Category: Io e la sessualità

 

Il nostro sabato pomeriggio al 31simo TGLFF…

sito_closet_monster_1Il nostro sabato cinematografico al TGLFF ci ha visti godere di tre interessanti pellicole, comodamente seduti nella Sala 1 del Cinema Massimo di Torino.
Abbiamo iniziato con Closet Monster diretto da Stephen Dunn che cura anche la sceneggiatura. Si tratta dell’opera prima del regista canadese, premiato a Toronto. È la storia di Oscar, un teenager canadese tenero e inquieto, che ha un solo vero amico, il criceto Buffy, con cui si confida ricambiato da saggi consigli. La sua adolescenza, un padre infantile e una madre assente, è segnata da incubi legati ad un trauma da lui vissuto da bambino, quando è stato testimone di una terribile aggressione di stampo omofobo. Quindi convoglia quelle terrificanti visioni notturne in modo creativo, per realizzare il suo sogno e diventare make-up artist e costruire buffe maschere mostruose. Ma via via che cresce la scoperta del sesso assorbirà le paure che da sempre lo perseguitano. Si tratta di un horror coming of age con echi visionari che ricordano il suo conterraneo David Cronenberg. Ben realizzata la storia e ben tratteggiate le specificità dei diversi personaggi. Abbiamo molto apprezzato l’introduzione del criceto Buffy come alter ego del protagonista, come una sorta di coscienza profonda dello stesso, la cui voce è affidata a Isabella Rossellini. Buona sceneggiatura e buono il ritmo che può contare su una colonna sonora trascinante dal sapore anni Novanta.
sito_chemsex_full_length_online_11_03_15.00_05_38_08.still015Rimanendo nella Sala 1 ci siamo immersi nell’impattante Chemsex, una fotografia puntuale e ben orchestrata di questo pratica che combina sesso e droghe, per lo più sintetiche, e che sta dilagando in particolare a Londra. Sedici storie, sedici confessioni di altrettanti individui di tutte le età, soprattutto quarantenni, vittime di un meccanismo divenuto fonte di estremo disagio, di isolamento e di malattia. Un documentario scioccante, di grande impatto, ben diretto da William Fairman e Max Gogarty, il cui intento sociale è risultato chiaro fin dalle prime scene.
E subito dopo siamo stati rapiti dalla raffinatezza di Théo et Hugo dans le même bateau (Paris 05:59), insignito del Premio del pubblico ai Teddy Awards 2016. Un film che ci ha toccati per la sua autenticità, per la sua verità. Non risultava difficile immedesimarsi nella storia, farsi accompagnare dai dialoghi dei protagonisti e dai loro stessi spostamenti. Per circa venti minuti, il contesto era la semioscurità di un naked sex club parigino, luogo a cui si ricorre per consumare più o meno lunghi momenti di sesso, senza preoccupazioni di sorta. Ma gli incontri speciali possono avvenire anche quando le condizioni non sono propriamente le migliori. Infatti, due giovani corpi si scoprono, si guardano, si spiano, si avvicinano, si conoscono. Sono Théo e Hugo, fino a qualche minuto prima perfetti sconosciuti e dopo totalmente rapiti in un veloce e speciale amplesso, l’uno avvinghiato all’altro in un abbraccio che non vuole finire. Ad accoglierli, fuori, le strade semideserte di una Parigi magica e accogliente.

sito_10_-_françois_nambot_and_geoffrey_couëtNelle ore che separano la notte dal giorno il loro incontro si trasforma in una lunga pedalata che li porta fin sotto le livide luci di un pronto soccorso: Hugo è sieropositivo e Théo non ha usato alcuna protezione poiché tutto era semplicemente speciale, tutto doveva proprio essere così. Insieme si raccontano, si vivono e iniziano a sognare. Un plauso a Olivier Ducastel e Jacques Martineau che sono riusciti in modo esemplare a isolare l’incontro dei due protagonisti, nonostante le scene di sesso di gruppo proseguissero e facessero da sfondo a quell’incontro animico coinvolgente. Il loro scambio sessuale viene portato ad un altro livello, viene fatto trascendere dal contesto, e da lì ha inizio il racconto dal sapore teneramente esistenziale che ci ha molto impressionati e che abbiamo seguito con grande piacere.
Veramente un sabato ricco e stimolante…
Annunziato Gentiluomo

Scheda tecnica di Closet Monster
Canada, 2015, 35mm/Arri Alexa, 90′, col.
regia: Stephen Dunn
sceneggiatura: Stephen Dunn
montaggio: Bryan Atkinson
fotografia: Bobby Shore
scenografia: Lisa Soper
costumi: Melanie Oates
suono: Neil McIntyre
musica: Maya Postepski, Todor Kobakov
interpreti: Chris Hatcher, Connor Jessup, Aaron Abrams, Joanne Kelly, Aliocha Schneider, Sofia Banzhaf, Jack Fulton , Mary Walsh, Isabella Rossellini
produttore: Kevin Krikst, Fraser Ash, Edward J. Martin
produzione: Rhombus Media, Best Boy Productions

Scheda tecnica Chemsex – Regno Unito, 2015, HD, 80′, col.
Regia:William Fairman e Max Gogarty
Montaggio: Marta Velasquez e Graham Taylor
Fotografia: Benjie Croce, William Fairman e Max Gogarty
Musica: Daniel Harle
Produttore: Max Gogarty, William Fairman e Al Brown
Produzione: Vice Films e Peccarillo Pictures

Scheda tecnica di Théo & Hugo dans le même bateau 
Francia, 2016, HD, 97′, col.
regia: Olivier Ducastel, Jacques Martineau
sceneggiatura: Olivier Ducastel, Jacques Martineau
montaggio: Pierre Deschamps
fotografia: Manuel Marmier
scenografia: Barnabé D’Hauteville
suono: Tristan Pontécaille, Clément Badin, Victor Praud
interpreti: Geoffrey Couët, François Nambot
produttore: Emmanuel Chaumet
produzione: Ecce Films
co-produttore: Daniel Chabannes de Sars, Corentin Sénéchal
co-produzione: Epicentre Films

