In futuro l’Uomo venuto dal ghiaccio potrà essere studiato con una precisione ancora maggiore, senza dover estrarre la delicata mummia dalla sua cella frigorifera. Un team interdisciplinare guidato dall’archeologo Luca Bezzi di Arc-Team ha realizzato il primo gemello digitale dell’Uomo venuto dal ghiaccio e del suo equipaggiamento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica
In futuro l’Uomo venuto dal ghiaccio potrà essere studiato con una precisione ancora maggiore, senza dover estrarre la delicata mummia dalla sua cella frigorifera. Un team interdisciplinare guidato dall’archeologo Luca Bezzi di Arc-Team ha realizzato il primo gemello digitale dell’Uomo venuto dal ghiaccio e del suo equipaggiamento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica rinomata Heritage.

La particolarità del progetto consiste nell’aver riunito per la prima volta in un unico modello tridimensionale le immagini ad alta risoluzione della superficie corporea di Ötzi e i dati della tomografia computerizzata dell’interno della mummia. I ricercatori possono così osservare virtualmente sia la superficie sia l’interno della mummia da diverse prospettive, effettuare misurazioni ed esplorare il corpo lungo differenti piani di sezione.
La documentazione digitale comprende anche importanti elementi dell’abbigliamento e dell’equipaggiamento di Ötzi.
Il nostro compito più importante è preservare nel tempo l’Uomo venuto dal ghiaccio e il suo straordinario equipaggiamento, consentendo al contempo lo svolgimento della ricerca scientifica. I gemelli digitali permettono di conciliare entrambi gli obiettivi: documentano lo stato di conservazione dei reperti con una precisione finora mai raggiunta, preservano i reperti riducendo la necessità di manipolarli e rendono preziosi dati scientifici utilizzabili a lungo termine, sottolinea Elisabeth Vallazza, direttrice del Museo Archeologico dell’Alto Adige.
La particolarità di questo gemello digitale non risiede soltanto nella sua elevata precisione, ma anche nell’integrazione di diversi livelli di dati. Per la prima volta possiamo analizzare la superficie esterna del corpo di Ötzi e le sue strutture anatomiche interne in un unico modello tridimensionale. Disponiamo così di uno strumento versatile per affrontare questioni legate alla conservazione, all’archeologia e alla medicina forense, conclude Luca Bezzi.
Assolutamente interessante… per approfondire i nostri antenati. Ottima news da Bolzano.
Francesca Lucà
















