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Al PalaCosta questa sera Federico Buffa racconta le Olimpiadi del ’36

Jesse Owen (1)

Questa sera alle 21, sul parquet del glorioso PalaCosta, l’affabulatore Federico Buffa porterà in scena “Le Olimpiadi del 1936”, uno spettacolo scritto a otto mani con Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica. Lo spettacolo fa parte del cartellone del Ravenna Festival 2016, che si intreccia ancora una volta alla storia del XX secolo e ai temi dell’uguaglianza con la narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici. Nel ’36, infatti, Hitler intendeva trasformare i Giochi nell’apoteosi della razza ariana, e invece furono gli atleti afroamericani Cornelius Jonshon, Dave Albritton, Jesse Owens a conquistare ripetutamente il podio, il…

Federico Buffa2 Questa sera alle 21, sul parquet del glorioso PalaCosta, l’affabulatore Federico Buffa porterà in scena “Le Olimpiadi del 1936”, uno spettacolo scritto a otto mani con Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica. Lo spettacolo fa parte del cartellone del Ravenna Festival 2016, che si intreccia ancora una volta alla storia del XX secolo e ai temi dell’uguaglianza con la narrazione di una delle edizioni più controverse dei Giochi Olimpici. Nel ’36, infatti, Hitler intendeva trasformare i Giochi nell’apoteosi della razza ariana, e invece furono gli atleti afroamericani Cornelius Jonshon, Dave Albritton, Jesse Owens a conquistare ripetutamente il podio, il tutto documentato in diretta dalle immagini di Leni Riefensthal che regalarono alla storia la straordinaria smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens.

Federico Buffa3Nello spettacolo Buffa interpreterà la parte di Wolfgang Furstner, comandante del villaggio olimpico. Con lui ci saranno i musicisti Alessandro Nidi, Nadio Marenco e la giovane cantante Cecilia Gragnani. Ma il cantastorie Buffa non narra solo di Owens, molti sono i personaggi e le storie che si intrecciano alle musiche e alle immagini dello straordinario film documentario – moderno ancora oggi – commissionato dallo stesso Hitler alla regista tedesca Leni Riefensthal: Joseph Goebbels, Albert Speer, Cornelius Johnson e Dave Albritton, poi Sohn Keechiung, il vincitore coreano della maratona che fu premiato però come atleta del Sol Levante, perché nel frattempo la Corea era stata occupata dal Giappone.

La scelta delle Olimpiadi del ’36 come oggetto di narrazione teatrale non è casuale, ricorda lo stesso Buffa, “perché fu la prima Olimpiade moderna della storia. La prima a legarsi alla tradizione dei Giochi di Atene: è a Berlino che ricompaiono i tedofori. È uno spartiacque del 20° secolo, c’è un mondo prima e un mondo dopo“. Owens fu l’atleta simbolo, dice ancora Buffa: “Credo sia stato uno dei dieci più importanti della storia. In questo spettacolo ricordo un episodio avvenuto sul transatlantico che lo portava in Germania. Le sue performance all’Olimpiade sono incredibili: vinse in un contesto difficilissimo. Anche oggi vederlo correre nelle immagini d’epoca è impressionante: ha uno stile perfetto“.

Jesse Owen (1)È ormai unanimemente riconosciuto il valore civile e formativo dello sport, così come la sua dimensione pedagogica che tende al tempo stesso a incoraggiare la prestazione, la lealtà e la solidarietà, recuperando i principi decoubertiani che hanno dato origine alle moderne Olimpiadi. Ma lo sport è da sempre linguaggio universale e specchio di civiltà, nel bene e nel male. Così in occasione delle Olimpiadi di Berlino del 1936, Adolf Hitler pensò di trasformare il più grande evento sportivo in una vetrina per mostrare al mondo una nazione in forte crescita e una razza invincibile. Ma l’atletica, in quegli anni le Olimpiadi si limitavano a queste discipline, è forse lo sport più democratico, dove le differenze si dissolvono, dove si lotta principalmente per superare i propri limiti senza cercare una vittoria a qualsiasi prezzo, nel rispetto dell’avversario e delle norme e delle regole non scritte e universali. Oggi chiamiamo tutto questo fair-play, ma allora era puro spirito olimpico, Olympismus. Tra le numerose storie nella storia, un certo Jesse Owens, praticamente sconosciuto fino a pochi mesi prima, superò non solo le proprie possibilità ma anche i limiti umani, facendo registrare ben quattro record: nei 100 metri stabilì il record mondiale (10,3”), nei 200 metri il record olimpico (20,7”), nel salto in lungo il record olimpico (806 cm) e nella staffetta 4 x 100 di nuovo il record mondiale (39,8”). Da sconosciuto ad icona dello sport e della lotta al razzismo.

Nell’anno che celebra Ravenna Città Europea dello Sport questo spettacolo, che coniuga sport e cultura, è reso possibile grazie alla collaborazione con il Comune di Ravenna e Sporty, a sua volta affiancato dal bagno Quevida.
Appuntamento stasera al PalaCosta, alle ore 21,00.

Redazione ArtInMovimento Magazine

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