Quella proposta dal Teatro Regio di Torino è una versione de La Cenerentola di Giachino Rossini veramente notevole. Una miscela perfetta di ingredienti, tutti dosati alla perfezione, che ha impattato sul pubblico che ha risposto con copiosi applausi e ha seguito lo spettacolo con una garbatezza disarmante, quasi sotto l’effetto di quella fascinazione che solo le grandi fiabe possono
Quella proposta dal Teatro Regio di Torino è una versione de La Cenerentola di Giachino Rossini veramente notevole. Una miscela perfetta di ingredienti, tutti dosati alla perfezione, che ha impattato sul pubblico che ha risposto con copiosi applausi e ha seguito lo spettacolo con una garbatezza disarmante, quasi sotto l’effetto di quella fascinazione che solo le grandi fiabe possono attivare. Il messaggio finale sulla bontà, sull’esaltazione delle virtù interiori e sulla grandezza del perdono ha accarezzato i presenti, inducendo in loro un senso di subitanea gioia e di totale leggerezza, riuscendo a incarnare la più alta mission educativa dell’arte, in termini catartici e di nutrimento dell’animo.

Andando poi sulla disamina degli aspetti tecnico-artistici, inizierei dalla curatissima regia di Manu Lalli, la cui sapiente pennellata femminile ricorre come un leitmotiv in tutto l’allestimento. Femminile inteso come attenzione alle relazioni, agli spazi, alla corporeità che diventa focus assoluto. La regista riesce a far muovere tutti a ritmo, portando in scena un alone di freschezza infantile e un’atmosfera di leggerezza soave, percepibile anche nella sinergia degli astanti, sia protagonisti, sia comprimari, sia figuranti. Ogni movimento scenico è reso alla perfezione, ogni gesto è carico di senso: la corporeità è stata elevata a personaggio. A dare spessore a questa lettura, la presenza di quattro mimi teatrali, due dei quali in particolare, dinamizzanti l’azione, e le magnifiche le coreografie sempre pertinenti e rappresentanti l’elemento magico. Sono le ballerine a usare le stelline brillanti; sono loro che accompagnano la trasformazione di Angelina e simulano la carrozza pronta a portarla al ballo; sono loro che raffigurano, interagendo con la platea, il nubifragio; e sono sempre loro che vanno via e si fanno salutare soprattutto da Angelina dal palco, quasi a ricordare la scena iniziale e finale del celeberrimo musical Mary Poppins. Inoltre l’elemento magico è rappresentato anche dalla presenza della zucca che rimanda alla favola da tutti conosciuti, dallo stesso Alidoro che, affiancato da una giovanissima apprendista, oltre a essere il Deus-ex-machina della narrazione, diventa quasi un dolce stregone capace di animare e gestire il temporale affinché tutto si compia come deve. Un altro aspetto distintivo della messinscena è la presenza di un continuo moto tra il reale e il fantastico rappresentato dagli ingressi e dalle uscite dalla porta principale centrale da parte dei protagonisti, a rappresentare un costante gioco tra la magia della ribalta e l’umanità del retroscena. E infine la presenza dei libri, sia nell’impianto scenico, sia nello sfogliare di alcuni testi, a ricordare come tutto sia una fiaba e come quelle pagine siano intrise di speranze, possibilità e desideri, invitando i presenti a ritornare bambini e a sognare di più.
Questa complessa impostazione registica viene valorizzata dalle magnifiche scene dipinte e gli elementi architettonici, basati su blocchi componibili e flessibili, di Roberta Lazzeri, che ricrea la dimora di Don Magnifico come una casa dai caldi rimandi sette-ottocenteschi, con blocchi, e dai componibili e flessibili. Perfettamente armonizzati sono i fantasiosi ed eloquenti costumi di Gianna Poli che disegnano una vivace galleria di caratteri e che contribuiscono a caratterizzare a tinte nette la scena. E totalmente pertinenti sono le luci di Vincenzo Apicella, riprese da Valerio Tiberi, che accompagnano la metamorfosi della protagonista, dalla penombra del focolare alla piena luminosità del palazzo reale, e danno profondità alla narrazione.

