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“Le donne che fecero l’impresa”. Storie belle di donne coraggiose, raccontate da altre donne

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Un libro come il pezzo di un puzzle, ancora da completare, per raccontare un’Italia di successi al femminile. Le storie raccontate in questo volume vanno da inizio ‘900 (una sola affonda le radici nel ‘700) ai giorni nostri, e alcune delle protagoniste sono ancora impegnate con le rispettive attività. È come una variopinta foto di gruppo, in cui troviamo personaggi diversissimi tra loro, con l’unico tratto comune di aver vissuto in Piemonte e di essere donne, donne che hanno saputo, in epoche e contesti differenti, prendere in mano la loro vita con coraggio e realizzare piccoli e grandi sogni nel…

26805415_324142308082947_5664257309523695953_nUn libro come il pezzo di un puzzle, ancora da completare, per raccontare un’Italia di successi al femminile. Le storie raccontate in questo volume vanno da inizio ‘900 (una sola affonda le radici nel ‘700) ai giorni nostri, e alcune delle protagoniste sono ancora impegnate con le rispettive attività. È come una variopinta foto di gruppo, in cui troviamo personaggi diversissimi tra loro, con l’unico tratto comune di aver vissuto in Piemonte e di essere donne, donne che hanno saputo, in epoche e contesti differenti, prendere in mano la loro vita con coraggio e realizzare piccoli e grandi sogni nel mondo del lavoro e dell’impresa.
La scelta di affidare anche i racconti a mani femminili diverse contribuisce a mettere in risalto alcune figure più di altre, la scelta stilistica del racconto incide non poco nel veicolare la storia, e risulta in alcuni casi preponderante.
Ci sono figure appena sfiorate, come quella di Isa Bluette (nome d’arte di Teresa Ferrero), che da Torino conquistò Parigi a inizio ‘900, calcando le scene dei più importanti teatri come cantante, attrice e ballerina di opera e operetta. Fu poi lei, come talent-scout, a lanciare due artisti come Macario e Totò. Il secondo capitolo, a lei dedicato e firmato da Lucia Borsani, lascia il lettore ancora con il desiderio di sapere e conoscere di più del personaggio presentato, che nel racconto è solo accennato, attraverso le parole di un signore incontrato dalle giovani protagoniste al cimitero monumentale di Torino.
Altre invece sono state incontrate davvero e sono divenute co-autorici, come Daniela Trombin che ha “prestato” le sue poesie e le sue riflessioni per arricchire il racconto che parla di lei, panificatrice e appassionata di letteratura e poesia che di sé dice “Sì, sono un’imprenditrice. Certo, lo sono a modo mio.” Un’imprenditrice che ha saputo rinascere dopo una perdita molto dolorosa. La presentazione di Daniela e della sua storia è affidata a Raffaella La Villa.

C’è Paola Niggi, presentata qui dalla sorella Fulvia in un bel racconto che è anche molto autobiografico, e che fa passare anche tante emozioni di chi scrive, sia dei sentimenti che legano le due sorelle, sia dell’amore per la lingua italiana, che è al centro della storia professionale di entrambe. Paola, la protagonista, ne diventa ambasciatrice creando, nella seconda metà degli ’80, il Centro Culturale Italiano di Parigi (diventandone poi vicepresidente e infine presidentessa), e successivamente fondando un coro che si specializza in canti popolari italiani.
C’è il capitolo scritto da Sara Magnoli, che riprende tra storia e leggenda un ritratto collettivo delle donne di Rueglio, in Val Chiusella. La tradizione e i racconti popolari parlano infatti della donne che fin dalla metà del Settecento da queste vallate partivano, restando per mesi lontane da casa e arrivando fino in Liguria, in Valle d’Aosta e sconfinando in Francia e in Svizzera. Portavano con sé teli, tessuti, lenzuola, pizzi, fettucce, e che vendevano andando di paese in paese. Indossavano un abito tipico e su di esso una collana fatta con fettucce e perline colorate.
C’è poi il capitolo scritto da Emanuela Morani, che si apre con la ricetta del Risotto al Nebbiolo con Robiola di Roccaverano DOP e che, con il filtro della narrazione in prima persona, introduce il lettore alla scoperta del mondo di Béatrice Orvain, approdata dalla Francia nelle Langhe per amore di Marco e, insieme a lui e a un’altra coppia di amici, fondatrice della cooperativa agricola “La Masca”. Qui si viene portati dolcemente nella vita contadina, scelta dai protagonisti per amore e per passione, una vita fatta di tempi di lavoro continui, che non conoscono soste ma soltanto il cambio di ritmo delle stagioni, il rapporto con gli animali e il loro benessere così importante, il processo di lavorazione del formaggio che richiede pazienza, cura, sensibilità.
Queste sono solo alcune delle storie che troviamo nel volume, attraverso le quali speriamo di suscitare la curiosità dei nostri lettori, ma la pubblicazione fa parte di un progetto più ampio che nel suo complesso merita di essere valorizzato, utilizzandolo magari nelle scuole come lettura per gli studenti delle superiori.
Per Edizioni del Loggione “Le donne che fecero l’impresa” è uscito anche per le regioni Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna, e speriamo che presto si riesca a completare un affresco nazionale. Sono tutte storie positive, che offrono spunti e stimoli utili a tutti, e forse in special modo a chi ancora è in cerca della propria strada, non solo professionale. Riprendendo il sottotitolo “nessun pensiero è mai troppo grande”, mai troppo grande per non poter essere tramutato in realtà se vi sono la volontà, la passione e il coraggio di affrontare le proprie sfide.

Chiara Trompetto

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