Al 31simo TGLFF un approfondimento sul Chemsex

Chemsex (1)Il nostro sabato 7 maggio al TGLFF è iniziato col confronto diretto con William Fairman e David Stuart che hanno incontrato la stampa alle ore 15, presso la Fondazione Accorsi – Ometto, prima della proiezione di Chemsex delle 18.15 nella Sala 1 del Cinema Massimo. Hanno presentato il fenomeno, che si riferisce alla combinazione di sesso e droghe, spesso sintetiche, usate come mezzo per far cadere le inibizioni e accrescere la libidine, in un contesto il più delle volte di gruppo, di Sado/Maso prolungato, facendo emergere quanto questo sia in qualche modo frutto dell’influenza di almeno tre variabili: l’evoluzione delle cure dell’HIV e la complessità della prevenzione; lo sviluppo delle app di incontri e sesso; e l’introduzione di droghe nuove, fra cui il GHB e la metanfetamina. Il fenomeno si sta espandendo a macchia d’olio a Londra, ma non possiamo dimenticare i fatti di Roma che hanno portato all’omicidio di Luca Varani e che hanno spinto gli organizzatori del Festival a inserire il docufilm in programmazione, trascendendo le possibili strumentalizzazioni che su questo si sarebbero potute generare. Il regista ha spiegato le motivazioni csito_chemsex_full_length_online_11_03_15.00_05_38_08.still015he lo hanno portato a documentare il fenomeno e tra tutte sono emerse la questione della salute, ma soprattutto il servizio a chi, ad un certo punto, per debolezza e fragilità, entra nel giro del Chemsex e non riesce più a uscirne. Infatti i rischi maggiori che sono stati riscontrati sono la trasmissione di virus, non da ultimo l’HIV, e la diffusione di pericolose dipendenze dall’impatto devastante sul fisico e la psiche. Quelle che ha documentato sono sedici storie di dolore, di solitudine, di angoscia interiore e soprattutto di bassa autostima, e raccogliendole ha voluto tutelare la vita. Sedici confessioni di altrettanti individui di tutte le età, soprattutto quarantenni, vittime di un meccanismo divenuto fonte di estremo disagio, di isolamento e di malattia. Un documentario scioccante, co-prodotto dalla casa di produzione inglese Peccarillo Pictures e dal portale multimediale Vice, che fa luce su rischi e conseguenze dannose di una pratica da troppi ritenuta marginale. Ben realizzato e socialmente utile, e il suo messaggio emerge in ogni fotogramma.

Eccetto The Chemsex  Study curato da Sigma research, gruppo di ricercatori specializzato nei temi della salute, afferente alla Faculty of Public Health and Policy presso London School of Hygiene & Tropical Medicine, non vi sono altre pubblicazioni scientifiche in merito e possiamo dunque affermare che il cinema, anche in questo caso, ha preceduto l’Accademia.
Annunziato Gentiluomo

Scheda tecnica Chemsex – Regno Unito, 2015, HD, 80′, col.
Regia:William Fairman e Max Gogarty
Montaggio: Marta Velasquez e Graham Taylor
Fotografia: Benjie Croce, William Fairman e Max Gogarty
Musica: Daniel Harle
Produttore: Max Gogarty, William Fairman e Al Brown
Produzione: Vice Films e Peccarillo Pictures

Un inizio a cinque stelle per il 31simo TGLFF

TGLFF_serata inauguraleDa poco si è conclusa la Serata di Inaugurazione del 31simo TGLFF – Torino Gay & Lesbian Film Festival con cui si è dato ufficialmente il via a uno degli eventi cinematografici più importanti del panorama italiano.
È stato tutto perfetto! Una grande orchestrazione da parte dello staff del Festival che ha veramente colpito. Nulla è stato lasciato al caso e noi spettatori abbiamo potuto godere di uno spettacolo di alta qualità. L’incipit di Fabio Canino sulla storia e sulle peculiarità della sua Rainbow Republic, fra cui la dragma come moneta nazionale, ideata da un noto economista che di notte si trasforma in una drag queen, l’istituzione del buon gusto in luogo della buon costume e della Maria Callas International Airport, il Candy Candy Hospital e I will survive come inno nazionale. Un omaggio a Paolo rainbow-republic_originalPoli e uno a David Bowie. Il ricordo di Ettore Scola, Gianni Rondolino e Alfredo Cohen. L’accorata performance in unplugged, voce e chitarra acustista, di Paola Turci, che ci ha deliziati con quattro pezzi, iniziando con una delicatissima Volo così per poi cimentarsi in una personalissima versione di Cucurrucucu Paloma. E poi i saluti istituzionali, fra cui quelli dell’Assessore Monica Cerutti e del Sindaco Fassino, che ha evidenziato il ruolo di Torino nell’impegno contro ogni forma di discriminazione e quindi contro l’omofobia. E dopo l’elezione di Paola Turci come icona Gay da parte di Fabio Canino, si è passati alla proiezione, in anteprima italiana, di Stonewall (USA, 2015), intenso, autentico, importante testimonianza storico-sociale. Non si poteva scegliere film migliore. Un ritorno alle origini per capire da dove tutto è iniziato. Un tuffo in un’epoca che ha segnato la storia per il Movimento GLBT. Un’occasione per farci riflettere su quanta strada si è fatta dal Greenwich Village della New York del 1969 e su quanto ancora si deve fare a livello mondiale. Un film superbamente interpretato da Jeremy Irvine (Danny Winters), da Jonathan Rhys Meyers (Trevor) e da Jonny Beauchamp (Ray/Ramona), e magistralmente diretto dal regista tedesco, Roland Emmerich, già noto per pellicole come Stargate e Independence Day. La storia di Danny, cacciato di casa perché gay, si intreccia con la rivoluzione di quegli anni. E si vedono danzare il dramma individuale del fardello della propria omosessualità; la difficoltà di omologarsi a modelli che disconosceva e che non gli appartenevano; il sito_stonewall_1desiderio di potersi realizzare professionalmente con la NASA, a lui negata per il suo orientamento sessuale; la triste constatazione che solo la prostituzione era per i più l’unica strada per il proprio mantenimento; e l’abbandono da parte della famiglia, guidata da un padre fervente cattolico, impegnato contro il dilagare di questa “malattia”. Solo la sorella minore, Phoebe, interpretata con grazia da Joey King, rappresenta le sue origini e si oppone alle reazioni dei genitori, innescando nella madre un cambiamento. E il protagonista evolve con lo sfondo dei continui raid della polizia con cui si trova a confrontarsi. A regnare è il terrore fino all’irruzione del 28 giugno 1969 allo Stonewall Inn. Stanchi dell’ennesima irruzione immotivata delle forze dell’ordine, gli avventori dello Stonewall Inn, insorgono guidati dalla transessuale Sylvia Rivera, dando vita a una sommossa che cambierà per sempre la storia della comunità gay. La rivolta è considerata simbolicamente il momento di nascita del movimento LGBT, e da questa prenderà vita il primo Gay Pride a Manhattan, con le immagini del quale si conclude il film. Lacrime di commozione hanno solcato il nostro viso. Lacrime amare in quanto l’omofobia è ancora imperante anche nel nostro Paese. Lacrime di speranza perché qualcosa sta cambiando…
In sintesi, un inizio a cinque stelle per l’edizione 2016 del TGLFF!
Annunziato Gentiluomo

