Month: November 2022

 

“Il segno che lasciamo” della Compagnia “Il gioco delle parti” in due repliche

Il segno che lasciamoLa Compagnia di teatro Il gioco delle parti porta in scena a Torino il proprio ultimo lavoro, ovvero Il segno che lasciamo, un recital astro-poetico. La prima si terrà domenica 20 novembre, alle ore 17.00, presso il Teatro Giulia di Barolo, sito in piazza Santa Giulia, 2 bis, mentre la replica sarà sabato 26 novembre, alle ore 21.00, presso il Piccolo Teatro Comico, ubicato in via Mombarcaro, 99.
La pièce in un atto unico, di circa 80 minuti, è diretta da Chiara Gilardo che, da attrice, è affiancata da Sandro Calabrò, Enrico Repetto, Barbara Braconi, Luca Pivano, Igor Toniazzo, Alessandro Caramelli, Ilaria Castellano e Stefano Tubia.
Il commento musicale è curato da Carmelo Spoto.
Il recital si interroga sull’attualità degli oroscopi ponendosi diversi domande: Chi crede ancora nell’astrologia? Non è forse vero che ciascuno di noi può rispecchiarsi in alcuni tratti del segno zodiacale sotto cui è nato? E che dire di scrittori, politici e personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo che hanno trasferito nel loro operato ciò che gli astri hanno, in qualche modo, suggerito al loro ingegno? Ciascun segno zodiacale è un ricettacolo di difetti ambulante, ma anche uno scrigno prezioso che racchiude molti pregi e qualità. Ecco che l’astrologia può diventare uno straordinario strumento di conoscenza e di miglioramento, a patto che ci si metta in gioco con un pizzico di ironia e senza essere troppo… permalosi…
La presentazione ci incuriosisce… faremo un salto a vedere…
Redazione di ArtInMovimento Magazine

