Month: July 2018

 

Prossimi appuntamenti per il 64° Festival pucciniano a Torre del Lago

thRA0H4QFUIl Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini è luogo in sui si tiene il Festival Puccini, un festival musicale che si svolge in estate a Torre Del Lago, in Toscana. Il compositore Giacomo Puccini visse in questo luogo per oltre trent’anni ed è qui che compose alcune delle sue più grandi opere. Di seguito fornirò alcune informazioni sul Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini e sul festival musicale che ho menzionato. Il Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini è uno dei complessi teatrali all’aperto più grandi di tutta la Toscana. Qui, a partire dal 1930, si è svolto ogni anno il Festival Puccini. Inizialmente si chiamava Festival di Torre del Lago che prende il nome proprio dalla località in cui si trova il Gran Teatro Giacomo Puccini. Questo è stato uno dei più grandi allestimenti organizzati da Giacomo Puccini, a cui partecipavano i più celebri rappresentanti della lirica mondiale. Nel 1966 il Teatro all’aperto è stato spostato a nord del porticciolo di Torre del Lago, in un terreno bonificato vicino alle rive del lago Massaciuccoli che è collegato mediante un ponticello al Villa Mausoleo di Puccini. Questa villa è stata costruita intorno al 1900 da Giacomo Puccini che poi ha abbandonato nel 1921 per trasferirsi a Viareggio. In questa villa ci sono le spoglie del compositore e qui i visitatori possono i cimeli della sua vita personale ed artistica. Il mausoleo viene gestito dalla nipote di Giacomo Puccini, Simonetta Puccini. Nel 1994 il Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini è stato oggetto di restauro. Nel 2002 la regione Toscana ha avviato il Memorial of Puccini. Si trattava di un programma culturale che prevedeva la realizzazione di un parco musicale, un teatro permanente e di un’area attrazzate per permettere l’accesso ai cittadini o ai turisti. Il Festival Puccini non è altro che un evento musicale che si tiene ogni estate (nei mesi di luglio ed agosto) a Torre Del Lago, una località della Toscana. Il primo festival si è svolto nel 1930. Il Festival Puccini viene organizzato al Gran Teatro all’aperto Giacomo Puccini, una struttura teatrale all’aperto che offre 3200 posti a sedere. Oltre ad essere uno degli eventi musicali più attesi della Toscana, è anche uno dei festival di lirica più importanti d’Italia. A partire dal 1930, il Festival Puccini ha attratto migliaia di spettatori provenienti da ogni parte del mondo, le più grandi stelle della musica lirica ed i migliori direttori d’orchestra mondiali. In questo evento vengono rappresentate le migliori opere pucciniane, tra cui: La Bohème, Tosca, Manon Lescaut, Turandot e Madama Butterfly.festival pucciniano

Il 64° Festival Puccini ha debuttato il 14 luglio e si concluderà il 25 agosto 2018 a Torre del Lago, in Toscana. Il calendario del Festival  renderà lo speciale omaggio alla Spagna e ai paesi di lingua spagnola. Uno speciale Gala di Inaugurazione, un grande evento,  si è svolto il 13 luglio scorso, mentre il  calendario 2018 ha previsto nuove produzioni di Tosca e Madama Butterfly, continuando la collaborazione  con il Teatro Nazionale di Tiblisi (Georgia). Tra le nuove proposte del cartellone 2018 spicca poi un nuova produzione de Il Trittico per la celebrazione del centenario della prima rappresentazione. Il programma prevede poi  la  ripresa di Turandot,  di La Boheme con le scene di Luciano Ricceri e,  a cura dei Teatri Ospiti,  le messe in scena di Manon Lescaut,  Turandot, la Bohème. Con gli artisti dell’Accademia del Festival Puccini, la Fondazione Festival Pucciniano  proporrà nel suo originale cartellone  una Zarzuela, l’operetta spagnola,  genere intermedio fra il dramma e l’opera,  simile all’opéra comique francese, all’operetta italiana. E per valorizzare il compositore Giovanni Pacini protagonista della vita culturale viareggina del suo tempo l’opera “Il Convitato di Pietra”  che vide la sua  prima rappresentazione  proprio a Viareggio in occasione del  Carnevale del 1832  e ripresa  in tempi moderni al Festival Rossini in Wildbad, in Germania nel  2008 e nel  2015 al Teatro Verdi di Pisa e al Teatro di San Girolamo di Lucca. A cavallo  tra luglio e agosto del  2018 la Fondazione Festival Pucciniano ha preparato una importante tournée in Finlandia al prestigioso Festival di Savonlinna che vede impegnati Solisti,  Orchestra e Coro  del Festival Puccini, oltre a tecnici   per  6 recite di due titoli puccini di grande appeal Turandot  e Tosca sotto la  direzione del Maestro Alberto Veronesi, Mario Del Monaco, Samson e Dalilapresidente della Fondazione Festival Pucciniano. Tra le novità della programmazione 2018, allo studio,  la volontà di mettere in scena opere anche in spazi di Viareggio. Ecco le date delle prossime recite: Turandot 17 agosto, Tosca 4 e 12 agosto, Madama Butterfly 10 e 18 agosto, Bohème 3 agosto e Il trittico 11 e 25 agosto.

L’incompiuta pucciniana Turandot tra i  titoli d’opera più amati dal pubblico di tutto il mondo, sarà in scena  nella ripresa dell’allestimento che nel 2017 ha segnato l’esordio alla regia del giornalista, scrittore Alfonso Signorini.  Le scene portano la firma di Carla Tolomeo artista eclettica la cui  storia artistica  si svolge tra ricerche e intuizioni geniali che le hanno consentito  di spaziare tra pittura, scultura e scrittura. Nel segno della modernità anche i costumi firmati  dallo stilista italiano Fausto Puglisi, (con Leila Fteita)  brand di riferimento di celebri pop-star tra cui Madonna.  Alfonso Signorini  scrittore, giornalista,   conduttore televisivo, oggi direttore del settimanale Chi   così dichiara“. Questa  ‘Turandot’ è  una fiaba, come voleva Puccini, con la mia regia ho voluto  evidenziare  che dentro quella  cornice fiabesca  si consumano inquietudini e drammi a tinte livide, attualissimi e senza tempo. la piccola schiava Liù, vittima sacrificale della relazione tra Calaf e Turandot, nel ritratto di Signorini diventa una figura centrale dell’opera, ovvero quel raggio di sole in mezzo a tanta crudeltà che merita esaltare; un personaggio centrale tanto da guadagnarsi alla fine dell’opera un omaggio di Turandot e di Calaf.  Sul podio, nella prima rappresentazione il 14 luglio che è anche la data inaugurale della stagione  il Maestro Alberto Veronesi, considerato uno specialista della partitura pucciniana e che del Festival di Torre del Lago è anche Presidente. Un allestimento salutato da ottimi consensi di pubblico e critica e poi messo in scena nel Teatro della capitale georgiana, Tbilisi oltre che trasmesso in scena serata da Mediaset.  “l’opera lirica e soprattutto l’opera pucciniana è protagonista negli ultimi anni –  dice  Maestro  Veronesi – di uno spettacolare ritorno di popolarità che vogliamo alimentare coinvolgendo persone che si approcciano con entusiasmo a questo progetto sul  quale  la Fondazione Festival Pucciniano  intende continuare ad investire”.

th1TLCH7T8Il nuovo allestimento di Tosca, al debutto assoluto domenica 15 luglio   porta la firma di Giancarlo del Monaco uno dei più importanti registi della sua generazione, figlio d’arte,  del grande tenore Mario del Monaco.  Il suo  debutto alla regia nel lontano 1965   al Teatro Greco di  Siracusa in  Samson et Dalila con Mario Del Monaco sul palco. “ Ho deciso più di mezzo secolo fa di fare il regista. Sono figlio di artisti, mia madre era una cantante, mio padre era Mario del Monaco, il padre di mio padre era un critico musicale, la madre di mio padre era un soprano per concerti da camera – perché all’epoca le donne non salivano sul palcoscenico-. Io mi sono trovato in questo ambiente e l’ho adorato fin da bambino. Quando tutti ascoltavano Elvis Presley, io ascoltavo i grandi cantanti del passato, studiavo letteratura e mi piaceva la musica. Conosco molto bene Torre del Lago, ci sono andato la prima volta nel ’64. Mio padre nel 1964, dopo un terribile incidente d’auto dove si era rotto malamente la gamba, riprese a cantare proprio a Torre del Lago nella Tosca. L’ultima recita della vita di mio padre è stata il Tabarro sempre a Torre del Lago, quindi l’ultima sua presenza sul palcoscenico, dopo 40 anni di carriera, è stata in questo luogo. Per me Puccini è stato come Verdi, come Mozart e come Wagner. Un compositore che ha segnato la mia vita, come la vita di mio padre. Ci sono delle opere di Puccini che mio Padre ha cantato e che sono storicamente memorabili tra cui una registrazione di Tosca favolosa con la Tebaldi e George London. Mio padre ha inciso tutte le più belle opere di Puccini. Io le ho messe in scena in Germania, in Spagna, a New York dove ho debuttato al Metropolitan nel 1991 con la Fanciulla del West per poi fare lì anche la Butterfly. La Tosca è uno dei più grandi e più conosciuti capolavori della storia dell’opera. È un’opera perfetta: musicalmente e drammaturgicamente perfetta.th1TLCH7T8