ArtInMovimento Magazine media-partner della 31sima edizione del TGLFF

magazine.logoDopo aver ricevuto nel dicembre 2014 il Premio Ardimento, consegnato dalla Salvamento Locride Mare, e dopo forme importanti di collaborazione in ambiti culturali differenti (le prime tre edizioni del Cimento Invernale della Locride, la produzione teatrale del Rigoletto a Locri, il convegno L’Invisibile ponte dell’Amore a Borgaro Torinese, il concerto di beneficenza Note di Speranza a Torino, l’ultima edizione torinese del format musicale Symphonic Games, il primo training IADC in Italia), ArtInMovimento è ufficialmente tra i media-partner della 31sima edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival.
Le tematiche LGBT sono tra i temi che abbiamo trattato da subito, raccontando storie e provando a smontare i pregiudizi, con competenza e con argomentazioni sempre costruttive, come è nel nostro stile. Siamo stati protagonisti, nella persona del nostro Direttore, Annunziato Gentiluomo, nell’organizzazione del primo Calabria Pride nel 2014, precisa Chiara Trompetto, Segretaria di Redazione.Img_guida_lres
Nei primi due anni di attività abbiamo seguito con dedizione il TGLFF, e siamo davvero orgogliosi di essere tra i Media Partner di questa edizione. Proveremo a raccontare non solo ciò che vedremo sugli schermi, ma anche ciò sta dietro e ciò che accade in platea. Cureremo le recensioni dei film ovviamente, ma anche le interviste ai protagonisti e il racconto delle emozioni vissute dagli spettatori. Inviteremo i nostri lettori a condividere con noi le loro impressioni e daremo spazio anche a loro, afferma con zelo il Direttore Responsabile, Annunziato Gentiluomo.
Sarà sicuramente un’importante prova, una stimolante avventura a cui prendere parte a tutto tondo e animati dall’obiettività e dall’aderenza al vero, come è nostra consuetudine fare. Coglieremo l’opportunità di sondare gli scenari e raccontare ai nostri lettori, partendo dal testo filmico, come l’omosessualità è vista e vissuta in realtà lontane geograficamente e culturalmente da noi, dichiara Elena Miglietti, Vice-direttore.
Almeno quattro di noi, me compreso, si stanno preparando per il Festival. Saremo sempre presenti per poter farvi godere ogni singolo momento di questo importante evento sociale attraverso la nostra testata e i nostri canali social, commenta Mirko Ghiani, Capo Sezione Cultura e Spettacolo.
TGLFF, ArtInMovimento Magazine sta arrivando… il 4 maggio è ormai alle porte!
Redazione di ArtInMovimento Magazine

Con la sezione “Liberaci dal male” al TGLFF si parla di religioni e descriminazioni