Da domani al 26 novembre “Don Giovanni” al Regio di Torino diretto da Muti

Muti.toIl “mito della musica” Riccardo Muti torna al Regio per dirigere Don Giovanni, leggendario capolavoro di Wolfgang Amadeus Mozart. Il Maestro Muti sale sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio e mantiene fede alla promessa del febbraio 2021 quando, nel salutare il Teatro, espresse un commosso apprezzamento: avete dimostrato di essere molto al di sopra dell’ottimo, di essere un’eccellenza importante non solo di Torino, ma anche dell’Italia.
Chiara Muti firma la regia di questo nuovo allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo. Protagonista delle cinque recite dal 18 al 26 novembre è un cast di altissimo livello: Luca Micheletti, Jacquelyn Wagner, Mariangela Sicilia, Giovanni Sala, Alessandro Luongo, Francesca Di Sauro, Leon Košavić e Riccardo Zanellato. La nuova produzione di Don Giovanni è sicuramente lo spettacolo di punta della Stagione 2022 del Teatro Regio ed è un appuntamento molto atteso a livello internazionale.
Logo TeatroRegioIl Coro del Teatro Regio è istruito da Andrea Secchi. Le scene sono di Alessandro Camera, i raffinatissimi costumi di Tommaso Lagattolla e le luci di Vincent Longuemare. Maestro al fortepiano è Alessandro Benigni.
Mozart diceva che la musica più profonda è quella che si nasconde tra le note. È un’idea incredibile: tra una nota e l’altra, anche se strettamente legate, c’è l’infinito. Il Mistero è lì, in quello spazio che racchiude l’universo». Così Riccardo Muti – nel suo libro L’infinito tra le note. Il mio viaggio nella musica (Solferino, 2019) – fa proprie le parole del compositore del Don Giovanni per illustrare la dimensione più profonda dell’arte musicale. Il Maestro Muti è senza dubbio uno dei più prestigiosi direttori al mondo, “l’apostolo del mito italiano” (come lo definì il giornalista Lorenzo Arruga), la sua brillante carriera e la personalità magnetica ne fanno costantemente fonte di ispirazione e fascino. Come inossidabile resiste ancora oggi, il fascino di Don Giovanni, ben oltre ormai il suo archetipo letterario.
Mito immortale del seduttore per antonomasia, Don Giovanni èRiccardo Muti molto più di un personaggio: è l’incarnazione del desiderio infinito. Attorno a lui ruotano come in un vortice tutti i personaggi, e risuonano alcune delle musiche più belle e potenti che siano mai state scritte. Ma lui, il protagonista, ha solo due arie, velocissime, cortissime, perché è troppo indaffarato a corteggiare e sedurre tutte “pel piacer di porle in lista”; corre, nella sua ultima giornata di vita, verso l’Inferno.
Don Giovanni non esisterebbe senza donne! Deve alle sue prede il nome che porta. Le dodici entità che deambulano in scena sono le ombre del rimorso di Don Giovanni, o meglio quello che vanno cercando invano torturandosi senza pace e che vorrebbero veder balenare nel profondo dei suoi occhi sfuggenti, per liberarsi dall’umiliazione d’essere, un giorno, state sue vittime. Il mito che incarna l’ha reso immune, l’archetipo che rappresenta l’ha liberato dai fili a cui sono ancorati tutti gli altri, e nessun timore di Dio riuscirà mai ad ammaestrarlo!». Prosegue Chiara Muti: «Mozart ha lasciato Don Giovanni senza una vera aria, perché egli vive negli altri… Non ha tempo da perdere e corre dritto incontro al suo destino. Gli altri, invece, sono comprimari inconcludenti, aspiranti protagonisti. Anna, per esempio, che si dispera per la morteMuti_torino del padre, lo fa in maniera affettata, priva d’ogni spontaneità – e mi fa venire in mente la Desdemona agonizzante e compiaciuta di Laura Betti in Che cosa sono le nuvole? di Pasolini, geniale affresco sulla condizione umana, racconta la regista Chiara Muti.
Omaggio dunque a Pasolini, a cento anni dalla nascita, e poi anche a Molière, a quattrocento anni dalla nascita, spiega Chiara Muti: in una scena desolata il nostro eroe, solo come un condannato, attende seduto su quella sedia che accompagnò Molière nei suoi ultimi istanti di teatro. Omaggio al suo genio, che sublimò Don Giovanni rendendolo immortale. Un’ombra smisurata irrompe sulla scena, la coscienza di pietra chiede d’essere ascoltata! Esige un pentimento. Può Don Giovanni rinnegare se stesso? Come già fece il vile Faust davanti alle porte dell’Inferno? Mai! La salvazione sarebbe per lui una sconfitta. In quei “no” irati, ripetuti ad oltranza, vige il mito di Don Giovanni. L’ombra sembra rinunciare alla sua impresa di redenzione! Saranno le donne la sua condanna… Costretto a guardarsi dentro… e veder riflessa la sua immagine così come la vedono le sue vittime e doverne sostenere lo sguardo… I loro occhi bruciati dal pianto ficcati come dardi nei suoi. Il mistero di ciò che si è realmente è insostenibile… L’incantesimo dell’invulnerabilità al rimorso si spezza… Don Giovanni sprofonda all’Inferno. Ma per poco, e lo sa…
Il male riconosce il male e l’elegge suo ambasciatore sulla terra
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Un modo magistrale per inaugurare la stagione operistica di Torino.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

Una frizzante versione de “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” al Coccia di Novara