La prima volta  in riva al Lago il  dramma di Butterfly fu rappresentato nel 1931 e vedeva protagonista Rosetta Pampanini, da allora, la tragedia giapponese musicata da Puccini, ha visto numerose altre interpretazioni che dal punto di vista visivo hanno cercato di figurare quel Giappone che Puccini,  purtroppo,  aveva solo immaginato.  Nel 2000 a Torre del Lago  è stato il celebre scultore Kan Yasuda  a proporre  una nuova ed originale scenografia  “modellando” nel marmo  gli spazi e gli ambienti di Cio cio san. Simboli evocativi  del Giappone, carichi di significato,  quali Ishinki (Sasso), Shosei (Piccolo spazio infinito) e  la porta divisa in due  posta al  centro del palcoscenico, Tensei (Passaggio) e Tenmoku (Ombra e Vuoto). Un allestimento di grande successo e rappresentato dal 2000 ad oggi, con straordinari consensi anche in Germania, Corea, Stati Uniti, Giappone oltre che al Festival Puccini di  Torre del Lago e a  Pisa e Ferrara e con la regia di Vivien Hewitt e i costumi di Regina Schrecker. 15  riprese in 18  anni dal suo debutto  al Festival Puccini di Torre del Lago e applaudita  da oltre 120.000 spettatori oltre che a Torre del Lago.  In Italia l’allestimento è stato messo in scena al Teatro Verdi di Pisa (2011), al Teatro Comunale  di Ferrara (2011), all’estero in Giappone: – 2001 (Tokyo, Kobe e Nagasaki) protagonista di queste recite la compianta e grande interprete Daniela Dessì,  – 2005 Tokyo e Nagoya (Aichi Banpaku)  al Maifestspiel di Wiesbaden  (Germania)  2002 all’Opera di Baltimore (Stati Uniti) (2003) al Teatro Art Center di Seoul (Corea) 2017 Ciò che ha calamitato l’attenzione degli oltre 120.000 spettatori che in questi anni hanno visto lo spettacolo- dichiara la regista Vivien Hewitt-  è la rivelazione dell’aspetto epico-eroico della tragedia di Cio Cio San, geisha sedotta e abbandonata, che sta alla base del mio lavoro. Il fatto che Butterfly sia vittima non solo di una incomprensione culturale ma soprattutto di quell’irresponsabilità del maschilismo dongiovannesco che trascende ogni barriera culturale, oltre che della propria eredità psicologica che sfortunatamente le rende impraticabile ogni via di fuga, ne fa un dramma assolutamente universale. Nel mio spettacolo ho sempre cercato di rappresentare sia il conflitto delle due culture che l’umanità della storia, attraverso piccoli gesti e dettagli che rendono “vero” il racconto, in modo che la produzione resti fedele alle idee del compositore e dei suoi librettisti. Lo spazio scenico di Kan Yasuda offre l’opportunità perfetta per esplorare i valori tragici e simbolici di quest’opera, riuscendo a raggiungere una concezione di assoluta bellezza formale mediante la sottrazione di ogni superficiale elemento di “giapponismo” storicizzante.

thDBNJFPF1Una struggente storia d’amore, la spensierata allegria e i sogni della giovinezza sullo sfondo di una  Parigi “in esplosione”  in tutti i campi delle arti  che stregò Puccini  a tal punto da volerla come ambientazione della sua  Bohème .  Non conosco nessuno che abbia descritt o la Parigi di quel tempo tanto bene come Puccini in Bohème aveva detto Debussy a proposito di questo capolavoro ancora oggi l’ opera più rappresentata ogni anno in tutto il mondo.  A Torre del Lago, nel teatro adiacente alla dimora dove il Maestro mise in musica  la triste storia di Mimì e Rodolfo, l’opera  andrà in scena in un nuovo allestimento con la regia di   Alfonso Signorini  che così la descrive  «Con questa Bohème rendo un omaggio all’ Impressionismo francese che coincide  con il periodo di ambientazione della Bohème di Murger e di Puccini, prima metà dell’Ottocento. Attingo a piene mani in questa epoca con un excursus da Renoir a Manet a Toulouse-Lautrec, quindi anche con una zampata nel periodo finale di questa fase felicissima della storia dell’arte. Grazie alla collaborazione con Leila Fteita, scenografa e costumista mi ispiro all’Impressionismo con citazioni dirette».   Nelle scene Leila Fteita ricostruisce il vibrato della luce che si posa sulle case di Parigi  con una pittura mossa come facevano i pittori impressionisti sulla loro tela.  Ci saranno i grandi viali  che caratterizzano i grandi boulevard,  un grande caffè al centro – il nostro Cafè Momus mentre il terzo atto é un omaggio al capolavoro di Claude Monetla gazza “ dipinto nel 1869 .  I costumi saranno di questo specifico periodo parigino che segna il trapasso tra l 800 e il 900 . Donne e uomini molto eleganti che passeggiano con ombrelli cappellini per le strade di Parigi . E in mezzo a tutto questo fervore la storia dimessa di Mimi . Eccellenti protagonisti di questa che già si preannuncia come una splendida produzione in Mimì, Elena Mosuc  soprano rumeno  vera stella del belcanto e considerata dal pubblico e dalla critica una delle maggiori  interpreti del bel canto romantico . Rodolfo Francesco Demuro.  Sul podio alla prima rappresentazione il Maestro Alberto Veronesi “ ho diretto la mia prima Bohème proprio qui a Torre del Lago; è un’opera che amo particolarmente,  quattro quadri, come affreschi separati, che non guardano più allo svolgersi drammatico dell’azione, ma che presentano una situazione particolare: cartoline di vita bohémien. La musica è bellissima, basti pensare all’aria di Mimì nel finale “Ma quando vien lo sgelo”: un momento di bellezza musicale indescrivibile che lascia senza fiato”.

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Il Trittico Pucciniano, tre atti unici Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi  torna ad essere rappresentato integralmente a Torre del Lago  nell’occasione del Centenario dalla prima, avvenuta  il 14 dicembre del 1918 al Teatro Metropolitan di New York e alla quale Puccini non assistette a causa della precaria situazione internazionale. Il Maestro si dedicò alla composizione durante la prima guerra mondiale – un conflitto che  Puccini odiò   “se non finisce la guerra, cosa ne farà il mondo della musica?”   La musica per Suor Angelica e per Gianni Schicchi – quella per il Tabarro era già pronta da un pezzo – viene ultimata in ogni sua parte nell’aprile 1918. Con parole commosse lo stesso Puccini ricorderà più tardi l’audizione, in anteprima assoluta, di Suor Angelica, avvenuta nel 1917 nel monastero di Vicopelago, sulle colline lucchesi, fra ulivi e cipressi: il convento ospitava una comunità di monache agostiniane, delle quali è camerlenga, era  suor Maria Enrichetta, all’epoca Iginia Puccini, sorella del Maestro “Raccontai loro, con incerta trepidazione e con tutte le precauzioni e le delicate sfumature inspirate dall’ambiente e dall’auditorio, l’intreccio alquanto scabroso del libretto. Erano tutte attente, tutte commosse e con qualche lacrimuccia esclamavano compunte e timide ma sincere: – Poverina, poverina! Come fu disgraziata! Dio misericordioso certo l’ha accolta in cielo e le ha perdonato. Cattiva quella zia così dura…… Oh, la mamma che non ha veduto il suo bambino prima che quello morisse! Si direbbe quasi che le anime dei bimbi indugino a volare in Paradiso, se non ricevono prima il bacio della loro mamma! – Ed altre frasi tenere e commoventi. Io credevo che si scandalizzassero e che mi venissero fuori con qualche uscita di stupore, mi aspettavo anzi, col riserbo di quelle anime pure e timide, un qualche cosa che sapesse di rimprovero, di riprovazione per il troppo ardimento dell’intreccio…… Invece trovai soltanto della pietà, della generosa simpatia cristiana aulente di verace ed edificante sentimento religioso. E quando finalmente mi congedai, le monache mi fecero ala, ed arrivato in fondo alla scala, volsi lo sguardo e le vidi tutte in fila in una spontanea disposizione scenografica, quale nessun coreografo sarebbe mai capace di immaginare, e le nostre coriste e ballerine (Dio mi perdoni la profanazione) tanto meno di eseguire.”   Un mese dopo la prima americana,  l’opera vide la sua prima italiana  l’11 gennaio 1919 al Teatro Costanzi di Roma. A Torre del Lago il centenario sarà celebrato con un allestimento dell’Opera di Stato Ungherese  per la regia di  Ferenc Anger, direttore artistico del Teatro dell’Opera di Budapest che ha nel suo Trittico cercato un comune denominatore per le tre opere;   tre generi diversi,  Il Tabarro, un noir, Suor Angelica, l’opera prediletta da Puccini fra le tre, la più criticata per la sua drammaturgia e vicina ai canoni di Madama Butterfly per come affronta il tema della maternità; Gianni Schicchi, la più felice nella sua realizzazione, che prende spunto da un commento ottocentesco alla Divina Commedia di Dante, che a sua volta riportava una  interpretazione quattrocentesca  delle vicende di questo personaggio  veramente esistito. Sul podio il giovane e talentuoso direttore Jacopo Sipari di Pescasseroli alla testa dell’Orchestra della Toscana , compagine nata a Firenze nel 1980 per iniziativa della Regione Toscana e ritenuta oggi una delle più apprezzate orchestre italiane che sarà per la prima volta a Torre del Lago.thWJE7RJ67