FairHaven4_bassaLa 31a edizione del TGLFF, in scena presso il Cinema Massimo di Torino dal 4 al 9 maggio, avrà uno spazio riservato al rapporto tra religioni e discriminazioni, con la sezione chiamata Liberaci dal male, composta da cinque film e alcuni eventi speciali.
Nel percorso delineato dalle opere selezionate per questo approfondimento, lo spettatore si confronterà con alcune realtà da alcune parti del mondo. Si parte dagli USA con Fair Haven di Kerstin Karlhuber, proiettato in anteprima italiana, nel quale il giovane James è appena tornato da una clinica che si occupa di “curare” l’omosessualità. Il rapporto con suo padre e i pregiudizi del piccolo paesino di Fair Haven avranno su di lui un effetto inaspettato. Dalla Germania, invece, Verfehlung (The Culpable) di Gerd Schneider, una pellicola che opera un cambio di prospettiva rispetto al dramma della pedofilia, narrando i problemi esistenziali di un prelato che sente la necessità di denunciare un abuso di cui è venuto a conoscenza.
Lo sguardo della sezione raggiunge anche Israele e Palestina con il documentario Oriented di Jake Witzenfeld, sempre in anteprima italiana, che racconta la vita di tre giovani palestinesi a Tel Aviv. I tre, pur vivendo bene nella città israeliana, si sentono stranieri, anche se uno di loro ha una storia e convive con un ragazzo ebreo, ma non intendono tornare in Palestina, perché hanno difficoltà a fare accettare alle famiglie la propria omosessualità.
Oriented1_bassaIntenso, seppur breve, è il cortometraggio Der Verurteilte (The Culprit) diretto da Michael Rittmannsberger, in anteprima italiana. Di produzione tedesca, è ambientato in un paese del Medio Oriente, dilaniato dalla guerra e dalle persecuzioni. Il protagonista è stato arrestato perché omosessuale e condannato a morte. Il finale vuole porre l’accento sulle terribili discriminazioni cui è sottoposta, direttamente dagli Stati, la comunità LGBT di diverse parti del mondo.
Dagli USA proviene anche Henry Gamble’s Birthday Party, diretto da Stephen Cone e proiettato in anteprima italiana. La festa per i 17 anni di Henry, figlio di un pastore battista, si trasforma in un’occasione in cui pulsioni sessuali e problemi personali malcelati esplodono in una tensione fortissima. Chi ne fa le spese è la persona più fragile: il ragazzo gay della compagnia.
Legato a “Liberaci dal male”, ci sarà un evento dedicato alla Tunisia, dal titolo “Quale pHenryGamble'sBirthdayParty4_bassarimavera?”. L’appuntamento offrirà al pubblico due cortometraggi in arrivo dal Paese nordafricano: Boulitik di Walid Tayaa e Face à la mer di Sabry Bouzid, quest’ultimo in anteprima italiana. L’evento avrà come ospiti i due autori dei film, rappresentanti delle associazioni LGBT tunisine, e gli avvocati che stanno seguendo le istanze di alcuni giovani recentemente arrestati e incarcerati per sodomia, che dialogheranno con il pubblico.
Collegato al tema della religione, e non solo, anche uno degli eventi OFF che il TGLFF organizza con il Dipartimento Studium, il DAMS, i collettivi Identità Unite e Studenti Indipendenti dell’Università degli Studi di Torino e il Coordinamento Torino Pride. Si tratta di un ciclo di tre incontri intitolato “Punti di vista: cultura, politica e società LGBTQ”, che si svolgerà presso l’Auditorium “Guido Quazza” dell’Università degli Studi di Torino a Palazzo Nuovo (via Sant’Ottavio 20) con ingresso libero. Gli incontri si svolgeranno il 5, il 6 e il 9 maggio alle 10,30 e proprio il primo incontro, giovedì 5 maggio, sarà dedicato alle religioni e all’orientamento sessuale con l’intento di mettere le libertà individuali e il credo religioso in relazione con le istanze di libertà e identità della cultura LGBTQ.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

Diritti alla Meta: in Piazza del Popolo per la piena uguaglianza di tutte le famiglie

DSCN3913Vi abbiamo raccontato le 100 piazze del 23 gennaio, vi abbiamo spiegato cosa è accaduto – e cosa no – in Senato, cosa è stato fatto di quel Ddl sulle Unioni Civili che ancora deve superare l’esame alla Camera.
Oggi proviamo a raccontarvi la manifestazione di ieri a Roma, in equilibrio tra le emozioni e il senso di responsabilità di dare voce e notizia a un evento di estrema importanza, non solo per i movimenti e le associazioni che lo hanno promosso e organizzato. Non soltanto per la comunità LGBTI, per intenderci, ma per l’intera società che, come ricordato in molti interventi, con questa battaglia per i diritti può lasciarsi dietro alle spalle il fardello di alcuni stereotipi e pregiudizi per diventare più aperta e inclusiva.12321573_1570998776554170_2482369413522891599_n
Non è facile riassumere quanto è stato detto ieri pomeriggio, perché è stato detto tanto e perché le associazioni che hanno aderito sono moltissime e ognuna di esse ha portato la propria storia e le proprie motivazioni per essere presente e partecipe. L’elenco completo lo trovate qui.
La cifra distintiva della manifestazione “Diritti alla Meta”, a mio parere, la si può condensare nell’apertura e nella chiusura, non a caso lasciate entrambe alle Famiglie Arcobaleno. In mezzo, come fossero contenuti nel loro abbraccio collettivo, tutti gli altri, che hanno solcato il palco e teso loro nuovamente la mano, ricordando che il movimento omosessuale non è solo, non più, e non è diviso, è variegato e multifDSCN3926orme, racchiude sensibilità differenti, ma non è diviso, ora più che mai.
Il primo discorso, lo ha fatto Marilena Grassadonia, presidentessa nazionale di Famiglie Arcobaleno. Amarezza ma non sconforto, gratitudine per il sostegno e la vicinanza avuti in queste settimane dure, emotivamente e non solo. Le Famiglie Arcobaleno hanno aperto le porte delle loro case e delle loro vite, ci ha ricordato dal palco, a favore di telecamera e di microfoni, perché si riesca finalmente a parlare di loro, perché lo si faccia con onestà e sincerità, perché conoscere forse può aiutare a essere meno giudicanti.
La società cambia. Negarlo o, ancora peggio, cercare di bloccarlo con imposizioni e divieti, non lo impedisce, ma al DSCN3935contrario fa diventare un problema ciò che problema non è, o non dovrebbe esserlo. Le Famiglie Arcobaleno, coppie omogenitoriali con figli, sono le grandi escluse dal disegno di legge uscito dal Senato, e loro giustamente sono state al centro della giornata di ieri. La possibilità di adottare il figlio biologico del partner è stata delegata, ancora una volta, alle decisioni dei tribunali, e un diritto lasciato alla decisione di qualcun altro non si può considerare un diritto. Sintetizzato in una frase, pronunciata in chiusura dalla cantante Paola Turci: “I diritti che non sono per tutti, sono solo dei privilegi“. Lo hanno detto in molti ieri: la richiesta di chi è già genitore, e di chi vorrebbe esserlo, non è solo una richiesta di diritti ma anche di doveri. Soprattutto doveri. Uguali diritti sanciscono un’uguaglianza nelle libertà, uguali doveri affermano un’uguaglianza nella dignità. La ferita per ciò che è stato tolto dal Ddl Cirinnà è aperta e dolorosa, non lo si può e non lo si deve negare.
Qualcuno ha festeggiato, il giorno dopo il voto in Senato, dicendo che aveva “vinto l’amore”. Non è così. Un amore DSCN3938negato nella sua aspirazione alla propria manifestazione più matura e consapevole – quella della genitorialità – è un amore svilito e offeso. Questo è ciò che penso, e lo scrivo accogliendo l’invito di Francesca Vecchioni, che ha chiesto al mondo della comunicazione di assumersi la responsabilità delle proprie parole e del modo in cui affronta questi temi. Affermare, con delle norme precisamente restrittive, che l’orientamento sessuale determini se un individuo è adatto a essere genitore è un pregiudizio, nient’altro, e va chiamato per ciò che è.
Noi non siamo un’opinione, noi siamo una realtà” così ancora Francesca Vecchioni sulle Famiglie Arcobaleno. E ancora Carlo Gabardini: “se due persone si amano e vogliono unirsi a tempo indeterminato, come lo puoi chiamare se non matrimonio?“. E poi, a proposito delle formazioni sociali specifiche e del mancato riferimento al vincolo affettivo e all’obbligo di fedeltà: “Ci hanno tolto il sentimento da questa legge. Bene, lo mostreremo dieci volte di più nella vita reale“. Ieri, ieri sì ha vinto l’amore. Ha vinto il desiderio di amore e di vita, anche nelle pieghe dell’ironia, arma necessaria della quale la Piazza del Popolo era ben fornita. Ha vinto comunque la speranza sulla rabbia, ha vinto una comunità che si è ritrovata unita e non sola, hanno vinto le famiglie e i singoli eterosessuali che hanno partecipato e continuano a testimoniare il loro sostegno, perché condividono con il movimento LGBTI un’idea di società, di libertà e dignità della persona.
Sappiamo che l’Italia è indietro di qualche decennio. Il nostro Paese fa una enorme fatica a concepire una libertà responsabile, adulta, consapevole, piena. Con questo limite si devono fare i conti, ma non si possono accettare ancora ritardi, né compromessi sempre al ribasso. “Diritti alla Meta”, la meta è il matrimonio egualitario.
La piazza di Roma non sarà l’ultima, ma è stata fondamentale, e chi c’era se la ricorderà a lungo.
Con il palco colorato, nei saluti finali, dalle Famiglie Arcobaleno e dai loro bambini, con le cantanti Paola Turci e Emma Marrone e gli organizzatori. Sì, anche se l’ho già detto, ieri ha “vinto l’amore”. Per i diritti, la vittoria arriverà.
Chiara Trompetto