le convenienze e (8)Ieri sera, venerdì 11 novembre, al Teatro Coccia di Novara abbiamo assistito a un frizzante e colorato allestimento dell’intramontabile classico della commedia in musica, Le convenienze ed inconvenienze teatrali di Gaetano Donizetti.
Un’opera di non semplice realizzazione dati i diversi cambi di scena, i tanti solisti e lo stesso impianto satirico e metateatrale con tutto ciò che ne consegue – soprese, ingressi imprevisti, richieste improponibili, vezzi, capricci, vizi e virtù degli artisti sempre uguali da secoli e che in questo libretto esprimono tutto il proprio ego manifestante, in nome di ciò che sarebbero le convenienze che spettano loro.
Sicuramente validissima l’opera di attualizzazione drammaturgica di Alberto Mattioli, che utilizzando pele convenienze e (3)rsonaggi – quali Cecilia Bartoli, Anna Jur’evna Netrebko e Angela Gheorghiu – e riferimenti per il pubblico di oggi – quali social network, followers e qualche intercalare gergale – attiva una sua immediata immersione.
Renato Bonajuto ha un’idea registica precisa che riesce segue con assoluta chiarezza, avvicinando la sua versione de Le convenienze ed inconvenienze teatrali a un musical, che colora con gusto, passando dal sobrio all’eccentrico in un attimo e dandogli un ritmo che non concede distrazioni. Magistrale il lavoro sulla caratterizzazione dei personaggi, grazie al quale tutto il caos viene tenuto naturalmente insieme e prende una bella forma, e strappa continui riscontri da parte di un pubblico che hale convenienze e (13) seguito opportunamente l’evolversi della narrazione e ha fatto sentire la propria presenza, con risate, apprezzamenti e copiosi applausi. Tutta l’impalcatura registica ha potuto contare sulle armoniose e fumettistiche scene di Danilo Coppola e sui meravigliosi costumi da Artemio Cabassi. Sempre opportune le coreografie di Riccardo Buscarini, riprese da Giuliano De Luca, eseguite dal Corpo di Ballo Romae Capital Ballet, un vero e proprio valore aggiunto per l’allestimento, un frizzante mix di armonia ed espressività.
Vivace, accorata e attenta la direzione del Maestro Giovanni Di Stefano che ha guidato con brillantezza la compagine consolidata dell’Orchestra Filarmonica Italiana, che ha dato una buona prova di sé. Il Maestro simpaticamente ha preso parte allo spettacolo, richiamato più volte dai protagonisti e invitato a ripetere arie su arie. Inoltre ha saputo gestire al meglio il rapporto tra palco e buca, permettendo ai cantanti quel sostegno necessario alla loro migliore mesle convenienze e (9)sa in voca. Non sempre preciso, ma nel complesso compatto il Coro del Teatro Coccia, istruito dal Maestro è Yirui Weng: energicamente è parso non in linea col resto del cast.
Parlando dei solisti, nel complesso tutti hanno messo del proprio per la buona riuscita dello spettacolo, mostrando il proprio valore e la propria professionalità.
Simone Alberghini è stato una superlativa Mamma Agata: la sua rotonda, calda e duttile vocalità, la grande consapevolezza del proprio strumento mista a una verve scenica impressionante lo rendono il protagonista assoluto della serata. Si prende in giro, passa con naturalezza estrema da toni melliflui e seduttori a modi burberi e violenti, ricerca costantemente l’attenzione del pubblico che gli risponde copiosamente. Interagisce ironicamente col corpo di ballo in modo buffo e riesce sele convenienze e (1)mpre a strappare un sorriso o un applauso. Nei panni di Venere è superlativo!
Corilla è ben interpretata da Carolina Lippo: un’eccellente musicalità, un’ottima presenza scenica ed elegante espressività le consentono di affrontare con classe il ruolo, tutt’altro che banale. La sua performance di ieri è stata un crescendo che ha raggiunto il climax nel secondo atto dove ha sfoggiato tutta la sua classe e la sua plasticità vocale, punteggiando con estrema precisione i virtuosismi belcantistici della sua partitura.
