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Jean-Luc Servino… tre anni dopo

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Dopo quasi tre anni, ritorniamo a bussare alla porta di Gianluca Servino, conosciuto oggi nell’ambiente cinematografico col nome Jean-Luc Servino. Diverse sono stati le sue collaborazioni come diverse sono state le sue realizzazioni cinematografiche, una delle quali gli ha garantito la vittoria del Culver City Film Festival di Marina del Rey, Los Angeles, una delle più prestigiose rassegne cinematografiche mondiali di cinema indipendente. Altre selezioni in festival e la pubblicazione di un libro… Lo abbiamo trovato più consapevole e sicuramente più maturo da tutti i punti di vista. Vediamo cosa ci racconta. Jean-Luc, iniziamo a parlare del corto Zackary, dedicato…

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Dopo quasi tre anni, ritorniamo a bussare alla porta di Gianluca Servino, conosciuto oggi nell’ambiente cinematografico col nome Jean-Luc Servino.
Diverse sono stati le sue collaborazioni come diverse sono state le sue realizzazioni cinematografiche, una delle quali gli ha garantito la vittoria del Culver City Film Festival di Marina del Rey, Los Angeles, una delle più prestigiose rassegne cinematografiche mondiali di cinema indipendente. Altre selezioni in festival e la pubblicazione di un libro… Lo abbiamo trovato più consapevole e sicuramente più maturo da tutti i punti di vista. Vediamo cosa ci racconta.

Jean-Luc, iniziamo a parlare del corto Zackary, dedicato a tuo padre, che si è fatto spazio tra le migliaia di pellicole giunte da tutto il mondo, vincendo il Culver City Film Festival
“Zackary” è un film al quale sono estremamente legato, nato, come la maggior parte delle cose che creo, in corrispondenza di determinati eventi. Tratta di un ragazzo alla fine dei

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vent’anni che si ritrova a confrontarsi con la prematura morte della sua amata. Non è un film romantico, però, in quanto si concentra sulle difficoltà nel superamento della perdita di una persona importante, tema trattato tra l’onirico e il reale. La vittoria nella categoria World Cinema Short al CCFF di Los Angeles è stato tanto bello quanto inaspettato. Essere preferito ad un mare di altre pellicole ti rende molto orgoglioso.

Com’è stato rappresentare l’Italia a Los Angeles?
Los Angeles è sempre stato il mio posto nel mondo, anche prima di conoscerlo realmente già sapevo fosse così e, infatti, non ha assolutamente deluso le mie aspettative. Metterci piede per la prima volta al contempo fisicamente e artisticamente è stata tra le emozioni più belle della mia vita. Ho vissuto parte dei miei sogni e sono contento di aver

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rappresentato nel mio piccolo la mia Nazione tra professionisti del settore.

Jean Luc, a parte Zackary, al momento quanti corti hai all’attivo?
Ho girato molti corti, ma quelli riconosciuti a livello internazionale per il momento, a partire dal 2014, anno del mio vero inizio, sono sei (di cui uno in post-produzione), tutti insigniti da riconoscimenti nazionali o internazionali. Ho iniziato con “Hello Sweet World”, cortometraggio astratto e sperimentale che ha ricevuto negli anni più di 100 interpretazioni diverse che mi sono divertito a raccogliere. Amo giocare sulla libera interpretazione… i miei film sono sempre stati quadri d’avanguardia. La mia opera ultima, “Whiskey For Robinson”, è di un esistenzialismo

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e sperimentazione pura, racchiude tutta la mia idea di cinema. Ne ho iniziato la distribuzione a marzo e già è stato ufficialmente selezionato dal “Los Angeles CineFest”. Spero e credo in altri buoni risultati. Nel frattempo ho deciso, principalmente per dare un’opportunità di lancio a promettenti ragazzi del mio “hinterland”, di confrontarmi per la prima volta con il mondo del web con una miniserie dal titolo “Edge – Qui si insegna a Sognare”, che sarà tra brevissimo online sulle mie pagine social.