Lo strano caso delle unioni civili all’italiana

unioni-civili-433x296Prosegue sui social il dibattito pubblico, anche aspro, dopo che il Senato ha dato il via libera al maxiemendamento sulle unioni civili.
Nella nuova riformulazione del ddl Cirinnà (ma che ricordiamo deve ancora passare all’esame della Camera), dopo il braccio di ferro all’interno della maggioranza, non ci sono più stepchild adoption e obbligo di fedeltà (come se la fedeltà tra due persone che si amano si potesse imporre con un documento, mentre viene da sola ed è “naturale” persino per i gay). Il testo rimane diviso in due parti: la prima introduce ex novo nell’ordinamento italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale, mentre la seconda disciplina le convivenze di fatto, sia eterosessuale che omosessuale, secondo le evoluzioni della giurisprudenza già consolidata nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi.
Per un’analisi dei dettagli si può fare riferimento a questo articolo. Anche il dibattito sull’obbligo di fedeltà è aperto e 19333351356_0d78e539a8_bvivo, con posizioni contrastanti anche tra i giuristi, per esempio qui c’è uno sguardo tecnico interessante. Non sono i soli, ma sono scevri da posizioni preconcette.

A qualche giorno di distanza si possono iniziare a fare delle riflessioni a mente fredda sul travagliato percorso “all’italiana” delle unioni civili, con i suoi paradossi dal retrogusto dolce-amaro e i suoi possibili sviluppi.

Intanto non ci sono vincitori e sconfitti.
È vero che, finalmente dopo decenni, ultimi nell’Europa occidentale, le coppie gay e lesbiche possono avere diritti minimi sul piano assistenziale, previdenziale e successorio. Peccato che, per ragioni politiche, per sanare una discriminazione, si arrivi a sancirne un’altra: quella contro le famiglie arcobaleno e i loro figli che rimangono senza la tutela giuridica promessa inizialmente. Al tappeto dopo questo primo round al Senato rimangono le prime vittime, i minori.
Stralciata e rinviata chissà a quando, l’adozione del figlio naturale del partner continuerà dunque ad essere affidata alla magistratura.
E lo spettro delle reazioni della comunità glbt la dice lunga: dal rifiuto assoluto a “è un primo passo”, dall'”essere contenti” al “non accontentarsi”, dalla rabbia e delusione a una felicità che stenta a decollare. A differenza di altri paesi, l’Italia non fa esultare la comunità glbt per cui si legifera.

Il dibattito politico.diritti
In una parola: penoso. Chiunque abbia seguito gli interventi al Senato si è imbattuto in toni e contenuti di rara volgarità e grettezza tra l’ostinazione per le procedure e il dietrofront del M5S, un PD zavorrato di cattodem, incapace di parlare con voce unica e chiara (malgrado la buona volontà della senatrice Cirinnà) e le ingiurie sguaiate e omofobiche del NCD. E non si tratta solo di senatori incapaci di pronunciare stepchild adoption, o di argomentare in italiano e con contenuti sensati. Peggio. Abbiamo sentito in un’aula del Parlamento di uno Stato che si definisce laico citare passi del Levitico, abbiamo letto emendamenti offensivi e imbarazzanti solo per fare ostruzionismo.
La ciliegina sulla torta, poi, è arrivata con le parole del ministro Angelino Alfano che si è vantato di aver impedito «una rivoluzione antropologica e contro natura».

L’Europa e noi.
Ma ora siamo davvero fuori tempo massimo. Basta valicare il confine per scoprire che in Francia, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda, gay, lesbiche e bisessuali hanno piena cittadinanza. Perfino la cattolicissima Irlanda e ultimamente il Portogallo hanno già approvato il matrimonio per le persone omosessuali con l’idea che paternità e maternità siano fatte di esperienze e non di seme o utero (nemmeno “in affitto”).
Carignano_Coordinamento_Torino_PrideE parliamo di matrimoni veri, senza ritocchi al ribasso alfaniani su obblighi di fedeltà, divorzi lampo, adozioni.
Quanto siamo lontani dall’Europa? Prova a rispondere Stefano Rodotà in questo articolo.
Ma rispetto al passato dei DICO e dei Pacs, il clima è cambiato. Ci sono le sanzioni e i moniti della Corte Europea, le ripetute sentenze dei tribunali italiani. Le persone gay, lesbiche, bisessuali e trans si nascondono sempre meno, non chiedono più diritti in punta di piedi. È cambiata la società. Nelle 100 piazze di #svegliatitalia, non c’erano soltanto le persone direttamente interessate.