Nel cartellone del 64°  Festival Puccini  e nell’ambito della rassegna  “Nel giardino di Paolina” un  Omaggio a Giovanni Pacini, compositore italiano, viareggino di adozione,    che lasciò un grande segno nel mondo musicale del suo. La storia di Giovanni Pacini è intimamente legata a Viareggio, dove si stabilì nel 1822. Egli nel volume autobiografico “Le mie memorie artistiche”, stampato a Firenze nel 1875, ha scritto: “Nella primavera del 1822 trovandosi a Fiumicino un piccolo bastimento appartenente a S.M. la Duchessa di Lucca, il capitano mi offrì di fare il viaggio con esso. Accettai l’invito e sbarcai a Viareggio ove, piacendomi infinitamente quella nascente città, vi fermai la mia dimora”. Infatti, Pacini fece costruire una casa lungo il canale Burlamacca dove soggiornò fino al 1857, poi si trasferì a Pescia. Questa casa, dove egli compose le sue più importanti opere, fra le quali la “Saffo”, fu risparmiata dai violenti bombardamenti che subì la città durante l’ultima guerra, ma scomparve sotto i colpi del piccone demolitore per scarsa sensibilità storico-artistica, e al suo posto fu edificato un anonimo “grattacielo”. Pacini, nelle sue “memorie”, non fa cenno al fatto che a Viareggio in quell’anno anche Paolina Bonaparte si fece costruire una villa, ma la presenza della bella principessa Borghese, che conobbe un anno prima e alla quale fu molto legato sentimentalmente, ebbe un ruolo determinante. Pacini, comunque,  anche quando questo legame si sciolse e dopo la morte di Paolina, avvenuta nel 1825, restò lo stesso a Viareggio e molto si adoperò per la città. Infatti nel 1834 istituì a Viareggio il Liceo musicale che intitolò a Carlo Lodovico. Il Liceo, frequentatissimo da giovani di tutta la Lucchesia ed anche da “stranieri”, per volontà dello stesso Duca, tre anni dopo fu trasferito a Lucca, poiché “una tale istituzione avrebbe recato un lustro” alla città. La scuola successivamente prese il nome di Giovanni Pacini, poi fu intitolata al musicista lucchese Luigi Boccherini.  A Pacini che si produsse in  oltre 90 composizioni  sarà dedicata la messa in scena il 24 agosto dell’opera  ”Il convitato di Pietra (rappresentata per la prima volta a  Viareggio nel 1832 in occasione del carnevale).

La trama dell’opera Il convitato di Pietra è nota, poiché è la stessa del Don Giovanni di Mozart. Si differenzia però per la distribuzione delle parti vocali ai personaggi.  Don Giovanni, diversamente dal protagonista mozartiano, baritono, è affidato in quest’opera al tenore, e oltretutto ad un tenore rossiniano particolarmente acuto. Francesco Pacini, che interpretava il ruolo, non era un cantante professionista (era, infatti, all’epoca, o lo divenne in seguito, console francese di Viareggio), ma doveva essere un dilettante assai esperto per riuscire a cantare in una tessitura così acuta e densa di fioriture.   Claudia Pacini Belluomini, che rivestì il ruolo di Zerlina, doveva essere anch’ella particolarmente dotata, poiché la parte non è semplicemente scritta per un giovane soprano leggero, come la Zerlina mozartiana, ma richiede invece una notevole estensione unita ad un’eccellente tecnica di coloratura.
Se entrambi questi ruoli necessitano di voci virtuosistiche, ciò vale anche, a suo modo, anche per Ficcanaso, il ruolo corrispondente al Leporello mozartiano. Luigi Pacini a quel tempo si era già ritirato dall’attività pubblica; morì infatti nel 1837, solo cinque anni dopo la rappresentazione dell’opera. Nonostante l’età riusciva ancora a cantare in tessiture acute, contando probabilmente più sullo stile che sulla prestazione vocale (secondo i canoni odierni la parte, infatti, è più adatta ad un basso-baritono che ad un basso vero e proprio); possedeva ancora una declamazione efficace, riuscendo ancora a cantare rapidi scioglilingua. Luigi Pacini era chiaramente ancora in grado di cantare in modo del tutto professionale. I ruoli restanti sono meno impegnativi. Masetto, cantato da Giovanni Bilet o Billé (probabilmente un allievo di Luigi o di Giovanni, o forse un amico di famiglia), è un altro basso, mentre Donna Anna, interpretata da Rosa, la moglie di Francesco Pacini, è un contralto. Anche se le loro parti rivestono comunque una certa importanza, la trama fa sì che ambedue scompaiano abbastanza presto nell’Atto Secondo. La partecipazione di Giovanni Billè fu in realtà più ampia, in quanto egli interpretò anche il ruolo del Commendatore all’inizio ed alla fine dell’opera. Duca Ottavio, il secondo tenore dell’opera, fu interpretato da un altro allievo o amico, Domenico Tonelli.  È curioso notare che il personaggio di Donna Elvira non è presente in questa versione della storia. Il suo ruolo, stranamente e con una certa dose di violenza psicologica sul carattere risultante, confluisce in quello di Zerlina.

Un cartellone ricco e ricercato, in un contesto scenografico molto singolare: un palco affacciato sul lago, un teatro all’aperto, con la suggestione dell’imbrunire e dei colori del tramonto. Assolutamente da non perdere!

Odette Alloati

Il Teatro Stabile con il contributo FUS 2018 rafforza la sua posizione fra i teatri nazionali

01_Lamberto Vallarino Gancia_Valerio Binasco_Filippo Fonsatti_DSCF0905Il 26 luglio 2018 è stato pubblicato dalla Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali il Decreto Direttoriale rep. n. 1197 con le assegnazioni del FUS – Fondo Unico dello Spettacolo per l’anno 2018. Con un contributo di 2.849.865 euro, in crescita di 135.865 euro (pari al 5% che è l’aumento massimo previsto dalla norma vigente) rispetto all’esercizio precedente, il Teatro Stabile di Torino rafforza la posizione di Teatro Nazionale più finanziato dal FUS. Il risultato era tutt’altro che scontato, considerato che nel 2018 la dotazione FUS è proporzionalmente ridotta rispetto all’anno precedente, per via di decine di nuovi accessi all’inizio di un nuovo triennio. Si tratta del più alto contributo FUS mai ricevuto nella storia dello Stabile, che con questo risultato si conferma come il soggetto più finanziato in assoluto dal DM 27 luglio 2017 – considerati tutti gli ambiti disciplinari (prosa, musica, danza,logo3.teatro stabile torino circo) – attraverso il sistema competitivo. Il risultato economico in crescita scaturisce dal punteggio ottenuto in ciascuno dei parametri di valutazione (qualità artistica, qualità indicizzata, dimensione quantitativa), pari a 92,40/100. Il doppio cambio alla direzione artistica del Teatro e di Torinodanza avvenuto all’inizio del 2018 – Valerio Binasco è subentrato a Mario Martone e Anna Cremonini è succeduta a Gigi Cristoforetti – è stato valutato positivamente dalle rispettive Commissioni Consultive: entrambi i progetti artistici hanno ottenuto i punteggi più alti nella categoria dei Teatri Nazionali art. 10 e dei Festival di danza art. 29. In particolare Torinodanza, organizzato dallo Stabile, ha ottenuto 35 untitledpunti su 35 di qualità artistica, che hanno garantito un contributo di 109.332 euro, in linea con lo scorso anno, confermando Torinodanza primo festival italiano di danza per finanziamento. Sommando i contributi FUS per l’attività teatrale, per quella di danza e per le tournée all’estero lo Stabile porta sul territorio quasi 3 milioni di euro. Grande soddisfazione esprimono il Presidente Lamberto Vallarino Gancia e il Direttore Filippo Fonsatti: «L’aumento del contributo premia la competitività su scala nazionale e internazionale del nostro Teatro e del festival Torinodanza e ne riconosce l’eccellenza artistica e l’efficienza gestionale. Ringraziamo le amministrazioni locali, Città di Torino, Regione Piemonte, Città di Moncalieri, e i soci privati Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, che con il loro convinto sostegno garantiscono al Teatro lo svolgimento ottimale delle funzioni pubbliche a favore della comunità, contribuendo ad aumentare l’attrattività del territorio. Un apprezzamento speciale – concludono Gancia e Fonsatti – va a Valerio Binasco e ad Anna Cremonini, a tutti i dipendenti e agli artisti, che con la loro passione e il loro talento hanno reso possibile questo ambizioso risultato». Ulteriori informazioni: http://www.spettacolodalvivo.beniculturali.it/index.php/teatro/873-fus-triennio-20182020-assegnazione-contributi-2018-ambito-teatro-decreto-direttoriale-26-luglio-2018-rep-n-1197