Paolo Ingrasciotta ha indossato sapientemente i panni di Procolo, il marito della prima donna che ricorre sempre alla prima persona plurale poiché il suo sogno è quello di poter mettere in mostra le sue doti canore. Questa tensione è ben espressa sia vocalmente sia attorialmente dal baritono siciliano che conferma una lama piena, un bello smalto e ule convenienze e (6)n’eccellente tecnica. Veramente valida la sua prova anche quando è costretto, dalla partitura, a stonare.
Luigia è ben resa da Leonora Tess, soprano leggero dalla vocalità luminosa. Sempre pertinente in ogni suo ingresso, si distingue anche per un piglio scenico colorito: infatti, è capace di ben interpretare la figlia che vive all’ombra dell’ingombrante madre e l’aspirante cantante che sa che è necessario emanciparsi dalla genitrice.
Didier Pieri è un ironico Guglielmo. Esilarante il suo procedere con l’accento tedesco e con una raucedine veramente invalidante, anche se poi, una volta ripreso, sfoggia una vocalità luminosa, molto ben strutturata nel registro medio alto e che senza difficoltà raggiungere delle significative altezze
Andrea Vincenzo Bonsignore veste con equilibrio i panni di Biscroma Strappaviscere. Dotato di un colore scuro, di una certa rotondità vocale, di una buona tecnica e di una plasticità espressiva è capace di esprimere la schizofrenia di questo personaggio, fortemente attento alla propria partitura che si trova costretto a dover riadattare costantemente per cercare di assecondare i capricci dei cantanti che lo esasperano, facendo sempre a modo proprio.
Dario Gile convenienze e (4)orgelè tratteggia con grande classe la figura de L’Impresario che ricorre alla lingua francese per esasperare ancor di più la sua disperazione. Cerca in tutti i modi di sbarcare il lunario, fungendo da collante tra gli artisti e il management, ma sa che la situazione si muove in acque poco tranquille e i rischi del fiasco sono alle porte. Potente vocalità, bella lama ed eccellente verve scenica: ci ha molto colpiti.
Stefano Marchisio, invece, è stato uno spassoso Prospero Salsapariglia. Nei panni del regista, poco abbiamo potuto ascoltare della sua bella vocalità, ma sicuramente lo abbiamo apprezzato per la sua espressività, per la sua presenza scenica, per la sua ironia e per come ha saputo rendere con leggerezza l’esasperazione di un uomo che crede in quello che sta facendo, ma che non ha tra le mani il giusto materiale per poterlo realizzare.
Valide e pertinenti sono state, in fine, le interpretazioni del mezzosoprano Lorrie Garcia (Dorotea) e quella del basso Juliusz Loranzi (L’Ispettore del Teatro)
CFoto_novaraoki sembra doveroso concludere segnalando la presenza attenta e partecipata di una trentina di bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni provenienti dallo Spinelli di Torino che, sotto l’invito dei propri insegnanti – Erika Diemoz, Elena Greco, Thierry Kint e il sottoscritto – e accompagnati dai propri genitori, hanno goduto dello spettacolo e hanno potuto confrontarsi prima della messinscena col regista Renato Bonajuto, con Carolina Lippo, con Paolo Ingrasciotta, con Stefano Marchisio e con Leonora Tess, da cui hanno avuto delle anticipazioni rispetto all’allestimento e con cui hanno visitato il teatro, accedendovi dall’ingresso artisti, e analizzato la macchina scenica; e dopo la fine del secondo atto, con la Direttrice del Teatro, Corinne Baroni, che li ha accolti con dolcezza, ricordando loro che il Teatro Coccia per loro casa, e con Simone Alberghini con cui hanno fatto tantissime foto e a cui hanno richiesto l’autografo.