Questa legge sulle unioni civili, nata vecchia e zoppa, mostrerà subito la propria insufficienza, la necessità di modificarla. Il diritto è già ben oltre e la sfiderà: è solo un timido primo passo, ma non può essere nè sarà l’ultimo. Ci sono buone ragioni per cercare di vederla come punto di partenza, non come punto di arrivo nè come una sconfitta.
A fianco di un cambiamento legislativo, c’è un cambiamento sociale. Un cambiamento di come il Paese ha visto e vedrà la realtà delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans. Che non possiamo delegare ai politici (tantomeno di tale livello), lo stiamo facendo e lo dovremo continuare a fare noi. Come si sta già facendo, bisognerà lavorare ancora e a lungo per arrivare alla piena uguaglianza. Scendendo in piazza, ma anche celebrando le unioni. A viso aperto.

Pier Luigi Gallucci
[Fonti delle immagini: publicpoloicy.it, liberties.eu, senatoripd.it, Coordinamento Torino Pride]

Infiniti sensi. Precise direzioni. Torino il TGLFF dal 4 al 9 maggio

Img_guida_lresDal 4 al 9 maggio 2016 a Torino, nella città in cui è nato, si svolgerà la 31a edizione del TGLFF – Torino Gay & Lesbian Film Festival.
Credo che il “claim” di quest’anno, Infiniti sensi, precise direzioni sintetizzi il lavoro di ricerca svolto in trentuno anni di festival. Ci siamo dedicati all’esplorazione di idee, suggestioni, messaggi sociali e culturali, percorrendo strade sempre nuove, con rigore, convinti che solo “infiniti sensi” possano indicare una precisa direzione, dichiara il direttore Giovanni Minerba.
L’immagine guida di quest’anno, realizzata da 3D Comunicazione, stigmatizza l’identità proteiforme, vulcanica, sensibile, di un Festival attento ad accogliere creatività e storie differenti, a proporre vite sottotraccia e provocazioni, a stimolare dibattiti e riflessioni. Sempre lungo una linea di coerenza etica e sociale, che ha contribuito e contribuisce a definire i valori della nostra contemporaneità. L’audacia ha in sé genio, potere, magia.
Il 31° Torino Gay & Lesbian Film Festival, che si è consolidato negli anni, a livello nazionale e internazionale, come un punto di riferimento irrinunciabile per il mondo cinematografico, si svolgerà come di consueto presso la Multisala Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Cinque saranno i premi: il Premio Ottavio Mai, individuato da una giuria di 3 esperti, il Premio Queer e il Premio al miglior cortometraggio, che potranno contare su due qualificate giurie composte da studenti. Il pubblico assegnerà poi due riconoscimenti: il premio The Best Torino al miglior lungometraggio, e il premio per il Miglior cortometraggio.
Il Torino Gay & Lesbian Film Festival, che sarà preceduto da un calendario di eventi di avvicinamento, è amministrato dal 2005 dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il patrocinio del MiBACT – Direzione generale per il Cinema, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.
Come testata seguiremo il Festival in cui crediamo profondamente e sicuri che fornirà stimoli, suggestioni e spunti di riflessioni sulle tematiche GLBT.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

Disfunzione erettile, un’app per effettuare l’autodiagnosi

Disfunzione erettile

DIsfunzione erettile AutovalutatiUn disturbo che spesso viene sottovalutato è la disfunzione erettile, ma se gestito correttamente può essere superato. Si sente spesso dire che uno degli ostacoli maggiori è la difficoltà di parlarne, di confrontarsi. Da oggi per venire in soccorso, la SIU, Società italiana di Urologia, ha creato un’applicazione per smartphone e tablet che consente di effettuare una autodiagnosi della disfunzione erettile: non sostituisce il medico, ma dà la possibilità di approcciarsi successivamente con specialisti che sapranno indicare quale sia il miglior trattamento da attuare.

Questa applicazione si chiama “Disfunzione erettile – Autovalutati”, ed è disponibile sia per iOS (clicca qui) che per Android (clicca qui). Consiste in un test di 6 domande sulla qualità della propria attività sessuale nell’ultimo mese. Consente poi inoltre di conoscere quali siano i centri abilitati più vicini.DIsfunzione erettile Autovalutati

La disfunzione erettile, più comunemente definita impotenza, riguarda i maschi adulti con una frequenza che aumenta con l’avanzare dell’età: colpisce il 12% della popolazione adulta e si presenta fra i 40 e i 70 anni. E’ dovuta a fattori diversi, sia fisici che psicologici, o addirittura ormonali. I campanelli di allarme della disfunzione erettile, come spiega un esperto del SIU, sono l’incapacità di mantenere l’erezione o di raggiungere una rigidità adatta alla penetrazione. Tali segnali sono valutati all’interno dell’app e lo scopo dell’autovalutazione è proprio quello di far riflettere il paziente sul rischio dell’insorgere del disturbo.

