A dieci anni dall’approvazione della Legge 76 dell’11 maggio 2016, la Città di Torino, ieri 9 maggio, ha celebrato a Palazzo Civico il traguardo delle unioni civili con una cerimonia istituzionale dedicata alle coppie che nel 2016 scelsero di unirsi civilmente. L’appuntamento, dal titolo Torino, 10 anni di Unioni civili, organizzato in collaborazione con il servizio LGBT
A dieci anni dall’approvazione della Legge 76 dell’11 maggio 2016, la Città di Torino, ieri 9 maggio, ha celebrato a Palazzo Civico il traguardo delle unioni civili con una cerimonia istituzionale dedicata alle coppie che nel 2016 scelsero di unirsi civilmente.
L’appuntamento, dal titolo Torino, 10 anni di Unioni civili, organizzato in collaborazione con il servizio LGBT della Città di Torino, ha rappresentato non soltanto un momento celebrativo, ma anche un’occasione di riflessione sul percorso dei diritti civili in Italia. La Legge 76/2016 ha infatti introdotto il riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso attraverso un istituto distinto dal matrimonio, lasciando però ancora aperte alcune questioni legate al pieno accesso ai diritti, tra cui adozioni e stepchild adoption.

L’iniziativa si è svolta nella sala Carpanini di Palazzo Civico alla presenza di venti delle coppie protagoniste di quel passaggio storico, accolte dal sindaco Stefano Lo Russo, insieme agli assessori comunali ai Diritti e ai Servizi Anagrafici Jacopo Rosatelli e Francesco Tresso. Sul palco sono intervenuti Margherita Jannon del coordinamento Torino Pride e Maurizio Gelatti del comitato Torino Europride 2027, poi le conclusioni sono state affidate al primo cittadino.
Oggi – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo – celebriamo le prime coppie che si sono unite civilmente a Torino grazie alla Legge Cirinnà e speriamo davvero che questo, come già avviene per le nozze d’oro, possa diventare un appuntamento fisso tra le celebrazioni istituzionali della Città.
Le unioni civili sono state la tappa importante di un percorso, ma certamente non il traguardo. Dobbiamo guardare al matrimonio egualitario come un ulteriore punto che consente di incarnare pienamente i valori di cittadinanza e di eguaglianza che sono patrimonio dell’Unione Europea, di cui peraltro oggi celebriamo la festa. È un giorno di gioia e di condivisione, in cui celebriamo quello che fu un risultato importante, ma anche di lotta e di speranza, perché vogliamo guardare con ottimismo al futuro. La Torino che vogliamo è una città che si impegna quotidianamente affinché tutte e tutte si sentano egualmente rappresentati ed è con questo spirito che ci prepariamo ad accogliere l’Europride il prossimo anno.

È stato poi il momento delle foto ricordo con la consegna di una pergamena commemorativa come riconoscimento simbolico del percorso compiuto e del valore sociale delle unioni civili.
A Torino, l’andamento delle unioni civili negli ultimi dieci anni evidenzia un forte avvio nel biennio immediatamente successivo all’entrata in vigore della legge, con 101 unioni costituite nel 2016 e un picco di 155 nel 2017. Dopo una fase di assestamento, segnata anche dal calo del 2020 (42 unioni, in un contesto condizionato dall’emergenza pandemica), i numeri hanno progressivamente ripreso a crescere fino a raggiungere nuovamente valori elevati negli ultimi anni: 99 unioni nel 2024 e 90 nel 2025. Complessivamente dal 2016 sono state 855 le unioni civili costituite a Torino.
Significativo anche il dato delle trascrizioni, che testimonia la mobilità delle coppie e l’attrattività della città: nel 2023 si registrano 41 trascrizioni di unioni costituite fuori Torino, mentre le trascrizioni estere raggiungono il valore più alto nel 2024 con 38 casi.
Complessivamente, il fenomeno appare stabile e radicato nel tessuto cittadino, mentre il numero degli scioglimenti rimane contenuto, con un massimo di 14 casi nel 2023, a fronte delle decine di nuove unioni costituite ogni anno. Un quadro che conferma come le unioni civili rappresentino oggi una realtà consolidata e significativa.
A dieci anni di distanza, la celebrazione torinese invita però a uno sguardo più ampio, che inevitabilmente chiama in causa il confronto con quanto avvenuto negli altri Paesi europei e occidentali. Mentre nazioni come la Spagna, la Francia o la Germania hanno da tempo scelto la strada del matrimonio egualitario, riconoscendo pienamente alle coppie omosessuali gli stessi diritti e doveri delle coppie eterosessuali, l’Italia continua a muoversi con passo incerto e parziale. La Legge 76/2016 ha rappresentato senza dubbio un avanzamento rispetto a un vuoto normativo che per anni aveva relegato migliaia di persone all’invisibilità giuridica, ma è difficile non leggerla anche come un compromesso al ribasso, un “contentino” concesso in un momento di forte pressione politica e culturale da parte dell’Unione europea e delle sue istituzioni, più che come l’esito di una convinta assunzione di responsabilità da parte del legislatore nazionale. Il risultato è un istituto che tutela, ma non equipara; che riconosce, ma distingue; che concede diritti, lasciandone però fuori altri fondamentali, come quelli legati alla genitorialità e alla piena autodeterminazione delle famiglie arcobaleno. Guardando oltreconfine, appare evidente come l’Italia resti ancorata a una visione prudente e difensiva dei diritti civili, spesso ostaggio di resistenze ideologiche e calcoli elettorali. Per questo, iniziative come quella di Torino, città sicuramente virtuosa e pioniera, non possono limitarsi alla memoria di un traguardo raggiunto, ma devono trasformarsi in uno stimolo politico e culturale continuo. La strada da percorrere è ancora lunga e passa dal superamento definitivo delle unioni civili come istituto “separato”, verso un modello di uguaglianza sostanziale che non ammetta più cittadinanze di serie B. Solo allora celebrazioni come questa potranno davvero dirsi il racconto di una conquista compiuta, e non l’ennesima tappa intermedia di un percorso ancora incompiuto.
Annunziato Gentiluomo














