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Decluttering a settembre: fare spazio, liberare energia, ricominciare

Decluttering a settembre: fare spazio, liberare energia, ricominciare

C’è un momento dell’anno in cui la casa sembra chiedere, quasi spontaneamente, di essere rimessa in ordine. Anche se qualcuno di voi potrebbe pensare che il mese più idoneo sia gennaio, per iniziare l’anno, vi stupirò dicendo che è settembre.Infatti, dopo la pausa estiva, il rientro alla quotidianità porta con sé una sensazione particolare: quella

C’è un momento dell’anno in cui la casa sembra chiedere, quasi spontaneamente, di essere rimessa in ordine. Anche se qualcuno di voi potrebbe pensare che il mese più idoneo sia gennaio, per iniziare l’anno, vi stupirò dicendo che è settembre.
Infatti, dopo la pausa estiva, il rientro alla quotidianità porta con sé una sensazione particolare: quella di voler ripartire, ma con maggiore consapevolezza. Le giornate cambiano ritmo, tornano gli impegni, la scuola, il lavoro, i progetti lasciati in sospeso. E proprio in questo passaggio può nascere il desiderio di alleggerire gli spazi che abitiamo.
È qui che entra in gioco il decluttering: la pratica di eliminare ciò che non utilizziamo, non ci serve più o non sentiamo più appartenerci, per fare spazio a ciò che conta davvero. Ma il decluttering non è semplicemente mettere in ordine un armadio: è un atto di scelta.

Ma cos’è davvero il decluttering? Decluttering significa, letteralmente, ridurre il disordine.
Nella pratica significa osservare gli oggetti che ci circondano e domandarci: Questo mi serve ancora? Mi rappresenta ancora? Mi dà qualcosa oppure occupa semplicemente spazio?
Il punto non è avere una casa vuota, minimalista o perfettamente organizzata, ma vivere in uno spazio che ci somigli.
Ogni casa racconta una storia. Negli armadi, nei cassetti e nelle cantine rimangono spesso tracce di versioni precedenti di noi: vestiti che non indossiamo più, oggetti acquistati per un progetto mai iniziato, regali che conserviamo per senso di colpa, ricordi che non abbiamo mai avuto il coraggio di lasciare andare.
Accumulo dopo accumulo, la casa può trasformarsi in un archivio di ciò che siamo stati.
Il decluttering ci invita a chiederci se vogliamo continuare ad abitare quella storia oppure se siamo pronti a scriverne una nuova.

Perché iniziare proprio a settembre è bene procedere con quest’alleggerimento? Gennaio è tradizionalmente associato ai nuovi inizi. Facciamo propositi, fissiamo obiettivi, immaginiamo la persona che vorremmo diventare.Settembre, però, ha un’energia completamente diversa.È un nuovo inizio più concreto.
A gennaio spesso partiamo dalla mente: “Da quest’anno farò…”. A settembre invece ripartiamo dalla realtà: torniamo negli spazi che conosciamo, riprendiamo le nostre abitudini, riapriamo armadi e cassetti, riorganizziamo le giornate.
E proprio per questo settembre può essere il momento ideale per fare decluttering.
L’estate, inoltre, porta spesso con sé un naturale desiderio di leggerezza. Abbiamo viaggiato, cambiato ritmo, vissuto maggiormente all’aperto.
Al rientro possiamo guardare la nostra casa con occhi nuovi e accorgerci di ciò che prima non vedevamo più. Un cassetto troppo pieno. Un armadio che non si chiude. Oggetti accumulati negli anni. Cose che continuiamo a conservare senza sapere davvero perché.
Settembre ci offre quindi una domanda semplice e potente: “Con che cosa voglio entrare nella nuova stagione?”
Uno degli errori più comuni è pensare di dover fare tutto in una volta. Non serve. Il decluttering funziona meglio quando diventa una pratica graduale.
Si può iniziare da un piccolo spazio: un cassetto, una mensola, una categoria di oggetti. Si prende ogni elemento in mano e lo si guarda con attenzione.