Paolo Ernesto Sussi

[Fonte immagini: benessereblog.it – mobileaction.com]

“In.Genere”, un laboratorio di Sophie Brunodet dal 28 settembre a Torino

In.Genere_Locandina_frasePartirà lunedì 28 settembre, presso lo spazio Lombroso16, sito in via Cesare Lombroso, 16 a Torino In.Genere, un laboratorio di Sophie Brunodet organizzato da Philosophy Kitchen.
Per otto lunedì, fino al 16 novembre, dalle ore 18.30 alle ore 20.30, si parlerà di genere. Quando fai la spesa. Voti. Prendi la metropolitana. Piangi. Ti vesti. Leggi il giornale. Vai allo stadio. E in piscina. Ami. Ti guardi allo specchio. Corri. Impenni il motorino. Regali un giocattolo. Fai una battuta.
Il genere c’è anche quando non si vede
, spiega la conduttrice degli incontri.
In.Genere è un laboratorio pensato per sensibilizzazione circa la diffusione e il peso delle norme di genere vigenti nella nostra società. Il movente originario della proposta risiede nella convinzione che, come in tutte le società umane, anche nella nostra i singoli individui vivano le loro vite intimamente condizionati dall’intreccio tra il loro essere sessuati e le norme di genere dominanti, capaci logo1-e1392134420981di modellare i ruoli di genere socialmente riconosciuti, le identità di genere singolarmente percepite, le esperienze affettive ed erotiche di ciascuno, la visione del mondo e delle proprie possibilità in senso lato.
18-infinitamente dentro - CopiaLungi dal considerare tali questioni come mera materia di indagine di un’élite di studiosi ovvero come temi di interesse solo per qualche gruppo sociale oggetto di discriminazione – come donne, omosessuali, transgender – , si reputa ogni individuo esposto diffusamente nel corso della vita quotidiana alla presa delle norme di genere. Allo stesso tempo, non si tratta di una visione deterministica delle forze sociali sul singolo, anzi. È possibile per ogni soggetto essere non solo vigile e malizioso nel corso del proprio quotidiano rispetto ai condizionamenti del genere, finanche attivo e capace di compiere le proprie scelte quanto più liberamente possibile.
In.Genere è pensato come un percorso laboratoriale attraverso cui prima verrà proposto di fare esperienza delle varie sfaccettature dell’identità sessuale in particolare e delle forme attraverso cui si manifestano le norme di genere nella nostra società in generale, al fine di acquisirne consapevolezza. Poi si procederà a sviluppare il senso critico dei partecipanti attraverso analisi parteci11053338_10153428510521011_5982647887997055454_npate di quotidiani, pubblicità, testi letterari, modi di dire, usi e consuetudini. Per raggiungere gli scopi di cui sopra si adotteranno modalità di educazione non formale, dunque giochi, attività interattive e di movimento, esperimenti mentali, esercizi di immedesimazione, letture e discussioni orizzontali, anche col supporto di materiale audio e/o video
, prosegue Brunodet.

Nello specifico, ecco i titoli degli otto incontri: L’incontro con l’Altro, differenze e stereotipi. Tra semplificazione e discriminazione; Essere, dover essere, azione. Tra sesso biologico e ruolo di genere; Percezione di sé e desiderio. Tra identità di genere e orientamento sessuale; Il Soggetto e l’Altro, vulnerabilità e intersezionalità. Il continuum; Incontri dedicati all’approfondimento tematico, sulla base degli interessi del gruppo, e all’analisi; Critica attiva e partecipata di pubblicità, articoli di giornale, video, testi, immagini; Esempio di temi: linguaggio, violenza di genere, il galateo, virilità e femminilità, travestitismo; Stereotipi e pubblicità.
logo-lombroso16-300x129Il laboratorio è rivolto a giovani e ad adulti, non richiede competenze pregresse.
Il laboratorio partirà con un minimo di 5 e un massimo di 20 iscritti e il suo costo è di 200 €.
Per informazioni e iscrizioni, chiamare al 327/1211822 o allo 011/6708236 oppure inviare un e-mail a redazione@philosophykitchen.com o sophiebrunodet@gmail.com.
Sicuramente un ricco e stimolante workshop su un tema sensibile e a noi molto caro…
Redazione di ArtInMovimento Magazine

[Fonte delle immagini: scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net]

Verità e miti sulla cosiddetta “teoria gender”

Gender SymbolsUna volta uno spettro si aggirava per l’Europa. Oggi più prosaicamente si aggira per le scuole italiane, quello della “teoria gender” (o “ideologia gender” o perfino “dittatura del gender”).
Si salvi chi può da coloro che, per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, vorrebbero colonizzare le menti di bambini e bambine con un’azione di indottrinamento gender, che si presenta sotto le mentite spoglie di un discorso di uguaglianza e rispetto delle differenze, tanto pericolosa da essersi ormai insediata all’Organizzazione Mondiale della Sanità (e lo diciamo subito: no, non esiste nessuna direttiva della Comunità europea nè circolare del MIUR che vuole insegnare ai bambini a masturbarsi in classe fin dai 4 anni). Il monito l’hanno lanciato, a più riprese, vari esponenti del mondo cattolico, l’ultimo in ordine di tempo dal palco del Family day.
“Giù le mani dai nostri figli”, “Uomo e donna siamo nati”, “Stop gender nelle scuole”, “Il gender è lo sterco del demonio”: alcuni degli slogan e cartelli presenti in Piazza San Giovanni a Roma. Il “gender” dunque sotto accusa (prima ancora della legge Cirinnà sulle unioni civili in discussione in Parlamento).

