Un evento molto singolare e super interessante, precisamente il Reading Concert Non sopporto le cose storte, domani, 8 maggio, alle ore 11.30, presso l’aula magna della S.I.E.S. Altiero Spinelli di Torino, sito in via Figlie dei Militari, 25. Il focus è la storia inquietante delle “navi a perdere”, imbarcazioni cariche di rifiuti tossici e radioattivi
Un evento molto singolare e super interessante, precisamente il Reading Concert Non sopporto le cose storte, domani, 8 maggio, alle ore 11.30, presso l’aula magna della S.I.E.S. Altiero Spinelli di Torino, sito in via Figlie dei Militari, 25.
Il focus è la storia inquietante delle “navi a perdere”, imbarcazioni cariche di rifiuti tossici e radioattivi che hanno concluso il loro viaggio nei fondali del Mediterraneo. Si tratta di un viaggio tra le indagini della Procura di Reggio Calabria e la tragica morte del Capitano Natale De Grazia, che non sopportava “i cosi storti” e che ha provato a lottare contro la criminalità organizzata e lo smaltimenti illegale di rifiuti tossici dei nostri mari. Un racconto di coraggio e verità nascoste.
Il Reading Concert Non sopporto le cose storte di Andrea Carnì e Fabio Macagnino realizza una fusione toccante tra l’attenta indagine di Andrea Carnì e la carica emotiva delle canzoni di Fabio Macagnino, generando una risonanza intensa e una sentita riflessione. A trent’anni degli eventi narrati, la performance si erge a monito mnemonico, riuscendo pienamente nel suo intento.
Le canzoni di Macagnino, percorse da sonorità mediterranee e al contempo intrise di respiro internazionale, esaltano la bellezza intrinseca non solo della natura dei luoghi, ma anche della verità e della libertà, attraverso la forza evocativa della musica.
“Lu stortu” rappresenta chi non si assume le proprie responsabilità e preferisce farsi comandare dai prepotenti, rinunciando alla propria autonomia e all’autodeterminazione;
“Lu sonaturi e li scurzuni” che incita con forza: sciojiti lingua e parla comu non facisti mai, un pressante invito a spezzare il silenzio dell’omertà e a proclamare la bellezza della verità anche attraverso la musica e senza paura;
“Drin dran” esprime un netto rifiuto della Calabria, “Esperia”, verso la ‘ndrangheta, sentita come un’infestante “erba maligna” che deturpa la sua intrinseca bellezza naturale, la libertà e la dignità degli onesti. Con immagini vivide, paragona l’incompatibilità tra Calabria e criminalità organizzata “all’immischiabilita’ “dell’olio con l’acqua” e del “piombo con l’oro”, sottolineando un profondo amore per la sua terra, la sua gente e il suo paesaggio, che dice essere dolce come la carezza di una sorella “comu carizza i na soru”, in contrasto con il disprezzo per ciò che la corrompe e la invade deturpandola come gramigna, come erba maligna.
“Zzafratatrance” celebra la libertà di una coppia di giovani che danza, trasgredendo le regole rigide imposte da chi vorrebbe comandare persino i loro balli, in un gesto di ribellione gioiosa che risuona con la bellezza di un’espressione autentica. Questo intreccio tra la narrazione sentita, accurata e attenta, della tragica vicenda del capitano Natale De Grazia, eroe nella ricerca della verità sulle “navi dei veleni”, e la forza evocativa dei testi musicali, evidenzia l’importanza vitale della libertà di espressione, della lealtà, di una memoria vigile. Come le incessanti onde marine, il concerto esorta a “dirla”, a raccontare la verità per costruire una società più giusta, più pulita e sana, più bella, ricordando che la memoria non può mai essere affondata del tutto e che può sempre, anzi deve riemergere in nome di una giustizia, che come ricorda Norberto Bobbio, rappresenta l’orizzonte cui si desidera tendere.
Rispetto ai due artisti, Andrea Carnì è originario della Calabria, della Locride. La sua carriera accademica si concentra principalmente sugli studi sulla criminalità organizzata e sulla storia contemporanea. Ha completato la sua formazione presso l’Università degli Studi Roma Tre, dove si è laureato in Scienze Filosofiche con una tesi sulla fenomenologia del male, ispirata alle teorie di Hannah Arendt. Successivamente, ha conseguito un Master di I livello in Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione presso l’Università di Pisa 2. Nel 2021, ha conseguito il dottorato in Studi sulla criminalità organizzata presso l’Università Statale di Milano, discutendo una tesi storica sul traffico internazionale di rifiuti tossico-nocivi. Attualmente, è assegnista post-doc in Storia contemporanea all’Univer-sità di Torino e docente presso l’Università Statale di Milano 3. È anche autore di una monografia intitolata ‘Ndrangheta totalitaria. Analisi filosofica dell’onorata società, che esplora la ‘ndrangheta attraverso una lente filosofica. La sua ricerca si focalizza inoltre sullo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e sul fenomeno delle “navi a perdere”.
Fabio Macagnino è un artista poliedrico e originale, nato a Hilden, in Germania, profondamente legato alla Calabria, dove vive e opera da anni. Cantautore, percussionista attore teatrale, la sua carriera si distingue per la capacità di fondere tradizione e innovazione. Ha creato un genere musicale unico, ispirato alla cultura calabrese ma aperto al cosmopolitismo, mescolando dialetti locali con lingue come italiano, francese, inglese e tedesco per raccontare storie universali attraverso testi poetici e sonorità mediterranee. Macagnino ha anche una formazione in architettura e un dottorato in pianificazione urbana, dimostrando come la creatività può variamente declinarsi. Ha partecipato a numerosi festival internazionali, portando le radici della musica popolare calabrese su palcoscenici europei e oltre. La sua arte attraverso la musica, il teatro e la scrittura, esplora temi legati alla memoria, all’identità e al riscatto culturale.
Un evento suggestivo, ricco di spunti e tinte calabresi… Un’occasione immersiva per gli studenti di Torino!
Annunziato Gentiluomo

