Parliamo di questi tre anni, dalla nostra ultima intervista… quali sono stati i momenti e gli incontri più importanti?
Sono stati i tre anni in cui è più cambiata la mia vita sotto ogni singolo punto di vista. Ho conosciuto persone e vissuto momenti che mi hanno sicuramente segnato, ma preferisco rimanere sul professionale e citare tra le tante la conoscenza di un produttore

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hollywoodiano, Peter Greene. Ci vedemmo in serata sulla 3th street promenade di Santa Monica. Era visibilmente stanco ma quando gli piazzai davanti la prima scena di “Whiskey For Robinson” riprese vita e mi disse “I’m your fan. I think that you have big opportunities. I see many movies but yours… It’s very perfect to be a short. Poetry in motion”. Mi lacrimarono gli occhi, e non per la brezza oceanica. Quando gli dissi che sia “Zackary” che “Whiskey” erano stati girati a budget 0 pensava lo volessi prendere in giro e nemmeno sono sicuro che alla fine ci abbia creduto. Lì la realtà è ben diversa, qui per fare prodotti del genere indie all’inizio ci rimetti di tasca tua. Il problema è che il più delle volte è sempre “l’inizio”. Infatti, pure avendo un certo background e una certa esperienza, trovare finanziamenti è sempre difficilissimo al pari di chi si sta affacciando per la prima volta sulla scena.

Jean-Luc, Il libro La visione di Ben quando e soprattutto perché nasce?visione di ben

La visione di Ben” è un romanzo in realtà nato nel 2007 e lasciato lì fin quando non è giunto il periodo giusto per scriverlo sul serio, ovvero quasi 10 anni dopo, nel 2016. Ovviamente di base rispetto al 2007 è rimasto solo il tema. È il racconto sentimentale/erotico di un ragazzo molto particolare e critico di quei tanti aspetti per cui l’amore, quintessenza della vita, perde di credibilità. Si arriva inoltre a toccare la tematica della modernità, non scevra dalla critica che quel giovane idealista, protagonista della storia, le rivolge. Penso sia un libro che dovrebbero leggere tutti gli pseudo-innamorati, tutti coloro che non hanno il coraggio di terminare una storia d’amore dove in realtà d’amore non c’è più nulla, ma al tempo stesso anche tutti coloro che non hanno il coraggio di viverlo, di crederlo o che cercano altro per mera convenzione. Approfitto di questa intervista per annunciare che il mio primo lungometraggio in programma sarà basato proprio su “La visione di Ben”.

Tra Jean-Luc fotografo e Jean-Luc videomaker… qual è l’anima che sta spingendo di più?Servino (4)

La mia arte fotografica è come sempre molto caratterizzata dal catturare gli attimi, ma professionalmente e artisticamente mi muovo molto di più a livello videografico. I miei film sono la mia anima, ma non solo per i film in sé e per sé, ma anche e soprattutto per tutto ciò che si crea attorno a ogni opera, momenti fantastici di condivisione umana tra gli artisti. Mi piace circondarmi di persone dall’animo puro, mi sono sempre allontanato appena ho visto del marcio in qualcuno e ho sempre allontanato o non fatto entrare tali persone nelle mie produzioni. L’armonia nei miei team è una regola di base.

I tuoi prossimi progetti?Servino_22

Al momento c’è l’imminente lancio del su citato “Edge – Qui si insegna a Sognare”, una miniserie web basata sul perseguimento di sogni artistici in cui sono state coinvolte centinaia di persone, per lo più ragazzi molto promettenti nel campo delle arti performative, oltre alla premiére del docufilm sull’umanizzazione dell’assistenza e della medicina “Gli Angeli Silenziosi”, che si terrà al Teatro Mercadante di Napoli il 29 novembre. Tra i prossimi progetti di sicuro girerò un nuovo cortometraggio indipendente che ho già in mente. Per il resto ho tante idee in circolo: da un eventuale approdo teatrale allo sposarmi ed avere almeno 3 figli… ma su quest’ultima per il momento sto scherzando.
Annunziato Gentiluomo

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