, affermano gli organizzatori.
Piazza-dei-5-Martiri--e-ChiIl percorso della Fiaccolata della pace è rappresentato dalla vecchia strada comunale Locri–Gerace. Nel Largo delle Tre Chiese “interverranno dei partecipanti, i quali, daranno testimonianza su fatti a loro accaduti” afferma l’ideatore Antonio Rinaldis. Inoltre, saranno insigniti di una targa premio, tra gli altri, i rappresentanti della Croce Rossa Italiana, della Protezione Civile, dei Medici senza Frontiere,  di Emergency. Successivamente, verrà premiato il “cero della solidarietà” più bello, fra quelli depositati nei giorni 1-2-3 luglio presso il Chiostro della Chiesa di San Francesco, scelto da tre giudici. gerace_bombardeSuccessivamente, il corteo in fiaccolata, si sposterà in Piazza del Tocco, dove ci sarà lo scambio della bandiera della Pace tra il Sindaco di Gerace e un Sindaco della Locride estratto a sorte. Dopodiché il corteo si sposterà al Belvedere Bombarde, dove la cerimonia finirà con una foto ricordo con le  fiaccole accese.
Gli organizzatori precisano che “una parte della vendita delle candele saranno destinate all’acquisto delle stesse, e un’altra parte sarà devoluta alle famiglie in difficoltà economica, con l’acquisto di beni di prima necessità”.
candela21Alla manifestazione, saranno invitate tutte le autorità militari, civili, associazioni, club. Saranno inoltre invitate le delegazioni di tutte le Religioni presenti sul territorio, alunni e volontari appartenenti a qualsiasi genere di attività.
Fra la luce delle candele emerge la voce della Locride che, con iniziative come queste, vuole mostrare all’Italia i propri valori e l’impegno di molti che credono e sperano…
Annunziato Gentiluomo

 

Fonti delle immagini: telemia.it, tsdtv.it, www.panoramio.com, locri.asmenet.it]

Un’estate di arte e spettacolo al Forte di Bard

news_pic_0È iniziata il 20 giugno scorso e durerà fino al 26 ottobre la nuova mostra allestita nelle sale delle Cannoniere al Forte di Bard (AO). “Pablo Picasso. Il colore inciso” è il titolo dell’ esposizione, curata da Markus Müller e Gabriele Accornero, in coproduzione tra l’Associazione Forte di Bard e il Museo Pablo Picasso di Münster. Si tratta della più importante retrospettiva mai realizzata in Europa sulla produzione di linografie del grande artista spagnolo, con oltre 140 opere esposte. Insieme a Henri Matisse, Picasso portò nel corso del ‘900 l’arte della stampa su linoleum ai più alti livelli stilistici. Viene data grande importanza al processo creativo, che portava l’artista a a creare il suoi capolavori con la tecnica dell’incisione. Un interessante confronto è quello con le ceramiche, realizzate parallelamente da Picasso e accostate alle opere grafiche nel percorso espositivo. La mostra è contestualizzata da una raccolta di immagini realizzate da David Douglas Duncan, fotografo di Picasso, e da un filmato sul Maestro. news_larPrende avvio il 25 giugno, per concludersi il 9 novembre, la seconda grande mostra al Forte. Si tratta di una prima assoluta per l’Italia che coinvolge insieme al Forte di Bard l’agenzia fotografica Magnum Photos. Le sale delle Cantine ospiteranno la mostra  “Sergio Larrain, Vagabondages” – una coproduzione tra Magnum Photos e Fondation Henri Cartier-Bresson – che ha ottenuto tra l’altro il patrocinio dell’Ambasciata del Cile in Italia. Viene presentata l’enigmatica figura del fotografo cileno Sergio Larrain (1931-2012), di cui sono esposti il materiale documentale originale e delle inedite opere vintage.
Per tutto il periodo estivo il Forte di Bard ospiterà poi un ricco cartellone di eventi, dai concerti alle serate di dj setting, rievocazioni storiche, manifestazioni sportive, proiezioni cinematografiche. Inoltre vi sarà un ricco calendario di eventi dedicati ai più piccoli. Si comincia sabato 5 luglio con il concerto di Giovanni Lindo Ferretti, voce dello storico gruppo Cccp, accompagnato al violino da Ezio Bonicelli. A partire da domenica 6 luglio, invece, sarà possibile effettuare delle emozionanti discese di rafting sulle acque della Dora Baltea, sino ad arrivare ai piedi della rocca e. accedendo poi agli spazi espositivi.
In data da definirsi il Forte ospiterà poi un evento dedicato alla conoscenza dello yoga, ispirato all’arte.
Chiara Trompetto

[Fonte delle immagini: fortedibard.it, magazine.quotidiano.net]

Al via la terza edizione del “Nuovi mondi film festival” a Valloriate dal 2 al 6 Luglio 2014

NUOVI MONDI SCRITTA BUONADal 2 al 6 Luglio 2014, a Valloriate (CN), sarà in scena la terza  edizione del NUOVI MONDI Film Festival, organizzato dal Comune di Valloriate e dall’Associazione culturale Kosmoki.
Nuovi mondi film festival si occuperà, come tradizione, di cinema di montagna, di ambiente,  di sostenibilità e di sci estremo, con due finestre su temi quali, l’Africa e la guerra partigiana

L’intento è di proporre, tramite la visione di film e l’incontro con gli ospiti, occasioni per ripensare il nostro rapporto con la montagna e, magari, presentare nuovi stili di vita più rispettosi dell’ecosistema e, forse,  in grado di rendere l’uomo davvero “felice”.
the-last-farmerSono 8 i film in concorso (PROGRAMMA NUOVI MONDI FILM FESTIVAL). Ci sarà l’anteprima nazionale di Presi per il pil, scritto e diretto da Stefano Cavallotto e Andrea Bertaglio, presenti al Festival.
Ci saranno anche Stefano De Benedetti, campione di sci estremo, Christophe Dumares, alpinista francese di fama internazionale, e Andrea Bertaglio, giornalista e portavoce del Movimento della Decrescita felice.
Il Festival per la sua terza edizione sarà itinerante e si svolgerà a Valloriate, sede centrale del festival, a Paraloup e a Cuneo, al cinema Monviso.
L’apertura del 2 Luglio, a Valloriate, è dedicata all’Africa, in collaborazione con l’ONG cuneese LVIA.
Il 3 Luglio, al Cinema Monviso di Cuneo, in anteprima assoluta il film Presi per il pil, e a seguire Living without money (Vivere senza denaro), documentario pluripremiato in Italia e all’estero, con in sala il produttore torinese Paolo Pallavidino e la regista Line Halvorsen.
mario-monacoIl 4 luglio, a Paraloup, il film La memoria degli ultimi.
stefano-de-benedetti-on-the-north-face-of-mount-blance1Le  giornate del 5 e del 6 luglio si svolgeranno a Valloriate e saranno dedicate all’alpinismo con la presenza di Dumares e allo sci estremo con l’ospite Stefano De Benedetti.  Il 6 luglio alle ore 21 sempre a Valloriate verrà ricordato Mario Monaco, alpinista recentemente scomparso, a cui è dedicato il Festival. Saranno presenti, insieme alla famiglia,  Enzo Cardonatti, Setefano De Benedetti, il CAI di Cuneo e alcuni alpinisti cuneesi.

Il festival è realizzato con il contributo della Fondazione CRT, CRC e con il sostegno di un crowfunding a cui hanno partecipato singoli cittadini ma anche aziende e negozi tra Cuneo e la Valle Stura.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

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