Redazione ArtInMovimento Magazine

 

“Buona la prima” per Stupinigi Sonic Park Nichelino

SSP_logo_ufficialeLa prima edizione di Stupinigi Sonic Park ha chiuso i battenti raggiungendo gli obiettivi che gli organizzatori Reverse e Vertigo si erano prefissati, in termini di presenze, gradimento e coinvolgimento del pubblico. Il Festival si è svolto dal 25 giugno al 11 luglio 2018 nel parco secolare della Palazzina di Caccia di Stupinigi nel Comune di Nichelino (TO),  promosso da Città di Nichelino e Sistema Cultura, con il patrocinio di Regione Piemonte e Camera di Commercio di Torino, in collaborazione con Piemonte dal Vivo e Consorzio Residenze Reali Sabaude all’interno di Palchi Reali. Apprezzato sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori, il Festival sta già lavorando alla line up del prossimo anno.
StupinigiSonicPark_dall'altoLa prima edizione, realizzazione di un progetto durato 7 mesi, ha rappresentato soprattutto la sperimentazione delle possibilità di questa nuova location, che si contraddistingue per l’elevato livello di qualità estetica e per l’intrinseca necessità di tutela del patrimonio architettonico e ambientale. Il parco della residenza sabauda settecentesca Patrimonio dell’Unesco è stato gradito come cornice non solo dal pubblico, ma anche dagli artisti nazionali e internazionali che si sono avvicendati sul palco.
I Deep Purple prima del concerto di mercoledì 11 luglio hanno commentato salendo dal backstage per il sound check “Amazing”; Steven Wilson davanti al pubblico dopo l’esecuzione del primo brano ha affermato “Over the years I’ve played some extraordinary and beautiful locations in Italy and this would definitely count as one of the most extraordinary and beautiful of all!“.

I numeri registrati parlano di 20.000 presenze di pubblico pagante per i 6 concerti, oltre 60 i musicisti e artisti che sonoMarco.Cometto_Deep_Purple _Stupinigi-11 luglio 2018-IMG_1666- saliti sul palco di 300 mq montato per la prima volta nella storia tra gli alberi secolari del parco. Oltre 3.000 le persone che hanno testato il parterre con posto assegnato nei due live di lunedì 25 giugno e martedì 26, rispettivamente con Jeff Beck e Steven Wilson. I concerti di LP il 29 giugno e Negrita + Kiol del 5 luglio hanno registrato circa 7.000 entusiasti fan nel parterre in piedi. Raddoppiate le presenze nelle due date del gran finale, il 9 luglio con Caparezza + The Minis con 6.800 spettatori e l’11 luglio il concerto di chiusura del festival con Deep Purple + The Temperance Movement (una delle due uniche date italiane) con oltre 3.200 persone.

Lo staff era composto da 40 volontari reclutati da Informagiovani Nichelino, quasi 900 sono i chilometri fatti dallo staff di produzione nei giorni del festival, in tutto oltre 400 persone, tra maestranze tecniche e personale dedicato a facchinaggio, accoglienza artisti, accoglienza pubblico e sorveglianza, che hanno lavorato per rendere reale un festival Marco.Cometto_Steven_Wilson _Stupinigi-26 giugno 2018-IMG_8806-nuovo dalle alte aspettative.
Si è contato proprio tutto, anche i litri di spray antizanzare forniti al pubblico all’ingresso, che sono stati 260.

Nata il 1 dicembre 2017, la pagina Facebook di Stupinigi Sonic Park ha oggi 15.357 fan con più di 12.000 click diretti all’acquisto dei biglietti su Ticketone. Il 95 % dei fan è italiano, il 5 % rimanente proviene da Francia, Spagna, Inghilterra, Svizzera, Germania e Stati Uniti.
Una prima edizione che è iniziata insomma sotto i migliori auspici e ha confermato le aspettative, scommettendo su aspetti di novità che sono piaciuti a tutti, artisti pubblico e addetti ai lavori. Non ci resta che continuare a seguire il progetto e aspettare la seconda edizione.

Redazione ArtInMovimento Magazine
[Immagini: Marco Cometto ph]

Barbera d’Asti 2.0: da un anno di ricerca nasce la prima mappa sensoriale della denominazione

fc805f31-1224-4566-a534-5b76864738d9Si chiama Barbera d’Asti 2.0 ed è un inedito studio scientifico, iniziato un anno fa, per approfondire le conoscenze sul mondo Barbera d’Asti, uno dei vini più rappresentativi del Piemonte. Si tratta di una nuova e ambiziosa attività di ricerca, avviata dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, insieme all’Università di Torino – Disafa e sostenuta dalla Regione Piemonte.
20180720_151324L’obiettivo del nuovo progetto (presentato alla Stampa il 20 luglio scorso) è la realizzazione di una “mappa sensoriale” della Barbera d’Asti docg, studio che si propone di definire il vasto territorio della denominazione  (5300 ettari sulle superfici collinari dei 167 comuni delle province di Asti e Alessandria) collegando in modo puntuale le caratteristiche dei vini Barbera d’Asti alle differenze geologiche e microclimatiche che ne definiscono l’area di produzione. Come abbiamo avuto modo di sottolineare più volte, il vino è uno degli alimenti maggiormente legati al territorio dal quale proviene, ed è proprio tale legame a conferire a ciascun vino le peculiarità e le caratteristiche che lo rendono identificabile e riconoscibile.

Lo studio per la creazione di questa inedita ‘mappa’ è partito nel 2017 e si propone di definire i profili sensoriali e le conoscenze chimico-fisiche, per chiarire e valorizzare i profili identitari di ciascun area di produzione, sia in termini di caratteristiche pedoclimatiche, sia della loro impronta sul profilo organolettico. Tecnici esperti e accademici sono partiti dalle zone di produzione con attività di sperimentazione e monitoraggio su vigneti che per altitudine, età delle viti, esposizione e composizione del suolo sono risultati i più rappresentativi delle rispettive zone di appertenenza. La prima fase della ricerca tecnico-scientifica che ne è derivata è stata incentrata sull’osservazione e l’analisi in vigna di fattori quali l’andamento climatico, la struttura del terreno e l’analisi delle uve (tramite la curva di maturazione, nella quale sono analizzati la componente fenolica, il ph, gli zuccheri, l’acidità). In relazione a questa prima fase sono poi state fatte micro-vendemmie e prove di micro-37425846_1709323412499066_8827859824394895360_nvinificazione, per cui le campionature di uve Barbera d’Asti, prelevate dai vigneti oggetto di analisi, sono state vinificate separatamente secondo il medesimo processo, volto a preservarne l’espressione del varietale e dell’area di provenienza. Questo elemento risulta fondamentale per definire la correlazione tra vigneti e caratteristiche sensoriali, chimiche e fisiche espresse dai vini. La seconda fase della ricerca è stata dedicata invece a test dei vini attualmente in commercio (per l’esattezza 82 vini Barbera d’Asti docg vendemmia 2016, 29 della tipologia ‘Superiore’ vendemmia 2015) prelevati da 97 aziende diverse. Il Consorzio ha raccolto 111 campioni di Barbera d’Asti, con campionatura significativa e rappresentativa delle tipologie attualmente disponibili, sottoposte a una commissione di degustazione composta da tecnici di cantina e ricercatori dell’Università di Torino.