In sintesi dunque una meravigliosa serata colorata, ritmata e abbellita dalla presenza dalla bellezza dei bambini e dal loro stupore.
Annunziato Gentiluomo

 

“Le convenienze ed inconvenienze teatrali” di Gaetano Donizetti

convenienze_ed_inconvenienze_teatraliNuovo titolo d’Opera nel cartellone 2022 del Teatro Coccia di Novara. Si prosegue nel solco dell’opera buffa, questa volta nel mondo di Gaetano Donizetti, un intramontabile classico della commedia in musica, Le convenienze ed inconvenienze teatrali, venerdì 11 alle 20.30 e domenica 13 Novembre 2022 alle 16.00.
L’opera racconta un’Italia di altri tempi in cui l’apertura di un teatro e il debutto di un’opera erano il centro della vita sociale, eventi capaci di calamitare l’interesse di un’intera città tra mille vicissitudini che lo spettatore moderno si divertirà a riconoscere, forse con un po’ di sorpresa, in un mondo molto più simile al nostro di quanto comunemente non si pensi: la primadonna capricciosa, la mamma invadente che vorrebbe essere al posto della figlia… i vezzi, i vizi, le virtù degli artisti sempre uguali da secoli.
Parodia irresistibile del mondo del teatro, Le convenienze ed inconvenienze teatrali vedono il Teatro Coccia produttore con altri due Teatri nel dare vita al nuovo allestimento, ovvero il Teatro Municipale di Piacenza e l’Opera Giocosa di Savona.
L’opera buffa donizettiana, con il suo impianto metateatrale e satirico, si presta più che mai a essere trasposta nella contemporaneità e il compito spetta ad Alberto Mattioli, che ne cura la drammaturgia utilizzando personaggi e riferimenti per il pubblico di oggi.
Il ruolo di Corilla è interpretato da Carolina Lippo, Procolo è Paolo Ingrasciotta, Mamma Agata Simone Alberghini, Luigia Leonora Tess, BonajutoDorotea Lorrie Garcia, Guglielmo Didier Pieri, Biscroma Strappaviscere Andrea Vincenzo Bonsignore, Prospero Salsapariglia è Stefano Marchisio, L’Impresario Dario Giorgelè, L’Ispettore del Teatro Juliusz Loranzi.
La direzione è affidata al Maestro Giovanni Di Stefano che guida il cast, una compagine consolidata quale l’Orchestra Filarmonica Italiana, e il Coro del Teatro Coccia, il cui Maestro è Yirui Weng.
La regia è di Renato Bonajuto, coadiuvato per le scene da Danilo Coppola e per i costumi da Artemio Cabassi. Trio di firme apprezzato all’interno della Stagione 2022 per Tosca andato in scena lo scorso Maggio.
Le coreografie sono di Riccardo Buscarini, riprese da Giuliano De Luca; in scena il Corpo di Ballo Romae Capital Ballet.
Rispetto a “Le Convenienze, oggi”, scrive della drammaturgia Alberto Mattioli: Il passo che c’è fra il sublime e il ridicolo è particolarmente corto a teatro, e cortissimo in quello musicale. Non stupisce quindi che il melodramma abbia subito generato la sua satira, e quello dell’“opera sull’opera” sia diventato un genere diffusissimo cui hanno contribuito, per citare solo i maggiori, Mozart, Salieri, Cimarosa, fino a Strauss e Britten. E naturalmente Gaetano Donizetti, con le sue doppie “Convenienze e inconvenienze teatrali”, prima versione nel 1827 a Napoli, seconda nel ‘31 a Milano. Gaetano nostro era evidentemente affezionato a un testo che sbeffeggiava con ironia non feroce e alla fine quasi affettuosa un mondo: il suo.
Teatro_Coccia_Novara_2Il problema per noi posteri è che la satira, per funzionare, non può essere archeologica. Deve cioè presentare personaggi e situazioni che il pubblico di oggi conosce. Non si può pretendere che uno spettatore del 2022 sappia che il cantante tedesco Antolstoinoloff è forse la caricatura del famoso tenore Berardo Winter o che la parte “en travesti” (al contrario, però: un uomo che fa la donna) di Mamm’Agata è ispirata alla celebre prodezza del baritono Antonio Tamburini che nel 1825 a Palermo, nell’“Elisa e Claudio” di Mercadante, cantò in falsetto anche la parte della primadonna che aveva abbandonato la recita, eseguendo perfino un duetto… da solo! In generale, le “Convenienze” raccontano un’Italia dove il teatro era il centro della vita sociale e il debutto di un’opera nuova calamitava l’interesse di un’intera città: disgraziatamente, non è più così.
Nel curare la drammaturgia di queste “Convenienze”, si trattava semplicemente di attualizzarle, posto anche che di opere se ne scrivono meno e quasi tutto il repertorio è costituito da titoli del passato, nel nostro caso anche remoto: la solita rarità barocca riemersa da uno scantinato. Il castrato diventa così un controtenore; il compositore, il direttore d’orchestra; il poeta, il regista; e l’impresario, ovviamente, un sovrintendente alle prese con i consueti problemi sindacalpolitici. Le lettere sono delle mail e si usano i telefonini. La vicenda e la musica di Donizetti rimangono però le stesse; il divertimento, anche. O almeno si spera.