be_who_you_are_txt_600Ma cos’è dunque la teoria gender?
Una bufala. Nessuno, in ambito accademico e scientifico internazionale, parla di teoria del gender. È infatti un’espressione usata dai cattolici più conservatori e dalla destra più reazionaria per gridare “a lupo a lupo” e creare consenso intorno a una visione omofobica e sessista dell’affettività e sessualità. Esistono invece gli studi di genere o gender studies, un filone di ricerca interdisciplinare di origine anglosassone che, dagli anni ’70, studia la condizione delle donne e delle altre minoranze come le persone glbt, nell’evoluzione e nella storia dei contesti sociali e culturali.
Psicologi, sociologi, antropologi e giuristi hanno dimostrato che sessismo e omofobia, pregiudizi e stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso le relazioni sociali, il rapporto con gli adulti di riferimento, la scuola, il linguaggio, le norme culturali.all-rights-for-all In sostanza, la “teoria gender” è un’invenzione polemica, un’espressione coniata sul finire degli anni ’90 in alcuni testi redatti sotto l’egida del Pontificio consiglio per la famiglia con l’intento di deformare e delegittimare il campo di studi di genere. Ha avuto una diffusione virale negli ultimi anni, è entrata negli slogan dei manifestanti, soprattutto in Francia e in Italia, contrari all’adozione di riforme auspicate per ridurre le discriminazioni subite dalle persone glbt.   Secondo gli ideatori dell’espressione “teoria gender”, nasciamo maschi o femmine. Punto. Il sesso biologico è l’unica cosa che conta. L’identità sessuale non si crea, ma si riceve.
Da qui la levata di scudi contro la teoria gender, guai a istillare domande nella testa di bambiniadolescenti che abbiano a che fare con la sessualitàli destabilizzerebbe.
L’identità sessuale
Gli studi di genere in realtà non negano l’esistenza del sesso biologico assegnato alla nascita, né la sua influenza nella nostra vita. Sottolineano però che il sesso biologico da solo non basta a definire la nostra identità sessuale, che è una realtà complessa e dinamica composta da 4 elementi fondamentali: sesso, genere, orientamento sessuale e ruolo di genere.
Gender_1Il sesso biologico è determinato appunto biologicamente: appena nati siamo categorizzati in femmine o maschi in base ai genitali (in realtà circa il 2% della popolazione può essere definito “intersessuale“, nati cioè con aspetti biologici di entrambi i sessi in diverse gradazioni).  Il genere invece è l’aspetto socioculturale, l’insieme delle differenze socialmente costruite che si acquisiscono e modellano il nostro sviluppo come uomini e donne e ci incasellano in determinati ruoli (di genere) ritenuti consoni al sesso biologico femminile e maschile. La categoria di genere influenza, sulla base dell’anatomia macroscopica sessuale (pene/vagina) e a seconda dell’epoca e della cultura, delle regole e aspettative su atteggiamenti, comportamenti e ruoli sociali considerati appropriati all’uno o all’altro sesso.
Simone de Beauvoir, ne “Il secondo sesso” (1949), spiegava che non si nasce donna, ma lo si diventa: ma non aveva alcuna intenzione di dire alle donne che potessero o meno scegliere di essere donne. Il suo scopo era invece quello di spiegare alle donne che avevano il diritto di ripensare il proprio ruolo all’interno della società uscendo da quegli stereotipi che, per secoli, le avevano rese prigioniere della subordinazione all’uomo. L’identità di genere riguarda invece il sentirsi uomo o donna. E non sempre coincide con quella biologica (è il caso delle persone transessuali). Altra cosa ancora infine è l’orientamento sessuale: l’attrazione cioè, affettiva e sessuale, che possiamo provare verso gli altri (dell’altro sesso, del nostro stesso sesso o di entrambi).
Educare al genere
A differenza di quanto si è fatto in altri Paesi, nelle nostre scuole non c’è mai stata una vera e propria educazione trans2affettiva e sessuale. Eppure, educare genitori e insegnanti a dare informazioni corrette a figli e studenti affinché parlino in modo ragionato, e non dogmatico, di sesso, orientamento sessuale, identità e ruoli di genere, è molto importante per comprendere meglio la nostra identità personale, per sapere chi si è. Sostenere la crescita psicologica, fisica, sessuale e relazionale di bambinibambine li può aiutare a progettare il proprio futuro al di là delle aspettative sulla mascolinità e la femminilità, al di là di stereotipi e pregiudizi.  E significa anche far riflettere gli adulti sul fatto che le attuali dicotomie di sesso (maschio/femmina) e di genere (uomo/donna) non sono in grado, di fatto, di descrivere la complessità della vita affettiva e sessuale delle persone.

Senza alcuna volontà di sconvolgere l’ordine naturale delle cose e creare il caos. Anche perché l’identità e l’orientamento sessuale non sono frutto di una scelta. Sono e basta. Inoltre non solo ciò che è considerato caratteristico della donna o dell’uomo cambia nel corso della storia e nei diversi contesti culturali, ma anche il concetto di famiglia ha conosciuto e sempre più spesso conosce configurazioni diverse: famiglie nucleari, adottive, monoparentali, ricombinate, omogenitoriali, allargate, ricomposte, ecc. Delegittimarle a priori significa danneggiare la vita reale di molti genitori e dei loro figli, di famiglie che ci sono già. Negarne la presenza non serve a nulla.
40 anni di osservazioni cliniche e ricerche scientifiche internazionali e le più importanti associazioni scientifiche e professionali nel campo della salute mentale affermano che ci sono molti modi di essere genitori (indipendentemente dal sesso biologico o dall’orientamento sessuale). Adulti attenti e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, etero o omosessuali, possono essere ottimi genitori. Ciò di cui i bambini hanno bisogno è sviluppare un attaccamento verso genitori partecipi, competenti, responsabili. Una famiglia, infatti, non è soltanto il risultato di un famiglie-arcobalenoaccoppiamento riproduttivo, ma è soprattutto il risultato di un desiderio, di una costruzione di un progetto e di un legame affettivo e sociale.
Contrariamente ai fantasmi di chi se la prende con l’insegnamento del “gender”, l’educazione all’affettività e al rispetto delle differenze non ha come scopo quello di spingere i maschi a diventare femmine o viceversa. Esattamente come non si insegna a un eterosessuale a diventare omosessuale o viceversa. Lo scopo è solamente quello di favorire il rispetto di chiunque, indipendentemente dalla propria identità e dal proprio orientamento sessuale, perché non è vero che un gay o una lesbica sono delle persone malate da curare, nè che se una bambina gioca con i soldatini o un bambino con le bambole siano “sbagliati”.
Bufale, crociate e falsi allarmismi non servono a nulla se non a creare disinformazione e confusione. E in quanto adulti responsabili di cura ed educazione nei confronti di bambini e ragazzi, non è una cosa che ci possiamo permettere.
Pier Luigi Gallucci
[Fonti delle immagini: new-wineskins.org, welcomingschools.org, morganalynx.wordpress.com, ucl.ac.uk, blog.libero.it/VitaPerez/,  ]

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