14224703_1038495209581893_4095824746046830067_nSpiega il presidente del Consorzio Filippo Mobrici: “I grandi vini del mondo, le più rinomate denominazioni sono caratterizzate da aree vocate, i cosiddetti ‘cru’. Anche la Barbera d’Asti ha intrapreso questa strada e con l’avvio di questa nuova ricerca scientifica, mai realizzata prima d’ora, puntiamo ad arrivare alla caratterizzazione delle aree produttive. Con questo studio intendiamo far emergere le diverse tipicità produttive di un’area molto vasta, con caratteristiche uniche e distintive, punto di forza della Barbera d’Asti. Se si pensa al Barolo, ad esempio, sono proprio le diversità di zona la vera ricchezza. Ci aspettano anni di lavoro e impegno – prosegue – per portare a termine il nostro ambizioso progetto, che ci impegnerà per i prossimi anni e che porterà a qualificare ancora di più la regina dei rossi del Piemonte. Oggi abbiamo presentato i primi dodici mesi di attività scientifica e di studio avviata dal Consorzio, grazie al Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell’Università di Torino e con il contributo fondamentale della Regione”.

Dichiara il professor Vincenzo Gerbi dell’Università degli Studi di Torino, responsabile scientifico del progetto Barberavitigno-barbera-300x169 d’Asti 2.0: “A distanza di 10 anni dal progetto regionale ‘Increase Barbera’ che contribuì alla riqualificazione della Barbera d’Asti docg con questa nuova ricerca finanziata dalla Regione Piemonte si vogliono raggiungere nuovi obbiettivi concreti ed acquisire conoscenze scientifiche utili per tutto il comparto produttivo della Barbera d’Asti. Il lavoro ha due pilastri fondamentali, con il primo, operando su una campionatura di oltre cento vini commerciali, si vuole determinare come le diverse caratteristiche chimico- fisiche del vino, quali i caratteri cromatici e la composizione polifenolica, influenzino la qualità organolettica del vino. Con la seconda attività si vogliono studiare le relazioni tra le caratteristiche delle uve alla raccolta, provenienti da zone diverse, ed i caratteri dei relativi vini prodotti. A tal fine, si sono analizzate in modo approfondito uve provenienti da areali di produzione diversi della Barbera d’Asti, sottoponendole poi ad una vinificazione controllata presso la nostra cantina sperimentale (Centro Bonafous). Valutando i caratteri dei vini sperimentali e le caratteristiche dei vini in commercio, sarà possibile modellizzare le relazioni uve-vino e proporre ai produttori un modello predittivo che, in base alle caratteristiche delle uve, possa decidere il target commerciale a cui destinare il futuro vino”.

wild_wine_02-300x200A proposito del progetto Barbera d’Asti 2.0, l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte dichiara: “L’impegno anche economico della Regione Piemonte nella ricerca sulla Barbera d’Asti docg è un altro segno concreto della volontà di valorizzare al massimo questo vitigno, che tante soddisfazioni sta portando anche ai produttori. E’ una ricerca impegnativa per l’ampiezza dell’area interessata, 167 comuni dell’Alessandrino e dell’Astigiano, e per la necessaria accuratezza con cui deve essere condotta. Del resto anche la Barbera, come ogni grande vino, ha la sua carta di vocazionalità. Le nostre colline hanno caratteristiche diverse e insieme uniche, sulla base della composizione dei terreni e delle condizioni climatiche e ambientali. Lo stesso vale per gli uomini e le donne che coltivano la Barbera, con le loro storie, tradizioni e vocazioni individuali. Sono convinto che caratterizzare tutto questo aiuterà a sviluppare le azioni più adatte per presentare nel modo migliore le grandi qualità della Barbera, che tanto ha ancora da offrire sui mercati internazionali”.

Redazione ArtInMovimento Magazine
[Nell’immagine di copertina, da sinistra: Salvatore Giacoppo, Vincenzo Gerbi, Filippo Mobrici, Giorgio Ferrero, Simone Giacosa]

Tagliacozzo… pronti, partenza… e via!

LOGO-NUOVOokIl Festival di Tagliacozzo ai blocchi di partenza. Oggi, 26 luglio, e domani, venerdì 27 luglio, una straordinaria doppia inaugurazione in grande stile per il Festival che è ormai giunto alla 34 edizione. Il direttore d’orchestra abruzzese Jacopo Sipari di Pescasseroli, al suo secondo anno da direttore artistico, affida la prima data allo spettacolo di Gino Paoli e Danilo Rea con Due come noi che…, un prezioso esempio di come due artisti assoluti possano interpretare in modo innovativo alcuni classici della storia della musica italiana e internazionale. Due come noi che… haDa-sx-Rea-e-gino-Paoli già collezionato numerosi sold out nei concerti sui palcoscenici più prestigiosi in Italia e all’estero, incantando ed emozionando il pubblico ogni volta. Un successo che di certo non stupisce dato il duo d’eccezione: la voce e il carisma di Paoli, uno dei più grandi autori e interpreti della canzone nostrana, affiancata da uno dei più lirici e creativi pianisti riconosciuti a livello internazionale come Danilo Rea. Anche per la stagione 2017/2018 i due artisti saranno impegnati con un ricco calendario di concerti a base di voce e pianoforte, con una scaletta che si rinnova di spettacolo in spettacolo coJacopo sipari_pignatelli1n le canzoni più amate di Gino, da Sapore di Sale a Il cielo in una stanza, da Vivere ancora a Fingere di te passando per La gatta e Come si fa, insieme a chicche dei cantautori genovesi, che per Gino sono gli amici di una vita: Inoltre, non mancherà l’omaggio alla melodia napoletana e alla canzone d’autore francese.
La seconda data invece è affidata all’eleganza di uno dei più grandi attori italiani, Alessandro Alessandro_Preziosi_2Preziosi che si misurerà con Moby Dick, uno dei più intramontabili capolavori della letteratura americana e mondiale, la storia dell’irriducibile capitano Achab, impegnato nella fatale caccia alla balena bianca, che ha affascinato generazioni di lettori, e continua a farlo ancora nonostante la veneranda età. Scritto nel 1851 e pubblicato in Italia per la prima volta nel 1932, grazie alla stupenda traduzione di Cesare Pavese, il libro di Melville è uno di quei titoli che difficilmente non lascia il segno. Si tratta infatti non di certo solo di una cronaca enciclopedica della quotidianità delle baleniere, ma soprattutto un racconto dell’epica e SIPARI JACOPOinfinita lotta dell’uomo contro i suoi mostri.
La lettura di Alessandro Preziosi accompagnato dal live electronics di Paky De Maio ha l’intento di far comprendere appieno la pendolarità della condizione umana, nel descrivere in modo incomparabile l’eterno rimpianto e allo stesso tempo l’incurabile struggimento che ognuno di noi spinge sempre avanti, sempre altrove.
La primavera esistenziale che nel quotidiano sfugge di continuo, i rari, preziosi momenti in cui possediamo una visione, la lotta strenua per conservarne il ricordo nella spasmodica ricerca del porto dove il Male finalmente ci darà tregua. Alessandro Preziosi, al fianco di Achab, accompagna lo spettatore in questo viaggio fino agli abissi dell’animo umano, aiutandolo a decifrare il labirinto di avventure, simboli e filosofie che ne hanno fatto un moderno mito. Allora alla fine di questo viaggio potremo dire con Enzo Paci: La balena non è la fatalità del male, ma la possibilità del bene, la possibilità di trasformare il negativo in positivo.
stefano bollaniLa prima settimana a Tagliacozzo continua quindi Sabato, 28 Luglio, ore 18.00 con la violinista albanese Abigeila Voshtina, con Prokoviev e Respighi; Domenica 29 ore 10.30 è la volta dei due talenti di 7 e 9 anni Antonio e Mariano Fusco, Violino e Violoncello, con la Dokuz Eylul Symphony Orchestra di Turchia; Lunedì 30 Luglio grande Inaugurazione Sinfonica al Chiostro di San Francesco ore 21.15 con Vincenzo de Lucia e il secondo concerto per pianoforte di Liszt e la seconda sinfonia di Brahms sotto la bacchetta di Dian Tchobanov. Martedì 31 Luglio sempre al Chiostro di San Francesco ore 21.15 l’attesissimo concerto di Stefano Bollani.
Grande attenzione verrà data allo sviluppo una offerta artistica culturale di qualificato livello fornendo sempre un prodotto musicale di assoluto livello, attraverso l’inserimento di artisti di grande prestigio internazionale. Tutto questo perché Tagliacozzo e con esso l’Abruzzo intero appaiano sempre con maggior forza nell’universo culturale europeo, afferma Sipari di Pescasseroli.
È possibile acquistare i biglietti online su i-Ticket.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