Grande protagonista dell’allestimento è Antonino Fogliani che si conferma elegante nocchiere dei bravissimi orchestrali del Regio di Torino. La sua direzione è stata elegante, dinamica, capace di valorizzare la partitura rossiniana, pennellandola a dovere, realizzando dei magnifici chiaro-scuri musicali e raggiungendo una straordinaria armonizzazione dei suoni Inoltre, curando con precisione, il rapporto tra il palco e la buca, ha consentito ai solisti una confortevole esecuzione.
Molta buona anche la prova del Coro del Regio sempre pertinente in ogni suo intervento, duttile, compatto e plastico scenicamente, istruito dal maestro Piero Monti. Un plauso al piglio, all’originalità e alla freschezza di Paola Grosa al fortepiano che, ad un certo punto, omaggia con simpatia Umberto Tozzi con le prime note della canzone Ti amo: pregevole il suo accompagnamento dei recitativi.
Un cast veramente eccezionale, a onore dell’operato di Rossini.
Nel ruolo di Angelina – Cenerentola si distingue in modo eccelso il mezzosoprano di coloratura Vasilisa Berzhanskaya. La sua straordinaria estensione vocale, la sua agilità nel muoversi nella propria partitura e la sua capacità emozionale la rendono un’Angelina di tutto rispetto. Ne abbiamo apprezzato la linea di canto, le fioriture, le volate, lo svettare sugli acuti, il muoversi bene sui centri, e ci ha convinto il suo manifestarsi misurata: nostalgica, sentimentale, priva di quel languore eccessivo in linea con l’impostazione magica dell’allestimento. Morbida ed elegante appare la canzone ricorrente Una volta c’era un re.
Accanto a lei, Nico Darmanin è un piacevole Don Ramiro che brilla per smalto vocale, assolutamente pertinente alla partitura rossiniana. Nel tenore sono evidenti un bel fraseggio e una valida tecnica, grazie alla quale riesce a risolvere il proprio ruolo, a tratti impervio, con naturalezza. Nonostante la buona resa di tutti i do del secondo atto, ciò che colpisce di lui sono la mimica facciale e la gestione del corpo, realmente impressionanti: il suo modo di incedere, a tratti macchiettistico e molto personale, conquista subito la simpatia del pubblico.

Roberto de Candia veste superbamente i panni di Dandini e si impone fin da subito con rotondità, smalto e presenza scenica, da fuoriclasse rossiniano. La magnifica tensione espressiva della sua cavatina d’ingresso e la sua proiezione vocale si mantengono in ciascun intervento, raffinandosi sempre più, se è possibile. Ogni suo gesto, inoltre, è carico di un’intenzionalità attoriale rara.
Carlo Lepore rende in modo superlativo la figura di Don Magnifico. Sia vocalmente sia scenicamente, nulla in lui è lasciato al caso. Rende tutte le sfumature del suo personaggio, pennellando ogni flessione melodica con classe, sfoggiando un elegante fraseggio e un timbro smaltato e luminoso, e interagendo con sapienza con tutti i colleghi.
Buona la prova di Maharram Huseynov che veste con intelligenza i panni di Alidoro: anche se all’inizio un po’ in sordina, strada facendo, come un diesel ha mostrato un bel colore di voce e un’ottima vis scenica. Notevole la resa de Là del ciel nell’arcano profondo.
Briose, divertente e vocalmente sempre pertinenti le artiste del Regio Ensemble Albina Tonkikh e Martina Myskohlid nei panni delle sorellastre Clorinda e Tisbe: totalmente funzionali al dinamismo narrativo e in linea con la spassosa messinscena.

Quindi un allestimento superbo, spassoso e nutriente, frutto anche di un’orchestrazione e un’armonizzazione vocale veramente di livello, visibile nelle bellissime pagine di insieme. Riteniamo la visione di questo spettacolo un regalo che consigliamo a tutti di farsi. A tal fine segnaliamo che le ultime due recite de La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo saranno oggi, 25 gennaio, e martedì 27 gennaio, sempre alle 15.00 e sempre al Regio di Torino.
Annunziato Gentiluomo

















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