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Raphael Gualazzi, jazz e fantasia sotto le stelle a Monfortinjazz

La chiusura si Monfortinjazz 2015 è stata affidata all’estro e alla raffinatezza di Raphael Gualazzi, che ha suonato sotto un magnifico cielo stellato, nello splendido Anfiteatro Horszowsky. Tutto esaurito per l’ultima serata di un festival che è giunto ai 39 anni con un’edizione che ha incontrato ancora un grande successo di pubblico, anche perché la qualità e il livello degli artisti scelti sono stati come sempre molto alti. Raphael Gualazzi ha fatto tappa a Monforte con il suo tour “Jazz me up” nel quale dialoga con i mostri sacri del jazz e del blues, scegliendo i pezzi, con suoi arrangiamenti…

JpegLa chiusura si Monfortinjazz 2015 è stata affidata all’estro e alla raffinatezza di Raphael Gualazzi, che ha suonato sotto un magnifico cielo stellato, nello splendido Anfiteatro Horszowsky. Tutto esaurito per l’ultima serata di un festival che è giunto ai 39 anni con un’edizione che ha incontrato ancora un grande successo di pubblico, anche perché la qualità e il livello degli artisti scelti sono stati come 11822721_884018511652347_1373703493555454210_nsempre molto alti. Raphael Gualazzi ha fatto tappa a Monforte con il suo tour “Jazz me up” nel quale dialoga con i mostri sacri del jazz e del blues, scegliendo i pezzi, con suoi arrangiamenti originali di brani che hanno fatto la storia della musica, con tutta l’esuberanza della sua personalità musicale e con il suo gusto per le sperimentazioni. Supportato da una band di grandi professionisti, Gualazzi si è fatto interprete di brani di BB King, Bessie Smith, Ray Charles, Nat Gonella, Louis Jordan, Marvin Gaye,  Una versione da brividi di “Imagine”, e Jpegpoi suoi pezzi ormai famosi come “Follia d’amore”, “Reality and Fantasy”, “Lady O” e “Sai (ci basta un sogno)”, la canzone con la quale ha rappresentato l’Italia al Eurovision Song Contest 2011. . Un ragazzo seduto a fianco a noi ci ha detto, che quello di ieri era il settimo concerto di Gualazzi a cui assisteva. Una passione che ancora non conosce la noia,  che vive e cavalca le onde della musica e della creatività del giovane artista di Urbino. Non un concerto uguale all’altro anche nello stesso tour, una classe innata che dà la giusta misura tra parole e musica, il tanto che basta per far capire e non di più. Raphael ha sempre il sorriso sornione di chi si mette alla prova ma sa già di farcela, uno che “parla” la musica come fosse la sua lingua madre e che con essa costruisce racconti che si ascoltano fino alla fine, rapiti, trasportati in un mondo magico. Lontano dai modi dei personaggi da riviste patinate e notiziari estivi, simile a Paolo Conte  non solo per il pianoforte, che suona come 11825860_884018398319025_8526474713957282147_navesse 4 mani. Rispetto all’avvocato di Asti, Gualazzi ha una voce molto versatile, che riesce a graffiare e a scendere nelle profondità delle canzoni blues, ma anche a essere molto melodica sulle tonalità più alte.
La band è composta da Gianluca Nanni alla batteria e percussioni, Luigi Faggi alla tromba e flicorno, Laurent Miqueu alla chitarra e banjo, Emah Otu al contrabbasso e basso elettrico. Tanta qualità e professionalità, e un po’ di spirito jazz nei modi di scambiarsi sguardi Jpege sorrisi sul palco, a far capire che a divertirci non eravamo solo noi del pubblico. Più di due ore di concerto che hanno lasciato tutti entusiasti e un luogo che si conferma perfetto per ospitare questo genere di spettacoli.
Una nota di chiusura, l’ospitalità di Monfortinjazz all’associazione Cute Project, composta di volontari e medici che stanno lavorando in Africa intervenendo per curare soprattutto i bambini che riportano ferite e ustioni di guerra.

Chiara Trompetto
[Fonti delle immagini: Monfortinjazz (pagina facebook), Chiara Trompetto ph]

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