Il 2026 operistico del Teatro Carlo Felice di Genova si apre nel segno di Giuseppe Verdi e del grande melodramma romantico italiano: dal 15 al 23 gennaio 2026 sul palcoscenico della Fondazione ligure andrà in scena Il trovatore, uno dei titoli più emblematici del compositore, tra i più attesi nell’ambito della Stagione di Opera e Balletto 2025/2026.
Il 2026 operistico del Teatro Carlo Felice di Genova si apre nel segno di Giuseppe Verdi e del grande melodramma romantico italiano: dal 15 al 23 gennaio 2026 sul palcoscenico della Fondazione ligure andrà in scena Il trovatore, uno dei titoli più emblematici del compositore, tra i più attesi nell’ambito della Stagione di Opera e Balletto 2025/2026. Questo titolo, che fa parte con Rigoletto e La traviata della cosiddetta “trilogia popolare, avrà a Genova la direzione di Giampaolo Bisanti, sul podio dell’Orchestra e del Coro della Fondazione Teatro Carlo Felice (maestro del coro Claudio Marino Moretti) e la regia di Marina Bianchi, che torna a montare uno spettacolo del 2019 con le scene e i costumi di Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov, mentre le luci sono di Luciano Novelli; maestro d’armi Corrado Tomaselli. Il cast vocale riunisce un gruppo d’interpreti di rilievo internazionale: nei panni del Conte di Luna si alternano Ariunbaatar Ganbaatar e Leon Kim; Leonora è interpretata da Erika Grimaldi e Iwona Sobotka; Azucena vede in scena Clémentine Margaine e Chiara Mogini; Manrico è affidato a Fabio Sartori e Samuele Simoncini. Completano il cast Simon Lim e Fabrizio Beggi (Ferrando), Irene Celle (Ines) e Manuel Pierattelli (Ruiz).

Il calendario dettagliato prevede il debutto giovedì 15 gennaio alle ore 20.00, quindi repliche sabato 17 gennaio ore 15.00, domenica 18 gennaio ore 15.00, martedì 20 gennaio alle 20.00, giovedì 22 gennaio ore 17.00 e venerdì 23 gennaio ore 20.00. L’opera sarà registrata da RAI Radio3 e mandata in onda in differita.

In occasione della messa in scena del Trovatore, la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova avvia anche Navigare Insieme, nuovo progetto di accessibilità, pensato per rendere l’esperienza dell’opera lirica ancora più aperta, inclusiva e condivisa.

«Con Il trovatore – dichiara il sovrintendente Michele Galli – il Teatro Carlo Felice riafferma il valore del grande repertorio come patrimonio capace di parlare ancora oggi con una forza teatrale intatta. È un titolo che richiama un pubblico ampio e trasversale e che, proprio per questo, ci è parso il punto di partenza ideale per avviare il nuovo progetto di accessibilità del Teatro. Rendere l’opera sempre più fruibile significa lavorare non solo sull’offerta artistica, ma anche sulle condizioni di accoglienza e partecipazione. Il progetto che inauguriamo con questa produzione nasce come percorso graduale, pensato per crescere nel tempo e per coinvolgere attivamente la comunità. È un impegno che consideriamo parte integrante della missione pubblica del Carlo Felice: un teatro aperto, responsabile e realmente accessibile».

Ambientato in una Spagna medievale segnata da guerre, roghi e faide, Il trovatore intreccia amore, vendetta, colpa e destino in una struttura narrativa serrata e incalzante. Al centro della vicenda si muovono figure sospinte da forze più grandi di loro: il trovatore Manrico, la tormentata zingara Azucena, la nobile Leonora e il Conte di Luna, prigionieri di un passato che ritorna inesorabile e conduce a un epilogo tragico. Il libretto di Salvadore Cammarano, tratto dal dramma El trovador di Antonio García Gutiérrez, costruisce un racconto fatto di ricordi, rivelazioni tardive e colpi di scena, che Verdi traduce in una partitura di grande intensità teatrale.
La regia di Marina Bianchi interpreta Il trovatore come un grande affresco, in cui la dimensione epica convive con quella della forte interiorità. Il fuoco – elemento ricorrente nell’opera, reale e simbolico – diventa metafora della passione che consuma i personaggi e ne guida le azioni. La scena si concentra sui rapporti di forza, sulle ossessioni e sui legami di sangue, restituendo un clima di tensione costante, quasi rituale, in cui il destino appare ineluttabile.
Dal punto di vista musicale, Il trovatore rappresenta uno dei vertici della scrittura verdiana, con pagine di grande slancio lirico alternate a scene corali d’impatto travolgente, affidando alla voce dei solisti il compito di esprimere i sentimenti. Celebri numeri come il “Miserere”, “Di quella pira”, “Stride la vampa” o “D’amor sull’ali rosee” non sono episodi isolati ma momenti di un flusso drammatico continuo, sostenuto da un’orchestrazione tesa e incisiva. Verdi utilizza la tinta orchestrale come strumento narrativo, accentuando i contrasti timbrici e ritmici per dare forma sonora alla violenza del racconto e alla sua dimensione tragica.

Anche per Il trovatore ci sono stati due incontri di presentazione al Teatro Auditorium Eugenio Montale: sabato 10 gennaio, alle ore 16 – in collaborazione con gli Amici del Teatro Carlo Felice e il Conservatorio Niccolò Paganini – conversazione con Fabrizio Callai su Il trovatore tra innovazione e tradizione nell’ambito della trilogia popolare; invece martedì 13 gennaio, alle ore 18, c’è stato l’appuntamento con gli studenti del Liceo Musicale “Sandro Pertini” che – in collaborazione con l’Associazione Carlo Felice Young – presentano l’opera ai loro coetanei e a tutti coloro che vogliono partecipare, con un incontro dal titolo Verdi in fiamme.
Nel segno della più ampia divulgazione e del coinvolgimento, sono confermate anche le introduzioni all’ascolto di circa 30 minuti che gli spettatori delle singole recite potranno seguire in Sala Paganini, da 45 minuti prima dell’inizio, a cura degli allievi del Conservatorio “Niccolò Paganini”.

Il progetto di accessibilità Navigare Insieme prenderà avvio, con una fase pilota, proprio con la messa in scena del Trovatore e si svilupperà progressivamente durante la Stagione per diventare sempre più una componente strutturale delle attività del Teatro. “Navigare Insieme” nasce dalla volontà di riconoscere il diritto di tutte le persone a partecipare pienamente alla vita culturale, rafforzando il ruolo del Teatro Carlo Felice come luogo accogliente e accessibile da parte di tutta la comunità.
L’iniziativa si rivolge in particolare alle principali aree di disabilità – motorie, sensoriali, intellettive e alle neurodivergenze – e si fonda su un percorso di co-progettazione con le associazioni del territorio, coinvolte fin dalle prime fasi come interlocutori attivi nella definizione dei bisogni e delle soluzioni.
In via sperimentale, e in collaborazione con le principali associazioni già attive in questo ambito, non solo a livello cittadino, il Teatro accoglierà sabato 10 gennaio, un gruppo di persone con disabilità cognitiva che assisteranno a una prova d’assieme, mentre per la recita di giovedì 22 gennaio sono in corso le prenotazioni per due gruppi di persone sorde, ipoudenti, cieche e ipovedenti che, un’ora prima dello spettacolo, potranno partecipare a un’attività condivisa di presentazione dell’opera e della produzione. Durante la rappresentazione, due interpreti LIS – Jenny Costa e Titta Arpe – si alterneranno raccontando dal vivo l’opera al pubblico con disabilità uditive.
Francesco Romeo















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