Coccia_Fondazione_LogoOpera metateatrale quant’altre mai, Le convenienze e inconvenienze teatrali si presta a qualsiasi attualizzazione che getti lo sguardo sulla contemporaneità. A questo ha pensato il nostro drammaturgo Alberto Mattioli, con cui ho lavorato in stretta collaborazione, e che ha “riletto” il testo. Chi vorrà, potrà riconoscere sulla scena alcuni personaggi, anche di gran rilievo, del mondo lirico odierno… tutto condito da affettuosa e sapida ironia.
I vezzi, i vizi, le virtù degli artisti sono sempre quelli, da secoli. La primadonna capricciosa, la mamma ingombrante che vorrebbe essere al posto della figlia (e Mamma Agata questa volta vorrà anche ballare, non solo cantare) il mezzosoprano che viene scambiato per un controtenore (l’eterno gioco dell’ambiguità, oggi si direbbe della fluidità…) e così via.
In fondo per quale motivo una scalcagnata compagnia teatrale non dovrebbe sognare di conquistare le tavole del Teatro Coccia di Novara? Tutto è realizzabile nel mondo dell’opera, del resto ci si dicono le cose più belle o più terribili cantando, limiti al possibile non sono contemplati.
Donizetti, come tutti i grandi geni della musica, ha fotografato la realtà; sono passati duecento anni, o forse no, solo due giorni.
Il nostro lavoro, con questo spettacolo, è quello di divertire dando la possibilità di osservare se stessi dentro uno specchio riflesso. Ridere degli altri sapendo ridere di noi, non c’è ricetta migliore per vivere e, a volte, per reggere gli urti della quotidianità. In ogni caso – e credete ai maghi dell’illusione – c’è sempre una sorpresa dietro l’angolo, quando meno ve l’aspettate…
, conclude il regista Renato Bonajuto.
Uno spettacolo che merita: gli ingredienti mi sembrano ci siano tutti per la realizzazione di un mix esplosivo. Un’opera che troppo poco spesso abbiamo occasione di vedere portata in scena. Quindi da non perdere!
Redazione di ArtInMovimento Magazine

Al Cine-Teatro la brillante messinscena di “Romeo e Giulietta. Una storia di banditi”

ROMEOGIULIETTA-7144Ieri ci si trova, per una serie di combinazioni fortuite, al Cine-Teatro Corallo di Bardolino attratti da un sottotitolo particolare associato al celeberrimo dramma shakespeariano Romeo e Giulietta: Una storia di banditi.
Sarà la solita provocazione con cui si è soliti “sporcare” i drammi senza tempo oppure l’esaltazione creativa di un regista che vuole mettersi in mostra, pensiamo.
Nulla di tutto questo. Chiaramente non abbiamo assistito alla tragedia shakespeariana, ma a una sua metariflessione in forma scenica.
Un copione ricco di riferimenti che ci ha fatto scoprire piacevolmente il prologo dell’opera, come realmente era la vita veronese del Cinquecento, come agivano le faide e come le due fazioni si offendevano pubblicamente.
RomeoGiuliettaeNunzioLa tormentata vicenda dei giovani amanti si converte quindi nel pretesto per raccontare antiche storie di crimine e giustizia, riemerse dagli archivi della Serenissima e rimaneggiate con cura nell’elaborazione del copione volutamente aperto dove ampio spazio si e’ dato all’improvvisazione e dove era ricercata l’interazione col pubblico che pareva un altro attore effettivo o il sostituto della moltitudine necessaria dei figuranti. Addirittura uno dei presenti, il sottoscritto, è stato coinvolto in una gag per dimostrare che il regista era lo stesso William Shakespeare facendo riferimento a una ricerca ROMEOGIULIETTA-7409letteraria che attribuiva la paternità di gran parte delle opere ambientate in Italia del genio senza tempo inglese a John Florio. Il regista, autore e attore si chiama niente poco di meno che Giovanni Florio. Forse era già tutto scritto nei suoi registi akashici.
Nel complesso Romeo e Giulietta. Una storia di banditi si conferma una messinscena intelligente e coraggiosa. Uno spettacolo divertente, ben costruito, arricchito da un vivace accompagnamento musicale che ha visto attivi Nicola Rossin e Marcel Frumusachi rispettivamente al violino e al contrabbasso. Interagiscono con gli attori e divengono elementi colorati di una scena essenziale dove spicca solamente un’asta appendiabiti con cui i quattro protagonisti si trasformano in banditi appunto.
ROMEOGIULIETTA-7410Attorialmente il livello è stato buono nonostante la Compagnia teatrale Archibugio sia amatoriale, anche se sono necessari dei distinguo.
Abbiamo trovato delizioso Giuseppe Balduino. Dotato di una vis comica coinvolgente, di una mimica facciale ricca ed efficace e di una vocalità proiettata e consapevole, è stato un innovativo Romeo.
Ben impostato e convincente nell’essere il deus ex machina e nel ruolo di Tebaldo Giovanni Florio che ha ben tenuto insieme la struttura drammaturgica, dimostrando un’impeccabile dizione e un grande dominio del suo strumento vocale.
Consapevole e plastica la performance di Umberto Peroni, nei panni di Mercuzio, che poi è arrivato a sorprenderci con sonorità spagnole con l’ukulele e col monologo di Amleto.
Discontinua invece l’interpretazione di Claudia Schiavoi (Giulietta) che abbiamo trovato a tratti non allineata all’energia dei suoi compagni di viaggio.
Due limiti che è doveroso segnalare. Il primo è dovuto forse alla voglia di dare a piene mani al pubblico presente, aspetto che ha allungato lo spettacolo. Per eccesso di generosità artistica e zelo, alcune parti sono state riprese, a nostro avviso, troppo. Tali ripetitività hanno rischiato di rendere, a volte, farraginosa una drammaturgia brillante. E, in secundis, in alcuni momenti la musica si imponeva sulle voci.
Alla fine comunque la Compagnia è riuscita a convincerci che Romeo e Giulietta, oltre a essere una storia d’amore, è anche una storia di banditi ambientata in una bella Verona in cui il sangue dei cittadini imbratta impunemente le mani di altri cittadini. Una bella pièce di cui consigliamo la visione.
Annunziato Gentiluomo