[Fonti delle immagini: siciliaedonna.it, biografieonline.it]

Domani notte l’eclissi lunare più lunga del secolo

20070306150309_DSC_0042Così come è stato nel 2015 per quella solare (ne parlammo qui), che fu in alcune zone del Pianeta quasi totale, l’eclissi lunare totale attesa nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 luglio sarà anch’essa “eclissi del secolo” in ragione della sua lunghezza eccezionale. Si prevede infatti una durata di un’ora e 43 minuti, di poco più lunga di quella verificatasi a inizio anno. Il fenomeno sarà visibile dall’Italia tra le 20,24 e le 23,12 con l’inizio dell’eclissi totale previsto alle 22.22.
La luna apparirà nel cielo più piccola del solito, poichè si trova nel punto dell’orbita più lontano dalla Terra, e apparirà anche di un colore rossastro, perchè non sarà illuminata dalla luce solare, ma da quella rifratta dall’atmosfera terrestre.
20070305002318_eclissiIl cielo di domani notte sarà inoltre reso ancora più affascinante dalla presenza di ben quattro pianeti visibili a occhio nudo, che sono Venere, Giove, Saturno e Marte.
Vi saranno ovviamente diverse iniziative presso gli osservatori distribuiti sul territorio nazionale. Per cercare e trovare quelli vicini a voi trovate tutte le informazioni sul sito dell’INAF (Istituto Nazionale di Astro Fisica).
Se le codizioni meteo non dovessero permettere di godere dello spettacolo naturale, sarà comunque possibile vederlo in streaming, tramite il servizio di VirtualTelescope.
L’INAF ha inoltre creato apposta per l’occasione uno spazio online per condividere foto e video dell’eclissi, e invita a partecipare anche se non si è fotografi provetti. La pagina è lunadiluglio.tumblr.com

E voi, dove sarete ad ammirare questo spettacolo?

Redazione ArtInMovimento Magazine
[Immagini tratte dalla gallery dispobibile sul sito dell’INAF. In ordine di apparizione: “la luna a ferentillo”, ph Gianluigi Pennacchi; “Moon eclipse”, ph Ariel Gonzalez]

Olimpiadi Internazionali di Matematica sul podio la squadra italiana

MIURMentre ancora si parla dei Mondiali a cui l’Italia non ha avuto accesso, da altri fronti giungono grandi soddisfazioni per il nostro Paese. Ben quattro medaglie d’argento e due di bronzo per i giovani talenti italiani alla 59esima edizione delle Olimpiadi Internazionali di Matematica (IMO), appena concluse a Cluj-Napoca, in Romania.
Sei le medaglie in totale conquistate dalla squadra azzurra e un oro “sfiorato” (per un solo punto). Complessivamente i sei componenti della squadra italiana si sono classificati al 17esimo posto su 107 nazioni partecipanti (594 i concorrenti in totale, di cui 60 ragazze).
opening-1080x721A salire sul podio per la medaglia d’argento: Bernardo Tarini, del Liceo Scientifico “A. Gramsci” di Firenze (30 punti su 42, a un solo punto dall’oro); Federico Viola, del Liceo Scientifico “A. Righi” di Roma e Saro Passaro, del Liceo Scientifico “A. Volta” di Milano (entrambi con 29 punti); Andrea Ciprietti, del Liceo Scientifico “M. Curie” di Giuliaova (26 punti).
Hanno conseguito le Medaglie di bronzo: Fabio Pruneri, del Liceo Scientifico “A. Volta” di Milano (24 punti, a un solo punto dall’argento) e Matteo Palmieri (16 punti), del Liceo Scientifico “G. Ferraris” di Torino.
La squadra italiana è stata scelta al termine di un percorso di un anno, scandito da gare e stage di formazione, organizzato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e dall’Unione Matematica Italiana.
Orgoglio tutto italiano…
Redazione di ArtInMovimento Magazine

 

[Fonte delle immagini: maddmaths.simai.eu]

 

Vittorio Prato a Beaune nei panni di Figaro!

Vittorio PratoVittorio Prato è un interprete di riferimento del ruolo di Figaro. Il baritono leccese ha già dato voce e presenza al barbiere rossiniano più amato del mondo nei teatri di Toulouse, Berlino, Trieste, Firenze, Bari e Bologna. Ma il suo Figaro del prossimo 28 luglio sarà un po’ speciale. Si tratta di una nuova produzione, in forma di concerto, del raffinato Festival International Opéra Baroque & Romantique di Beaune. Nella piccola e preziosa capitale della Borgogna, questo Festival si tiene nel Cortile d’onore dell’Hôtel-Dieu, l’ospedale dei poveri che ha il privilegio di ospitare da sempre il capolavoro del maestro fiammingo Rogier van der Weyden, il Polittico delJérémie-Rhorer-©-Luc-Braquet-e1525855090871 Giudizio universale.
Dal punto di vista musicale, Il barbiere di Siviglia a Beaune rappresenta l’omaggio che il Festival dedica ai 150 anni di Rossini, insieme a La Cenerentola e a Tancredi.
L’orchestra scelta è, con il suo fondatore e direttore musicale Jérémie Rhorer, Le Cercle de l’Harmonie, specialista nell’uso degli strumenti d’epoca. Il cast è completato da altri ottimi “rossiniani”: Anna Goryachova (Rosina), Mattew Newlin (Conte d’Almaviva), Riccardo Novaro (Bartolo) e Luigi De Donato (Basilio).barbierdeseville-1
Si preannuncia una versione de Il barbiere di Siviglia perfettamente cesellato nel suo ingranaggio musicale che, al netto della rappresentazione scenica, esalterà proprio la partitura perfetta di Gioachino Rossini.
Siamo riusciti a strappare una dichiarazione al baritono Vittorio Prato che seguiamo dai suoi esordi e che apprezziamo moltissimo, inerente al suo debutto al Festival di Beaune e al suo rapporto con Rossini e con la Francia: Sono felice di tornare in Francia, in un festival internazionalmente riconosciuto, con uno dei ruoli che ho cantato di più, Figaro.
Figaro è allegriVittorio Prato_il barbierea e vitalità, proprio come la musica di Rossini, autore che riesce a trasmettere questa forza emotiva travolgente anche nelle opere serie. I finali delle opere di Rossini sono un vortice che tiene incollati alle sedie, grazie al particolare ritmo sillabico del testo e all’orchestrazione nota per il famoso “crescendo rossiniano”, allo stesso tempo fanno venirvittorio_prato_il-turcoe voglia di alzarsi e ballare, come una musica disco dei giorni nostri.
“Il barbiere di Siviglia” non è solo un’opera buffa, ma è anche una delle opere più eseguite al mondo, ci si deve confrontare con le interpretazioni dei più grandi baritoni e, inutile negarlo, provo sempre una certa responsabilità!
Con la Francia ho un legame speciale perché la mia carriera è iniziata proprio a Lyon ed è continuata a Toulouse, a Bordeaux, a Parigi, a Dijon, a Montpellier. Inoltre la Francia era la seconda patria proprio di Rossini: non potrebbe esserci miglior connubio.
Annunziato Gentiluomo

