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Al Mart di Rovereto “GIACOMO BALLA. Lo stile dell’avanguardia” fino al 18 ottobre.

Al Mart di Rovereto “GIACOMO BALLA. Lo stile dell’avanguardia” fino al 18 ottobre.

Il Mart presenta, per la prima volta nella sua completezza, le opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna.  La mostra, curata da Beatrice Avanzi e Fabio Benzi, col sostegno di Laura Biagiotti, visitabile fino al 18 ottobre, pone in dialogo questa straordinaria raccolta (il maggior nucleo di opere di

Il Mart presenta, per la prima volta nella sua completezza, le opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna.  
La mostra, curata da Beatrice Avanzi e Fabio Benzi, col sostegno di Laura Biagiotti, visitabile fino al 18 ottobre, pone in dialogo questa straordinaria raccolta (il maggior nucleo di opere di Balla, oggi esistente) con alcune opere delle Collezioni del Mart, da sempre votato all’approfondimento dell’avanguardia futurista e, in particolare, di Giacomo Balla e di Fortunato Depero, il cui lascito ha dato origine al Museo. 

Tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti, precisamente 240 opere dialogano con selezionate tele e materiali d’archivio del museo di Rovereto. In mostra anche il coloratissimo Genio Futurista, la più grande opera realizzata da Balla. 

Il primo nucleo della collezione fu acquisito nel 1986 da Laura Biagiotti e da suo marito Gianni Cigna direttamente dalle figlie di Balla, che divennero in breve loro amiche. Esso fu attribuito dalla famiglia, dopo la morte di Gianni Cigna avvenuta nel 1996, alla Fondazione Biagiotti Cigna.  

Seguendo la propria passione di stilista, Laura Biagiotti focalizzò le prime acquisizioni sulla moda d’avanguardia, di cui Giacomo Balla fu inventore e alchimista, espressione della velocità del gusto che si evolve rapidamente seguendo le oscillazioni della modernità, perfetta metafora della moda come del Futurismo. 
La collezione è singolare, quasi unica nella sua struttura. Concentrata sulla personalità di un unico artista, ne enuclea il pensiero in corso di svolgimento, percorrendone le tappe, gli ostacoli, le vittorie. Un diario di esperienze e di studi che dialogano e rivelano con nitidezza la ricerca di forme nuove e straordinarie. 

Laura Biagiotti ha seguito una ricerca molto personale. Non ha realizzato una collezione eminentemente di quadri, ma un percorso in cui le opere, centinaia, si aggiungevano come parole in una frase, come frasi in un discorso. Un puzzle, un circuito che leggesse e contenesse tutte le sfumature del pensiero dell’artista, accrescendolo vieppiù con i pezzi mancanti. Affinché alla fine producesse un ritratto completo dell’artista in tutte le sue fasi: partendo dal disegno minuto, dall’appunto, fino ad arrivare all’opera più grande da lui mai realizzata (Genio Futurista). 

Molto aspetti della personalità e della poetica tecnica di Balla emergono ma sicuramente le due anime – quella divisionista prima e futurista poi, emergono nella mostra. Ricordiamo, infatti, che Giacomo Balla (Torino, 1871-Roma, 1958) si interessa precocemente alla fotografia grazie al padre Giovanni, chimico e fotografo, e all’amico Oreste Bertieri. Attraverso quest’ultimo conosce Giuseppe Pellizza da Volpedo, uno dei protagonisti della pittura divisionista, di cui sicuramente si fece portavoce. A Roma, nel 1895, la ricerca fotografica e il linguaggio divisionista – fondato sulle leggi scientifiche della percezione ottica e sulla scomposizione dei colori – sono al centro dei suoi studi.  
Nell’aprile del 1910 Balla sottoscrive il Manifesto dei pittori futuristi, una dichiarazione di rinnovamento artistico contro “ogni religione del passato”, basata sull’esaltazione della “radiosa magnificenza del futuro”. Nel successivo Manifesto tecnico vengono chiariti i caratteri della pittura futurista: essa intende “rendere e magnificare” i “miracoli della vita contemporanea”, rappresentando la “sensazione dinamica” che deriva dall’incessante divenire delle metropoli. Per Balla rimane centrale l’analisi della luce che, associata al movimento, “distrugge la materialità dei corpi” e modifica la percezione della realtà.  

Ma tante sono le anime dell’artista emergono nell’allestimento, molto ben curato. Il percorso è, infatti, intelligentemente costruito e l’apporto delle luci valorizza il materiale presente.

La mostra è completata da un catalogo ampiamente illustrato, edito da Silvana Editoriale con la riproduzione di un nucleo organico e straordinario di opere provenienti dalla Collezione Laura Biagiotti e dalla Fondazione Biagiotti Cigna, qui riunite in un dialogo che ne rivela la profonda coerenza e vitalità. Per l’occasione viene ripubblicato il testo che Laura Biagiotti scrisse in occasione della grande mostra al Puškin di Mosca con la quale, nel 1996, la collezione venne presentata per la prima volta.
Il volume comprende, inoltre: un testo di approfondimento sulla storia del collezionismo Biagiotti e un saggio su Giacomo Balla redatti dal curatore Fabio Benzi; un saggio sulla Ricostruzione futurista dell’universo di Balla e Depero, a firma del responsabile della Casa d’Arte Futurista Depero, Federico Zanoner; testi introduttivi sulle sezioni della mostra del Mart, a cura di Beatrice Avanzi e i consueti apparati bibliobiografici.

Con questo progetto il Mart e Biagiotti celebrano un’utopia divenuta forma. Un viaggio alla riscoperta di quella forza visionaria e contagiosa che ha segnato l’alba della modernità italiana.

Si può solo aggiungere che si tratta di un allestimento veramente eccezionale. Un susseguirsi di opere impressionanti che esaltano la grandezza e il genio di Balla, e soprattutto ci ricordano le glorie artistiche della nostra Italia che troppo spesso tendiamo a dimenticare.
Assolutamente da non perdere dunque!
Annunziato Gentiluomo

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