 

 

Foto di Paolo S. Borgato.

Un dittico ben riuscito con un giovanissimo cast e un brillante Marco Alibrando

IMG-20221027-WA0044Un appuntamento, nel complesso, ben riuscito dell’Opera della Stagione 2022 del Teatro Coccia, esempio di sperimentazione e occasione per fare spazio al contemporaneo. Infatti, venerdì 28 Ottobre abbiamo assistito a una doppia rappresentazione, frutto del progetto DNA Italia: l’opera di Gioachino Rossini L’occasione fa il ladro, preceduta dalla nuova composizione in prima mondiale a firma di Joe SchittinoValigie d’occasione. Un’esaltazione corale dell’opera buffa, caratterizzata certamente da una grande forza comunicativa e da un linguaggio sicuramente attualissimo. Un dittico convincente con chiari rimandi testuali e melodici del primo al secondo, e focalizzato comunque intorno al medesimo oggetto scenico: la valigia, espressione del viaggio, della trasformazione, della scoperta e, se vogliamo, dell’evoluzione, grazie al confronto col nuovo che si va a visitare. Abbiamo visto un incalzante incedere di Valigie d’occasione col libretto di Vincenzo De Vivo molto serrato che non IMG-20221027-WA0013lascia certo spazi alle ripetizioni, al rimarcare i concetti, aspetto decisamente presente in Rossini che nelle sue arie ricama, rilanciando frasi e pensieri.
Funzionali le eleganti scene di Matteo Capobianco che creano il giusto contesto al dipanarsi narrativo. Una scrivania, un clavicembalo per Valigie d’occasione e qualche dettaglio in più per L’occasione fa il ladro, dovuta ai cambi di scena e quindi ambientazione: dalla locanda alla casa di Don Eusebio. In questo mood scenicamente semplice, in un ludus teatrale, ovvero una grande cornice che delimita un palcoscenico nel palcoscenico, si innesta la regia di Matteo Mazzoni che è parsa pulita, attenta ai particolari, focalizzata sulla caratterizzazione dei personaggi-cantanti, mai messi in condizione di dover faticare per esprimersi vocalmente. Tanto i momenti solistici, quanto quelli corali contavano su uno IMG-20221027-WA0017spazio che si espandeva e si contraeva in base alla narrazione, emergendo o scomparendo, secondo necessità.
Il neo più grande è stata l’Orchestra Sinfonica Carlo Coccia che abbiamo trovato poco compatta con suoni spesso non precisi e a volte non precisi a livello di ingressi. Nonostante i limiti della compagine strumentale, Marco Alibrando è stato un nocchiere encomiabile: appassionato, vivace, preciso, ben preparato, valido sostegno pure per i cantanti. Spiace per lui e per la produzione tutta che i miracoli del maestro abbiamo reso appena più che sufficiente l’esecuzione orchestrale, mentre molto precisa si conferma l’esecuzione del Maestro Yiruy Weng al cembalo.