Prossimamente la XV Edizione del Festival della Mente a Sarzana

Punto_Info-350x233La 15^ edizione del Festival della Mente, il primo festival europeo dedicato alla creatività e alla nascita delle idee, si terrà il 31 agosto e l’1 e 2 settembre 2018 a Sarzana e come di consueto proporrà incontri, spettacoli e momenti di approfondimento culturale con grandi scienziati, letterati e artisti, oltre a un ricco programma per bambini e ragazzi – un vero e proprio festival nel festival – e numerosi eventi paralleli. Ogni anno più di 500 ragazzi delle scuole superiori e universitari, un centinaio di volontari adulti come insegnanti, membri delle associazioni del territorio e della società civile si offrono per collaborare volontariamente al Festival della Mente. A tutti gli studenti viene consegnato un attestato di partecipazione che, su discrezione autonoma dell’istituto scolastico, potrà valere per il riconoscimento di crediti formativi. Il volontario deve garantire, al momento della conferma di partecipazione, la propria disponibilità durante le tre giornate del festival per un totale complessivo di 12 ore.La partecipazione degli studenti rientra anche nei progetti di Alternanza Scuola-Lavoro. La formazione pratica si svolgerà dal 27 agosto al 2 settembre, prima e durante i tre giorni del festival. Il percorso di alternanza scuola lavoro “Festival della Mente 2018” prevede anche due progetti Stampaspeciali, IngrandiMENTI e Tatch, rivolti rispettivamente a gruppi di 12 e 24 studenti. Il primo, dedicato all’approfondimento di modalità e temi legati alla comunicazione e al giornalismo, viene condotto da una scrittrice e un videomaker, mentre il secondo, volto a far nascere una riflessione sul concetto di cooperazione attraverso tecnologia e creatività, viene tenuto da un’illustratrice e un’attrice/operatrice di teatro sociale. Sede centrale per i servizi di informazione e accoglienza, il Punto Informazioni rappresenta un riferimento basilare per tutta la manifestazione. I volontari addetti si relazionano direttamente con gli ospiti e il pubblico del Festival, distribuiscono materiale promozionale e offrono indicazioni sugli eventi, sulla città e sui servizi vari. È fondamentale conoscere bene il programma del festival e la città di Sarzana per fornire indicazioni utili al raggiungimento delle location, della biglietteria, dei luoghi d’interesse, ecc. Disponibilità, gentilezza e pazienza sono tra le qualità più importanti, ma il senso pratico non dovrà mancare. Il punto informativo sarà allestito in piazza Luni. Fare parte delle squadre che si occupano dell’organizzazione di una delle tante location del Festival della Mente significa avere una visione d’insieme e partecipare attivamente al festival. Il coordinamento tra compagni di squadra e la divisione degli incarichi garantisce la buona riuscita dei singoli eventi. Un capo sala ti aiuterà a Festival della Mente - archivio (14)tenere le fila e allo stesso tempo potrai contare anche sulla collaborazione dei volontari della “squadra pronto intervento” e degli organizzatori, che ti saranno di supporto. Inoltre, sarà proprio il tuo turno di lavoro la miglior occasione per conoscere i relatori che parteciperanno al festival. Alcuni dei compiti: gestione dell’ingresso del pubblico in sala, ordine, controllo dei biglietti, assistenza alle persone, prontezza e supporto nella gestione di imprevisti (meteo, variazioni di location o di orario, imprevisti dell’ultimo minuto), gestione dell’uscita delle persone dopo la conclusione dell’evento, collaborazione con i volontari di altre squadre che potrebbero essere in sala per svolgere altre funzioni, sostegno al relatore se desidera rispondere a domande o firmare autografi. Gestire i più piccoli è un compito stimolante e divertente ma che richiede particolari abilità e tanta attenzione. I laboratori per bambini sono a numero chiuso e vengono svolti in spazi più ristretti rispetto agli eventi per adulti, però più ricchi di colori, chiacchiere, suoni e risate. Il valido supporto dei volontari è fondamentale per agevolare il lavoro del relatore e per il buon esito dell’evento. Durante il festival accade spesso che siano necessari dei servizi che non sono riconducibili a mansioni predefinite. Anzi, spesso è proprio l’imprevedibilità la caratteristica comune a chi decide di far parte della “squadra problem solving”. Anche in questo caso esistono dei turni, all’interno dei quali è richiesta soprattutto prontezza di risposta, flessibilità e capacità di risolvere situazioni in breve tempo.  Gli esempi più frequenti riguardano lo spostamento di materiale, accompagnare un relatore da una location ad un’altra, l’aggiornamento gruppo_pronto_interventodei punti informazione e di altri punti specifici della città in caso di variazioni al programma (orario/location), o l’andare incontro ad alcune piccole richieste last-minute. La complicità tra i volontari di queste squadre è l’elemento fondamentale sia per il risultato, sia per il divertimento, che non mancherà di certo. Per far parte della “squadra pronto intervento” è necessario rendersi disponibili dal martedì che precede l’inizio del Festival della Mente. Possono prendere parte a questo gruppo esclusivamente studenti dai 16 anni in su. Avere una buona conoscenza del programma e prestare attenzione al contenuto degli incontri è indispensabile per realizzarne il live-tweeting (il racconto dell’evento tramite i vostri tweet). Grazie al lavoro di questo gruppo, molte persone che non sono presenti al festival possono seguire in tempo reale la manifestazione e ricevere aggiornamenti sugli eventi. L’hashtag da inserire Gestione-location-350x234in ogni tweet è #FdM18 per interagire con il nostro account @Fest_dellaMente. Le immagini raccolte durante il festival sono fondamentali per offrire un racconto della manifestazione. I volontari del gruppo Foto/Instagram possono contribuire a questo racconto visivo, scattando numerose istantanee sia durante gli eventi, sia per catturare l’atmosfera del festival nelle vie e le piazze della città di Sarzana. L’hashtag da inserire in ogni foto condivisa su Instagram è #FdM18, per interagire così con il nostro account: festival_della_mente. Le immagini potranno essere pubblicate anche sul sito www.festivaldellamente.it e sui social del festival.  È necessario avere una macchina fotografica o uno smartphone e un account Instagram e si consiglia di portare sempre con sé un caricabatterie per caricare il dispositivo durante le pause. È necessario avere un account Twitter, uno smartphone o un tablet e si consiglia di portare sempre con sé un caricabatterie per caricare il dispositivo durante le pause. I turni dei volontari saranno organizzati per garantire che ogni evento sia coperto dal live-tweeting.

Odette Alloati

 

 

Da settembre la rassegna Torinodanza al Teatro Regio

icon_mb-0682_30305722405_oL’inaugurazione di Torinodanza sarà programmata al Teatro Regio il 10 settembre, alle ore 20.00, con una serata in cui saranno presentati, in prima italiana, due diversi spettacoli a firma Sidi Larbi Cherkaoui, NOETIC e ICON, entrambi prodotti da GöteborgsOperans Danskompani, il corpo di ballo dell’Opera della città svedese di Göteborg che da anni sta costruendo un repertorio tra i più interessanti in Europa. Con questo debutto si suggella una collaborazione con Sidi Larbi Cherkaoui, che sarà “artista associato” del Festival Torinodanza, dunque presente con una propria produzione nei prossimi tre anni di programmazione. Noetic e Icon, entrambi realizzati con le scenografie dell’artista visivo inglese Antony Gormley, sono opere emblematiche e significative del percorso artistico di Sidi Larbi Cherkaoui: se Noetic fonda il proprio disegno creativo su elementi aerei supportati da elementi scenici che costruiscono affascinanti geometrie e forme, in Icon elementi di argilla costituiscono la scenografia e gli oggetti che ne derivano ancorano pesantemente al suolo forme e movimenti. Nei due spettacoli di Sidi Larbi Cherkaoui si celano domande universali. In Icon il coreografo si pone la questione di come la società contemporanea senta la necessità di crearsi sempre nuovi miti, delle vere e proprie “icone”, per poi distruggerle e sostituirle, perdendosi in una spirale infinita, in Noetic si interroga sul rapporto tra scienza e coscienza, tra forme fisiche e forme della mente. untitled

NOETIC – Nulla nel mondo fisico si muove in linea retta: né il proiettile sparato da un fucile né il fulmine che colpisce la terra dal cielo. Tutto è una spirale, anche i fotoni provenienti da una stella lontana, supportando la prova dell’esistenza della relatività. Il nostro corpo è “questa spirale mortale” (Shakespeare), il nostro stesso DNA ha la forma di una spirale. (Randy Powell, matematico / Vortex Math). tà.Noetic è la prima esperienza del coreografo Sidi Larbi Cherkaoui con la compagnia di danza del Teatro dell’Opera di Göteborg cui segue, due anni dopo, la creazione di Icon. I due spettacoli sono collegati, in opposizione, tra loro grazie alle loro specifiche differenze: se Noetic fonda il proprio disegno creativo sulla leggerezza della materia grazie ad elementi scenici che costruiscono geometrie e forme aeree, in Icon l’uso dell’argilla che forma scenografia e oggetti scenici áncora pesantemente al suolo gesti e movimenti dei danzatori. La creazione esplora la necessità istintiva dell’uomo di strutturare ogni dettaglio della propria esistenza e del desiderio di liberarsi di regole e sistemi per scoprire cosa sta al di là di essi. I movimenti, a volte meccanici, a volte fluidi e classici, permettono ai danzatori di costruire e de-costruire la realtà.thZBUWR5C7

«In questa pièce ho lavorato sulle nostre interconnessioni più intime, sulla conoscenza che ci mette in relazione con l’istinto, che ne determina causa ed effetto» dichiara Sidi Larbi Cherkaoui. Per esplorare questi legami degli individui tra di loro e con la società, Cherkaoui ha lavorato con l’artista visivo inglese Antony Gormley, suo storico collaboratore: insieme hanno creato lunghe aste flessibili in fibra di carbonio che formano linee, quadrati che delimitano gli spazi e, legate tra loro, cerchi perfetti, sfere, forme importanti e nello stesso tempo sottili. Geometrie sacre, specchio della vita urbana in forma di funzione meccanica, effetto del microcosmo in un macrocosmo, interconnessioni di tutte le strutture in rete: Noetic affronta questi temi con poesia.thV42XQAUV