Possiamo utilizzare tre domande: Lo uso? Mi serve? Mi dà qualcosa?
Se la risposta è sempre no, forse quell’oggetto ha già concluso il suo percorso con noi.
Naturalmente non tutto deve essere valutato con freddezza. Alcuni oggetti hanno un valore affettivo e non devono necessariamente essere eliminati. Il decluttering non significa privarsi dei ricordi: significa scegliere quali ricordi vogliamo continuare a custodire.
Anche il modo in cui lasciamo andare è importante. Un oggetto ancora utile può essere donato, regalato, venduto o destinato a qualcuno che possa utilizzarlo. In questo modo il “buttare via” diventa un passaggio di consegne. Ciò che per noi è diventato superfluo può tornare ad avere valore nella vita di qualcun altro.
C’è poi una dimensione più sottile del decluttering. La casa non è soltanto il luogo in cui dormiamo, mangiamo e conserviamo le nostre cose. È lo spazio nel quale ci muoviamo ogni giorno e nel quale, in qualche modo, incontriamo noi stessi.
Per questo molte tradizioni legate al benessere della casa parlano di energia degli ambienti.
Quando si parla di “energia stantia”, non è necessario intenderla come un fenomeno scientificamente misurabile. Può essere letta anche come una metafora molto concreta: gli oggetti che non utilizziamo più, gli accumuli, il disordine e le cose legate a periodi che abbiamo ormai superato possono dare la sensazione che uno spazio sia fermo.
Liberare quello spazio può allora diventare un gesto simbolico. Lascio andare ciò che è finito. Faccio spazio a ciò che sta arrivando. È questa, forse, la dimensione spirituale più interessante del decluttering.


Non si tratta semplicemente di “attirare energia positiva”, ma di creare intenzionalmente uno spazio nel quale sentirci più presenti, leggeri e disponibili al nuovo.
Quando eliminiamo ciò che non ci serve, compiamo anche un piccolo esercizio di consapevolezza: riconosciamo che non tutto ciò che abbiamo raccolto nel passato deve necessariamente accompagnarci nel futuro.
A volte ci accorgiamo che conserviamo qualcosa non perché lo amiamo, ma perché ci ricorda chi eravamo. Un abito di una taglia che non indossiamo più. Libri che abbiamo comprato per una persona che pensavamo di diventare. Oggetti appartenuti a una relazione conclusa. Materiali legati a un lavoro che non facciamo più.
Conservarli non è necessariamente un problema. Il problema nasce quando la casa diventa così piena di passato da non lasciare più spazio al presente.

Il decluttering può allora diventare un rituale di passaggio. Guardare un oggetto, ringraziarlo per ciò che ha rappresentato e decidere di lasciarlo andare può essere sorprendentemente liberatorio. Non perché quell’oggetto abbia un potere particolare, ma perché siamo noi a dare significato al gesto. E a volte abbiamo bisogno proprio di un gesto concreto per sancire un cambiamento interiore.
Da dove cominciare?
Non serve affrontare tutta la casa, specchio del nostro momento di vita. Si può iniziare da una sola zona e dedicare anche soltanto 20-30 minuti alla volta.
Un metodo semplice può essere quello delle quattro categorie:
Tengo — ciò che utilizzo e che desidero continuare ad avere.
Dono — ciò che non mi serve più ma può essere utile a qualcun altro.
Riciclo — ciò che non è più utilizzabile ma può essere smaltito correttamente.
Da decidere — ciò su cui non riesco ancora a prendere una decisione.
La quarta categoria è importante: non dobbiamo forzarci a lasciare andare tutto immediatamente.

Il decluttering non è una gara, ma un processo di consapevolezza.
E soprattutto, è bene evitare di riempire nuovamente lo spazio appena liberato, altrimenti rischiamo di sostituire semplicemente un accumulo con un altro.
La vera domanda, dopo aver fatto spazio, diventa quindi: Che cosa voglio permettere di entrare nella mia casa e nella mia vita?
Forse è proprio questo il motivo per cui settembre può essere più potente di gennaio. Gennaio guarda avanti.
Settembre guarda avanti, ma dopo averci fatto attraversare un passaggio, indica una soglia. Arriva dopo l’estate, dopo una pausa, dopo un tempo in cui spesso cambiamo prospettiva. Ci invita a rientrare, ma non necessariamente a tornare uguali.
Fare decluttering a settembre significa allora preparare la casa alla nuova stagione, ma anche preparare noi stessi.
Liberare un armadio può diventare un modo per chiudere un capitolo. Svuotare un cassetto può diventare un piccolo atto di coraggio. Aprire una finestra, far entrare aria, spostare gli oggetti, eliminare ciò che è superfluo può trasformarsi in un gesto simbolico di rinnovamento. Perché ogni spazio lasciato libero è anche una possibilità.
E forse il vero senso del decluttering non è avere meno. È avere spazio per ciò che conta, spazio per il presente, spazio per nuove esperienze, spazio per nuove relazioni, nuove idee, nuovi progetti, spazio, soprattutto, per noi stessi.
Settembre può essere allora un invito semplice: prima di chiederti che cosa vuoi ottenere nei prossimi mesi, chiediti che cosa sei pronta/o a lasciare andare, giacché, a volte, un nuovo inizio non comincia aggiungendo qualcosa, ma facendo spazio.
Annunziato Gentiluomo

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