Passando, invece, al cast selezionato all’interno del giovani allievi del corso di RossiniLab – nato in seno al Conservatorio Cantelli di Novara sotto la guida del Docente Coordinatore Giovanni Botta – come interpreti, in collaborazione con IMG-20221027-WA0039l’Accademia dei Mestieri dell’Opera del Teatro Coccia – AMO, spicca fra tutti il soprano palermitano Chiara Maria Fiorani. La giovanissima interprete, appena venticinquenne, mostra una grande consapevolezza vocale: conosce il suo armonioso strumento e lo domina, muovendosi agilmente nella tessitura non sempre facile di Maria (Valigie d’occasione) e soprattutto in quella di Berenice (L’occasione fa il ladro). Una lama argentea ben proiettata, un luminoso squillo, un buon fraseggio, una tecnica solida e un’imponente verve scenica la rendono la stella della serata. Nei suoi occhi abbiamo intravisto l’amore per l’arte che mista alla determinazione e all’impegno le daranno le giuste soddisfazioni che merita: un vero esempio di bellezza mediterranea che riempie la scena.
Valida la prova di Semyon Basalaev che interpreta Giobatta nell’opera di Schittino e Martino in Rossini. La sua capacità attoriale, sorprendente e sempre pertinente, forse oscura un po’ la sua vocalità che è piena e nel registro medio si esprime IMG-20221027-WA0021con chiarezza e buono smalto. Avrebbe potuto osare di più nel ruolo rossiniano, soprattutto nella celeberrima aria Il mio padrone è un uomo.
Anche Matteo Torcaso nei panni de L’impresario di Valigie d’occasione Don Parmenione di L’occasione fa il ladro ha dato buona prova di sé. La sua è una voce rotonda, ben impostata e ben proiettata. Vanta un ottimo fraseggio e scenicamente è stato pertinente: crescendo sicuramente maturerà quella sicurezza che gli farà superare quel certo fare accademico ancora, a tratti, presenti in lui.
Nonostante abbiamo apprezzato le potenzialità del tenore cinese Tianxuefei Sun (Il maestro di musica nell’opera di Schittino e Conte Alberto in quella di Rossini), capace di muoversi agilmente nelle due partiture, raggiungendo con sicurezza IMG-20221027-WA0034e naturalezza acuti ragguardevoli, è risultato ai nostri occhi debole e macchiettistico dal punto di vista interpretativo, fortemente limitato nell’espressività della soavità della lingua italiana, al momento a lui aliena.
Il soprano Maria Grazia Aschei, interprete di Lucia in Valigie d’occasione e Ernestina ne L’occasione fa il ladro, non è stata sicuramente avvantaggiata dalla tessitura di quest’ultimo ruolo che non le ha permesso di sfoggiare il proprio registro acuto. IMG-20221027-WA0033Una ventenne, con una piacevole vocalità e convincente presenza scenica, che però ha da maturare in consapevolezza del suo strumento.
Nel complesso buona tanto vocalmente quanto scenicamente la prova di Davide Lando (Il padrone di casa in Valigie d’occasione Don Eusebio in L’occasione fa il ladro) che naturalmente esprime simpatia e arriva al pubblico.
Il progetto si è avvalso della collaborazione di IPSAS Aldrovandi Rubbiani – Sezione Moda per l’ideazione dei bellissimi costumi, con la supervisione nello studio di Silvia Lume, e rispetto all’opera di Joe Schittino, il soggetto porta la firma di Stefano Valanzuolo mentre il libretto quella di Vincenzo De Vivo.
Annunziato Gentiluomo

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