«L’interazione di queste forme sferiche intrecciate tra loro – dichiara Antony Gormley – evoca la cristallografia molecolare: le valenze degli atomi che costituiscono le molecole degli elementi e i loro legami puri. La geometria del cerchio è sacro nella Cabala, nella tradizione tantrica, nell’architettura islamica e in moltissime altre tradizioni che integrano le regole numerologiche dei sistemi binari – triangolo, quadrato, pentagramma – così come lo sviluppo di tutte le relazioni poliedriche. In questa pièce le figure geometriche sono degli strumenti destinati a far emergere delle forme piuttosto che delle strutture dogmatiche: creano possibilità piuttosto che creare dei vincoli. E i danzatori manipolano con dolcezza lo spazio, si adattano allo spazio, interagiscono con lo spazio».  thMXS7V2VX

ICON – Tutto quello che ci precede è impresso in noi come l’impronta di un pneumatico, diventa come un tatuaggio sul nostro corpo-spirito e fa letteralmente di noi il prodotto di ciò che ci ha preceduto. La tradizione non mi ha mai oppresso: ho rimodellato la mia esperienza e ne ho ricavato un’opera d’arte. In ragione di ciò che mi è arrivato, sono più di quanto ero prima di ora. (Jason Silva). La riflessione da cui è partito Sidi Larbi Cherkaoui per la creazione di Icon, seconda produzione con la compagnia di danza del Teatro dell’Opera di Göteborg, è sul come in ogni tempo l’uomo abbia la tendenza a fabbricare degli idoli, investendoli di forza e di potere, per avere poi la capacità di distruggerli e ricominciare, come se ogni atto fondante della vita nascesse da una necessità di distruzione. Per esprimere questo pensiero metafisico, Cherkaoui, insieme all’artista Antony Gormley ha scelto di lavorare con la creta, la materia fisica tra le più pesanti, ma anche la più manipolabile, con una potenzialità infinita di trasformazione, come il corpo del danzatore: «i danzatori nel loro rapporto con le forme d’argilla rappresentano per me la nozione di icona e distruzione dell’icona, portando un messaggio universale di mutazione costante» – dichiara il coreografo. Il risultato è un palcoscenico che assomiglia a un campo di battaglia in cui ciascun interprete lotta con se stesso e gli altri nella costruzione-difesa-distruzione di un proprio simulacro, creando gesti che evocano un rituale, a tratti ancestrale, amplificato dalle armonie di sonorità antiche espresse dalle musiche eseguite dal vivo.thH4R0QJ72

«Icon tratta del potere dell’immagine scolpita – aggiunge Gormley. La nostra capacità di creare effigi o equivalenti corporei è una forma di furto rispetto all’evoluzione o al potere divino. L’Ebraismo e l’Islam vietano la creazione di qualsiasi forma di immagine in virtù della capacità della scultura di controllare e modificare le nostre attitudini. Siamo partiti dalla trasformazione di una massa inerte in immagine e poi dall’immagine all’entropia o alla disintegrazione. La tensione tra iconografia e iconoclastia è una questione che non ci lascerà mai».

Lo spettacolo unisce tredici danzatori della compagnia del teatro dell’Opera di Göteborg a cinque danzatori della compagnia Eastman fondata e diretta da Sidi Larbi Cherkaoui con sede ad Anversa.th4RCN620V

 Sidi Larbi Cherkaoui, belga di origini magrebine, è il coreografo che forse ha saputo meglio coniugare i temi dell’identità e del multiculturalismo con un gesto universale, sofisticato ed elegante. I suoi spettacoli sono sempre permeati di un soffio di spiritualità. La sua ricerca guarda al tema dell’incontro tra le differenze, etiche, religiose, culturali, linguistiche. Il suo stile è astratto e concreto nel medesimo tempo: se tocca i temi più urgenti della convivenza tra individui, lo fa in un’atmosfera senza tempo senza riferimenti attuali, in una sorta di memoria emotiva ancestrale per ritrovare nelle origini il senso profondo della storia umana. Coreografo e danzatore, ha collaborato con les ballets C. de la B. di Alain Platel, con Akram Khan, Shantala Shivalingappa, Marina Abramović, María Pagés. Nel 2010 ha fondato la propria compagnia, Eastman con sede ad Anversa. È artista associato al Sadler’s Wells di Londra e dal 2015 direttore artistico del Royal Ballet of Flanders. Dal 2010 al 2015 è stato direttore artistico di Equilibrio Festival della nuova danza all’Auditorium Parco della Musica di Roma.th0NIF3CQW

Antony Gormley, inglese, di madre tedesca e padre irlandese, con le sue opere ha dato nuova vita all’immagine umana nella scultura, con un’approfondita ricerca sul corpo quale sede di memoria e trasformazione, utilizzando il suo stesso corpo come soggetto, strumento e materiale. A partire dal 1990 Antony Gormley ha allargato il suo interesse verso la condizione umana per rivolgere la sua esplorazione al corpo collettivo, alla folla, e alla relazione tra il sé e l’altro, in installazioni su larga scala quali Allotment, Critical Mass, Another Place, e le più recenti Domain Field e Inside Australia. Un esempio di queste opere è costituito dalle 32.000 figurine in terracotta disposte nella chiesa di St. Mary a Londra nell’installazione Clay and the collective body (2009), da cui trae ispirazione l’intervento in Icon: le statuine ricavate, da una piccola palla d’argilla venivano costruite da migliaia di persone sotto la supervisione dell’artista. Insignito più volte del Turner Prize, ha già lavorato con Cherkaoui in Zero Degrees (2005), Sutra (2008) e Babel (words) (2010)."Noetic" Koreografi av Sidi Larbi Cherkaoui

Per informazioni sulla rassegna: Teatro Regio, Piazza Castello 215 – Torino. Biglietti e abbonamenti per gli spettacoli di Torinodanza sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro Stabile di Torino, Teatro Gobetti, via Rossini 8 – Torino. Per contatti: Tel 011 5169555 / Numero Verde 800 235 333. Orario: da martedì a sabato, ore 13.00 – 19.00. Chiusura estiva dal 22 luglio / riapertura martedì 4 settembre 2018. Vendita on-line: www.teatrostabiletorino.itwww.torinodanzafestival.itInfo: info@torinodanzafestival.it

MITO SETTEMBREMUSICA – Esclusivamente per gli spettacoli Noetic, Icon, Bach Project (Domus Aurea e Sarabande), Erodiade-Fame di vento, i biglietti saranno in vendita anche presso la biglietteria di MITO SettembreMusica, con le seguenti modalità: Biglietteria MITO SettembreMusica c/o Urban Center Metropolitano – Piazza Palazzo di Città 8/F fino al 25 agosto da lunedì a sabato ore 10.30 – 18.30, chiusura da sabato 11 agosto a sabato 18 agosto. Dal 27 agosto al 19 settembre tutti i giorni 10.30/18.30. Telefono 011.011 24777 – smtickets@comune.torino.itdell’inizio degli spettacoli presso le sedi delle manifestazioni

Redazione ArtInMovimento Magazine

Prossimamente “Il Barbiere di Siviglia” al Castello Carrarese di Padova

th6AQEDSG5Giovedì 2 agosto alle ore 21.15, nell’ambito della Stagione Lirica 2018, verrà presentato, al Castello Carrarese di Padova, Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, Pietro_Adaini-225x300un nuovo allestimento in coproduzione con il Comune di Bassano del Grappa – Opera Festival. Personaggi e Interpreti della recita saranno: per Figaro, Massimo Cavalletti; per Rosina, Alessia Nadin;  per Il Conte d’AlmavivaPietro Adaini; per Don Basilio, Gabriele Sagona; per Don Bartolo, Giovanni Romeo. La regia sarà curata da Yamal das Irmich, le scene e i Costumi da Matteo Paoletti Franzato.th2UHBLY24 L’ Orchestra di Padova e del Veneto sarà diretta dal Maestro concertatore e Direttore d’orchestra, Nicola Simoni. Il Coro Lirico Veneto sarà diretto da Stefano Lovato. In caso di maltempo lo spettacolo si svolgerà al Teatro Verdi. I biglietti sono acquistabili in prevendita presso la Biglietteria del Teatro Verdi di Padova a partire dal 13 luglio 2018. Per informazioni si può contattare direttamente la Biglietteria (tel. 049/87770213) oppure il Comune di Padova – Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche, Servizio Manifestazioni e Spettacoli (tel. 049 8205611-5623) oppure scrivere a: manifestazioni@comune.padova.it o consultare il sito: www.estatecarrarese.it.

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